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Lati Positivi

  • Claustrofobico e inquietante
  • Fincher dimostra già un grande talento
  • Video più che buono
  • Traccia inglese ottima sotto tutti i punti di vista

Lati Negativi

  • Non è al livello dei primi due episodi
  • Compressione avvertibile in alcuni momenti
  • La traccia italiana non è proprio il massimo della qualità
Recensione

Alien 3

Tutti credevano che Ripley non sarebbe sopravvissuta alla disperata fuga dal pianeta LV-426, ma il tenente più odiato dagli alieni intergalattici ce l'ha fatta ancora una volta, anche se ora deve vedersela nuovamente con i ributtanti mostri creati dalla fantasia di H.R. Giger e con un carcere di massima sicurezza popolato da soli uomini. Riuscirà a venirne fuori sana e salva anche questa volta?

di Francesco Destri, pubblicato il

Sembra quasi impossibile, eppure Sigourney Weaver, il tenente Ripley dei primi due episodi di Alien, non avrebbe dovuto prendere parte al terzo capitolo della saga fanta-horror più importante amata di sempre. All'inizio degli anni '90 infatti, dopo che erano trascorsi quattro anni da Aliens e ben undici dal capolavoro di Ridley Scott, i due produttori Walter Hill (anche sceneggiatore) e David Giler proposero al boss della 20th Fox Joe Roth uno script in cui Ripley, data per scomparsa dopo che la sua nave era stata distrutta alla fine di Aliens, sarebbe apparsa solo come volto di facciata ma non come il personaggio principale. La stessa Weaver stava già per accettare un contratto per un altro film quando Roth fece intendere che Alien senza Ripley non aveva alcun senso e che se si fosse voluto un terzo episodio, ci sarebbero dovuti essere sia la Weaver che il suo combattivo e affascinante alter-ego.
In effetti pensare una nuova avventura aliena senza l'eroina più forte e importante nella storia del genere fantastico non avrebbe avuto molto senso (riuscite a immaginare un Terminator 3 senza Schwarzy o Matrix Reloaded senza Keanu Reeves?) e infatti Walter Hill riscrive da capo il copione e a fine anno (siamo ancora nel '91) lo consegna a Roth, che soddisfatto del risultato ottenuto deve prima pensare a come convincere la Weaver a tornare a combattere contro gli alieni di Giger (quattro milioni di dollari saranno sufficienti), stabilire un tetto massimo per il budget (che da quarantacinque passerà presto a sessanta milioni di dollari) e infine scegliere il regista che andrà a dirigere uno dei film su cui la casa americana investe in quell'anno le sue più grandi risorse.
Vengono naturalmente fatti i nomi di Ridley Scott, che piuttosto preferisce impantanarsi nel colossale flop di 1492 - La scoperta del Paradiso, di James Cameron, impegnato però nella pre-produzione di True Lies, e di Vincent Ward (già autore dell'interessante Navigator - Un'odissea nel tempo), ma alla fine, sotto suggerimento della stessa Weaver, Roth dà piena fiducia a David Fincher, regista appena ventottenne che si era fatto le ossa qualche anno prima dirigendo alcuni videoclip per Madonna e George Michael e vari spot pubblicitari per Nike, Pepsi e Levi's.
Naturalmente Fincher, che si dichiara fin da subito un fan sfegatato dei due precedenti episodi, è costretto a sopportare una forte pressione da parte dei produttori e, complici alcuni screzi con Walter Hill, la lavorazione del film si trascina per alcuni mesi non proprio nella miglior atmosfera possibile, anche se alla fine il talentuoso regista riesce a portare a termine le riprese con la piena fiducia di Roth e della stessa Weaver, che nelle interviste promozionali dove compare ancora senza capelli per le esigenze di copione si dice entusiasta di come Fincher abbia rinnovato la serie con il suo stile dark e vorticoso.
In effetti il taglio con il passato è netto. Non più la fantascienza classica di Scott a bordo del Nostromo o la spedizione paramilitare voluta da Cameron per Aliens, bensì un'atmosfera claustrofobica e disperatamente violenta dove alle classiche tematiche dello scontro tra uomo e alieno e all'accentuata mascolinità di Ripley si sommano nuove trovate che non avrebbero stonato in un romanzo di Philip K. Dick. La stessa raffineria Fiorina 161 dov'è ambientato il film è un'immensa e grigia prigione dove l'unico collante sociale in grado di unire la feccia della società è un vago sistema religioso-millenarista che fino ad ora non aveva mai trovato posto nella saga di Alien. Proprio lo scontro tra Ripley, l'unica donna del posto, e i reclusi è uno degli spunti più felici dello script di Hill e Giler e il tentato approccio tra la donna (che in un toccante simbolismo ha perso la "figlia" Newt) e il medico della prigione è forse uno dei momenti più drammaticamente sinceri e umani di tutta quanta la quadrilogia. Se quindi va dato atto a Fincher di aver inserito e insistito più che in passato sulla femminilità di Ripley e sulla condizione umana del prossimo futuro (non proprio allettante a dire il vero), il film non riesce a convincere del tutto sul versante puramente spettacolare.
A Fincher mancano insomma il carisma dei personaggi e la costruzione ad effetto tipica del cinema di Cameron, ma anche la geometria visiva e l'approccio old-style di Ridley Scott e così il suo Alien "carcerario" si limita a proporre ottime soggettive fotografate senza il minimo uso del bianco (solo marrone, rosso e grigio) e apparizioni orrorifiche un po' troppo prevedibili e prive di grande inventiva. Gli stessi personaggi sanno di già visto e persino la suspense, pur se ben dosata tra silenzi ed esplosioni cacofoniche, non colpisce come in passato. Forse non è tutta colpa di Fincher o forse è il canovaccio stesso che non promette grandi variazioni sul tema, ma il risultato finale, pur se dignitoso e a tratti avvincente (lo splendido finale "biblico" e purificatore), è decisamente meno prestigioso di quello dei suoi due predecessori e lo stesso Fincher troverà il perfetto equilibrio tra virtuosismi e cinema autorale solo pochi anni dopo in Seven. Rimane comunque uno dei punti più alti del cinema fantastico degli anni '90 e uno dei pochi casi in cui il terzo appuntamento con una saga di prestigio si mantiene su livelli assolutamente dignitosi. Basta questo in fondo per apprezzarlo.

