Genere
Sparatutto
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
16+
Prezzo
ND
Data di uscita
5/12/2005

Call of Duty 2

Call of Duty 2 Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Activision
Sviluppatore
Infinity Ward
Genere
Sparatutto
PEGI
16+
Distributore Italiano
Activision Italia
Data di uscita
5/12/2005
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
32

Lati Positivi

  • Grande realismo nella messa in scena
  • Missioni emozionanti e fortemente cinematografiche
  • Grafica e sonoro di eccellente livello

Lati Negativi

  • Poche novità rispetto a Call of Duty
  • Livelli ancora molto sciptati e lineari
  • Intelligenza nemica e amica spesso discutibile

Hardware

Abbiamo testato il gioco con un Pentium 4 a 3,4 GHz, 1 GB di RAM e una GeForce 6600 equipaggiata con 256 MB di RAM. Siamo riusciti a ottenere un'ottima fluidità anche nei momenti più "pesanti" alla risoluzione di 1024x768 pixel con Antialiasing attivato e tutti i dettagli al massimo, ma anche a 1280x1024, pur se rinunciando a qualche dettaglio e abbassando l'Antialiasing da 4x a 2x, il gioco non ha mostrato eccessivi rallentamenti.

Multiplayer

Possiamo affrontare Call of Duty 2 in multiplayer fino a un massimo di trentadue giocatori via LAN e via Internet. Le modalità di gioco supportate sono Capture The Flag, Team Deathmatch, Search And Destroy e Headquarter, mentre le mappe disponibili sono tredici di cui alcune tratte dal gioco in singolo ed altre riprese direttamente da Call Of Duty.

Link

Recensione

Call of Duty 2

"Stalingrado era irriconoscibile. Case e palazzi sventrati, corpi senza vita ammucchiati in strada, spari e raffiche continue, interrotte solo dal rumore assordante dei caccia tedeschi. Il mio compito era quello di ripristinare le comunicazioni tra il Quartier Generale e la nostra postazione, ma sapevo già che solo un miracolo mi avrebbe tenuto in vita". Soldato Semplice Vasili Koslov.

di Francesco Destri, pubblicato il

Discorso abbastanza simile per i soldati nemici, che se negli scontri da una certa distanza dimostrano un certo acume tattico (ma anche qui non mancano attacchi suicidi senza alcun senso), nelle "sparatorie" ravvicinate lasciano a desiderare per intelligenza e tattica. Succede soprattutto nei bunker, nelle trincee e nelle abitazioni, dove capita di falcidiare anche cinque o sei soldati di fila che ci corrono incontro senza alcun senso nonostante sappiano della nostra presenza. Inoltre il loro tempo di reazione è piuttosto lento e lo stesso dicasi per le missioni in cui dobbiamo sabotare un tank nemico applicandovi delle cariche esplosive. Se tentiamo un attacco frontale avremo speranze praticamente nulle (come è giusto che sia), ma se solo ci muoviamo alle spalle o ai lati del tank riusciremo a piazzare la carica senza nessun problema e senza che nessuno si accorga della nostra presenza. Un'altra incongruenza da rimarcare è l'assenza di una vera e propria "struttura" fisica del motore grafico, che di fatto impedisce di distruggere mura e staccionate anche se armati di un lanciamissili anticarro. In pratica finestre, porte, legni e mura non possono essere scalfiti da nessuna arma e ritrovarsi sotto un pesante fuoco nemico sicuri di non essere colpiti perché nascosti dietro a un carro di legno non è proprio il massimo del realismo, senza contare l'impossibilità di impostare una tattica alternativa usufruendo di armi potenti come il già citato lanciarazzi o un MG-42, i cui colpi si infrangeranno su qualsiasi tipo di superficie senza intaccarla minimamente.

