Genere
Azione
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
16+
Prezzo
€ 69,99
Data di uscita
28/8/2009

Batman: Arkham Asylum

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Datasheet

Produttore
Eidos Interactive
Sviluppatore
Rocksteady Studios
Genere
Azione
PEGI
16+
Distributore Italiano
Halifax
Data di uscita
28/8/2009
Data di uscita americana
25/8/2009
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
€ 69,99

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Speciale

Batciak... si gira!

Tutti i film dell’uomo pipistrello in quarant’anni di storia.

di Francesco Destri, pubblicato il

Proprio quest’anno si festeggia il settantesimo compleanno di Batman, che dalle prime apparizioni nel 1939 sulle pagine di Detective Comics è arrivato fino al 2009 inanellando tre serie televisive in live action, sette film per grande schermo e numerosi lungometraggi animati, senza contare l’articolato panorama fumettistico con volumi fuori serie, spin-off e speciali che continua a raccogliere un numero spropositato di fan. Nell’immaginario collettivo, soprattutto quello europeo dove l’impatto dei comics americani è meno incisivo rispetto a quello degli USA, l’immagine iconica di Batman è legata in modo particolare al suo percorso cinematografico iniziato nel 1966 e giunto oggi, con Il Cavaliere Oscuro, a una maturazione esemplare e ben superiore a quanto visto in altre serie cinefumettistiche come Spider-Man, X-Men e Hulk.

EROI IN CALZAMAGLIA

Il ’66 è una data importante per l’uomo pipistrello. La serie televisiva di 20th Century Fox, che durerà fino al ’68 nell’arco di tre stagioni, sta infatti ottenendo un successo inaspettato nei palinsesti americani e per la prima volta, dopo i due serial del ’43 e del ’49 prodotti da Columbia Pictures e improntati a una sorta di mystery-noir con vaghi elementi fantastici, Batman abbandona la sua tipica veste dark per indossarne una coloratissima e sfacciatamente parodistica. Adam West e Burt Ward diventano così i protagonisti di una serie di culto squisitamente pop e piena di riferimenti fumettistici leggeri e sopra le righe, che ritroviamo nello stesso anno nel lungometraggio Batman di Leslie Martinson realizzato a cavallo tra la prima e la seconda stagione della serie.
Qui la coppia di supereroi in calzamaglia si trova ad affrontare la minaccia di ben quattro nemici (Pinguino, Enigmista, Cat Woman e Jolly) che, servendosi di una diabolica invenzione per trasformare gli uomini in polvere, vogliono conquistare il mondo intero. Il budget di circa un milione e mezzo di dollari non permette grandi trovate sceniche e lo script del pur bravo Lorenzo Semple Jr. è un mero pretesto per mostrare buffe scazzottate, improbabili attacchi di squali, gadget improponibili e due maschere che di eroico non hanno davvero nulla. Ancora oggi però il film è molto amato e considerato un tipico esempio di cinefumetto svagato e senza alcuna pretesa autoriale, tanto da meritare un trattamento di lusso sia nella Special Edition in DVD del 2002, sia nel Blu-ray dello scorso anno.

LA LUNGA PAUSA

Per rivedere Batman su grande schermo i fan devono però aspettare ben ventitré anni, ma la colpa di una tale attesa non è però solo dell’uomo pipistrello. Escludendo infatti la tronfia e ingenua epopea di Superman iniziata nel ’78, i mediocri film-tv di Spider-Man e di Hulk dell’anno precedente e il flop di Flash Gordon del 1980, gli eroi dei fumetti prestati al cinema faticano a imporsi per almeno due decenni; d’altronde il pubblico rimane travolto ed estasiato da Star Wars e Star Trek e la tecnologia è ancora troppo acerba per rappresentare al meglio, e senza scadere nel ridicolo come il Batman degli anni ’60, i superpoteri dei campioni marveliani.
Qualcosa però inizia a cambiare nella metà degli anni ’80, quando Hollywood esce dalla crisi di incassi del decennio precedente sfruttando personaggi “da fumetto” che hanno il volto di Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger e Chuck Norris. Torna insomma la voglia di eroi vendicativi, fisicamente prestanti, solitari e in perenne lotta contro il male; da qui, aggiungendo l’elemento fantastico e fumettistico, il passo verso una nuova stagione di supereroi è molto breve ed è proprio al Batman di Tim Burton che si deve, nel 1989, la rinascita di un genere ancora oggi in auge.

