Il blog di Videogame.it

Sommario Blog

  1. teoKrazia

    Tutti i miei perché

    Motivi a posteriori un po’ sparsi, ma rigorosamente dalle viscere.

    di Stefano F. Brocchieri - 21/6/2011 09:31

    Perché prima della partenza sei stato così linobanfizzato che hai cominciato a informarti seriamente sull’E3 dopo aver fatto le valige, la notte prima di prendere l’aereo per LA. Perché hai scoperto che a differenza di tutti gli aeroporti USA che hai visitato finora, quello di Atlanta riconosce i diritti civili dei fumatori. Perché hai cominciato a percepire qualcosa di magico nell’aria, dopo che siete sbarcati al LAX, sottosopra come dei ...


  2. falinovix

    Post-it post-E3

    Come ingannare il tempo in aereo quando non si riesce a prendere sonno…

    di Francesco Alinovi - 20/6/2011 09:02

    Sono passati almeno sette anni tra l'ultima edizione di E3 a cui avevo partecipato e questa. Ai tempi, una delle cose che più puzzava di vecchio erano i Quick Time Event (così si chiamavano in Shenmue, che li ha trasformati in canone integrandoli in un tipo di narrazione più “denso”). Oggi, giugno 2011, i QTE sono tornati prepotentemente di moda. Nella stragrande maggioranza dei titoli che ho potuto vedere/provare c’era almeno una sequenza in QTE, come se il gioco più influente del recente passato fosse stato Heavy Rain. Di sicuro questa è una conseguenza degli elevati standard raggiunti dalla computer grafica “in diretta”, che consentono agli sviluppatori di usare il motore di gioco per creare situazioni altamente spettacolari, abbandonando per qualche istante le inquadrature più funzionali per l’interazione. Ovviamente queste situazioni sarebbero troppo difficili da gestire per il giocatore, visto che salterebbe ogni schema di controllo, e quindi gli si offre l’impressione di avere un peso sullo sviluppo della vicenda facendogli premere a tempo qualche pulsante. Succede in Tomb Raider (ma già potevamo aspettarcelo), in Final Fantasy XIII-2 (e questa è una novità per la serie) e anche in titoli nuovi come Asura’s Wrath, che a tratti sembra più un anime interattivo che un videogioco. Il Jurassic Park di Telltale Games, poi, è un lungo QTE dall’inzio alla fine, intervallato da qualche dialogo interattivo. MEDIA=10 Il QTE, oltre a consentire di rendere più spettacolare un’azione, ha il grande vantaggio di essere una meccanica di gioco “democratica”, nel senso che anche una scimmia poco ammaestrata è in grado di ripetere sul controller uno stimolo visivo che compare su schermo. E questa è un’altra considerazione che la nuova ondata di titoli porta con sé: l’esplorazione del mondo di gioco (ovvero dei rapporti causa effetto che permettono di interpretare correttamente un’opera digitale) è diventata sempre più lineare e immediata e, di conseguenza, per aumentare la curva di difficoltà e incrementare la longevità, si tende a far ripetere le stesse azioni al giocatore (per esempio inserendo un numero infinito di combattimenti altamente ripetitivi). Questo significa, in ultima istanza, giochi meno cerebrali e più viscerali, in cui, però, l’intensità non è dettata dal superamento di un obiettivo dimostrando la propria abilità con il controller ma da un filmato non interattivo, come capita, per esempio, nella demo di Mass Effect 3, che si conclude con una piccola tragedia sulla quale il protagonista non sembra avere alcun controllo (anche se con Bioware non è mai detto). Ok, ok, si tratta di generalizzazioni e bastava buttare un occhio in giro per lo stand Nintendo per accorgersi che da quelle parti probabilmente nemmeno sapevano di che si trattasse. Ma le generalizzazioni servono per individuare i trend e ciò che emerge, anche dalle produzioni più importanti (ovvero quelle che il mercato cercherà di spingere a suon milioni di dollari in campagne marketing), è che si punta a giocare “facile”: investire tanto nello sviluppo del background (storia, personaggi, ambiente, armi) e meno in quello delle idee ludiche (meccaniche di gioco, sistemi di controllo). Con la presenza sempre più marginale del Sol Levante nella creazione dell’immaginario videoludico collettivo (almeno rispetto a una decina di anni fa), il videogioco è diventato sempre più di stampo “hollywoodiano”, assecondando un modello di produzione in cui i grandi film sono fatti dai grandi attori e non viceversa. MEDIA=5 Se questa è la strada intrapresa dal mass market, è altrettanto vero che agli antipodi, dove si combatte per quel numero striminzito di utenti ancora a caccia di idee, i concetti di gioco innovativi non mancano. Allo stand di Atlus, per esempio, c’erano ben tre giochi su quattro (costellati di nomination per i premi fieristici) a tenere alto il vessillo dell’originalità. Anche lo stand Sony offriva ai gourmet del game design una perla come Papo & Yo. Senza parlare delle potenzialità di divertimento “alternativo” offerte da Wii U. Una scena indipendente in fermento e un mercato mainstream piuttosto allineato significano solo una cosa: che il videogioco è diventato un mezzo espressivo maturo. Ecco, sette anni fa si aveva l’impressione che le nuove generazioni hardware avrebbero consentito di creare mondi sempre più vasti e interattivi. Non è stato così, abbiamo assistito invece alla trasformazione dei brand più famosi in opere sempre più spettacolari e cinematografiche, raggiungendo contemporaneamente un’audience sempre più vasta. Meno smaliziata, forse, ma più incline a ricevere storie e contenuti dai videogiochi che da altri media. Insomma, siamo già arrivati qui e io non me ne ero ancora accorto, questo è ciò su cui ho riflettuto durante il viaggio di ritorno da L.A.