STRATEGIA? NO GRAZIE

Tra gli altri difetti del gioco vanno segnalati una certa mancanza di originalità negli obiettivi delle missioni (in pratica le "quest" da risolvere sono le stesse dai tempi di Medal of Honor: Allied Assault), l'impossibilità di guidare veicoli se non nei frangenti "obbligati" (è il caso della divertente missione inglese a bordo di un tank nel deserto africano) e una longevità non particolarmente lunga. Al livello di difficoltà medio abbiamo infatti terminato le tre campagne in circa otto ore, periodo destinato ad aumentare nel caso si scelga il livello di più difficile senza però dimenticare il già citato limite rappresentato dai salvataggi. Da questa analisi risultano chiare due cose.
La prima è che chi si aspettava la scomparsa dei limiti strutturali del precedente episodio rimarrà inevitabilmente deluso, anche perchè a nostro avviso, invece di diminuire, gli script e i passaggi obbligati sono aumentati a scapito della libertà di azione. La seconda conseguenza è che, rispetto a Brothers In Arms: Earned In Blood, Call Of Duty 2 non può vantare la stessa intelligenza artificiale e lo stesso spessore tattico, ponendosi di fronte ai nostri occhi più come uno strepitoso film interattivo che non come una vera e propria simulazione bellica. Lo stesso Medal of Honor: Pacific Assault, che non è certo uno sparatutto di enorme spessore strategico, offre situazioni di guerra e combattimenti più realistici e credibili, ma va anche detto che forse l'obiettivo di Infinity Ward non era quello di concepire uno sparatutto tattico bensì uno shooter il più immediato e spettacolare possibile.

CINEMA POLIGONALE

Preso da questo versante, Call Of Duty 2 rappresenta in effetti il meglio oggi disponibile sul mercato. Per chi infatti si cura poco della veridicità degli scontri o dell'intelligenza artificiale, il gioco offre un impatto cinematografico mai visto prima. I livelli e le location sono molto più vasti e articolati rispetto a quanto visto nel predecessore, i nostri compagni urlano e si muovono in modo estremamente realistico, le armi rispondono in modo accurato e verosimile (ognuna con gli inevitabili pregi e difetti del caso) e le trovate narrative, il più delle volte prese molto fedelmente da capolavori della cinematografia bellica, assicurano un andamento sempre emozionante e privo di cali di tensione.
Se infatti la campagna a Stalingrado colpisce per la desolazione delle location e per la drammaticità degli eventi (da antologia il passaggio in un oleodotto a dieci metri da terra), quella inglese ci vede protagonisti sullo sfondo di grandi scontri motorizzati e, nelle parti ambientate nelle cittadine in mezzo al deserto, le mappe presentano una topografia molto articolata, con vicoli, stradine e passaggi alternativi utili a sorprendere il nemico alla spalle o ai fianchi. Più stereotipata invece la campagna americana, che inizia con il classico sbarco sulle coste della Normandia ma che poco dopo ci vede impegnati ad espugnare i bunker tedeschi in un groviglio di crateri, trincee e fango che rimanda addirittura a scenari da Prima Guerra Mondiale.
È in questa serie di riferimenti cinematografici e storici che va ricercato il fascino maggiore di Call of Duty 2, capace come nessun altro shooter di catapultarci all'interno di combattimenti, attacchi, difese disperate, azioni di contenimento e fughe a bordo di un'autoblinda con un coinvolgimento quasi tattile, grazie soprattutto a un comparto realizzativo di prim'ordine.