IL DVD

Alien 3 viene presentato nella versione Quadrilogia con pochissime differenze in termini audiovisivi rispetto al DVD di tre anni fa, anche se a livello di extra e di completezza generale siamo su standard decisamente più allettanti. Il film infatti viene presentato sia nella sua versione cinematografica di 110 minuti (disponibile in italiano e in lingua originale), sia in quella allungata con quasi mezz'ora di scene inedite che però non è stata approvata da David Fincher e che quindi non si può considerare a tutti gli effetti come un Director's Cut. Come già visto nel precedente film del cofanetto, anche questa volta la versione allungata può contare solamente sul doppiaggio originale. Anche a livello di compressione non si notano differenze rispetto alla precedente edizione, visto che il bit-rate è rimasto praticamente inalterato così come le due tracce audio, che a differenza del primo e del quarto episodio non comprendono versioni in DTS ma solo in Dolby Digital 5.1.
Per quanto riguarda il video, siamo di fronte a uno dei film più difficili da comprimere che ci siano mai capitati di vedere, non solo per la presenza pressoché continua di tonalità scure e scomode come il marrone, il rosso e il grigio, ma anche per la grande quantità di sequenze caratterizzate da movimenti di macchina rapidissimi e da effetti di fumo che di solito sono un terreno perfetto per la "coltivazione" di artefatti.
Per fortuna dobbiamo ammettere che il master a disposizione dei tecnici era di ottima qualità e che la pellicola originale non ha risentito troppo gli oltre dieci anni passati dall'uscita del film nelle sale.
Questo ha permesso la costruzione di un quadro ben definito e cromaticamente fedele alla fotografia originale, con contorni ben squadrati e precisi, stacchi cromatici sempre ben delineati e con un'incidenza della compressione mai troppo fastidiosa, anche se nelle istantanee più scure e meno contrastate, nonché nelle soggettive dell'alieno, è possibile scorgere effetti di macropixel e qualche alone attorno ai corpi in movimento tipico di situazioni così difficili da gestire. Si tratta comunque di un limite che non incide in modo determinante sulla resa del quadro, anche se visto lo spazio rimanente su disco (circa un GB) si sarebbe potuto optare per un bit-rate ancora più aggressivo.
L'analisi delle due tracce audio mette in risalto gli stessi pregi e gli stessi difetti già presenti nella precedente edizioni, dove la versione inglese batteva nettamente quella italiana sotto tutti i punti di vista. Anche questa volta le cose non sono cambiate di molto e così, mentre per la nostra traccia dobbiamo accontentarci di una resa molto più vicina a un'ottima codifica analogica che non digitale, la versione originale assicura uno spettacolo di prim'ordine soprattutto a livello di mixaggio e di dinamica, con un sub sempre molto partecipe e mai confuso (difetto invece riscontrabile nella versione nostrana) e due posteriori estremamente precisi e nitidi. Le differenze tra le due tracce si notano anche nel livello di registrazione e in generale nell'impatto, anche se nella versione italiana abbiamo notato rispetto a prima una migliore coesione timbrica e dialoghi meglio inseriti nella scena.

Voto  stelle su 5
Voto dei lettori
E' vero che il primo Alien rimarrà per sempre un capolavoro del cinema fantastico e che il sequel di James Cameron avrà sempre un posto d'onore nell'Olimpo dei fanta-horror hollywoodiani, ma non per questo bisogna trattare con troppo disprezzo ed eccessiva supponenza questo terzo capitolo della quadrilogia, che pur non possedendo il carisma dei suoi illustri antenati rimane un film degno di nota, non fosse altro che per il talento (ancora acerbo ma già abbastanza delineato) di David Fincher, per nuove e interessanti tematiche che riguardano la sfera umana di Ripley e per un finale tra i più commoventi e poetici di tutto il genere fantascientifico. Il resto scorre via in modo più anonimo e risaputo, con brillanti ma ripetitivi equilibrismi registici, personaggi non del tutto riusciti e una tensione che va e viene e che aggiunge poco a quanto già detto prima da Scott e Cameron. Per quanto riguarda il DVD, 20th Fox propone, oltre a una versione più lunga del film di circa mezz'ora, una sezione extra completissima e un reparto audiovisivo che purtroppo non presenta grandi cambiamenti di sorta rispetto alla precedente edizione, comunque già su ottimi livelli. Il video è ottimo nelle poche sequenze illuminate e solo buono nei frangenti bui e fumosi, mentre l'audio trova quasi esclusivamente nella traccia originale l'unico motivo di interesse, visto che quella italiana, un po' troppo confusa e priva di mordente, risulta molto meno coinvolgente e spettacolare della controparte inglese.