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Lati Positivi

  • Il miglior film di Salvatores degli ultimi dieci anni
  • Video di altissimo livello
  • Traccia audio più che discreta
  • Extra e ben assortiti

Lati Negativi

  • Immagini con qualche problema di compressione
  • Il mixing multicanale non è stato sfruttato alla perfezione
  • Per essere un'edizione a due dischi, ci saremmo aspettati più extra
Recensione

Io non ho paura

Ci sono voluti dieci anni perchè Gabriele Salvatores ritrovasse la vena e le intuizioni dei primi anni '90, quando il mondo si accorse di lui (e di Mediterraneo) e la sua carriera sembrava destinata a grandi cose. Invece solo dopo due insuccessi consecutivi il regista napoletano riconquista pubblico e critica con il suo film coraggioso e atipico. E per la seconda volta si parla di Oscar.

di Francesco Destri, pubblicato il

Era ormai nell'aria il ritorno al successo di pubblico di Gabriele Salvatores dopo un "letargo" che si trascinava ormai dal dopo-Nirvana con due film di indubbio interesse (la sperimentazione e lo sconfinamento nell'assurdo di Denti e il ritorno alla comedy-drama corale di Amnèsia) poco apprezzati però dagli spettatori italiani, che tra ultimi baci, fate ignoranti e vacanze sul Nilo hanno deciso di non premiare (o almeno non come ai tempi di Mediterraneo e di Puerto Escodido) il nostro regista più significativo degli anni '90.
Si aveva come l'impressione insomma che, abbandonato quel cinema di amicizie virili e di viaggi interiori ed esteriori per film certamente più coraggiosi (Nirvana è il primo vero kolossal fantastico mai girato in Italia), Salvatores avesse perso anche il contatto con il pubblico, non riuscendo più a rappresentare, così come invece accadde con Marrakech Express e Mediterraneo, né la generazione degli adulti né quella dei più giovani, entrambe orientate verso tendenze cinematografiche più gratificanti.
Quasi conscio di questa perdita, il regista napoletano (ma artisticamente milanese) è voluto tornare alle origini ripercorrendo una strada inversa che partendo dalle solitudini adulte di Denti e continuando per la gioventù bruciata di Amnèsia giunge fino all'infanzia di Io non ho paura, forse il film meno autobiografico tra gli undici di Salvatores ma anche quello più intenso e artisticamente più ricercato che non solo ha riportato in auge il suo nome, ma che "rischia" seriamente di fargli vincere un secondo Oscar dopo quello per Mediterraneo.
Tratto dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti, che qui firma anche la sceneggiatura, Io non ho paura non è certamente il miglior film di Salvatores, ma è senza dubbio quello più coraggioso e atipico, non tanto per una particolare concezione cinematografica, che infatti resta legata ai classici temi della scoperta dell'altro, alla voglia di fuggire e all'inevitabilità della crescita e della caduta dalla giovinezza alla maturità, ma quanto più perchè nessuno si aspettava dal regista di Sud e di Nirvana un film sull'infanzia recitato da bambini alla loro prima esperienza professionale e tratto da un autore così particolare come Ammaniti.
Eppure Salvatores è riuscito, senza troppo osare, a costruire un film formalmente semplice ed essenziale (splendida comunque la fotografia quasi onirica di Italo Petriccione, suo storico collaboratore fin dai tempi di Mediterraneo), ma carico di una quantità di chiavi di lettura che mancava da molti anni nel suo cinema.
Incontro tra diversi (la spensieratezza di Michele contro la mortifera apatia di Filippo), ritratto di infanzie violate (il rapimento come massimo sfregio possibile all'infanzia) e "normali" (a Michele non manca nulla), contrasto tra l'ingenuità dei piccoli (per Filippo, Michele è l'angelo custode) e viscido realismo degli adulti (la banale scusa del padre di Michele per giustificare il rapimento) e soprattutto l'abbandono di un'infanzia dorata (colore suggerito anche dal giallo sereno delle infinite distese di grano dove i bambini passano le loro giornate) e il raggiungimento dell'amara consapevolezza che il male esiste veramente e può essere radicato anche nelle persone a noi più vicine.
E' questo in fondo lo spunto più felice del film e quello in cui Salvatores riesce a metterci più del suo (il film si apre con le corse dei piccoli in pieno sole e si conclude con un'oscurità ripresa in slow motion), anche se in fondo la base del film rimane fortemente legata alla scrittura di Ammaniti che di fatto toglie non poco spazio di azione alla macchina da presa, solitamente più libera e inventiva, di Salvatores.
Non pensate comunque di vedere un film "televisivo". La solidità registica si vede tutta e i tempi tra sguardi, primi piani e campi lunghi è a tratti sublime e ci riconsegna un Salvatores mai così maturo e attento a non strafare (cosa che non gli era riuscita ad esempio con Denti o con Amnèsia). Di ciò si sono accorti i giurati e il pubblico del Festival di Berlino, che hanno accolto il film con applausi scroscianti, e i giornalisti italiani (tre i Nastri d'Argento vinti); che succeda lo stesso con i membri della Academy? Ce lo auguriamo con tutto il cuore.