  3. Pocoto

    La dolce vita

    Cronache semiserie di un improvvisato paparazzo!

    di Pocoto - 19/6/2011 07:42

    Quando sei in fiera, miliardi di pensieri si accavallano nella tua zucca vuota e sei così bombardato dagli stimoli esterni al punto da perderne letteralmente il flusso, Vivi in una sorta di dimensione parallela, nell'attesa che qualcosa, un evento unico, ti riconduca alla realtà. Per poi ricominciare da capo tutta la trafila, ovviamente. L'ipercalorico cibo a stelle e strisce costantemente ti sostiene, i tuoi globuli rossi ormai veicolano una quantità di zuccheri e calorie senza precedenti negli annali del tuo fisico, con occhi perennemente spalancati corri da uno stand all'altro dimenticandoti tutto, anche le tue generalità. Scordi persino che lì, in quella discoteca-labirinto, forse avrai la possibilità di incontrare uno dei tuoi game designer preferiti. Sì, proprio quello di cui hai memorizzato vita, opere, gruppo sanguineo e numero di scarpe. Quando finalmente il tuo sguardo incrocia quello di uno dei suddetti mostri sacri, un impulso parte dal cervello, galoppa a tempo di record di neurone in neurone e ti ridesti dal dormiveglia, come se qualcuno ti avesse tirato una martellata sul pollice. La tua bocca si serra in una morsa d'acciaio, ti spunta un sorriso inquietante simile a quello del Grinch e nella tua testa risuonano le magiche parole: "* (dove * sta per un'imprecazione random, una delle tante del nostro fornito repertorio), c'è ** (dove ** sta per una celebrità a piacere)! Devo avere una sua foto, a qualsiasi costo, niente e nessuno mi fermerà!".

