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Lati Positivi

  • Uno dei cult tricolori più amati di sempre
  • Abatantuono prima maniera al suo meglio
  • Video e audio sufficienti
  • L'intervista a Pipolo è interessante

Lati Negativi

  • Rimane sempre e comunque cinema-spazzatura
  • Pellicola abbastanza rovinata
  • Traccia multicanale a tratti modesta
  • Qualche extra in più non avrebbe fatto male
Recensione

Attila Flagello di Dio

Tanti secoli fa Segrate era una terra popolata di tribù che cacciavano cinghiali, attaccavano le truppe romane e si imbarcavano in spedizioni disperate contro la capitale dell'Impero. Il re più famoso e temuto di queste tribù era Attila, le cui gesta sono giunte fino a noi con immutato fascino e curiosità... ma era veramente così spietato come narrano le leggende?

di Francesco Destri, pubblicato il

Nella bella intervista contenuta negli extra del DVD il regista Pipolo ammette candidamente che mai avrebbe pensato ad Attila Flagello di Dio come a un cult-movie capace di trascinarsi dietro migliaia di fan, siti Internet dedicati, attese spasmodiche ad ogni passaggio televisivo e tutto ciò che di solito fa da corollario a film così detestati dalla critica ma tanto amati dal pubblico. In effetti riesce difficile ancora oggi capacitarsi del successo postumo che questo tardo "peplum" trucidamente comico ha riscosso con gli anni, anche perchè alla sua uscita nelle sale durante le feste natalizie di ventun'anni fa quasi nessuno pagò il biglietto per vedere dieci straccioni in viaggio per l'Italia camuffati da unni adoratori di Odino.
Fu insomma un insuccesso clamoroso, nonostante le aspettative abbastanza alte dei produttori (Mario e Vittorio Cecchi Gori), le speranze di lanciare la bella ma incapace Rita Rusic nell'Olimpo morente di Cinecittà e la convinzione che Abatantuono, reduce dal successo di Eccezziunale veramente, potesse sbancare ai botteghini interpretando qualsiasi ruolo. Eppure nei primi anni '90, quando ormai il Diego nazionale aveva deciso di mettere la testa a posto e di buttarsi nel cinema d'autore di Comencini e di Tornatore, il film tornò miracolosamente alla ribalta dopo che i passaggi televisivi fecero registrare ascolti notevoli, addirittura più alti di quel fenomeno tutto "romanesco" che fu Febbre da cavallo.
Un po' per nostalgia di quel cinema becero e casereccio che segnò tutti gli anni '70 e '80, un po' per l'appannarsi dei grandi comici dei decenni precedenti che tanto piacevano al pubblico (Pozzetto, Villaggio, Calà, Banfi, Buzzanca), Attila Flagello di Dio divenne il simbolo di un cinema ormai in via d'estinzione e di quella indimenticabile stagione trash che segnò (e volenti o nolenti tenne in vita) il nostro cinema dagli assalti dei kolossal americani.
Nel film di Castellano e Pipolo tutto è infatti ridicolo, eccessivo, degno di una discarica di celluloide e realizzato talmente male che non bisogna poi stupirsi se Rita Rusic, quando ancora era la signora Cecchi Gori, cercò in tutti i modi di vietarne la distribuzione per il mercato home-video per nascondere quell'infelice apparizione di barbara nuda e selvaggia al fianco di Abatantuono (e anche questa specie di clandestinità ha contribuito non poco a creare un'aurea di leggenda attorno al film).
Il cast d'altronde parla da solo; Francesco Salvi, Mauro di Francesco, Armando Marra e Anna Kanakis in versione sirena canterina sono il peggio (o forse il meglio?) che si possa trovare in un film simile e la regia inesistente di Castellano e Pipolo, unita alla sceneggiatura per lo più improvvisata da Abatantuono stesso, hanno reso questa Odissea romanesca e felicemente trash un autentico gioiello di non-cinema da tramandare ai posteri per far conoscere i vizi e i "peccati" nazionali in un periodo in cui il cinema italiano, persa la carica immaginifica e lo splendore dei maestri degli anni '60 e '70, stava cercando un diverso approccio al nostro genere per antonomasia, ovvero la commedia.
E' sotto questa inquadratura critica, deformata e ridicolizzata finché si vuole, che è da ricercarsi il successo del film, dall'omaggio a Totò della conformazione della Luna (una sequenza creata quasi sul momento da Abatantuono e Di Francesco) alle parodie dei classici latini e greci (l'asino di Apuleio, la sirena omerica), dalla cartapesta imperante dei peplum fantasy alla povertà di mezzi degna della cine-spazzatura di Luigi Batzella, Salvatore Baccaro e Andrea Bianchi (alcuni dei nostri più celebri Ed Wood nazionali).
In Attila Flagello di Dio c'è insomma tutto quanto di scurrile e insensato il nostro cinema abbia prodotto negli ultimi trent'anni e anche per questo ci si diverte di gusto, si ride di fronte a un mostro comico come lo era Abatantuono nella vesti del "terrunciello" trapiantato al Nord (non a caso Attila attacca i romani con un vessillo milanista) e si capisce dove stava andando l'Italia dell'epoca e in fondo, dopo anche che i piccoli Attila televisivi de Il grande fratello hanno cercato di imitare la cadenza latineggiante-napoletana di Abatantuono, anche quella di oggi, in attesa magari di vedere un Adriano Pappalardo declamare sentenze su grande schermo. Anche questa dopotutto è spazzatura.

