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Lati Positivi

  • Un cult horror da riscoprire assolutamente
  • Carpenter al suo meglio
  • Audio e video sufficienti

Lati Negativi

  • Pochi extra
  • Compressione invadente
  • Sezione audio poco coinvolgente
  • L'edizione americana è molto più ricca e meglio realizzata
Recensione

Fog

"Ero a Stonehenge con Debra Hill e all'improvviso è salita dalle colline una nebbia talmente fitta che dopo poco minuti non riuscivamo più a vederci l'un l'altro. A un certo punto mi sono chiesto cosa potesse nascondere quella nebbia, quali creature celasse al suo interno. L'idea di Fog nacque così e subito seppi che ne poteva venir fuori un gran film". John Carpenter.

di Francesco Destri, pubblicato il

Gli anni '70 furono il periodo più florido per Carpenter: partendo dallo strepitoso successo di Halloween, che stravolse (e non solo tecnicamente parlando) il modo di concepire e di girare i thriller, continuando con Distretto 13 - Le brigate della morte, uno dei "western" metropolitani più belli di sempre, e finendo con Fog, che rimane senza dubbio il punto più alto della sua poetica fantastica e che di fatto rappresenta una mosca bianca all'interno della scena horror di quegli anni, segnata dalla nascente mania dei sequel (Nightmare e Venerdì 13 tanto per citarne qualcuno) e da alcuni precursori (Romero soprattutto) convinti che il vero orrore risiedesse nell'esposizione di sangue e atrocità come specchio della società del tempo.
Per Carpenter però, che ideò Fog mentre si trovava immerso nelle nebbie di Stonehenge assieme alla fidata produttrice e sceneggiatrice Debra Hill, la vera paura risiedeva non nel "vedere realistico" ma "nell'immaginare fantastico", vale a dire non nel mostrare la paura ma nel suggerirla e nel farla diventare tangibile grazie all'immaginazione dello spettatore.
In effetti questa idea di suspense ha da sempre accompagnato il cinema di Carpenter, da Halloween (noi non vediamo Michael Myers ma siamo Michael Myers) a La Cosa (solo alla fine si scopre la vera identità della Cosa e non a caso il film crolla miseramente), da Brigate 13: Il Distretto della morte a Fog, che di questa estrema irrazionalità della paura è sicuramente l'esempio più felice e compiuto.
A dire il vero Carpenter fu quasi costretto da esigenze di produzione a fare di Fog un film di "mostri e fantasmi" (l'insuccesso cocente di Elvis, il Re del rock gravava ancora sulle sue spalle), ma nel progetto originario tutta la vicenda si sarebbe dovuta svolgere senza il minimo accenno visivo a quel male impalpabile e implacabile scaturito dalla nebbia nella piccola cittadina californiana di Antonio Bay; niente sagome di zombi, niente occhi rossi lampeggianti, solo luci e rumori avrebbero dovuto fare da sfondo all'incubo notturno di Fog.
La leggenda vuole però che la prima versione del film non piacque per nulla ai responsabili della casa produttrice, che in pratica costrinsero Carpenter a rigirare buona parte del film e a introdurre dei nuovi personaggi (tra cui quello di Jamie Lee Curtis) perché il risultato non era abbastanza spaventoso. E' facile capire a questo punto come Fog non fu affatto un film facile per Carpenter, che oltre a lavorare per la prima volta con un simile budget (passato da uno a quasi due milioni di dollari a fine riprese) dovette rivedere buona parte dei suoi propositi e "abbassarsi" a un uso molto più marcato di sangue ed effetti speciali di quanto non avesse intenzione di fare a inizio riprese.
Il risultato è comunque notevole. Preceduto da alcuni tra i più belli e inquietanti titoli di testa che il cinema horror ricordi e fotografato con estro e fantasia dall'inseparabile Dean Cundey, Fog può vantare un'atmosfera così ricca di suggestione (la vecchia leggenda che torna a rivivere è un topos del genere fantastico) e contrasti (la California non è mai stata così spettrale) che non ritroveremo quasi più nel cinema di Carpenter (forse Il seme della follia è altrettanto valido da un punto di vista ambientale).
Nella cittadina di Antonio Bay attaccata dai fantasmi rivivono echi di Hitchcock e del primo De Palma, ma l'impianto narrativo, il perfetto dosaggio di ritmo e tensione e l'importanza data alla sfera sonora (musica ed effetti) sono assolutamente "carpenteriani" e non è un caso che lo stesso regista consideri questa "ghost story" come il suo film preferito, anche perché, a parte gli indubbi meriti artistici, fu anche il suo maggior successo di pubblico, incassando venti milioni di dollari solo in patria e permettendo a Carpenter di poter girare con una certa libertà produttiva 1997: Fuga da New York.
Qua e là si può rimproverare una certa leggerezza nell'affrontare lo studio dei personaggi e un finale un po' raffazzonato, ma tra le splendide musiche (firmate naturalmente dallo stesso Carpenter) e una tensione giocata tutta sul "non vedere", Fog rimane un cult-movie senza tempo e simbolo indiscusso di quella splendida stagione che grazie anche ai vari Craven, Hopper, Raimi e Romero segnò per sempre l'immaginario orrorifico contemporaneo.

