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Il tocco della medusa #3

Il tocco della medusa #3

di Stefano F. Brocchieri, pubblicato il

Io a Bizzarre Creations "l’ho sempre voluta bene". Sin dal giorno in cui le nostre strade si incrociarono perché l’Andy mi disse che a giocare Sega GT stavo perdendo tempo, che era una mozzarella, che i Gran Turismo, i Colin McRae e i Gran Prix (tutti racing seri di gran lunga meglio) me li ero già giocati, che F355 era meglio se lasciavo perdere, che non ero capace, e dovevo provare ‘sta figata qua, MSR. E, caspita, cos’era MSR: il gioco di guida arcade, che s’inventa la roba dello stile di guida che poi ha fatto scuola (e se poi non è vero fa niente), con le prove divertenti, Londra, Tokyo e San Francisco messe lì come mamma le ha fatte e il tempo variabile a seconda del fuso orario calcolato grazie all’orologio interno di Dremcast. E poi la radio. No, signori, la radio, con dentro la colonna sonora più Sega, ma nel senso più Koshiro del termine, che una colonna sonora radiorealistica potrà mai essere. Boom, headshot! Capolavoro.

E a Bizarre l’ho voluta ancora più bene quando qualche anno dopo finalmente l’ho incontrata, e proprio grazie a mamma Sega! Era il 31 ottobre 2007, all’Elvetham Hotel, situato a un’ora e mezza da Londra, nel pieno della brughiera, quella vera, quella dell’inizio di Un Lupo Mannaro Americano a Londra. Il complesso è famoso perché nato dalle ceneri di una tenuta appartenuta ai Seymour, parenti acquisiti di Enrico VIII, al cui interno si erano consumati bigamie e incesti, erano nate sette dedite a chissà quale forma di bunga bunga, ma soprattutto erano capitate tante morti violente, tra padroni di casa (de)capitati, gente infilzata e ospiti bruciati vivi. Nel cortile su cui si affacciava la mia stanza addirittura si diceva che era morta annegata una nipotina della Regina Elisabetta, e che di notte la si sentiva ancora lamentare. Non scherzo, ma non l’ho sentita.
Che ti fa Sega in questo bel posticino con tanto di chiesetta di pura matrice gotico-nordica e cimitero alla Thriller a condire? Ci organizza The Gore in Q4, evento a sfondo horror, ad Halloween. Geniale. I giochi presenti erano The Club, Viking: Battle for Asgard e Condemned 2: Bloodshoot. Da qualsiasi lato guardavi il tema, qualcuno dei tre sarebbe stato fuori posto, ma vabbé, con me c’era il collega Roberto Magistretti, che, anche se nintendaro marcio fin nel midollo, e quindi chiaramente una spia sabotatrice inviata da Iwata, col suo misto di rara follia, rara saggezza e raro cinismo era la ciliegina ideale per un press tour di quelli che ormai non ne fanno più (a parte ovviamente quelli “canne, troie e 3DS”, pat pat, Robbé).

Ma il sentimento vero mi è esploso alla Gamescom 2009, quando l’ho incontrata per provare Blur. E fa niente se Bizzarre in realtà era un po’ puttana, una che era andata un po’ con tutti, e ora si presentava col suo pappa nuovo di zecca. Perché Nick Davis, design manager di The Club, era sì uno a posto, ma si fermava là e me lo facevo andare bene perché l’avevo incontrato nel luogo più maledetto del globo e c’era Roberto, ma anche e soprattutto Gemma, la PR più topa del settore, storica colonna Sega, in seguito transfuga a bordo di un drago comandato ridicolamente a gesti.
A Colonia c’erano Ben Ward e Ami Langton, rispettivamente, Community & Web Lead e Studio Communication di Blur, tutto un altro campo da gioco. Erano quello che mi ero sempre immaginato essere i Bizarre. Giovani, freschi, con nomi brevi e stilosi, energici, a loro modo strani ma capaci di farti capire che il loro modo di vedere le cose era il più figo del pianeta, e che dietro l’aspetto irrinunciabilmente alla moda c’era roba vera, con le palle. Esattamente come i loro giochi. Ecco allora che una session multiplayer a un racing game eccentrico con cui Bizarre cercava di reinventare la ruota andando contromano rispetto agli schemi mentali di molti, sicuramente quelli del giornalista tedesco, francese e cinese che stavano lì con me e non la smettevano di sbofonchiare per la qualsiasi, era diventato uno dei migliori party a cui avevi mai partecipato. Adrenalina continua, trascinante, stordente, come un fiume, e in mezzo una verità che era sempre stata dentro di te (la decostruzione di The Club è cosa giusta, e può funzionare anche in un titolo di guida) che veniva pian piano a galla e finalmente ti si palesava davanti, vivida e circondata da riflessi splendenti, a portata di mano, ma destinata infine a sfuggirti, perché era solo un hands on di una mezzoretta. Come farsi un trip, ma senza farsi male.

