Aggiungi alla collezione

Lati Positivi

  • Film toccante e sincero
  • Video eccellente
  • Quasi un'ora e mezzo di extra

Lati Negativi

  • Menù statici da dimenticare
  • Traccia in Dolby Surround sotto tono
  • Video con qualche problema di compressione
  • Avremmo preferito anche un commento audio o scene tagliate
Recensione

Il colore viola

Due sorelle divise nella vita da odio e violenza sono le protagoniste di questo commovente dramma familiare con cui Steven Spielberg si prese una pausa da alieni e avventurieri per abbracciare un cinema più intimista e sofferto. Splendida fotografia, cast meraviglioso e una purezza d'intenti che il Re Mida di Hollywood ritroverà solo in Schindler's List. In poche parole un grande film.

di Francesco Destri, pubblicato il

Nonostante si trascini da decenni la nomea di regista frivolo, leggero e puramente spettacolare (nella peggior accezione del termine), Steven Spielberg è in realtà uno dei registi più imprevedibili ed eclettici usciti da quella fucina di talenti (Lucas, Milius, Scoresese, Coppola) che andò formandosi ad Hollywood tra gli anni '60 e '70. Parte con un thriller spiazzante (Duel) per poi dire la sua sul genere del road-movie (Sugarland Express), terrorizza il mondo con Lo squalo per poi commuoverlo con Incontri ravvicinati del terzo tipo, rivoluziona il genere fantastico con l'infantilismo di E.T. e quello avventuroso grazie a Indiana Jones.
In tutti questi passaggi, tra i più famosi e importanti dell'ultima cinematografia americana, Spielberg inserisce in un'operazione quasi ciclica piccoli e grandi esperimenti che sembrano fatti apposta per ingraziarsi quella parte di critica che lo ha sempre considerato solo come l'eterno bambino di Hollywood.
E' successo nel '93 con Schindler's List e nel '98 con Salvate il soldato Ryan, ma la prima vera toccata e fuga nel genere drammatico avvenne proprio in quegli anni '80 passati alla storia per il consumismo sfrenato, per il cinema plasticoso e muscoloso e per un'etica dei costumi più attenta al profitto che a qualsiasi concezione di forma d'arte.
In questo marasma confuso di dollari, "Rambi" e sintetizzatori, Spielberg se ne uscì con Il colore viola, primo suo film con una nobile tradizione letteraria alle spalle (l'omonimo romanzo di Alice Walker, vincitrice di un Pulitzer) e primo tributo, pur senza strascichi di polemiche, a una pagina triste della recente storia americana come quella della condizione di vita dei neri americani a inizio novecento.
I più cattivi sono convinti ancora oggi che l'operazione di Spielberg non fu altro se non il tentativo di stringere tra le mani quell'Oscar che aveva da sempre desiderato (e l'atmosfera da melodramma hollywoodiano sembra rafforzare questa tesi) ma che per il tono troppo leggero e "divertito" dei suoi precedenti lavori non aveva mai ottenuto (come se fosse un delitto vincere la statuetta d'oro per un capolavoro come Lo squalo).
Spielberg prende dal romanzo della Walker solo i frangenti più sentimentali e narrativamente più adatti al grande schermo come la violenza, l'amore tra le due sorelle e le immagini di contorno socio-musicale (in un'epoca dominata da sintetizzatori e vocoder si riscoprono le radici musicali dell'America come il blues e il gospel), tralasciando tutta la parte del rafforzamento linguistico (Celie nel romanzo acquista la consapevolezza di essere una donna matura scrivendo lettere a Dio) che forse era l'elemento più interessante dell'opera letteraria.
Non bisogna però accusare Spielberg di aver girato un film sottilmente razzista (il polemista nero Ishmael Reed disse addirittura che i neri per Spielberg sono come gli ebrei per i nazisti), falsamente retorico e spudoratamente hollywoodiano. Il colore viola gronda infatti dolore in ogni sequenza e le pur notevoli aperture fotografiche (le corse nei campi delle sorelle in mezzo ai girasoli) sono solo un momentaneo sospiro di sollievo in mezzo a un dramma dalle forti tinte che ci consegna un autore coraggioso nel proporre il modello culturale nero (tre quarti del cast sono rappresentati da attori di colore) in un ambiente cinematografico che allora accettava solo lo stereotipo dell'afroamericano tutto parlantina e poco cervello (e Eddie Murphy ne è un esempio lampante).
Forse anche per questo i tempi non erano ancora maturi per celebrare, come avverrà quasi vent'anni dopo con Halle Berry e Denzel Washington, il trionfo di un all-black movie come Il colore viola, che infatti, nonostante undici nomination, non si aggiudicò nemmeno una statuetta. Misteri del cinema.

