Aggiungi alla collezione

Lati Positivi

  • Un musical ottimamente diretto e interpretato
  • Tracce audio prive di difetti
  • Extra interessanti

Lati Negativi

  • Qualità video solo discreta
  • Extra poco numerosi per un film di questo livello
Recensione

Chicago

La ricetta del nuovo musical hollywoodiano (musiche retrò, bellezze irresistibili e tanto sano humor) viene servita da Rob Marshall in uno dei piatti più appetitosi dell'anno. Sei Oscar, trecento milioni di dollari di incasso e un duo femminile irresistibile hanno reso Chicago un grande spettacolo grazie anche al testo originale del mai dimenticato Bob Fosse. Da vedere assolutamente.

di Francesco Destri, pubblicato il

Forse è ancora presto parlare di una rinascita del musical, ma è indubbio che successi di pubblico come Moulin Rouge e di critica come Dancer In The Dark abbiano riportato all'attenzione del grande pubblico un genere che dopo gli ultimi sussulti degli anni '80 (Chorus Line, The Blues Brothers, La piccola bottega degli orrori) era rimasto rintanato per tutta la decade successiva, ad esclusione naturalmente dei capolavori animati della Disney.
A ben vedere però il musical al cinema non è mai morto e ogni decade ha avuto bene o male i suoi campioni del genere, sia che si tratti del trasgressivo The Rocky Horror Picture Show, del bizzarro Tommy o dello spensierato Grease, e non deve quindi stupire l'affermazione planetaria di Chicago, musical scritto dal genio di Bob Fosse (suo lo splendido Cabaret) e trionfatore agli Oscar dello scorso anno con ben sei statuette vinte tra cui quella per miglior film.
Eppure nessuno avrebbe puntato un centesimo su questo amarcord firmato da Rob Marshall ben ancorato nelle origini teatrali di Fosse ma allo stesso tempo attuale e innovativo così come ogni spettacolo del grande compositore americano. Moulin Rouge infatti aveva trionfato due anni fa per l'eclettica regia di Luhrmann e per uno spettacolo visivo-musicale che non si vedeva sul grande schermo da decenni (nonché per la divina Nicole Kidman), ma Chicago non possedeva assolutamente la carica colorata e tragica allo stesso tempo della triste vicenda di Satine, facendo invece dell'atmosfera swingata e jazzata degli anni '30 il suo cavallo di battaglia e rinunciando a tutti quegli artefici tecnici (montaggio, fotografia, costumi, scenografie) che invece avevano reso grande il film di Luhrmann.
Con Chicago infatti siamo di fronte a un tipo di musical molto più "normale" e inquadrato nei canoni classici degli anni '50 e '60 ma più per andamento registico (assolutamente privo delle invenzioni, per alcuni parossistiche, di Luhrmann) che per impronta narrativa. Nella vicenda di Roxie e Velma infatti non c'è assolutamente spazio per l'amore, tema portante per un buon novanta per cento della produzione musicale hollywoodiana, ma per temi se vogliamo più contemporanei e attuali come la ricerca del successo, l'influenza dei mass-media sull'opinione pubblica e la seduzione come arma per sfondare, che se confrontati con la classicità della messa in scena e dello stile coreografico vanno a formare un brillante collage di tensioni vecchie e nuove ricco di un fascino nouveau-retrò che alla fine è il vero punto forte del film.
Parte del merito va sicuramente alle due splendidi interpreti femminili (la Zellweger, come se ce ne fosse bisogno, si conferma il più grande talento brillante di Hollywood) e all'inventiva dei numeri musicali di Fosse, ma soprattutto a Marshall, che nonostante si possa considerare un esordiente nel cinema che conti ha mantenuto in un equilibrio perfetto musica e ballo, ritmo e comicità, caricature e macchiette e uno sguardo trasversale al musical hollywoodiano (mancano per esempio coreografie di massa e messaggi trasgressivi) in cui di fatto risiede il fascino maggiore di un film estremamente piacevole, recitato con brio e simpatia (Richard Gere offre la sua prova più convincente da dieci anni a questa parte), musicato con deliziosi accenni jazzistici e diretto da un regista di cui sentiremo parlare per molti anni a venire. Sei Oscar potranno sembrare persino troppi, ma ogni tanto premiare la leggerezza e il disimpegno invece che il tronfio spettacolo per le famiglie non può che far bene.

