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Lati Positivi

  • Un film da rivalutare attentamente
  • La classe e la visionarietà di Jeunet
  • Traccia in DTS eccellente

Lati Negativi

  • Video sotto tono
  • Traccia originale di modesta qualità
  • Pochissime le scene inedite
Recensione

Alien - La clonazione

"Ho voluto girare un film lontano da ogni tentativo di serialità con il passato e per fare questo ho dovuto togliermi dalla mente i film precedenti, anche se alla fine qualcosa di essi è rimasta comunque. La mia Ripley ora è un clone che ha dentro di sé la disperazione di non essere più umana in un mondo di umani e questo la rende ai miei occhi un'eroina ancora più tragica e affascinante di quanto non lo sia mai stata in passato". Jean-Pierre Jeunet.

di Francesco Destri, pubblicato il

Chi avrebbe mai pensato che dopo il sapore americaneggiante di Aliens e l'incubo a tinte scure di Alien 3 la Fox avrebbe messo settantacinque milioni di dollari nelle mani di un regista francese esploso solo qualche anno prima con quei gioiellini gotici, bizzarri e visionari che furono Delicatessen e La città dei bambini perduti?
Agli occhi dei puristi di fantascienza dalle larghe vedute poteva anche essere una mossa azzeccata, ma per tutti gli appassionati della serie fanta-horror per eccellenza fu un duro colpo non solo vedere un quarto capitolo messo in piedi giusto per sfruttare a tutti i costi un filone d'oro per la casa americana (dopotutto Ripley era morta nel precedente episodio), ma soprattutto sapere che una grandissima produzione era stata affidata a un regista che al massimo aveva avuto a che fare con film da pochi milioni di dollari e che sicuramente non avrebbe saputo raccogliere l'eredità della trilogia precedente senza scadere in un cinema puramente autorale e intellettualistico.
Addirittura molti, pur di non sorbirsi le elucubrazioni di un regista francese, avrebbero preferito vedere alla regia la scelta numero uno della Fox, quel Danny Boyle (il giovane talento inglese di Trainspotting) che con la fantascienza non aveva però nulla a che vedere, ma i capi degli Studios, accecati dalla visionarietà di Delicatessen, scelsero Jeunet e con lui lo script di Joss Whedon, il grande talento dietro ai successi di Speed e Toy Story, che però dovette riscrivere il copione per ben tre volte nel corso di quattro anni per rendere accettabile il punto focale su cui si fonderà il film, ovvero il ritorno in scena di Ripley che nel precedente episodio si era tolta la vita pur di non mettere al mondo la creatura aliena che stava crescendo dentro di lei. Nonostante tutti questi pregiudizi e un successo di pubblico che non è riuscito ad avvicinare i tre predecessori, Alien - La clonazione merita a sei anni di distanza un'attenta rivalutazione che non ebbe invece alla sua uscita, quando la maggior parte del pubblico lo ritenne l'episodio più fiacco e involuto della serie e la critica non riuscì ad andare oltre l'ammirazione per il lavoro estetico di Jeunet, che, è bene dirlo, rimane uno degli spunti più affascinanti del film ma non certo l'unico.
Il film infatti riprende molti elementi dei primi due capitoli e dall'altro lato si pone in netta contrapposizione con l'impronta data da Scott e Cameron ai loro capolavori fantascientifici. Innanzitutto torna l'equipaggio di una nave da trasporto (proprio come la era il Nostromo in Alien) a dare quella coralità e quella completezza di volti e situazioni che erano mancati ad esempio nel film di Fincher, ma soprattutto si riaffacciano trovate sceniche e narrative di grande effetto come la figura dell'androide (che sull'esempio di Alien si svelerà poco a poco), il ritorno della centralità femminile dopo il mascolinismo esasperato di Alien 3 (alla coppia Weaver- Cartwright di Alien si sostituisce quella non umana Weaver-Ryder), la fuga finale che tanto ricorda quella di Aliens e il ciclo della "sessualità" dell'alieno, che dopo aver assunto toni fortemente fallici nella prima creatura di H.R. Giger e matriarcali nell'episodio di Cameron diventa ora un essere asessuale e per questo ancor più inquietante e originale.
Non bisogna poi dimenticare gli omaggi a classici del fantastico disseminati abilmente qua e là nello script di Whedon, tra cui i richiami a Il giorno degli zombi (lo scienziato che cerca di "istruire" il mostro), a The Abyss e a Lo squalo (lo splendido inseguimento subacqueo) e a L'isola dei mostri (le mostruose mutazioni dei cloni di Ripley), il tutto assemblato con grande senso del ritmo, con un ottimo affiatamento degli attori (cosa che non era riuscita ad esempio nello scialbo cast di Alien 3) e con una sequenza (la scoperta degli orrendi cloni di Ripley) che non solo rimane la più dura e toccante dell'intera quadrilogia, ma che suggerisce una profondità tematica (l'eticità della clonazione, la doppia natura di uomo e mostro, l'orrore di una scienza senza più controllo) troppo sottovalutata quando il film uscì nelle sale e tutti si aspettavano l'ennesimo mix di inseguimenti e spaventi a sfondo fantascientifico.
Jeunet invece non ha voluto cadere nella trappola della serializzazione a tutti i costi e pur non essendo esente da difetti (l'abbraccio tra Ripley e l'alieno ha un che di ilare e l'impianto scenico sa un po' troppo di luna-park tutto fumo e luci), ha confezionato un film che usa la fantascienza e l'horror come specchio di una società contraddittoria e crudele (che abbia preso spunto da Romero?) ma che per questo non rinuncia allo spettacolo e all'intrattenimento di puro stampo hollywoodiano e che rimane per molti punti di vista superiore al pur buono episodio lugubre e claustrofobico di David Fincher. Certo, i primi due capitoli sono ancora lontani, ma questa è un'altra storia.

