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Lati Positivi

  • Finalmente Indy in DVD
  • Extra numerosi
  • Qualità audio video di buon livello

Lati Negativi

  • Mancano scene tagliate e commenti audio
  • Traccia italiana in Dolby Surround
  • Video non proprio di riferimento
Recensione

Le avventure di Indiana Jones

"Era il 1977. Stavo parlando con George Lucas su una spiaggia delle Hawaii e a un certo punto gli dico che avrei sempre voluto fare un film sul genere di 007 con Sean Connery. George rispose che aveva una buona idea per un film simile, ma senza agenti segreti. Mi parlò di un'avventura negli anni '30 interpretata da un archeologo un po' matto. Indiana Jones nacque così". Steven Spielberg.

di Francesco Destri, pubblicato il

Sarebbe inutile elencare tutti quanti i meriti che Indiana Jones ha riversato sul cinema fanta-avventuroso degli ultimi vent'anni, ma per tutti quelli che non conoscessero a fondo l'impatto della "creatura" generata da Steven Spielberg e George Lucas forse è meglio fare un piccolo ma utile ripasso. Il trittico di Indiana Jones ha infatti funzionato non solo da spartiacque tra il cinema lacerato e sofferente della Hollywood settantiana e lo spettacolo ottimistico ed edonista della decade successiva, ma anche da baluardo di un cinema volutamente "basso" nelle tradizioni letterarie e cinematografiche, ma confezionato ad arte e capace di assurgere a livelli estetici di grande spessore, nonostante siano stati molti fino ad oggi a voler considerare i film di Indy un puro e semplice divertissement tra le aspirazioni "serie" di Spielberg (non è un caso che film come Il colore viola e Schindler's List vengano subito dopo gli ultimi due episodi di Indiana Jones) e il monumentale progetto di Guerre Stellari di Lucas.
In effetti Indiana Jones, parto della fantasia dell'allora sceneggiatore Lawrence Kasdan, nasce proprio come un omaggio di Spielberg a tutto quel variegato universo di serial, romanzi pulp e cinema popolare tanto in voga negli anni '40 e '50 che fu poi soppiantato dalla televisione e dalla crisi dei B-movie. Serie a fumetti come Terry e i pirati o Steve Canyon, i film con Errol Flynn e tutti i serial cliffhanger (così chiamati perchè terminavano sempre con il protagonista perennemente vicino alla morte) diventarono per Spielberg il background cine-culturale da cui attingere a piene mani per modellare quello che - grazie a I predatori dell'Arca Perduta - sarebbe diventato "il" cinema d'avventura per antonomasia e che ancora oggi continua a fungere da catalizzatore per esperimenti riusciti (si pensi a La mummia) ed altri molto meno (il nostro Antonio Margheriti ha tentato una via italiana al fenomeno di Indiana Jones con una trilogia avventurosa assolutamente da dimenticare).
Il primo episodio della trilogia, costato 20 milioni di dollari e destinato a far decollare definitivamente la carriera di Spielberg dopo il grosso tonfo ai botteghini di 1941, esce nel maggio del '81 e ottiene un successo di così vaste proporzioni da convincere anche gli ambienti più conservatori dell'Academy a nominarlo a ben otto Oscar (tra cui miglior film e miglior regia) e a fargli vincere quattro statuette, affermazione che per un fanta-adventure come questo non si era mai vista nella Mecca Hollywoodiana.
Il successo di pubblico (450 milioni di dollari incassati in tutto il mondo), la nascita di una nuova star (Harrison Ford), una partnership artistica di assoluto prestigio (Lucas-Spielberg-Kasdan) e la sensazione di avere di fronte uno spartiacque epocale con i piedi già ben piantati nel modello produttivo degli anni '80 hanno reso I Predatori dell'Arca Perduta un capolavoro dell'intrattenimento con pochi precedenti e, purtroppo, con nessun valido successore.
La magia di Spielberg, oltre ad aver portato in auge la figura dell'eroe positivo tanto bistrattata nel decennio precedente, dove il vero eroismo coincideva con la sofferenza e la disillusione, si dispiega anche nella straordinaria invenzione di un genere assolutamente nuovo in cui confluiscono storia (pur se molto romanzata), leggende antiche, commedia brillante, fiumi di azione e avventura, un pizzico di mistero e il ritorno a un cinema di puro spettacolo (ma non per questo vacuo e infantile), in cui a un ritmo assolutamente adrenalinico (i primi venti minuti sono un autentico miracolo di montaggio) si susseguono una fotografia adorabilmente old-style e un gusto per la sorpresa che dalla celebre scena del brevissimo duello tra Indy e lo spadaccino arabo (voluta da Ford per un attacco di dissenteria che lo costrinse ad abbreviare il più possibile la sequenza) agli altrettanto splendidi combattimenti nella locanda nepalese la dice lunga sull'immaginifica tensione spettacolare del cinema di Spielberg.