    ATTIMI DI LUCIDA FOLLIA

    In qualche nanosecondo realizzi la sacralità del momento, devi cogliere l'attimo fuggente prima che sia troppo tardi, non è detto che un'occasione così ghiotta ricapiterà nella tua misera esistenza. Nella foga lanci qualsiasi cosa ti sia d'impaccio al suolo, il computer portatile tocca il pavimento, documenti, preziosi appunti di un'intervista, tutto cade alla rinfusa, tutto in quel momento è superfluo, il tuo obiettivo è uno solo: lo scatto, quello che farà crepare d'invidia i tuoi amici, quello che custodirai in una cassaforte a prova di bomba per tutti i giorni della tua vita. Sgomiti con gli altri nerd d'annata, ne elimini uno con un piledriver, con un rabbioso ringhio ti liberi di un altro, ne carichi in spalla altri cinque come un giocatore di rugby lanciato verso la meta e, dopo un trambusto simile a quello di una mandria di rinoceronti che carica all'unisono, sei di fronte alla tua divinità del gameplay. Il classico saluto di rito, i convenevoli, vi mettete in posa e finalmente ottieni l'agognato scatto: e di colpo parte una musica celestiale, campane suonano all'unisono sottolineando la gioia del momento. Un piacere effimero, perché nel tuo cuore albergano miliardi di preoccupazioni, non sei certo del buon esito della foto, temi che un difetto non meglio precisato cancelli in un sol colpo tutta la memoria, hai paura che l'obiettivo ti abbia tradito. Prendi la macchina fotografica fra le mani, l'accendi, controlli minuziosamente il contenuto della scheda e finalmente fai pace con il mondo, il tuo tanto sudato fotogramma ti guarda dal piccolo schermo a cristalli liquidi e ti saluta con la manina: hai vinto la cuccagna. Momenti terribilmente nerd, ma siamo o non siamo su un sito di videogiochi?

    CI VUOLE SKILL

    Non penso che la mia buona stella sia tanto grande, me la immagino piccolina, sperduta in qualche angolo della galassia e prodiga di attenzioni nei miei confronti, ma dopo quello che ha fatto durante l'E3 non posso che esserle grato. Ancora non mi capacito di tutte le celebrità videoludiche che sono riuscito ad incontrare, scatti che custodirò gelosamente e tramanderò ai nipoti, che probabilmente giocheranno al Nintendo Centordici direttamente un cavo impiantato nel cervello. "Asdrubale (nome fittizio), guarda le foto del nonno con Shigeru". E lui sprezzante mi dirà: "Pfui, una mummia! Ora c'è Cyber Miyamoto, con l'ultimo firmware gli hanno potenziato la creatività del 750%! Aggiornati, sincronizzati!". Che scenario agghiacciante. Comunque basta con i convenevoli, procediamo con le figurine, tanto lo so che non aspettate altro. E non è mia intenzione deludervi. Fiato alle trombe, turchetti! Si va a cominciare! MEDIA=1 MEDIA=2 MEDIA=3 MEDIA=4 MEDIA=5 MEDIA=6 MEDIA=7 MEDIA=8 MEDIA=9 MEDIA=10 MEDIA=11 MEDIA=12 MEDIA=13


  4. giopep

    Cianfrusaglie da L.A.

    Una videorassegna del pattume.

    di Andrea Maderna - 18/6/2011 04:43

    Di ritorno da una fiera come l'E3, inevitabilmente, a meno di avere la saggezza di scaricare tutto nel cassonetto, ci si ritrova tasche, zaino, borsa, borsetta, trolley, valigia, sarcofago, bagagliaio e portafogli pieni di monnezza. Gadget, magliette, fascicoli, riviste, adesivi, accionfigur, libri, panini al salame, quarter pounder... di tutto e di più. E allora ecco un filmato in cui mi dedico alla mia attività preferita – fare il pagliaccio – e vi mostro un po' delle cianfrusaglie che mi hanno assalito quando, una volta tornato finalmente a casa, ho aperto le borse. Enjoy! MEDIA=1


  5. end

    Noi uomini duri!

    Corso pratico di sopravvivenza losangelina.

    di Marco Ravetto - 17/6/2011 09:47

    Dieci cose da sapere assolutamente prima di recarsi all’E3: 1) Non importa chi siete, da dove venite, quali esperienze lavorative avete. Se andate all’E3 per conto di Videogame.it, voi siete Andrea Maderna (e, quindi, un po’ anche Dave Grohl). In qualunque stand, a qualunque presentazione, per qualunque PR straniero, l’associazione Videogame.it/Andrea Maderna è un postulato imprescindibile. Vi presentate in anticipo e mostrate il vostro badge, il PR inizia a scartabellare ...


