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Lati Positivi

  • Thriller atipico e scattante
  • Buona prova di Colin Farrell
  • Qualità video eccellente
  • Audio più che buono

Lati Negativi

  • Finale scontato
  • La storia non regge fino in fondo
  • Extra poco numerosi per un film così recente
Recensione

In linea con l'assassino

Immaginate di essere in una cabina telefonica e di sentire squillare il telefono. La prima reazione è quella di rispondere, ma pensateci bene prima di farlo, perché potreste ritrovarvi come bersaglio di uno squilibrato pronto a far fuoco da un momento all'altro. E' questa la scommessa low-budget di Joel Schumacher, che tra un blockbuster e l'altro propone questa volta un film "piccolo" ma non per questo meno interessante.

di Francesco Destri, pubblicato il

Forse non tutti lo sanno, ma le origini di In linea con l'assassino sono da ricercare negli anni '60 e più precisamente da un'idea del modesto sceneggiatore Larry Cohen (chi si ricorda di Maniac Cop?) e di sua maestà Alfred Hitchcock, che pensando a una possibile trama per un episodio della celebre serie televisiva del maestro del brivido idearono un copione basato esclusivamente su una telefonata tra un assassino e la sua vittima.
L'idea fu poi accantonata perchè i due non riuscirono ad escogitare un motivo plausibile per costringere la vittima a restare al telefono con il suo carnefice, ma nel '90 Cohen riprese in mano questo atipico soggetto e riuscì a trovare la chiave che era mancata trent'anni prima, ovvero trasformare il "cattivo" in un cecchino infallibile e la vittima in un uomo qualunque intrappolato in una cabina telefonica.
Nasce così il progetto di In linea con l'assassino, anche se già nel '96 un giovane studente di Yale aveva girato un cortometraggio praticamente identico (The End of the Line) e pochi mesi prima Kari Skogland aveva dato la sua interpretazione sull'argomento con il fiacco Liberty Stands Still, in cui un ex militare interpretato da Wesley Snipes teneva sotto tiro dalla finestra di un palazzo la vittima designata Linda Fiorentino.
Cohen però deve pazientare fino al 2002 per vedere accettata la sua sceneggiatura, che incontra talmente tanti favori nell'ambiente che Michael "Armageddon" Bay si propone subito come regista e Bruckheimer come produttore. Per non precisati motivi Bay deve rinunciare al progetto e al suo posto viene chiamato Joel Schumacher, che dopo una serie di imbarazzanti prove come erede di Tim Burton (gli ultimi due Batman sono a dir poco vergognosi) era tornato a quel cinema "piccolo" ed essenziale degli esordi con Tigerland, dramma su un esercito allo sbando (quello americano degli anni '60) che per una volta aveva messo d'accordo sia critica che pubblico.
Per il ruolo di Stu, Schumacher richiama Colin Farrell, salito alla ribalta proprio nel ruolo del marine di Tigerland, ottiene un finanziamento di poco conto (dieci milioni di dollari) e gira tutto in appena dodici giorni, dieci per le riprese nella cabina telefonica e due per gli esterni delle prime sequenze nelle strade di Manhattan. Sono numeri quasi incredibili se pensiamo ai ritmi ben più lunghi e impegnativi di Schumacher, ma utili se non altro ad inquadrare il film nella cerchia ristretta di low-budget movie girati però con alle spalle la Hollywood che conta, dal produttore David Zucker al direttore della fotografia Matthew Libatique, che ricordiamo nello splendido (anche visivamente) Requiem for a Dream.
Ma alla fine cosa rimane dei propositi di Cohen e Schumacher di realizzare un thriller atipico nella sua immobilità ma incalzante nei tempi e nei dialoghi? Da una parte troviamo un'intuizione di base che non può non dirsi vincente e una buona prova di Farrell alle prese con un ruolo non proprio facile, ma dall'altro Schumacher dimostra ancora una volta di non saper aggiungere del suo né alla costruzione dei personaggi né alla direzione puramente tecnica, ricorrendo a trovate (filtri fotografici, screen on screen, montaggio frenetico ma fin troppo geometrico) che rendono il tutto particolarmente freddo.
Dal canto suo invece Cohen si è sforzato di rendere appetibile il giochetto tutto verbale tra vittima e carnefice per l'intera durata del film, ma già dopo la prima mezz'ora, quando ormai è chiaro dove si andrà a parare, il plot inizia a perdere colpi e le motivazioni che spingono il folle a prendersela con il protagonista suonano alla fine debolucce e non molto sensate. Nonostante questi difetti il film rimane un thriller povero di tensione ma se non altro veloce e scattante (il tutto infatti si conclude in poco più di un'ora), capace di incassare ottanta milioni di dollari in tutto il mondo ma anche di aggiudicarsi un MTV Movie Award per la miglior interpretazione maschile, con buona pace di tutti quelli che hanno parlato di film sperimentale e fuori dalle regole.