IL DVD

Si sa che noi italiani arriviamo sempre tardi rispetto agli altri e capita spesso che una volta arrivati rischiamo anche di fare una brutta figura. Questa metafora è utile per capire la politica di DVD Storm, che con un tempismo a dir poco perfetto ha pubblicato in Italia ad alcuni mesi di distanza rispetto all'uscita negli USA L'Armata delle Tenebre e Fog in due Special Edition per nulla degne delle controparti americane.
Rispetto al cult-movie di Sam Raimi però siamo di fronte a un DVD decisamente più riuscito sul versante video, mentre gli extra lasciano ancora una volta a desiderare. Le immagini, riportate nel loro formato originale in 2.35:1 con codifica anamorfica, non offrono purtroppo la stessa pulizia e definizione di quelle del DVD americano, restaurato con la supervisione di Dean Cundey e dello stesso Carpenter, ma si attestano su livelli sufficienti. Purtroppo Fog è un film che a causa della sua particolare fotografia e delle sue trovate sceniche (notte perenne, nebbia artificiale per buona parte del film) metterebbe a dura prova qualsiasi encoder e il fatto che sia stato utilizzato un master NTSC e un disco a singolo strato non ha certo facilitato il lavoro dei tecnici.
Siamo così di fronte a un quadro abbastanza pulito e dotato di una discreta profondità di scena, ma la compressione a tratti è molto invadente (gli effetti di blocking sugli sfondi scuri si sprecano) e anche il croma, soprattutto in situazioni di luminosità attenuata (basti vedere la prima sequenza sulla spiaggia), lascia intravedere alcune aberrazioni che influiscono negativamente sulla valutazione finale. L'utilizzo di un disco a doppio strato avrebbe sicuramente permesso un bit-rate più elevato e di conseguenza una maggior compattezza degli sfondi, così come un master più definito avrebbe donato alla scena un aspetto più curato e dettagliato, ma per fortuna i segni di usura sono davvero limitati e in fondo nemmeno il video dell'edizione americana, seppur più solido e cromaticamente più tonico, poteva vantare una resa di riferimento.
La sezione audio può vantare una traccia rimasterizzata in Dolby Digital 5.1 che, vista l'importanza che il sonoro gioca nell'economia del film, è teoricamente in grado di offrire un ottimo coinvolgimento. Purtroppo ciò si avvera solo in parte e se è vero che l'introduzione del sub e dei due canali posteriori hanno portato un incremento non trascurabile in quanto ad impatto e coinvolgimento ambientale, è altrettanto vero che il loro uso appare fin troppo trascurabile, tanto che le differenze con la versione in Dolby Surround sono davvero poche.
C'è inoltre da sottolineare una resa dei dialoghi non ottimale (eccessivo l'afflusso di medio-bassi) e tipica di film così stagionati, anche se il fruscio di fondo non arriva mai a rappresentare un vero problema per l'ascolto.

CONTENUTI SPECIALI

Ormai sappiamo benissimo che DVD Storm non può competere con le grandi case americane (ma anche con le major italiane) per la quantità e la qualità degli extra, ma nonostante ciò continua a definire Special Edition delle edizioni del tutto "normali" che di speciale non hanno davvero nulla. A differenza del ricco DVD americano (commento audio di Carpenter, scene tagliate, documentario e altre chicche per tutti i fan del film), dobbiamo infatti accontentarci di un brevissimo speciale sulla storia del film, del trailer cinematografico, di due gallerie fotografiche e delle schede biografiche del cast; la vera sorpresa dell'edizione è comunque il libretto interno di dieci pagine ricco di curiosità e aneddoti su Carpenter e naturalmente sul film.
Da sottolineare infine il grossolano errore ortografico riportato in copertina, dove il nome "John" è misteriosamente diventato "Jhon"... errori degni della Cecchi Gori che fu.

Voto  stelle su 5
Voto dei lettori
Film attesissimo in Italia e tra le vette artistiche di un maestro riconosciuto come Carpenter (poco importa se la critica ufficiale lo considera un regista di serie B), Fog non ha subito purtroppo lo stesso trattamento che MGM ha riservato al DVD americano, ma tutto sommato siamo di fronte a un'edizione sufficiente per resa audiovisiva e contenuti speciali. Certo, la qualità delle immagini risente non poco della compressione e anche il master, di chiara origine americana, non è il massimo in quanto a definizione a pulizia, ma contando anche la particolare e "difficile" fotografia del film, possiamo anche accontentarci. Stesso discorso per le due tracce italiane, non certo due campionesse di spettacolarità e coinvolgimento, ma almeno accettabili per varietà del missaggio e resa timbrica. Se invece volete avere un pacchetto extra degno del film, allora dovrete rivolgervi al mercato statunitense, visto che DVD Storm si è limitata ad inserire il minimo indispensabile nonostante la sigla Special Edition che campeggia in copertina.