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Lati Positivi

  • Il miglior film horror degli ultimi dieci anni
  • Terrore allo stato puro
  • Sonoro angosciante
  • Video discreto
  • Traccia audio di buon livello

Lati Negativi

  • Video un po' troppo compresso
  • Extra quasi nulli
Recensione

The Grudge

Girato originariamente per il mercato home-video e assurto a un vero e proprio fenomeno di culto, The Grudge dimostra ancora una volta come il new-horror sia ormai prerogativa dei cineasti asiatici e come la lezione dei maestri degli anni '70 e '80, più attenti a spaventare che non a raccontare, non sia andata dispersa nel nulla. Il film più agghiacciante di tutti i tempi? Poco ci manca.

di Francesco Destri, pubblicato il

Se facessimo un rapido calcolo dei migliori film horror degli ultimi trent'anni (dall'avvento di Carpenter e Raimi insomma), ci accorgeremmo di come le trame non abbiano mai rappresentato il vero punto forte del film, limitandosi spesso a un semplice girotondo di omicidi (Halloween), a continui attacchi soprannaturali (La Casa) o a criptici rimandi tra passato e futuro (Shining). E' vero che si tratta solo di esempi isolati (un film come Fog per esempio perderebbe molto del suo fascino senza quel background narrativo alle spalle fatto di leggende e avvenimenti storici), ma è altrettanto innegabile che il genere horror ha da sempre puntato sull'atmosfera o sull'impatto sanguinario a scapito della trama e degli intrecci tra personaggi e avvenimenti esterni
Tutta questa introduzione serve per inquadrare il più fedelmente possibile The Grudge, il film di Shimizu Takashi, girato già nel 2000 per il mercato home-video, che meglio ha saputo varcare la soglia del classico costrutto narrativo per abbracciare una visione in cui a una trama talmente esile da risultare quasi inesistente si sostituisce un cinema di puro suono ed immagine, di scene slegate come tanti tasselli e, in definitiva, di terrore assoluto di chiara origine onirica, in cui scompaiono razionalità e senso del reale e fanno il loro ingresso in scena corpi e volti che sembrano provenire da un'altra dimensione, tra le intuizioni meta-televisive di The Ring e il mondo dell'irreale (forse l'Inferno) di barkeriana memoria (la componente corporea di Hellraiser è anche qui molto pronunciata).
Takashi ha così costruito un film di tensione perenne, non forse originalissimo nelle trovate sceniche, che spesso possono sembrare fin troppo debitrici della trilogia di Ringu (non a caso alla sceneggiatura troviamo quel Takahashi Hiroshi che ha collaborato allo script di The Ring), ma terrorizzante come pochi altri film nella storia del cinema nonostante la modesta prova degli attori, la regia tutt'altro che virtuosistica e la già citata insensatezza della trama, che rende The Grudge simile a una raccolta di cortometraggi da incubo in cui l'equilibrio tra la stasi iniziale e l'esplosione di orrore finale è retto alla perfezione da un climax ascendente di rara efficacia.
Il tutto è orchestrato con un senso del ritmo quasi nullo (quasi tutto il film è ambientato in una casa e non esiste uno svolgimento sintattico a parte la debole indagine poliziesca) e con un dosaggio di musica, suoni, rumori e visioni di una semplicità (ma anche di un effetto paralizzante) quasi stordente. Potremmo quasi definire The Grudge un capolavoro di minimalismo horror come ultimamente lo sono stati, pur se in un'ottica completamente diversa, Session 9 e Deathwatch (horror inglese consigliatissimo a tutti i fan di ghost-story), ma questo non basterebbe a spiegare appieno la potenza del "mostro" di celluloide messo in piedi da Takashi e la sua unicità in un panorama horror che ormai sembra andare avanti a forza di remake (Non aprite quella porta) e di risibili "aggiornamenti" per teenager uno più desolante dell'altro (Jeepers Creepers, Wrong Turn tanto per citare i due di maggior successo al botteghino).
A questo punto ci scapperà l'inevitabile remake hollywoodiano (sembra che Sam Raimi sarà coinvolto in qualche modo nel progetto) e le inevitabili critiche per un film senza né capo né coda e confuso come pochi. Tutto vero, ma di fronte a brividi di tale portata possiamo benissimo fare a meno di dialoghi, intrecci e trame; il bello del cinema in fondo è anche questo.