BATMAN SFONDA AI BOTTEGHINI

Il giovane regista californiano, esordiente in un progetto di tali dimensioni, dirige infatti non solo un piccolo capolavoro gotico-criminale (Oscar per le migliori scenografie) che riporta Gotham City alla sua originaria natura cupa e disperata, ma azzecca il successo dell’anno con un incasso di 420 milioni di dollari (ne costerà alla fine circa 40), glorifica Jack Nicholson offrendogli uno dei villain più strepitosi nella storia del cinema (il ghignante Joker) e riporta l’uomo pipistrello alla sua meritata gloria mediatica. Ancora meglio (o peggio per alcuni) Burton riesce a fare con Batman – Il ritorno del ’92; aumentano i personaggi (sono ben tre i cattivi), lo stile si fa ancor più visionario e disturbante, i toni da commedia nera si mescolano con una carica sensuale più adulta (la sexy Cat Woman di Michelle Pfeiffer), ma il miracolo del film precedente non si ripete.
Gli incassi mondiali si fermano a 280 milioni di dollari, l’Oscar non arriva e Burton viene ai ferri corti con i dirigenti di Warner Bros, che nonostante i guadagni comunque ingenti preferiscono non rischiare un terzo episodio fallimentare. Si chiude così, non proprio nel migliore dei modi, la breve ma intensa stagione del Batman burtoniano che però, tra gli altri meriti, ha avuto quello di sdoganare presso il grande pubblico eroi fumettistici secondari; sono infatti di questi anni l’ottimo Dick Tracy di Warren Beatty, il sottovalutato The Rocketeer di Joe Johnston e il Flash televisivo della CBS.

TANTI SOLDI, POCHE IDEE

Nel 1995 Warner Bros decide di rispolverare Batman rinunciando però al suo regista-simbolo (Burton quell’anno è impegnato con Mars Attacks!) e al volto mascherato di Michael Keaton. A dirigere Batman Forever, con un budget di cento milioni di dollari, viene chiamato Joel Schumacher, regista senza particolari doti (Linea mortale, Ragazzi perduti, Il cliente) che porta nel mondo di Batman un’impronta decisamente più leggera e colorata, meno esistenzialista e più pirotecnica.
Il risultato, con l’arrivo di Robin (Chris O’Donnell), effetti visivi strepitosi per quegli anni e un cast di tutto rispetto (Jim Carrey, Tommy Lee Jones, Nicole Kidman e Val Kilmer), non raggiunge certo i due film burtoniani, ma non è poi malaccio e tecnicamente è davvero un gran bel vedere (ben tre nomination all’Oscar per fotografia, sonoro e montaggio sonoro). Gli stessi incassi superano abbondantemente quelli di Batman – Il ritorno e spingono Warner Bros a ritentare il colpo due anni dopo con Batman & Robin; il risultato è però pessimo. Schumacher si fa tentare dal budget astronomico di 125 milioni di dollari e butta tutto su una farsa action-circense dove non funziona nulla; il cast è male assortito (Alicia Silverstone nei panni di Batgirl è un vero e proprio scult), i dialoghi di Akiva Goldsman (futuro Oscar per A Beautiful Mind) sfiorano il ridicolo e il Batman di George Clooney pare uscito da una sfilata di moda. Non è un caso se gli incassi, comunque accettabili, si rivelano i peggiori dell’intera serie e spingono lo Studio hollywoodiano a mettere in pensione l’uomo pipistrello per un’altra lunga pausa.

RITORNO IN GRANDE STILE

Passano infatti dieci anni da Batman & Robin a Batman Begins, sesto lungometraggio dell’eroe di Gotham City che va finalmente in porto nel 2005 dopo due anni di continue interruzioni per la scelta del regista. Alla fine, dopo il quasi assenso di Darren Aronofsky, Warner Bros dà il via libera al talentuoso Christopher Nolan (Memento, Insomnia), che dirige e sceneggia un ritorno in grande stile dell’uomo pipistrello. Costato circa 150 milioni di dollari (ne incasserà quasi 400 in tutto il mondo), Batman Begins si spinge fino alle origini del mito di Batman (mai veramente intercettate dai film precedenti), tornando a una certa cupezza di fondo dopo l’esagerato multicromatismo di Joel Schumacher e trovando in Christian Bale un protagonista di indubbio carisma.
Il film, pur con qualche lentezza iniziale e senza una nemesi malvagia del livello di Joker o Pinguino, risulta solido, ben scritto, fotografato con stile da Wally Pfister (nominato all’Oscar) e realizzato senza eccedere nell’uso di computer-grafica. A queste direttive Nolan vuole attenersi anche con Il Cavaliere Oscuro, che dirige nel 2008 dopo la notevole parentesi thriller-magica di The Prestige. Il film risulta ancora più cupo e claustrofobico del predecessore e, seppur non impeccabile nello script e in un finale tirato per le lunghe, il risultato lo pone tra i migliori cinefumetti di sempre.
Merito sicuramente di un Batman quanto mai tormentato e di una Gotham City mai così corrotta, sudicia e dark, ma soprattutto di un Heath Ledger che fa di Joker una maschera horror e schizofrenica di straordinaria malvagità. È lui il vero protagonista del film ed è lui, con quel ghigno slabbrato e inquietante, a ribadire come senza un nemico all’altezza anche un’icona intoccabile come Batman non possa esprimere il meglio di sè. E questo, Nolan, l’ha capito alla perfezione.


Commenti

  1. bibbi 76

     
    #1
    http://www.youtube.com/watch?v=r94AJzJZZaU&feature=related
    .
    Le scazzottate erano fenomenali...:DD:DD:DD
  2. utente_deiscritto_30839

     
    #2
    che bel riassunto!!! complimenti
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