Genere
Sparatutto
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
ND
Data di uscita
22/12/2005

Call of Duty 2: Big Red One

Call of Duty 2: Big Red One Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Activision
Genere
Sparatutto
Distributore Italiano
Activision Italia
Data di uscita
22/12/2005
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
16

Lati Positivi

  • Sparatutto semplice ma coinvolgente
  • Comparto grafico di prim'ordine
  • Comparto audio realistico

Lati Negativi

  • Mancano tattiche di guerra e strategie di battaglia
  • Il gruppetto di commilitoni è spesso invasivo
  • Presenza massiccia di script e situazioni precalcoate

Hardware

Per giocare a Call of Duty 2: Big Red One occorre una console Microsoft Xbox o una PlayStation 2 e relativi joypad oltre a una confezione originale del gioco (versione PS2 o Xbox secondo la console posseduta). Il gioco supporta l'audio posizionale.

Multiplayer

Il titolo Activision prevede diverse modalità multiplayer capaci di coinvolgere da due a sedici giocatori (gioco online).

Link

Recensione

Call of Duty 2: Big Red One

"I reparti sovietici che cercarono scampo nella foresta furono ingaggiati in una guerriglia atroce, perseguitati da gruppetti di due o tre sciatori che non sparavano neppure, lasciando fare al freddo e alla fame per risparmiare munizioni. Il silenzio si poteva quasi toccare. E sotto il manto di ghiaccio quei corpi sembravano soltanto assopiti". (Indro Montanelli, Soltanto un giornalista)

di Lorenzo Antonelli, pubblicato il

A nulla, inoltre, sembra essere servita la visione reiterata de "Il nemico alle porte" di Jean Jacques Annaud, fantasticando sul dialogo fra cecchini e sulle relative strategie mimetiche. Muraglioni che crollano e bombe a mano come riso sugli sposi sono il pane quotidiano delle prime caotiche missioni. Non serve ragionare o temere di cadere in guerra, vista la presenza massiccia, almeno al livello di difficoltà normale, di medikit e munizioni disseminati fra i cadaveri e le macerie. Indugiare dietro una rinsacca e concedersi libertà esplorative equivale a essere bersagliati da insistenti urla di incitamento da parte dei nostri alleati, volte al nostro reinserimento in guerra per fornire copertura o eliminare avamposti strategici. Ogni locazione prevede più di una manciata di obiettivi primari e secondari, raggiungibili senza un preciso ordine propedeutico, ma il putiferio e il caos abbandonano al caso il conseguimento degli stessi. Africa, Italia ed Europa Centrale vedono impiegate le truppe statunitensi in missioni talmente devastanti che farebbero rabbrividire l'odierno Bush, caratterizzate da un taglio cinematografico totalmente coinvolgente ed appagante. Il rammarico proviene dalla mancanza di un esauriente filo conduttore in grado esplicare le motivazioni sottese al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Alle missioni a piedi e tanto fiato nei polmoni si affiancano momenti dedicati all'impiego di mezzi di trasporto cingolati o torrette dotate di cannoni mitragliatori, mentre l'irruzione negli interni è condizionata dal previo sfondamento di porte o barricate da parte dei nostri script alleati. L'intelligenza artificiale dei nemici si attesta su livelli altalenanti, in un continuo e spiazzante alternarsi di strateghi del nascondino a frotte di fanti che, bovinamente, si dirigono verso l'ipnotico fuoco avversario (ad libitum, se alle spalle ci si lascia un obiettivo incompiuto). In tale marasma non è da escludersi la possibilità di trovarsi alle spalle di un addetto al fuoco da postazione fissa, senza essere sorpresi e fucilati all'istante, con la disponibilità di tempo necessaria per ricaricare l'arma selezionata, accendersi una sigaretta e fare fuoco con precisione millimetrica (a bruciapelo). E l'elmo del crucco diventa l'unico posacenere disponibile.