IL DVD

Dolmen Video, nata dalla partnership con Cecchi Gori (che ne cura la distribuzione), è una casa di produzione ancora molto giovane e con pochi titoli alle spalle che tecnicamente parlando non sono risultati dei capolavori di realizzazione. Abbiamo quindi appreso con una certa delusione che The Grudge sarebbe uscito per questo piccolo produttore e già temevamo un'edizione simile a quelle dei tre The Ring pubblicate da Dynamic Extreme.
Invece dobbiamo ammettere che il lavoro svolto da Dolmen Video è risultato nella media sia sul versante visivo che su quello sonoro, mentre gli extra, come vedremo dopo, sono assolutamente da dimenticare. Le immagini ci vengono proposte nel formato cinematografico originale in 1.85:1 con codifica anamorfica e il master è per forza di cose quello giapponese, visto che il film non è mai stato distribuito nella sale italiane.
La recente realizzazione della pellicola ha permesso di godere di un quadro libero da gravi difetti di usura (che infatti sono quasi del tutto assenti) e di un equilibrio cromatico non certo facile da rendere viste le numerose sequenze immerse nell'oscurità ma in definitiva privo di grandi scompensi.
Anche la definizione non lascia spazio a critiche eccessive, mentre la compressione, anche a causa del supporto a singolo strato e del conseguente abbassamento del bit-rate, non è proprio invisibile e si può notare facilmente sotto forma di sciami di pixel nelle carrellate laterali e in un rumore video fastidioso soprattutto sugli sfondi più chiari e uniformi (le pareti del bagno al cap. 4); anche la conversione da NTSC a PAL ha lasciato qualche strascico, ben visibile in una fluidità non proprio eccelsa e in contorni spesso poco definiti. Assenti invece accenni ad edge-enhancement e flessioni particolarmente gravi, pregio che di fatto rende il quadro sui livelli più che sufficienti anche se non proprio esaltanti visto che stiamo parlando di un film dello scorso anno.
La traccia italiana, come anche quella originale, è presentata in Dolby Digital 5.1, condizione essenziale per godere al meglio i bellissimi risvolti sonori del film. Non sono infatti i dialoghi l'elemento principale della scena, bensì le musiche (avvolgenti e inquietanti come poche) e gli effetti sonori, che per fortuna hanno goduto di un missaggio davvero azzeccato. La separazione dei vari canali è infatti molto pronunciata e anche se è il fronte anteriore a riservare le sorprese migliori (alcune voci e rumori sono "localizzati" perfettamente da un punto di vista ambientale), il coinvolgimento è assicurato in numerose occasioni (si veda l'ultima terrificante sequenza).
Per il resto non ci si devono aspettare continui effetti di panning, ma solo una scena ricostruita con competenza a cui manca solo un appoggio più massiccio del sub per risultare ancora più ricca di componenti d'impatto. Il confronto con la traccia originale, preferibile solo per evitare il modesto doppiaggio italiano, non mette in luce grandi differenze, anche se avremmo gradito un cambio di traccia al volo e non passando per i menù, tra l'altro molto essenziali e poco colorati.

CONTENUTI SPECIALI

Il vero punto dolente del DVD. Non dubitiamo che fosse difficile per una casa piccola e poco esperta come Dolmen Home Video trovare contributi su un film così particolare e poco conosciuto in Italia, ma ci saremmo aspettati almeno un trailer cinematografico o qualche intervista ai realizzatori. Invece dobbiamo accontentarci delle note di produzione e di una scheda con la filmografia del regista. Davvero un peccato, anche perché il film è di livello superiore e avrebbe meritato un trattamento decisamente migliore.

Voto  stelle su 5
Voto dei lettori
Si sa che i registi giapponesi, quando si impegnano, ne combinano delle belle. Non stiamo parlando solo di Hideo Nakata e della trilogia di The Ring o dei fratelli Pang, che comunque giapponesi non sono, ma anche di Shimizu Takashi, nuovo enfant-prodige dell'horror asiatico assurto a figura di culto dopo un girato per il mercato home-video giapponese e rifatto due anni dopo per il grande schermo. The Grudge rimane infatti l'horror più terrorizzante e geniale degli ultimi cinque-dieci anni e questo a scapito dell'assenza di una vera e propria trama (ma anche in questa casualità sta il bello del film) e di soluzioni già in parte viste in The Ring; Takashi gioca le carte delle apparizioni improvvise e dei rumori angoscianti servendosi di una tecnica quanto mai minimalista e di situazioni al limite dell'incubo, tanto che molti critici hanno parlato di "horror freudiano" nel senso più oscuro ed ermetico del termine. Per questo classico con cui saranno costretti a misurarsi tutti gli horror (asiatici a e non) a venire Dolmen non ha certo prodotto un'edizione indimenticabili; extra ridotti all'osso e un video abbastanza compresso rovinano in parte la riuscita di un DVD che però trova nella traccia multicanale un pregio non da poco.