Un simile successo non poteva rimanere isolato, anche se per il seguito si dovranno aspettare più di tre anni, ovvero il lasso di tempo necessario a Spielberg per girare il suo più grande successo degli anni '80 (E.T.) e completare un episodio di Ai confini della realtà. Kasdan, ormai passato con successo alla regia, non è più della partita e al suo posto vengono reclutati Willard Huyck e Gloria Katz, due collaboratori di George Lucas già autori dello script di American Graffiti. Nasce così Indiana Jones e Il tempio maledetto, che nonostante accoglienze trionfalistiche da parte del pubblico rimane senza dubbio l'episodio più debole della trilogia. A non convincere sono soprattutto le cadute in un cinema di puro effetto e di ricerca del disgusto (serpenti, insetti, cervelli di scimmia in salsa rosa, un cuore strappato dal petto) e la sensazione che Spielberg non abbia saputo trasformare l'eccesso, presente anche nel precedente episodio, in qualcosa di organico e ben definito.
Così i siparietti tra Indy e il piccolo Shorty, l'iniziale salvataggio in canotto e l'atmosfera claustrofobica che permea gran parte del film finiscono per essere note stonate e antesignane di quel cinema a un passo dalla volgare "stupidità" con cui Spielberg incrocerà spesso il suo cammino artistico (chi ha detto Jurassic Park?). Nonostante ciò, il film contiene momenti di assoluto prestigio come la fuga dalla miniera sulle rotaie (una specie di macabra montagna russa brillantemente montata dal fido Michael Kahn), la sequenza iniziale nel locale cinese e il duello finale, tutte brillanti trovate che però non riescono ad allontanare quell'atmosfera posticcia e un po' sopra le righe che da sempre caratterizza le opere meno riuscite di Spielberg.
Il pubblico comunque non sembra notare questo leggero decadimento artistico e reclama a gran voce un terzo episodio che giunge però solo cinque anni dopo. Molti sostengono che dopo i flop de Il colore viola, Always e L'impero del sole (tra l'altro uno dei suoi migliori film di sempre) Spielberg volle tornare al successo sicuro rispolverando il suo personaggio di maggior presa sul pubblico dopo E.T., ma a vedere il risultato finale non sembra proprio che il terzo episodio di Indiana Jones sia stato dettato esclusivamente da interessi commerciali.
La trovata del padre di Indy, fondamentale per introdurre un nuovo personaggio da contrapporre all'archeologo più famoso del cinema e per indagare anche sulla sua infanzia, e il ritorno alla multidimensionalità geografica de I Predatori dell'Arca perduta (si passa da Venezia allo Utah, dal Medio Oriente alla Germania) rendono Indiana Jones e L'ultima crociata il capitolo più armonioso e divertente della trilogia.
D'altronde l'idea di mettere insieme due capisaldi del cinema d'avventura come Sean "007" Connery e Harrison "Indy" Ford non poteva che dare risultati esaltanti, anche se per una volta il vero punto di forza del film non sta tanto nell'orchestrazione delle scene d'azione (per altro sempre di gran classe), quanto più nel rapporto tra padre e figlio fatto di battibecchi, scoperte inaspettate (il vecchio Henry Jones si scopre un grande seduttore) e un'intesa che sullo schermo ha tutti gli stilemi del grande cinema brillante di un tempo.
Ma a differenziare il film dai suoi due predecessori contribuisce anche un sottofondo culturale da non sottovalutare: la ricerca del Sacro Graal, che metaforicamente ricorda un avventuroso approdo alla fede, è vista come unico mezzo per sconfiggere la barbarie nazista ("Invece di bruciarli i libri, leggeteli" dice Henry Sr. a un gruppo di nazisti) e non è un caso se papà Jones riesce a risolvere più di una situazione disperata rifacendosi allo studio dei classici e addirittura a una frase di Carlo Magno.
Ciò nonostante siamo di fronte a un puro cinema d'intrattenimento, dove la narrazione non viene mai scavalcata dall'allora nascente industria digitale (il budget d'altronde si era fermato a "soli" trentasei milioni di dollari) e il record fatto registrare ai botteghini americani (cento milioni di dollari in dieci giorni) la dice lunga sul fascino di un eroe che in dieci anni di fedele attività non ha visto ridursi un briciolo di successo.