IL DVD

A distanza di poche settimane dalla versione per il noleggio (tra l'altro identica a questa in tutto e per tutto) Buena Vista rilascia il DVD di Chicago destinato alla vendita, che almeno teoricamente promette di essere una delle uscite più interessanti di fine settembre, come dimostrano la certificazione di qualità THX, la traccia italiana in DTS 5.1 e una discreta quantità di elementi accessori, tutte caratteristiche che di fatto rendono questa edizione uguale a quelle americana e inglese. Purtroppo non tutto è andato per il verso giusto. Già l'analisi del video infatti dà vita a più di una perplessità e non nascondiamo che ritrovarsi di fronte a un quadro solo discreto per un film dello scorso anno non è mai piacevole.
Il limite maggiore è da ricercarsi nella qualità del master Miramax, che per definizione, croma e pulizia non è certo degno di figurare in un'edizione così attesa e importante. La grana infatti è abbastanza spessa e tale difetto, facilmente riscontrabile lungo tutto il film, peggiora notevolmente in alcune istantanee, con il risultato di avere un quadro spesso privo del giusto respiro e fin troppo impastato che di sicuro non è da attribuire a scelte volute dal regista, vista la resa delle immagini molto più tonica e pulita che si era potuta riscontrare nelle sale. Anche il croma, come detto in precedenza, presenta qualche sbavatura.
E' vero che la fotografia di Dion Beebe ha optato per luci attenuate e soffuse, lasciando molto spazio a tonalità scure (non c'è una sola sequenza girata alla luce del sole), ma più che l'atmosfera in generale è la resa degli incarnati a non convincere per nulla, con evidenti aberrazioni e gradienti cromatici virati al bianco che spesso fanno sembrare i protagonisti dei morti viventi (si veda il numero musicale della Zellweger al settimo capitolo). A salvare in parte la visione contribuiscono la perfetta solidità dei neri e una compressione abbastanza invasiva (effetti di blooming, leggero rumore video) ma mai deleteria; un po' poco però per poter parlare di una sezione video completamente riuscita.
Decisamente meglio la qualità delle tre tracce audio multicanale, anche se la superiorità (tutta teorica) della codifica superiore si risolve in un nulla di fatto vista l'assoluta somiglianza con le due tracce in Dolby Digital. E in fondo è un vero peccato, perché trovandoci di fronte a un musical il maggior dettaglio e la più spiccata brillantezza del DTS avrebbero potuto fare la differenza.
La resa finale comunque è molto piacevole pur non raggiungendo vette di coinvolgimento di particolare intensità. La scena è molto aperta e dettagliata, non solo nella riproposizione delle musiche ma anche nell'attenzione all'ambienza (le poche sequenze girate in esterni); buona anche la risposta del sub, mai particolarmente aggressivo ma tonico al punto giusto, ma anche i dialoghi, pur se con una spiccata preferenza per la versione originale, appaiono ben inseriti nella scena e privi di asprezze anche nelle parti cantate più alte e impegnative. Avremmo preferito forse interventi più numerosi dei due posteriori e una separazione ambientale delle voci più incisiva, ma ciò non ha impedito il raggiungimento di una valutazione più che buona e a tratti ottima.
Da sottolineare infine la sottotitolazione automatica dei brani musicali, che di fatto obbliga o a vedersi l'intero film con i sottotitoli (tra l'altro di un fastidioso colore giallo) o ad attivarli ogni volta che inizia una parte cantata. Per un musical non è mai una cosa piacevole!

CONTENUTI SPECIALI

Chicago ha vinto sei Oscar ed è stato uno dei musical di maggior successo di sempre e proprio per questo ci saremmo aspettati una sezione extra, se non di riferimento, almeno completa e degna dei migliori titoli prodotti da Miramax. Invece ci si deve accontentare del commento audio di Rob Marshall, molto didascalico pur se preciso e privo di tempi morti, di un dietro le quinte (28') incentrato soprattutto sulle coreografie e i numeri musicali (i più attenti lo avranno già visto sul canale satellitare Coming Soon Television) e su una scena tagliata (4') con commento opzionale non presentata però in multicanale come riportato sulla fascetta ma in semplice stereo, il tutto debitamente sottotitolato in italiano.
Mancano all'appello quindi altre scene inedite, interviste più corpose al cast tecnico-artistico, un secondo commento audio degli attori e qualche featurette in più sulla lavorazione del film, tutti contributi che ci si aspetterebbero in questi casi. Che Buena Vista abbia già in serbo una Special Edition a due dischi?

Voto  stelle su 5
Voto dei lettori
Sei Oscar riuscirebbero ad accontentare qualsiasi spettatore, anche quello più allergico ai musical hollywoodiani, e con un simile bottino (per non parlare dei trecento milioni di dollari incassati in tutto il mondo) Chicago si presenta come uno dei film più acclamati e interessanti della scorsa stagione. Merito sicuramente dell'originale spettacolo teatrale di Bob Fosse, artista capace di musicare anche una partita a scacchi rendendola spettacolare, ma anche dell'esordiente Rob Marshall e di un cast a dir poco perfetto. Non nascondiamo però una certa delusione per questa uscita targata Buena Vista, che nonostante il clamore suscitato dal film si è limitata a proporre un'edizione standard senza grandi sussulti se escludiamo la certificazione di qualità THX e la traccia italiana in DTS 5.1. Il video infatti mostra più di un'indecisione dovuta sia al non perfetto master di partenza sia a una compressione abbastanza invadente, mentre l'audio, pur non di altissimo livello, si distingue per un mixaggio azzeccato e per una risposta gradevole di tutti quanti i diffusori, sub compreso. Neanche gli extra comunque appaiono degni di un film di tale importanza e se il commento audio del regista è interessante e ricco d'informazioni, il dietro le quinte e la scena inedita non sono certo il massimo della completezza, tanto da sospettare che Buena Vista abbia in serbo nei suoi piani futuri una riedizione a due dischi come è già accaduto spesso in passato.