  6. giopep

    Oh, è finito l'E3!

    Logorroica bloggata sul fotofinish, almeno una.

    di Andrea Maderna - 16/6/2011 07:55

    Ero qua che mi sciupavo la chioma, vittima del maledetto caldo umido milanese, in attesa di ripartire per la mia fresca e asciutta dimora in quel di Monaco, e mi sono accorto che quest'anno non ho scritto nulla per il blog dell'E3. Il che è abbastanza strano, visto che di solito produco post in abbondanza per fare la cronaca dei viaggi. E invece, questa volta, per un motivo o per l'altro, non è accaduto. Detto che siamo sopravvissuti tutti lo stesso, ho pensato che magari fosse il caso di scrivere qualcosa così, a bocce ferme. MEDIA=6 È stato un E3 particolare e diverso da quelli precedenti, come in realtà si potrebbe forse dire ogni singolo anno. Di sicuro, una grossa fetta di novità, perlomeno a livello personale, s'è vista nei partecipanti svaniti e aggiunti. Fuori babalot, Scamu e suo figlio Jacky, dentro Pocoto, Falinovi, TMO e Mdk7. E, diciamocelo, ci abbiamo guadagnato. Non perché babalot, Jacky e Scamu non andassero bene, ci mancherebbe (anche se i ritmi pachidermici della Scamu-scrittura hanno del leggendario), tanto più che prima o poi, ne sono certo, ce li ritroveremo di nuovo tutti in fiera. Il fatto, però, è che questi quattro hanno portato tanto di nuovo e tanto di ottimo. E poi, insomma, quattro contro tre vince per forza, no? MEDIA=1 Falinovi ci ha regalato un bel tono professionale, il piglio di chi si è già abituato altrove a stare davanti alla telecamera, l'entusiasmo di chi torna dopo anni a fare una cosa che apprezza e quella botta di geriatria che non fa mai male. TMO e Pocoto avevano tutto il gasamento della prima volta, unito a doti ben differenti ma comunque utili. La voglia di fare, la pignoleria e la carica distruttiva di Pocoto son servite parecchio, anche se il rovescio della medaglia è che dopo due giorni volevamo tutti ucciderlo. L'entusiasmo di TMO, i suoi disegni (ancora sto male per quello del cartone del latte) e il suo lavoro di cameraman sono stati preziosissimi. Doveva fare il battitore libero, andare come preferiva di qua e di là, e ha finito invece per incatenarsi alla videocamera e seguire gli altri girando video su video su video. Eroico martire. MEDIA=2 E poi Mdk7, che mi ha sventrato lo scroto per mesi promettendomi prestazioni sessuali di vario tipo in cambio di un viaggio all'E3, e una volta sul posto ha messo i suoi soldi dove stava la sua bocca (suona meglio in inglese, eh :D) e ha trottato avanti e indietro per la fiera tutto il tempo senza colpo ferire. Oddio, più che altro ha trottato per lo stand Nintendo, ma insomma, ci siamo capiti. Carico, entusiasta, sempre pronto a dire la sua e a proporre idee, anche a costo di sconfinare nello spaccamaronaggio (tanto comunque c'era Pocoto che rompeva di più). Altro acquisto di valore. Fra l'altro, Mdk7, Pocoto e TMO, nella loro neverending spedizione in Nintendo, hanno prodotto la fetta di contributi video più ricca, approfondita e riuscita della spedizione, e il tutto a totale iniziativa spontanea, perché non è che glie l'avesse chiesto nessuno, di realizzare i video di gameplay commentandoli in diretta. E si sono sparati le code in Nintendo con voglia, entusiasmo e senza dire bah, ma anzi regalando pure l'italianata dello scavalcare mezza fila (lo diciamo che altri, nella stessa situazione, la coda la mollano dopo mezz'ora? Diciamolo :D). Insomma, hanno vinto bene. MEDIA=4 E il loro entusiasmo m'ha dato l'impressione di essere contagioso. A parte Ravetto (non mi viene da chiamarlo