Ottobre 2010, viaggio alla volta di Liverpool. Hype per la location: tipica città inglese depressa tutta “brick”, con in più la sfiga di avere anche un porto, classico catalizzatore della depressione sociale, e quella di aver dato i natali alla band più famosa di sempre, a cui devi quindi giocoforza dedicare 384 vie, 12 ospedali, l’unico aeroporto, 28 scuole, 1.948 pub, 4.740 negozi di cianfrusaglie, e santificare anche l’ultimo dei tombini su cui aveva spento una cicca Ringo Starr quando ancora aveva i capelli da scucchiarone. Aspettative in larga parte disattese, che sì, ci sono tanti insopportabili mattoni rossi e in centro ci sono tante serrande abbassate che ti stringono la gola in un nodo di depressione, però Liverpool per il resto sembra proprio un gran pezzo di paese, con una topografia interessante e tantissima riqualificazione urbana, con un sacco di progetti e costruzioni nuove, all’avanguardia. E poi quei negozi di cianfrusaglie in realtà sono solo 4.641.
Ad essere pienamente all’altezza dell’hype, invece, è stata la sede di Bizarre Creations, uno stabilimento in una zona industriale della città i cui dipendenti al 90% erano tutti come Ben ed Ami, e davano proprio l’idea che quei “where… Everyone has a voice” e “where… Everyone needs to be an expert, if you’re not today, we will help to make you one tomorrow” elencati tra i principi dello studio in un cartello piazzato all’entrata potevano avere spazio in questo universo. La fabbrica di Willy Wonka esisteva veramente. Ed è in quel clima un po’ PGR, un po’ Piccoli Omicidi tra Amici e un po’ Fantasilandia che ho provato qualche livello di James Bond 007: Bloodstone, un titolo su licenza in cui il tocco di Bizarre era virato necessariamente sul casual, ma che sembrava fare perfettamente quello che doveva fare. E poi il publisher ci credeva abbomba, dando al gioco valori produttivi, nomi e talenti che quasi ci poteva venir fuori un nuovo film della serie, con molti pezzi pensati in maniera veramente giusta e affidati in realizzazione alla gente veramente giusta, senza badare a spese.

Qualche mese dopo la mia visita, Bizarre Creations ha chiuso.


Commenti

  1. Bruce Campbell87

     
    #1
    che tristezza e che brutto finale :(
  2. Dypa77

     
    #2
    Non mi riesco a togliere l'idea in testa che si, ok: i giochi racing arcade sono in un brutto periodo e forse far uscire Blur ora non era il massimo, però con Activision dietro... Spiace sul serio.
  3. SixelAlexiS

     
    #3
    teoKrazia ha scritto:
    Il tocco della medusa #3:
      
    :'(
  4. teoKrazia

     
    #4
    Questa fa malissimo. :'( :'( :'(
  5. AVV.

     
    #5
    "E poi il publisher ci credeva abbomba, dando al gioco valori produttivi, nomi e talenti che quasi ci poteva venir fuori un nuovo film della serie, con molti pezzi pensati in maniera veramente giusta e affidati in realizzazione alla gente veramente giusta, senza badare a spese. "
    senza badare a spese? non hanno manco fatto la localizzazione con sottitoli:-|
  6. teoKrazia

     
    #6
    AVV. ha scritto:
    senza badare a spese? non hanno manco fatto la localizzazione con sottitoli:-|


    Si vede che i soldi li avevano spesi tutti per il motion facciale e il doppiaggio di Craig, il motion capture del suo stuntman Ben Cooke, la colonna sonora di Dave Stewart e Joss Stone, i capture e il doppiaggio di quest'ultima, la sceneggiatura di Bruce Feirstein e la versione nuova dell'engine proprietario di Bizarre. ^^
  7. Da Hammer

     
    #7
    Pure i corvi ormai si toccano quando ti vedono passare. Soprattutto con quelle ciabatte.
  8. DiRk_the_Daring

     
    #8
    vado a comprare Blur, o meglio mi metto davanti al GS e acchiappo il primo che mi tirano dietro, mi sembra il minimo per completare la Bizzarre Creation Collection.
  9. Mdk7

     
    #9
    Po'racci. :(
    Gran bel pezzo comunque, "scucchiarone" mi ha fatto morire. :DD
  10. Bluemoon

     
    #10
    amsterdam. lol
    peccato davvero per bizarre. è un po' un mercato al collasso quello dei vg. i problemi comunque sono stati strategici a monte, perché i giochi bizarre ha sempre dimostrato, anche con blur e bloodstone, di saperli fare.
    la willocks invece che fine ha fatto?
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