SAMBA CON TIRO FISSO

Le armi in uso, differenziate per categoria e relativa capacità di proiettili, offrono campionamenti sonori appropriati e del tutto credibili, mentre la cacofonia tipica della guerra più crudele contribuisce all'innalzamento generale della necessaria tensione. Il controllo via joypad, sebbene non raggiunga l'elevato rapporto intuitività/precisione dell'accoppiata mouse e tastiera, trova il suo settaggio ottimale nella configurazione di default (è tuttavia possibile calibrare lo stick analogico adibito al puntamento in base alle proprie esigenze di sensibilità). L'immediatezza di gioco e il basso livello (rasoterra) dell'esperienza necessaria per prendere parte all'agone, rappresentano al contempo il pregio e il limite di Call of Duty: Big Red One. Se il single player lamenta nemici disattenti o talmente beoti da offrire su un piatto d'argento la propria piastrina di riconoscimento al giocatore esterrefatto, il multiplayer si occupa di risollevare le sorti del gioco, affidando l'elemento strategico a giocatori reali, dotati di frag counter e di un minimo (si spera) di intelligenza tattica. Il fucile di precisione, in caso di partita multigiocatore, diventa l'arma definitiva e le operazioni di logorante ed estenuante cecchinaggio alla Vassili Zaitsev contro il Maggiore Konig ridisegnano le sorti di un single player eccessivamente "guidato". Online fino a sedici giocatori, modalità deathmatch, team deathmatch, capture the flag e domination, l'esperienza multigiocatore di Call of Duty: Big Red One (che su PlayStation 2 si appoggia al discutibile Gamespy, mentre su Xbox sfrutta l'ottimo servizio Live) sembra essere il valore aggiunto, da tenere seriamente in considerazione per un eventuale acquisto di gruppo. Il comparto grafico, solenne nella versione Xbox e più "povero" nella controparte PlayStation 2, mostra in entrambi i casi una cura disarmante nella fotografia e nella fedele riproduzione di ambienti reali. La guerra è pulsante ed autonoma, della miglior specie estetica, totalmente coinvolgente sia per l'esperienza visiva che per quella auditiva. Il frame rate cerca di essere fluido e costante in ogni situazione e, al pari di un cecchino navigato, esplode il colpo (ovvero mostra segni di cedimento) durante le esplosioni di bombe e granate, così da mascherare i propri limiti nel frastuono sensoriale (tra il boato del sonoro e il rumble pack interno al joypad).
Un titolo, insomma, estremamente valido, capace di riprodurre digitalmente importanti momenti storici, con un realismo assolutamente credibile e totalmente coinvolgente. Da giocare in maniera intelligente, immedesimandosi in chi quei momenti li ha vissuti davvero. I nonni che hanno "giocato" sul serio a Stalingrado, Gela o Berlino e che ora, nel 2005, guardano il proprio nipotino sparare, correre e sopravvivere virtualmente. I nonni, insomma, che nella Seconda Guerra Mondiale hanno risposto davvero alla loro Call of Duty, valorosamente, senza cheat o salvataggi su memory card. Ma se vi interrompono nel bel mezzo dell'azione con una delle loro interminabili storie d'altri tempi, ricordate di usare questa frase: "Nonno, dietro di te! Una mela cotta!". State certi che l'avo interromperà il racconto, lasciandovi il tempo necessario per terminare la missione in corso e salvare il file di gioco.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Call of Duty 2: Big Red One è un gran bel gioco, che giri su Xbox o PlayStation 2 poco importa (meglio Xbox, comunque). La riproduzione tridimensionale delle arene di guerra, sfruttando un sapiente utilizzo di suoni e colori, tocca livelli eccelsi e riesce a ricreare il caos e il fragore di una guerra pulsante ed autonoma. Se il single player offre un'esperienza fin troppo guidata, lasciandoci giocare il ruolo di pedina in una scacchiera ben più complessa, con checkpoint raggiungibili in maniera più o meno lineare e nemici dotati di un'intelligenza artificiale condizionata fortemente dagli script e dai nostri progressi nel gioco, il multiplayer risolleva le sorti e invoglia alla creazione di stazioni LAN casalinghe. Esteticamente impeccabile, dotato di un motore grafico roccioso e raramente indeciso sul da farsi o intimorito dalla guerra che implementa, Call of Duty 2: Big Red One risulta la scelta migliore in attesa di acquisti natalizi dedicati alla next-gen (Xbox 360 e relativo Call of Duty 2). Per rivivere i momenti storici e drammatici del secondo conflitto mondiale, semplice ed immediato nei controlli e nella gestione delle armi, coinvolgente quanto basta per terminare le missioni offerte dal single player e pressoché infinito nel multiplayer, Call of Duty 2: Big Red One rappresenta un'ottima scelta nel panorama dello sparatutto in soggettiva su console. La migliore, inoltre, nel caso vogliate prendere parte attivamente alla Seconda Guerra Mondiale in versione videogioco.