IL DVD

Come accennato in precedenza, erano anni che Attila Flagello di Dio non veniva ristampato per il mercato home-video, tanto che le uniche possibilità di rivederlo erano legate ai rari passaggi televisivi e ai mercatini dell'usato, dove le videocassette di fine anni '80 erano considerate un vero e proprio oggetto di collezione. A colmare questo vuoto ci ha pensato naturalmente Cecchi Gori Home Video, che già dallo scorso giugno aveva fatto sapere di essere al lavoro sulla release digitale del nostro cult-trash più famoso di sempre.
A dire il vero, nonostante la felicità di ritrovare finalmente questo film a un prezzo accettabile, eravamo preoccupati che la casa italiana avrebbe ripetuto i recenti disastri (Malice, Terremoto nel Bronx, Timecop tanto per citarne alcuni), preoccupazione accresciuta dal fatto che le pellicole disponibili non erano poi molte (il film fu infatti ritirato dalle sale dopo poche settimane di programmazione) e per di più con oltre vent'anni sulle spalle.
Per fortuna siamo di fronte a una sezione audiovisiva più che sufficiente e neanche gli extra, come vedremo più avanti, sono stati del tutto trascurati. Il video è presentato nell'originale formato cinematografico in 1.85:1 (il pericolo del pan&scan è per fortuna scampato) e il master è stato ottenuto da una pellicola sufficientemente pulita, nonostante siano rimasti graffi, righe verticali e spuntinature che comunque non arrivano mai a far decadere del tutto la qualità della scena. Se escludiamo qualche flessione dove il croma diventa impastato e la definizione si abbassa bruscamente (tutte le istantanee con le scritte sovrimposte), il quadro si mantiene su livelli soddisfacenti per solidità del contrasto, resa cromatica e luminosità, non toccando mai vette di eccellenza (ma questo era già previsto) ma nemmeno sprofondando verso punte disastrose come in molti si sarebbero aspettati.
Anche la traccia audio multicanale, ottenuta dall'originale in mono, riesce a soddisfare per alcune aperture ambientali e per simpatici interventi del sub, anche se i dialoghi appaiono spesso "staccati" dal resto della scena e non sono rare le saturazioni nei momenti più concitati e nei "tremendi" brani cantati. Si sapeva già che lo spettacolo audio non sarebbe stato di quelli indimenticabili e infatti sembra di avere di fronte una traccia in Surround più che in 5.1, ma è anche vero che il film fu realizzato con una tale povertà di mezzi da lasciare ben poco spazio a prelibatezze sonore.

CONTENUTI SPECIALI

Se escludiamo le schede testuali dei due registi e di Abatantuono, l'unico extra di rilievo è un'intervista a Pipolo realizzata alcuni mesi fa appositamente per l'uscita in DVD e inframezzata (forse un po' troppo spesso) a sequenze del film. Il tutto risulta abbastanza interessante e i fan dell'unno di Segrate verranno a conoscenza di curiosità e di aneddoti per lo più inediti, ma avremmo preferito anche qualche intervento dello stesso Abatantuono o degli altri membri del cast, che avrebbe reso la sezione extra molto più corposa e interessante. Possiamo comunque accontentarci.

Voto  stelle su 5
Voto dei lettori
Dopo anni di attesa è finalmente giusto in DVD uno degli episodi comico-trash più venerati del nostro cinema, quel Attila Flagello di Dio che consacrò definitivamente Diego Abatantuono nell'Olimpo dei grandi comici tricolori e che nonostante l'insuccesso iniziale ha raggiunto con il passare degli anni lo status di cult-movie, forse uno degli ultimi del nostro cinema. Chi temeva che Cecchi Gori Home Video avrebbe svolto un lavoro insufficiente, dovrà ricredersi di fronte a una resa audiovisiva tutto sommato convincente se consideriamo la povertà di mezzi con cui fu girato il film e a una sezione extra non molto fornita ma forte di una bella intervista al regista Giuseppe Moccia, in arte Pipolo. Se siete dei cultori del cinema trash, non potete non avere accanto agli imminenti DVD di Pierino questo capolavoro di cattivo gusto e di ignoranza cinematografica.