IL DVD

Già uscito negli USA in un'edizione tecnicamente impeccabile (sempre considerando la natura low-budget del film), In linea con l'assassino trova anche in Italia una realizzazione di ottimo livello a cui manca solo una traccia in DTS e un bit-rate più aggressivo per raggiungere livelli di riferimento.
Le immagini sono riproposte nel formato cinematografico originale con codifica anamorfica e la pellicola utilizzata per il trasferimento è del tutto priva di segni di usura, pregio abbastanza comune per film così recenti ma non sempre scontato. Il basso livello di bit-rate, fermo per quanto riguarda al video a poco più di 5 mb/s quando rimangono ancora circa 4 GB liberi su disco, fa nascere più di un dubbio sull'effettiva incidenza della compressione, ma per merito di un master estremamente pulito e definito e della breve durata del film stesso, dobbiamo ammettere che non abbiamo riscontrato eccessivi artefatti anche per l'assenza di sequenze buie o povere di contrasto.
La grande quantità di primi e primissimi piani, unita a una fotografia dai toni molto lividi e vagamente "fredda" nelle componenti cromatiche, ha permesso inoltre una percezione della scena sempre ottimale e cromaticamente vivace e a supporto di questa tesi basterebbe notare il livello di dettaglio degli incarnati dei visi di Stu nella cabina, in cui è facilissimo riconoscere anche la più piccola sfumatura. L'unica critica che ci sentiamo di fare riguarda un lievissimo strato di grana presente sugli sfondi più chiari e uniformi (il cielo nelle rare inquadrature a campo lungo), talmente sottile però da essere notato soprattutto su schermi molto grandi o con un videoproiettore, mentre su televisori "normali" questo difetto non arriva quasi mai a rappresentare un vero e proprio ostacolo per la visione.
Passiamo ora all'analisi dell'audio, qui proposto con due tracce in Dolby Digital 5.1 di buon livello, anche se la nostra preferenza è andata a quella originale, non fosse altro che per apprezzare appieno la voce di Kiefer Sutherland (una delle cose migliori del film) inevitabilmente storpiata dal nostro doppiaggio. Sono infatti i dialoghi tra i due protagonisti a comporre l'ossatura del messaggio sonoro e da questo punto di vista entrambe le tracce non hanno messo in luce alcun difetto, segnalandosi per una resa brillante e priva di asprezze anche nei frangenti più "urlati" e più difficili da controllare.
Qua e là compaiono alcuni interventi d'ambienza tesi a sottolineare i rumori della strada e qualche effetto di localizzazione vocale e anche se non siamo di fronte a un film capace di sfruttare appieno le possibilità della codifica multicanale, il risultato, complice anche un sub abbastanza partecipe e un livello di registrazione più che adeguato, è in grado di regalare non poche soddisfazioni soprattutto se non ci si aspetta un resa di riferimento, che anche nel caso di una traccia in DTS difficilmente si sarebbe potuta realizzare.

CONTENUTI SPECIALI

Per una rara volta siamo di fronte a un DVD tricolore più ricco (anche se di poco) di quello americano, anche se la quantità di extra rimane comunque al di sotto delle aspettative per un film dello scorso anno che tra l'altro ha riscosso un lusinghiero successo di pubblico. E' vero che la produzione è stata molto ridotta e che il film stesso non si presta a chissà quali approfondimenti, ma perchè non inserire almeno qualche scena tagliata e interviste più numerose e approfondite al cast? Il pacchetto extra offerto da 20th Fox, interamente sottotitolato in italiano, comprende invece solo il commento audio del regista (non molto riuscito per una certa superficialità nel trattare la parte più squisitamente tecnica delle riprese) e un bel making-of di quasi mezz'ora in cui si passa in rassegna a tutte le fasi di produzione (dal trucco ai costumi) e in cui possiamo dare uno sguardo abbastanza approfondito alla lavorazione sul set. Come dietro le quinte è superiore alla media, ma questo non basta a cancellare una lieve insoddisfazione per un comparto extra discreto ma inevitabilmente sotto tono.

Voto  stelle su 5
Voto dei lettori
Salito alla ribalta come uno dei thriller di maggior successo dello scorso anno, In linea con l'assassino si è rivelato invece inferiore alle aspettative, riuscendo solo in minima parte a mantenersi su buoni livelli di tensione per l'intera durata e risolvendosi in un finale che non mantiene le ottime premesse iniziali. D'altronde, anche alle prese con una produzione molto ristretta e tempi di lavorazione fuori parametro per un film non indipendente, Joel Schumacher non è mai riuscito a proporre qualcosa di veramente personale e anche in questo caso, pur se spronato da un plot di sicuro effetto, la sua regia risulta ancora una volta abbastanza sbiadita e impersonale. A parte una sezione extra al di sotto delle aspettative (solo un making-of e un commento audio), il DVD targato 20th Fox non ha deluso comunque le attese, segnalandosi per una resa delle immagini priva di sbavature e per due tracce audio non molto coinvolgenti ma realizzate con gusto e senso dello spettacolo.