End, questione di abitudine), che manterrebbe il suo aplomb anche nel bel mezzo di un'apocalisse emmerichiana e ha vacillato un attimo solo di fronte all'idea di andare alla presentazione di Arkham City, ho visto cose che non m'aspettavo, non del tutto. Ho visto un teoKrazia illuminare tutti d'immenso davanti alla videocamera, quando all'ultima Gamescom non voleva saperne di fare neanche mezza apparizione. È entrato in modalità berserk all'inizio della prima diretta e non ne è più uscito. Ma tipo che ancora adesso, sta in berserk. Ho visto, per brevi attimi, il fuoco dell'entusiasmo, della passione, della voglia di fare, del “sì, dai, voglio provare quel gioco e scriverne e parlarne e amare tutti quanti” negli occhi di Fotone. A un certo punto ha anche provato un gioco senza che gli chiedessi di farlo. Incredibile. Ho visto, poi, un Soletta sommerso dai video, che affogava in un oceano di schedine SD e agitava disperatamente il braccio cercando di uscirne. Ho visto cose, insomma. Ed è stato bello. MEDIA=3 E io? Per me è stato un E3 diverso dal solito. Molto più “gestionale”, a cominciare dal fatto che per la prima volta mi sono dovuto occupare io di organizzare gli appuntamenti (l'avevo già fatto per la GDC, ma la portata della cosa era ben diversa). Ma anche durante i giorni di fiera, ho firmato video e (soprattutto) articoli molto meno del solito, dedicandomi un sacco ad altre cose: dare una mano sul piano organizzativo, correggere quanto fatto da altri, dormire, mangiare, fare il cameraman e dare ordini al vento. Ho anche fatto meno foto del solito abbracciato a belle figliole, e in quelle che ho fatto avevo espressioni poco convinte. Meglio del solito? Peggio? Boh? Quel che conta sono i risultati, e i risultati mi sembra siano quelli di un coverage eccellente, quindi bene così. E poi ho intervistato Eric Chahi, ultimo (e speriamo non ultimo) nella serie di miei miti personali la cui intervista diventa velocemente un "Lo so che stai sviluppando un gioco nuovo, ma io voglio parlare di quello vecchio che hai fatto 10/15/20 anni fa". Solo di recente anche Jane Jensen, Warren Spector e Peter Molyneux mi hanno dovuto sopportare in questo senso. E son bei momenti. E ovviamente anche questa volta mi sono scordato di portarmi qualcosa da far autografare. MEDIA=7 Potevamo fare di meglio, come sempre è. Potevamo pianificare meglio alcuni aspetti, potevamo portarci Ualone, potevamo organizzarci più a puntino su certi eventi ma, oh, mica possiamo fare tutto, e comunque c'è sempre tempo per migliorare, c'è sempre un'altra fiera dietro l'angolo. E in ogni caso abbiamo fatto tanto, tantissimo. E ne vado fiero e orgoglione, non tanto perché voglia assumermi meriti particolari per quel che ha fatto tutto il gruppone, perché è il gruppone ad averlo fatto, ma per il semplice fatto che ne faccio parte, del gruppone. Di questo. E non di altri. E allora, nonostante (al contrario di altri, e infatti non lo faccio mai) non ami mettermi qui a sottolineare quanto siamo bravi, quanto siamo onesti, quanto siamo sinceri, quanto siamo convinti di quel che facciamo, quanto dietro a ogni sbaglio e a ogni cosa giusta e a ogni maledetto bug del sito, di Arturo, di Cirillo e di Filippo, ci siano sempre e comunque solo logiche editoriali, errori umani e voglia di fare bene il nostro lavoro, respingendo a cazzotti quel che trotta intorno, beh, per una volta voglio proprio dirlo. Anche perché (al contrario di altri, e forse per questo non lo faccio mai), so perfettamente di stare dicendo la verità. Siamo i più migliori. Punto. MEDIA=5