IL DVD

Già pubblicato da Warner cinque anni fa in un'edizione non proprio esaltante ma tutto sommato discreta se la confrontiamo con i DVD di quel periodo, Il colore viola torna oggi sul mercato forte di un restyling audiovisivo e contenutistico di ottima fattura sulla scia delle precedenti riedizioni della casa americana (contemporaneamente al film di Spielberg, Warner ha infatti pubblicato anche le Special Edition di Uomini veri e di Mission).
Se in precedenza dovevamo accontentarci del solo trailer come unico extra e di uno scomodo DVD 10, ora le cose sono decisamente migliorate e solo i menù statici e la traccia italiana in Dolby Surround non sono degni di una Special Edition a due dischi come questa.
L'analisi del video mette in mostra l'utilizzo di un master definito e cromaticamente stabile che era mancato alla precedente release; i colori, fondamentali per apprezzare al meglio l'atmosfera del film, godono ora di un risalto molto più naturale e incisivo e rispecchiano finalmente la bellissima fotografia originale capace di passare da tonalità cupe e drammatiche a frangenti caratterizzati da colori caldi e solari con estrema naturalezza.
La definizione del quadro non è in grado di arrivare a vette qualitative particolarmente alte anche a causa dei quasi vent'anni che il film si porta sulle spalle, ma la scena risulta decisamente appagante sia da un punto di vista cromatico che per pulizia e compressione, visto che graffi e spuntinature appaiono raramente e gli artefatti MPEG2 si limitano a pochi effetti di blocking sugli sfondi più scuri e a un leggero velo digitale che ricopre il quadro per lo più nelle prime sequenze.
Purtroppo la lunga durata del film non ha permesso un livello di bit-rate particolarmente alto, ma come appena affermato, la compressione non arriva mai a rappresentare un vero e proprio problema per il quadro, che trova anche nei contrasti solidi e precisi e in una sensazione di tridimensionalità sempre ben accentuata altri due pregi da non sottovalutare. Dove il DVD risulta più deludente è invece nella sezione audio, per cui siamo costretti ad accontentarci ancora una volta della traccia italiana in Dolby Surround al posto di quella inglese remixata in Dolby Digital 5.1.
Come era lecito attendersi, le differenze tra le due versioni sono lampanti e anche se il film non offre particolari spunti sonori, il livello di dettaglio e le aperture ambientali della codifica multicanale sono tutti elementi positivi presenti solo in minima parte nella traccia italiana.
Buona la resa delle musiche e dei dialoghi, ma i due posteriori monofonici lasciano alquanto a desiderare per numero di interventi e profondità del messaggio sonoro, lasciando di fatto al solo blocco centrale il compito di reggere l'intero carico sonoro del film, visto che nemmeno il sub si rende partecipe di interventi di un certo interesse (e alcuni frangenti musicali ne avrebbero avuto decisamente bisogno).
Un vero peccato doversi accontentare di un'edizione divisa nettamente tra un'ottima qualità video e una resa sonora solo discreta e davvero non capiamo come mai Warner non abbia optato per un remixing multicanale anche sulla nostra traccia. Dopotutto di Special Edition si tratta...

CONTENUTI SPECIALI

Ad occuparsi della sezione extra troviamo sempre Laurent Bouzerau, da sempre collaboratore di Spielberg e personaggio fondamentale nella concezione e preparazione dei DVD del grande regista americano, che ancora una volta non ha potuto (o forse voluto) includere un commento audio né tantomeno scene tagliate.
Il primo disco offre solo tre trailer cinematografici del film in anamorfico e le schede del cast, mentre il secondo presenta quattro contributi filmati di buona fattura ma non certo indimenticabili. Si inizia con lo speciale Dal libro al film (26'), che come suggerisce il titolo indaga sulle tematiche del romanzo della Walker e sul suo ruolo nella lavorazione del film, per poi continuare con uno speciale di quasi mezz'ora sul cast con interviste agli attori (Whoopi Goldberg, Danny Glover, Margaret Avery) e altre curiosità; immancabile naturalmente il making-of, che lungo venti minuti ci guida sul set del film con l'aiuto del direttore della fotografia, del costumista e dello scenografo.
Chiudono la sezione extra uno special di sette minuti dedicato a Quincy Jones (autore della colonna sonora) e due gallerie fotografiche contenenti circa 90 immagini dal dietro le quinte del film. Tutti i contenuti filmati godono dei sottotitoli in italiano e di una qualità audiovisiva più che buona, anche se il rammarico per l'assenza di un commento audio e di scene tagliate rimane tutto.

Voto  stelle su 5
Voto dei lettori
Per trattarsi di una riedizione a due dischi, Warner ha svolto un lavoro impeccabile soprattutto sul versante visivo, consegnandoci il film di Spielberg (uno dei suoi più toccanti e sinceri) in una versione finalmente degna del supporto digitale dopo il precedente DVD, uno dei primi della casa americana e quindi non proprio esaltante da un punto di vista tecnico. La traccia audio in Dolby Surround, anche per le limitate potenzialità sonore del film, non raggiunge gli stessi livelli del video, ma risulta comunque piacevole all'ascolto e anche gli extra sono interessanti e numerosi, pur mancando all'appello un qualsiasi commento audio e le scene tagliate.