IL DVD

E' dalla nascita del DVD che gli appassionati reclamavano a gran voce la riedizione in digitale della trilogia di Indiana Jones e finalmente, dopo anni e anni, Paramount ha deciso di accontentare i fan di Indy con un cofanetto a quattro dischi (purtroppo i film non possono essere venduti separatamente) che ha l'indubbio merito di portare allo splendore del widescreen e dell'audio digitale (ma solo per la traccia originale) tre film che ormai eravamo abituati a vedere nell'ambito "ristretto" della TV o delle vecchie edizioni in VHS e tutto questo con tanto di certificazione THX, ormai immancabile quando c'è lo zampino di George Lucas. A dire il vero l'uscita di questo box celebrativo è stata accompagnata da furenti critiche da parte degli appassionati italiani per la mancata rimasterizzazione della nostra traccia, che infatti è presentata in Dolby Surround, formato con cui i film uscirono effettivamente nelle sale di tutto il mondo.
Non ci si deve aspettare comunque una differenza abissale tra le due tracce, anche perchè quella inglese è stata realizzata partendo dall'originale codifica in Surround (non si tratta insomma di un Dolby Digital 5.1 nativo) e che quindi non riesce a raggiungere livelli particolarmente alti.
In generale comunque, trattandosi di tre film molto simili tra loro anche per caratteristiche sonore, è possibile tracciare un quadro unitario per quanto riguarda la qualità audio. L'episodio che "suona" meglio è certamente Indiana Jones e L'ultima Crociata, che oltre ad essere il più recente è anche quello che si avvicina di più come mixing e caratteristiche timbriche a un tipico spettacolo multicanale. I dialoghi appaiono ben integrati nella scena e privi di asprezze anche nei registri più acuti, mentre le musiche e gli effetti di ambienza restano per lo più "bloccati" sul fronte anteriore trovando raramente uno sfogo anche nei due posteriori.
Questo quadro generale può ben descrivere anche le tracce dei primi due capitoli della trilogia, anche se ne I predatori dell'Arca perduta abbiamo notato qualche accenno a saturazione sui parlati nei momenti più concitati e rumorosi, difetto che comunque si presenta raramente senza mai dare troppo fastidio.
Complessivamente quindi possiamo ritenerci soddisfatti della resa finale, anche se rimane il rammarico per la mancata rimasterizzazione delle nostre tracce (di cui ignoriamo sinceramente il motivo) che avrebbe reso questo ottimo cofanetto ancor più interessante e succulento.
Passando al video, notiamo con piacere che tutti e tre i film hanno goduto di un ottimo restauro teso a eliminare quanti più segni di usura possibili (non pochi se pensiamo ad esempio che I predatori dell'Arca perduta risale ormai a più di vent'anni fa) e che i rispettivi master sono frutto di un telecinema molto accurato (d'altronde con Lucas nei paraggi non sarebbe potuto succedere diversamente).
In generale il quadro è nitido e ben contrastato e la compressione, anche per merito di un bit-rate medio che tocca spesso gli 8 mb/s, non si avverte più di tanto, anche se negli scrolling orizzontali più veloci è possibile notare scie luminose e alcuni strascichi di pixel tipici dell'algoritmo MPEG2 quando le condizioni di fluidità e luminosità non sono le migliori.
A dire il vero ci saremmo aspettati qualcosa di più da Indiana Jones e l'ultima Crociata in termini di definizione e pulizia del quadro, ma anche in questo caso non si va oltre una buona (ma non ottima) resa.