IL DVD

Sarà perchè è l'episodio più recente della quadrilogia o perchè la fotografia del film non è così criptica e deprimente come quella di Alien 3, ma siamo rimasti leggermente delusi dalla sezione video, che nonostante si mantenga su livelli del tutto accettabili non fa segnare miglioramenti di sorta rispetto al precedente DVD, dove proprio la qualità delle immagini era risultata essere il difetto maggiore dell'edizione.
Rispetto a prima notiamo un leggero aumento del bit-rate, che passa da 7,3 a 7,7 mb/s, ma data la presenza di una traccia in DTS assente invece nel primo DVD non è che questo innalzamento abbia avuto conseguenze molto positive sul video; il master inoltre è lo stesso usato in precedenza e questo vuol dire che dobbiamo sorbirci una rumorosità del quadro non proprio leggerissima e una definizione altalenante, che passa da ottimi momenti (l'arrivo dell'equipaggio alla stazione spaziale, la dimostrazione "cestistica" di Ripley) ad altri più problematici (la fuga dell'alieno, l'inseguimento subacqueo), dove il dettaglio generale cala vistosamente e la percezione degli elementi in secondo piano diventa più difficoltosa.
Anche il croma tende ad impastarsi nelle istantanee più scure e movimentate, ma per fortuna tali difetti non raggiungono quasi mai vette negative in grado di rovinare completamente la visione. Rimane comunque il rammarico di trovarci di fronte una sezione video uguale alla precedente e per questo poco appetibile per chi già possiede il primo DVD, anche se va detto che molti dei limiti appena accennati sono molto probabilmente scelte volute in sede di produzione e quindi da non attribuire a un cattivo riversamento.
La situazione migliora decisamente sul versante audio, grazie soprattutto alla traccia italiana in DTS a data-rate dimezzato che per una volta riesce a far dimenticare la pur ottima versione in Dolby Digital. Come già nel precedente DVD il messaggio sonoro appare molto dettagliato e preciso sia sui dialoghi che sulle musiche, ma la codifica superiore ha portato un'ulteriore brillantezza mista a una maggior attenzione al dettaglio (gli effetti nell'inseguimento subacqueo e l'ultimo combattimento a bordo del cargo spaziale), il tutto sostenuto da un livello di registrazione più che adeguato e da una dinamica molto accentuata e priva di scompensi.
I puristi ad oltranza devono però accontentarsi di una traccia originale molto meno avvincente e peggio "costruita" che soffre soprattutto di dialoghi più dispersivi e di un missaggio un po' troppo confuso e scarsamente omogeneo. Nel complesso siamo comunque di fronte a un quadro audiovisivo più che discreto, ma è inutile dire che da un film del '97, per lo più spettacolare e "ricco" come questo, ci saremmo aspettati qualcosa di meglio.

Voto  stelle su 5
Voto dei lettori
Molti hanno da sempre considerato Alien - La clonazione come il capitolo meno riuscito della quadrilogia, ma a un'attenta analisi siamo invece di fronte a un film pienamente riuscito e decisamente originale per la simultanea presenza di legami con il passato e di nuove tematiche molto più adulte di quello che invece il pubblico si aspettava. La formula di Jeunet è quella di una fantascienza nobile ma non per questo meno spettacolare e "popolare" di quella dei suoi tre predecessori e anche se qua e là il gusto per il grottesco e la deformazione appaiono fin troppo esagerati, il risultato è un film costruito perfettamente con un canovaccio sì classico ma non per questo risaputo (i colpi di scena non sono pochi) e con un grande gusto per la visionarietà eclettica che ha reso grandi film come Delicatessen o La città dei bambini perduti. Per quanto riguarda il valore dell'edizione digitale, dobbiamo purtroppo accontentarci di miglioramenti visivi quasi nulli rispetto al precedente DVD e di pochissime scene inedite che aggiungono ben poco al risultato finale, mentre la sezione audio non ha riservato brutte sorprese, segnalandosi (soprattutto la traccia in DTS) per un quadro molto dettagliato e avvincente che rende perfettamente giustizia alle molteplici sfumature sonore del film. Peccato solo che la traccia originale non sia altrettanto riuscita.