  7. Fotone

    Play for food

    La fame in ogni sua forma, soprattutto a stelle e strisce.

    di Lorenzo Antonelli - 15/6/2011 09:17

    Farà piacere sapere che stavolta non siamo andati in America con la scusa dei videogiochi, per poi raccontare ai telespettatori di coliche biliari, dolori addominali, rigurgiti bestiali, flatulenze mortali, indigestioni gastro-alimentari e lipidi (di ogni foggia e consistenza) ingurgitati con cupidigia e sprezzo dell'autoconservazione. E invece no! Continuo a pensare che l'E3 lo dovrebbero fare in Africa, perché anche se vuoi contenerti, moderarti e restare leggero, in America è proprio impossibile farlo. Basti pensare all'offerta di 50 pezzi di Chicken McNuggets a soli 9,99 $ (purtroppo niente secchiello, solo cinque confezioni da 10 pezzi cadauna). È impossibile resistere all'assaggio convulso e a tutto quell'unto che ti avvolge di piacere, e si finisce ad annaspare in un circolo vizioso di fame inaudita e implacabile, inasprita dal pazzo metabolismo di giopep e avallata dalla generosa carta di credito di Soletta, che sul cibo non bada a strinate. Allora un Double Chili Double Cheesburger di Barney's Beanery non basta mai, una maxi porzione di Mozza Sticks tira l'altra, un Frappuccino chiama un White Chocolate Mocha, un paio di Donut sono sufficienti solamente a fornire l'energia necessaria per aprire gli occhi al mattino e per mettere un piede giù dal letto, nove pizze di Domino's sono ancore poche, "... ordiniamo anche del Pan di Via (elfico) impregnato d'aglio, dai! Assaggiamolo anche nella sua versione ripiena al cremoso formaggio e non dimentichiamoci certo dei dolcetti Lava's Chocolate, quelli che pesano mezzo chilo ciascuno!" Per smaltire quelli avanzati, però, bisogna chiamare una squadra di artificieri, che provvede a farli brillare in zone altamente militarizzate. Niente giapponese quest'anno, solo colesterolo yankee, proprio a farci male. E tre stick di carne secca solo per me, che sembra di mangiare pezzi di zombi morbidosi, ma tutto sommato riempie. MEDIA=1 MEDIA=2 MEDIA=3 MEDIA=4 MEDIA=5 MEDIA=6 MEDIA=7 MEDIA=8


  8. the TMO

    Giornalisti all' E3

    Tutte le tipologie di brutti ceffi che potete incontrare a Los Angeles.

    di Marco Giammetti - 14/6/2011 08:46

    C'è un sacco di gentaglia in giro per l'E3, se dovesse capitarvi di andare alla fiera questa guida potrebbe tornarvi utile per la vostra sopravvivenza! MEDIA=1


  9. Mdk7

    Les jeux sont faits!

    Ricordando Los Angeles...

    di Marco Mottura - 13/6/2011 09:58

    Siamo ufficialmente rientrati a casa da poco più di un giorno, dopo un interminabile viaggio in aereo di quasi 20 ore seguito a una notte di non-riposo culminata da una sveglia suonata ben prima dell'alba. Sì, a dispetto della massiccia presenza di inviati sul suolo losangelino è stato un E3 piuttosto massacrante, ma come ha scritto bene quel castorone del TMO l'Electronic Entertainment Expo è un modo di vivere più ...


  10. the TMO

    E alla fin della fiera...

    La musica è finita, i nerd se ne vanno

    di Marco Giammetti - 10/6/2011 10:27

    Maledetto sia il giorno che ho detto "la telecamera la tengo io", pensando di fare qualcosa di divertente: Ho la schiena a pezzi da tre giorni di riprese continue, cavi infilati da tutte le parti (ehm), batterie nelle tasche e l'incubo delle SD card: Bisogna svuotarle ogni volta, neanche fossero un secchio della raccolta differenziata. L'umido, per la precisione. Dawn of the First Day Il primo giorno d'apertura dell' E3 ...


