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€29,99€ 23,73 - Usato
€ 17,85
Datasheet
- Sviluppatore
- Remedy Entertainment
- Genere
- Avventura
- PEGI
- 16+
- Data di uscita
- 14/5/2010
- Data di uscita americana
- 18/5/2010
- Lingua
- Tutto in Italiano
- Giocatori
- 1
- Prezzo
- € 64,98
Lati Positivi
- Meccaniche semplici ma ben rifinite
- Sceneggiatura appassionante
- Direzione artistica eccellente
- Splendida colonna sonora
Lati Negativi
- Gameplay non originalissimo
Hardware
Multiplayer
Link
Svegliati, Alan
Remedy porta l'horror letterario su Xbox 360.
Alan Wake è un videogioco che fa un po' di cose interessanti, alcune cose banali e derivative, un paio di cose importanti. E le fa tutte estremamente bene, con una gran cura per i dettagli, un game design di primo livello e un buon lavoro di scrittura. Dopo tanti anni di sviluppo, Remedy ci ha consegnato forse non un capolavoro assoluto, ma certo un titolo che lascerà il segno in questa stagione e farà innamorare parecchi videogiocatori.
semplicità che convince
Ridotto all'osso, spogliato di tutta la sovrastruttura narrativa, la nuova creatura del team nordico è fondamentalmente uno sparatutto in terza persona. Un'evoluzione più elegante e meno sopra alle righe, se vogliamo, del lavoro fatto a suo tempo con Max Payne, cui non a caso Alan Wake ammicca a più riprese. La struttura di gioco, infatti, non va particolarmente oltre quella di uno sparatutto abbastanza lineare, all'interno del quale bisogna coordinarsi nell'utilizzo delle due armi a disposizione: la luce e il piombo. Le creature con cui il protagonista si trova a dover combattere, infatti, possono essere abbattute a revolverate solo dopo una corposa dose di illuminazione artificiale (o naturale). La fotosensibilità del maligno di Alan Wake è talmente forte da renderne possibile l'eliminazione anche col solo utilizzo della luce, se potente e insistita a sufficienza. E in questo senso diventa fondamentale imparare a sfruttare l'ambiente di gioco, i riflettori, i lampioni e qualsiasi altro tipo di fonte luminosa.
Si diceva che in Alan Wake troviamo una grandissima cura per il dettaglio, e la ricchezza con cui vengono sviluppate le poche e semplici idee di gameplay ne è la dimostrazione. Se da un lato è vero che per le dieci ore più o meno abbondanti di gioco si fanno quasi sempre le stesse cose, dall'altro è ammirevole la varietà con cui queste sanno proporsi di volta in volta. Varietà figlia in parte della buona intelligenza artificiale, con nemici che attaccano da tutte le direzioni, provano ad aggirare il giocatore e a coglierlo di sorpresa, sfruttano capacità differenti e - importante - possono essere attaccati in tanti modi diversi. Modi che coinvolgono, come detto, l'ambiente di gioco, ricco di strutture con cui è possibile interagire, di oggetti da usare come ripari e protezioni strategiche, di spazi in cui muoversi per gestire il combattimento. L'unico vero limite del sistema di gioco di Alan Wake è quello così tipico dei tempi recenti: un tasso di sfida, perlomeno a livello normale, piuttosto basso. Non tanto per dei nemici eccessivamente deboli, quanto piuttosto - come accadeva per esempio in BioShock 2 - per la sovrabbondanza di munizioni e oggetti vari che si presenta a chi abbia l'attenzione di cercarne e raccoglierne il più possibile. Ma del resto, i livelli di difficoltà più alti servono proprio per chi non si accontenta, oltre che per sbloccare alcuni oggetti segreti disponibili solo in modalità Incubo.
A creare un mix divertente, appassionante e che non lascia addosso fastidiose sensazioni di diluito anche nelle sue fasi più lunghe (per esempio il terzo episodio, forse quello più articolato in termini di gameplay puro), ci pensano le variazioni sul tema. Per esempio le fasi "oniriche", marchi di fabbrica di Remedy fin dai tempi del primo Max Payne, o le solide sezioni di guida, che chiudono la porta in faccia a chiunque voglia sminuire Alan Wake paragonandolo ad Alone in the Dark: le similitudini sono evidenti, ma la qualità di realizzazione è lontana anni luce.
ambiente, personaggi, narrazione
La cittadina di Bright Falls e i territori che la circondano sono uno scenario fantastico per concezione e realizzazione. Non solo ospitano ambienti di gioco perfettamente costruiti per dare vita ai divertenti scontri fra il protagonista e le creature dell'oscurità, ma rappresentano un tassello fondamentale nella struttura narrativa di Alan Wake, oltre che nella creazione dell'atmosfera surreale che si respira a pieni polmoni. Bright Falls è un vero e proprio personaggio, vivo, pulsante, ben caratterizzato, circondato da montagne, boschi, edifici solidi, credibili, che si lasciano esplorare dando l'impressione di non essere semplici sagome di cartapesta o ammassi di poligoni e texture, ma luoghi di un mondo realmente esistente. Il merito dello splendente motore grafico messo in piedi da Remedy va quindi oltre gli spettacolari effetti di luce, la pulizia visiva e i difetti che ogni tanto emergono, ma si concretizza soprattutto in una direzione artistica eccellente, capace di donare vita reale a quei posti surreali. Peccato solo per l'evidente distacco in termini di "fotografia" fra le fasi di gioco e i filmati in computer grafica: le luci, i colori, il look cambiano quasi completamente, dando sensazioni francamente un po' anacronistiche, che andavano bene magari dieci anni fa, quando davvero la distanza qualitativa fra giocato e filmato era abissale. Oggi è solo strano.







anzi, leggendo la recensione mi hanno fatto calare notevolmente la scimmia. Mi sa tanto che vado di usato o di UK se avrà l'italiano..............l'unica parte promossa a pieni voti nella recensione è quella della direzione artistica. Il resto non è il massimo. Bella recensione comunque, ma mi ha smontato
)