Genere
Azione
Lingua
Tutto in italiano
PEGI
18+
Prezzo
69,90 euro
Data di uscita
20/6/2008

Alone in the Dark

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Datasheet

Produttore
Atari
Sviluppatore
Eden Games
Genere
Azione
PEGI
18+
Distributore Italiano
ATARI Italia
Data di uscita
20/6/2008
Lingua
Tutto in italiano
Giocatori
1
Prezzo
69,90 euro
Formato Video
HDTV
Formato Audio
Surround 5.1

Lati Positivi

  • Ottima grafica
  • Qualche enigma interessante non manca
  • Il mix di generi a tratti funziona
  • Impatto narrativo e visivo molto cinematografico
  • Colonna sonora evocativa

Lati Negativi

  • Sezioni di guida da dimenticare
  • Frangenti troppo spesso frustranti
  • Controlli da rivedere
  • Qualche bug di troppo
  • Ambienti e nemici poco ispirati

Hardware

Le versioni da noi provate sono quelle per Xbox 360 e per PC. Nel primo caso sono sufficienti una confezione originale del gioco, una console in versione europea, un joypad e circa 5 MB di spazio libero per i salvataggi. Per quanto riguarda il PC, oltre al gioco originale, sono invece consigliati un processore Dual Core, 1 GB di RAM (2 per Windows Vista) e una scheda 3D con 512 MB di RAM, oltre a un joypad (va benissimo quello per Xbox 360) per evitare gli scomodi controlli tramite mouse e tastiera.

Multiplayer

Non sono presenti modalità di gioco in multiplayer.

Link

Recensione

Fuoco selvaggio

Il gameplay di Alone in the Dark in tutte le sue sfaccettature.

di Francesco Destri, pubblicato il

La tentazione di far uscire Alone in the Dark dagli stereotipi del survival-horror è stata avvertita in modo evidente dai ragazzi di Eden Games, che nonostante richiami evidenti a Resident Evil e a Silent Hill (per lo più a livello scenografico) hanno cercato di contaminare il più possibile il genere con gli elementi più disparati e (a volte) incoerenti tra loro.

IL PASSATO CHE (NON) RITORNA

Lo si capisce subito dai primi livelli all’interno del grattacielo dove, di fatto, Alone in The Dark non ha davvero nulla che lo leghi al suo passato. Pochissimo spazio per l’esplorazione, nessuna atmosfera cupa e orrorifica, bensì una corsa contro il tempo fatta di scalate su cornicioni, salti, porte sfondate, fiamme spente con estintori, piccoli enigmi e via di questo passo.
Il primo approccio sarà insomma traumatico per chi si aspettava un capitolo “tradizionale” della serie, anche perché, soprattutto negli ambienti chiusi, Alone in the Dark risulta estremamente lineare e quasi guidato in molte situazioni. Per fortuna le cose cambiano all’esterno nel parco, dove la maggior libertà di movimento e di azione, oltre a un ritorno di certe atmosfere lugubri tipiche di un survival-horror (con tanto di nebbiolina), richiamano alla mente il passato di Edward.
Lo si percepisce chiaramente anche nell’attenzione rivolta agli enigmi, che qui, grazie alle routine fisiche di marca Havoc, aggiungono un pizzico di avventura e di materia grigia a un copione altrimenti incentrato per lo più su combattimenti e frangenti di stampo "action". Alone in The Dark è infatti un mix di generi molto variegato e con alle spalle un’indubbia voglia di sperimentazione, ma proprio questa voglia di contaminazione ha finito con il danneggiare il gioco facendolo sembrare un ibrido in cui nessuna delle componenti ha goduto della giusta attenzione.

A SPASSO PER CENTRAL PARK

Si veda per esempio la centralità del fuoco nell’economia del gameplay.
Si può spegnere liberando così dei passaggi, avanza e prende corpo proprio come in un incendio reale, si può usare per dare fuoco a oggetti da utilizzare poi come torce (anche prendendo benzina dal serbatoio di un’auto), può provocare delle esplosioni se abbinato con i giusti “ingredienti” e quasi sempre è indispensabile per uccidere i nemici (altrimenti immortali).
Tutto bello e nuovo insomma (a memoria non ricordiamo alcun altro gioco così incentrato su questo elemento), ma alla fine quello del fuoco rimane l’unico spunto davvero riuscito e il dover ricorrere quasi sempre ad esso per trarci dagli impicci può risultare alla lunga ripetitivo e poco avvincente.
La trovata più frustante e incomprensibile è comunque quella delle sezioni di guida e ciò, visto che Eden Games è reduce da un ottimo racing-game come Test Drive Unlimited (anch’esso tormentato non poco da bug assortiti), suona ancor più incomprensibile.
Si tratta di frangenti in cui basta il minimo errore per dover ricominciare tutto da capo (non esistono save-point durante queste sezioni), con in più i bug già accennati in apertura e una sensazione di gratuità che rende le corse per Central Park ancora più inutili e scoraggianti, oltreché lineari e dai controlli piuttosto macchinosi. Per fortuna, se all’ennesimo tentativo non riuscite a giungere al “traguardo”, potete saltare il capitolo e andare a quello successivo.

NELLA PRECEDENTE PUNTATA DI ALONE IN THE DARK...

Quella della divisione del gioco in capitoli da “skippare” liberamente è l’altra vera novità di Alone in the Dark. Da un lato, vista la presenza di un breve riassunto introduttivo, non si rischia di perdere nulla della trama, anche saltando interi episodi, ma dall’altro la possibilità di evitare a piacere i frangenti più lunghi e frustranti ci fa pensare che gli sviluppatori abbiano utilizzato questo nuovo espediente da telefilm quasi per coprire le magagne del gameplay e l’eccessiva difficoltà di certi passaggi.
Sinceramente avremmo preferito un andamento più omogeneo e con meno punti morti seguendo un itinerario più classico livello dopo livello o, al massimo, saltare solo singole sezioni di ognuno degli otto capitoli senza poter approdare quasi al termine del gioco fin da subito come invece è possibile fare. L’insieme di questi elementi, a cui bisogna aggiungere una mediocre caratterizzazione dei nemici (creature del genere sono viste e straviste) e una tensione orrorifica molto più spenta rispetto ai primi due capitoli della saga, fa di Alone in the Dark una grande occasione sprecata e un coacervo di belle idee messe però insieme con poca attenzione e in modo distratto.

Voto 3 stelle su 5
Voto dei lettori
Alone in the Dark ha un grande pregio: in un periodo di eccessiva standardizzazione all’interno dei generi il quinto capitolo della saga di Edward Carnby ha il coraggio di proporre un gioco dalle mille sfaccettature e di uscire dal classico passato da tipico survival-horror. La cura riposta nella grafica e nella gestione della fisica, la centralità di un elemento fortemente dinamico come il fuoco e l’originalità di certi enigmi sono inoltre pregi da non sottovalutare. Ad aspirazioni così alte non è purtroppo seguita una realizzazione all’altezza: sfilacciato, incoerente, non privo di bug, scomodo da "maneggiare" e pieno di momenti frustranti, Alone in the Dark si rivela deludente proprio nel gameplay e nel sistema di controllo, accontentandosi così della sufficienza, ma rimanendo lontano da quei livelli di eccellenza che un po' tutti, compresi i detrattori più accaniti, si aspettavano di riscontrare.

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