  11. Fotone

    The King of the Booth

    Rassegna ragionata delle prosperose bellezze targate E3 2011.

    di Lorenzo Antonelli - 10/6/2011 10:09

    Mentre l'E3 2011 impazzava e placide mandrie di nerd eunuchi ansimavano dinanzi agli ultimi ritrovati della tecnologia ludica che verrà, qualcuno dotato di bocca buona e occhio lungo (in particolare io) se la spassava alla grande, infischiandosene bellamente dei giochini, degli hardware e di tutta quella roba lì. Che in fondo c'è sempre tempo per giocare: tutto il resto dell'anno. Insomma, se è pur vero che in un E3 che ...


  12. |Sole|

    Una giornata epocale

    Il silenzio prima del… delirio.

    di Simone Soletta - 8/6/2011 16:23

    È mattina presto qui a Los Angeles e, a parte il fantasma di Fotone, che si aggira stranito per il loft, tutto è dannatamente quieto. Fuori dalle enormi finestre di questo spettacolare mega-appartamento si staglia la Los Angeles che si risveglia, piena di auto guidate da gente che non è capace a guidare, piena - purtroppo - di homeless a ogni angolo della strada. Sì, perché il loft è davvero spettacolare, ma la zona in cui si trova, beh. Diciamo che in tanti tra i "locali" consigliano di non andare troppo in giro, via. Tranquillità, dicevo: si avverte solo il ronfare sommesso di chi ancora è tra le braccia di Morfeo (più il fantasma di Fotone, che si sta aggirando ora dietro a me), ed è un contrasto incredibile con l'energia, invece, che si è respirata ieri. Una prima giornata di fiera, lasciatemelo dire, semplicemente incredibile, per me che l'ho vissuta "di seconda mano" in sala stampa, attaccato al MacBook per preparare nel più breve tempo possibile i video da pubblicare su Videogame.it. Incredibile perché è pazzesco il lavoro che è stato fatto sullo show floor da questi spettacolari ragazzi, che sono riusciti a provare talmente tante di quelle cose che la mia cartella dei video "da fare" è già oggi semplicemente allucinante. E vedrete tutto, promesso: dopo la sbornia di Wii U, ci sono PlayStation Vita, 3DS e… tutto il resto da rivedere, esportare, caricare, mostrare. È stata una giornata di quelle in cui l'adrenalina scorre a fiumi, in cui posso vedere negli occhi della "crew", anche in quelli di chi, a parole, dell'E3 è un po' stanco, la voglia di fare le cose al meglio, di provare giochi, intervistare persone, e poi parlare, scrivere, raccontare, comunicare. Fino a notte fonda, davanti a una telecamera, con gli occhi "svitati", con i pensieri che inevitabilmente rallentano e s'intrecciano in un gomitolo inestricabile, oppure davanti a una tastiera, perché nonostante il coverage fatto fino a ieri sia semplicemente sensazionale, c'era ancora qualcosa da dire, un gioco da trattare, un post da scrivere. Bello. Pesante, certo, perché tra poco si ricomincia a trottare, nonostante il TMO mi stia dicendo ora che a finire tutto hanno fatto le 3 (io sono crollato prima, ammetto), e ora è già al PC. Fotone sta eseguendo riff di basso sulla chitarra (non manca niente, nel loft, ma lo vedrete nei prossimi "stand up"), giopep si alza e invece di mettergli le mani in faccia, come sarebbe normale, esordisce dicendo "questa è la musica di suspance perché sto andando a"… beh, diciamo "in bagno", via. Fra poco sentiremo il vocione di Teo che risorge dalla master bedroom, Pocoto comincerà a bombardare MSN, perché anche lì non sta zitto un momento. E arriveranno qui gli altri, dall'appartamento "piccolo", pronti a cominciare una nuova, incredibile giornata. Ho preparato il caffè, c'è una diretta da "configurare". Si riparte. MEDIA=1