SINFONIE DI GUERRA

Alla Infinity Ward hanno infatti realizzato un nuovo motore grafico che pur senza raggiungere i livelli di realismo e di complessità di un Source o di un Crytek, svolge brillantemente il proprio compito. Le location sono estremamente dettagliate ed evocative (da pelle d'oca i tramonti nel deserto africano), le animazioni plastiche e mai legnose, le armi e le divise disegnate con un'attenzione ai particolari quasi certosina, i volti dei nemici e dei nostri compagni ottimamente caratterizzati, benché non traspaia quasi mai il terrore e l'angoscia nei momenti più drammatici.
Strepitosa poi la resa del fumo, non solo quello derivante dalle esplosioni ma soprattutto quello scaturito dalle granate fumogene in nostro possesso, che oltre ad avvolgere il quadro in un'atmosfera "fumosa" quasi palpabile offrono un espediente tattico di grande profondità, proteggendoci durante le fughe e permettendoci di compiere tragitti e di attraversare varchi altrimenti impossibili. Ottima infine la caratterizzazione cromatica delle tre campagne di gioco, ognuna caratterizzata da precise dominanti di colore che assicurano un aspetto sempre diverso e mai ripetitivo, anche se per apprezzare tutto questo nel migliore dei modi sarà necessaria una configurazione hardware di un certo livello. Ancora meglio riesce a fare il sonoro. Le musiche si fanno ora incalzanti ora drammatiche ed epiche, le voci ora tese ora più rilassate, anche se la vera sorpresa è rappresentata dagli effetti sonori, tra i migliori mai sentiti in un videogioco per impatto, potenza, realismo e dinamica. Il passaggio di un caccia tedesco, l'arrivo terremotante di un Tiger, il rumore delle granate che cadono a pochi centimetri da noi, l'infrangersi delle onde sulle coste francesi, i passi attutiti dei nemici nei bunker. Una colonna sonora da Oscar da ascoltare e da godere nei minimi dettagli con un impianto multicanale (un subwoofer è quasi indispensabile), che mette il sigillo finale su un titolo strepitoso nelle sue componenti più immediate e spettacolari, ma ancora viziato da un gameplay non del tutto maturo, che non riesce a fare di Call of Duty 2 quel capolavoro che un po' tutti (noi compresi) si aspettavano dopo un primo capitolo di così grande valore.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Era quasi impossibile migliorare un titolo eccellente come Call of Duty senza stravolgerlo nelle sue componenti strutturali e come c'era da aspettarsi, visto lo strepitoso successo riscosso di questo caposaldo dello sparatutto bellico, gli sviluppatori non hanno rischiato poi tanto, introducendo sì qualche nuovo elemento a livello di interfaccia, ma mantenendo il gameplay e l'approccio al genere sostanzialmente invariati. Se ciò da un lato farà piacere a chi aveva adorato Call of Duty senza trovarne nei mesi a seguire un degno rivale, dall'altro non potrà che deludere chi si aspettava un titolo meno lineare e meno scriptato, migliorato nell'intelligenza artificiale, più vario nelle ambientazioni e più ricco di componenti tattico-strategiche. Se però non si è interessati a queste piccole mancanze (dopotutto gli amanti della tattica cooperativa hanno a disposizione un peso massimo come Brothers In Arms: Earned In Blood), Call of Duty 2 riesce a regalare uno spettacolo di straordinaria intensità e di grande impatto cinematografico, proponendo scenari e situazioni da film e mantenendo il livello di suspense e di tensione su binari altamente contagiosi. Ne esce un titolo, tra l'altro di ottima caratura grafico-sonora, caldamente consigliato a qualsiasi tipologia di giocatore anche per la difficoltà non particolarmente elevata, ma quanti speravano in un sequel capace di eliminare le imperfezioni del predecessore e di introdurre nuovi elementi del gameplay non rimarranno del tutto soddisfatti. <i>Francesco Destri</i> <b>SECONDO COMMENTO</b> Call of Duty 2 è Call of Duty tirato a lucido, potenziato (nella sua capacità di evocare emozioni forti di fronte allo scenario bellico proposto) e soprattutto piacevolmente ritrovato nel divertimento che sa suscitare giocandolo. Un "numero due", dunque, che siede e fortemente ancorato sul carro vincente del suo predecessore e che per questo non potrà essere considerato un capolavoro da tutti quanti si aspettavano una rivoluzione totale, ma che parimenti non potrà non piacere a chi ha amato Call of Duty, trovando in esso il nuovo paradigma per gli sparatutto bellici capaci di esprimersi cinematograficamente e con un gameplay non eccessivamente impegnativo e indubbiamente divertente. Un titolo consigliato dal sottoscritto, che l'ha giocato rubando ogni attimo libero (e oltre) sotto la classica sindrome di "ancora cinque minuti e poi smetto". Un gioco indubbiamente lineare e con picchi e al contempo qualche rovinosa caduta nel comparto dell'intelligenza artificale, pecche quest'ultime che però si possono dimenticare presto se ci si lascia coinvolgere dalla marea emotiva e audiovisiva che Call of Duty 2 sa regalare. Una citazione doverosa, dopo la prova della qui presente versione PC, per l'imminente edizione Xbox 360: ancor più spettacolare e rifinita, non vediamo l'ora di recensirla! <i>Matteo Camisasca</i>