CONTENUTI SPECIALI

Trattandosi di un appuntamento così importante, questo box celebrativo non poteva che avere una sezione extra all'altezza delle aspettative, anche se rimane il rammarico per l'assenza di qualsiasi commento audio e per scene tagliate che non mancavano di certo nell'immenso archivio personale di Lucas e Spielberg. A supervisionare i contenuti speciali è stato chiamato ancora una volta Laurent Bouzerau (a lui dobbiamo quasi tutti gli extra presenti nei DVD spielberghiani), che ha avuto accesso a ore e ore di filmati da dietro le quinte voluti espressamente dallo stesso Spielberg mentre girava i tre film (che avesse già il sentore dell'affermazione del DVD?).
Tutti gli extra sono contenuti nel quarto DVD (un disco a doppio strato) e godono della completa sottotitolazione in italiano. Il contributo più interessante è senza dubbio il nuovo documentario di oltre due ore sull'intera trilogia realizzato per l'occasione e comprendente tante di quelle informazioni (alcune del tutto inedite) da accontentare anche i fan più accaniti di Indy. Il segmento più lungo (circa cinquanta minuti) è dedicato a I Predatori dell'Arca perduta e comprende interviste al cast e alla troupe, i provini di Tom Selleck e di Tim Matheson (a cui fu preferito all'ultimo momento Harrison Ford) e numerosi segmenti dal dietro le quinte. La stessa suddivisione tra filmati dal set e interventi della troupe caratterizza anche il documentario dedicato a Indiana Jones e il Tempio maledetto (40') e a Indiana Jones e l'ultima Crociata (35'), entrambi molto interessanti ed esaustivi al punto giusto.
Non è finita qui però. Abbiamo infatti a disposizione altre quattro featurette per ulteriori cinquanta minuti di approfondimenti tecnici; si inizia con uno special dedicato agli stunt (11') per proseguire con due curiosi approfondimenti sugli effetti sonori (13') e sulle musiche (12') con una bella intervista a quel mito vivente di John Williams. Infine sono presenti uno special sugli effetti visivi della Industrial Light And Magic (12'), i trailer cinematografici di tutti e tre i film e una breve anticipazione del videogioco di Indiana Jones e la Tomba dell'Imperatore.

Voto  stelle su 5
Voto dei lettori
Ora che gli episodi di Ritorno al futuro, de Il Padrino e di Alien sono giunti finalmente in DVD in edizioni di ottimo livello, tocca a un altro peso massimo del cinema spettacolare hollywoodiano come Indiana Jones fare il suo ingresso nel mondo digitale. Paramount per l'occasione ha confezionato un box a quattro dischi (tre per i film e uno per gli extra) con tanto di certificazione THX e video rimasterizzato, mentre lo stesso entusiasmo non si può esprimere se pensiamo che le tracce italiane sono rimaste in semplice Dolby Surround contro il Dolby Digital 5.1 delle versioni originali. Neanche gli extra riescono a convincere del tutto per la mancanza di commenti audio e di scene inedite, anche se il corposo documentario di due ore sulla trilogia e le quattro featurette accontenteranno la maggior parte del pubblico. In definitiva un cofanetto elegante e tecnicamente riuscito (a parte la mancata rimasterizzazione delle nostre tracce) che ha il merito di riportare in digitale una delle trilogie più divertenti e spettacolari di sempre.