IL DVD

Dopo la serie di film pubblicati in DVD da Cecchi Gori con risultati a volte ottimi (Nirvana e Denti), altre volte deludenti (Mediterraneo, Puerto Escondido e Turnè), i diritti di distribuzione dei film di Salvatores sono ora passati a Medusa, che già con Amnèsia ha dimostrato di prendere in grande considerazione il cinema del regista napoletano. Così, per omaggiare il suo decimo incasso stagionale, la casa italiana ha confezionato un'Edizione Speciale a due dischi tecnicamente notevole e valida anche sul versante extra, di cui ci occuperemo in seguito.
L'elemento più convincente del DVD rimane senza dubbio il video, qui riportato nell'originale formato cinematografico naturalmente con codifica anamorfica. La pellicola è recentissima e il master che ne è derivato è di altissimo livello per quanto riguarda il croma e la definizione. La stabilità del quadro è stata sicuramente favorita dalla splendida fotografia originale, ottimamente contrastata e, se escludiamo l'ultima parte del film, molto luminosa anche se non priva di qualche filtro (si veda il cielo bianco della sequenza iniziale) che potrebbe anche trarre in inganno lo spettatore meno esperto.
Nulla da ridire anche per quanto riguarda l'attenzione al dettaglio, la compattezza dei neri (le scene nel "buco" non sono certo facili da rendere) e l'armonia dei gradienti cromatici nei frangenti esterni, ma a togliere un po' di risalto contribuiscono una leggera grana mista a rumore video e qualche vistoso effetto di edge-enhancement che sugli schermi di grandi dimensioni potrebbe anche dare un certo fastidio. Nulla di preoccupante comunque, solo piccole leggerezze che però vanno a incidere inevitabilmente su un quadro altrimenti di eccellente livello.
Poco da dire invece sulla traccia in Dolby Digital 5.1, penalizzata sicuramente dalla "calma" sonora del film, ma anche in questo caso non priva di alcune mancanze di un certo peso. I dialoghi godono di un'ottima risposta in termini di frequenze medio-basse e di livello di registrazione, così come le musiche, avvolgenti e solide al punto giusto, ma a non convincere del tutto è la ricchezza ambientale del quadro, che solo a tratti mette in mostra la giusta dose di effetti e rumori che ci aspetteremmo da un film del genere.
E' vero, le occasioni per far lavorare il sub e i due posteriori non sono molte, ma in alcune sequenze (la fuga da Michele dalla macchina, l'arrivo finale degli elicotteri, i rumori della natura nei campi di grano) gli accenni d'ambienza fanno fatica a trovare un posto di primo piano nella scena a causa di un missaggio concentrato prevalentemente sul blocco anteriore con un certo squilibrio tra i due assi.
La sensazione generale comunque è più che positiva e non è certo questo il genere di film per godere di uno spettacolo sonoro di riferimento, ma con un mixing più attento le soddisfazioni sarebbero potute essere decisamente maggiori.

CONTENUTI SPECIALI

Vista la presenza di un disco aggiuntivo, ci saremmo aspettati extra in quantità, speranza che però si è avverata solo in parte. Dobbiamo infatti accontentarci di un bel commento audio di Salvatores presente nel primo disco e di due dietro le quinte (47' in tutto) che danno uno sguardo abbastanza approfondito sulla lavorazione e le tematiche del film ma senza mai andare oltre le classiche frasi di circostanza e i soliti filmati promozionali. C'è anche spazio infine per il trailer cinematografico del film e per una galleria fotografica che poco aggiungono al valore finale di una sezione extra diligente ma fin troppo risicata ed essenziale.

Voto  stelle su 5
Voto dei lettori
Pur senza toccare i vertici creativi di Mediterraneo, l'amaro amarcord di Marrakech Express e la triste parabola sull'amicizia tradita di Turnè, Io non ho paura rimane il film più coraggioso di Gabriele Salvatores, che per una volta abbandona il mondo adulto e virile dei suoi lavori migliori per raccontare la storia di due infanzie agli antipodi ma destinate ad incontrarsi. Le tematiche care al regista sono sempre quelle (crescita, voglia di fuga, tradimenti e grande attenzione geo-scenografica), ma questa volta Salvatores non si lascia tentare da strane composizioni visive e realizza un film avvolgente e splendidamente fotografato in cui la scrittura, più che la visione, è il vero traino della vicenda. Anche l'edizione a due dischi targata Medusa comunque non può lasciare indifferenti. La qualità video, a parte qualche lieve cedimento dovuto alla compressione e ad effetti di edge enhancement, è decisamente alta, mentre la traccia in Dolby Digital 5.1, pur tra tutti i limiti spettacolari del film, non va oltre una resa più che discreta a causa di un mixing che non ha tenuto nella giusta considerazione alcuni spunti ambientali dal sicuro coinvolgimento.