Genere
Sparatutto
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
16+
Prezzo
54,90 Euro
Data di uscita
7/11/2003

Call of Duty

Call of Duty Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Activision
Sviluppatore
Infinity Ward
Genere
Sparatutto
PEGI
16+
Distributore Italiano
Leader
Data di uscita
7/11/2003
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
8
Prezzo
54,90 Euro

Lati Positivi

  • Gioco immersivo come pochi
  • Realismo ai massimi livelli consentiti per un videogioco
  • Effetti sonori e musiche da Oscar
  • Grafica splendida
  • Divertente, ma impegnativo
  • Sezione multiplayer completa

Lati Negativi

  • A tratti può essere frustrante
  • Intelligenza artificiale con qualche lacuna
  • I più esperti non ci metteranno molto a finirlo
  • Ancora sempre e solo Europa

Hardware

Call of Duty è stato testato con un Athlon XP 2000, 1 GB RAM e una GeForce 4200 TI alla risoluzione di 1600x1200 a 32 bit di colore senza mostrare il minimo rallentamento. Per giocare a una risoluzione minore sono comunque sufficienti un processore a 1 GHz, 512 MB RAM e una scheda 3D con almeno 32 MB RAM.

Multiplayer

E' possibile sfidarsi in multiplayer tramite le modalità Deathmatch, Team Deathmatch, Behind Enemy Lines, Search And Destroy e Retrieval.

Link

Recensione

Call of Duty

Prendete l'eroismo quotidiano dei soldati di Band Of Brothers e la distruzione da girone dantesco de Il nemico alle porte e avrete solo una vaga idea di quello che vi aspetta da Call of Duty, sparatutto a sfondo bellico con cui Activision promette di dare nuova linfa ai titoli ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale. Il dovere chiama? Bene, cosa aspettate a rispondere?

di Francesco Destri, pubblicato il

A minare in parte un simile realismo strategico intervengono alcuni comportamenti inspiegabili che seppur minoritari e di poco conto rischiano di inficiare la verosimiglianza della ricostruzione bellica. Capita ad esempio che dopo aver fatto piazza pulita di una postazione in un bunker con un fucile di precisione i nemici tornino in quella stessa posizione riprendendo a sparare del tutto inconsapevoli del pericolo che li attende, e questo per tre o quattro volte consecutive fino a che tutti i "rimpiazzi" non sono stati eliminati. Tali incongruenze comunque non sono esclusiva dei nemici, visto che anche i nostri compagni si lanceranno spesso in assalti solitari destinati a fallire miseramente o che continueranno a sparare inutilmente contro un tank rischiando non solo di terminare le munizioni, ma anche di essere colpiti dalla sua micidiale raffica di colpi.

PAZIENTARE, ATTENDERE E ATTACCARE

Ciononostante, queste piccole cadute di tono non influiscono più di tanto sulla piena riuscita del gioco, che trova anche nella difficoltà ottimamente calibrata e in una longevità più che buona due ennesime frecce al proprio arco. E' vero che alcune missioni potranno risultare frustranti (lo sbarco a Stalingrado) e che altre appariranno fin troppo semplici (la liberazione dell'ufficiale inglese custodito da un intero battaglione nemico), ma si sta parlando di elementi del tutto soggettivi sia per il livello di difficoltà scelto all'inizio del gioco (che condizionerà non poco l'andamento delle missioni), sia per i diversi approcci tattici che si sceglieranno di tenere nel corso delle campagne. E' logico infatti che il giocatore privo di pazienza e abituato a fare piazza pulita dei nemici con una railgun incontrerà molte più difficoltà di un giocatore invece più abituato alla pianificazione e alla scelta del momento giusto per agire.
Scordatevi insomma di avvicinarvi al gioco con l'idea di avere per le mani un Serious Sam della Seconda Guerra Mondiale, anche se ciò non significa per forza la "lentezza" e le macchinazioni di un Tom Clancy's Ghost Recon. Proprio questo mix di azione e strategia ha permesso di raggiungere un equilibrio a dir poco perfetto che si ripercuote anche nella longevità, forse non a livelli altissimi (scegliendo la difficoltà media, verrete a capo delle tre campagne in una decina di ore), ma decisamente alla portata di tutti.
Ma siamo sicuri che Call Of Duty abbia così pochi difetti? Oltre ai "bachi" nell'intelligenza artificiale e alla somiglianza a volte estrema con Medal of Honor: Allied Assault soprattutto nei primissimi livelli di gioco, non ci sono effettivamente mancanze o leggerezze tali da influire pesantemente sulla valutazione finale. Certo, avremmo preferito poter guidare gli automezzi invece che fare solo da passeggeri (sparando naturalmente) e non nascondiamo una certa delusione per l'assenza di ambientazioni che per una volta esulino dal solo teatro bellico europeo (a quando un Call of Duty ambientato nelle isole del Pacifico?), ma si tratta di piccolezze che molto probabilmente verranno implementate in espansioni future (che certo non mancheranno) e che in ogni caso siamo andati a scovare giusto per dovere di cronaca.
A questo punto non rimane che sviscerare la sezione multiplayer, come sempre importantissima in un titolo di questo tipo. Oltre alle classiche modalità Standard Deathmatch e Team Deathmatch, sono state implementate anche Behind Enemy Lines, Search And Destroy e Retrieval. La prima, che è anche la più interessante, vede uno scontro tra Alleati e Forze dell'Asse (numericamente superiori) in cui vince il membro alleato che riesce a sopravvivere per il maggior tempo possibile . La seconda e terza modalità riguardano il gioco a squadre e consistono rispettivamente nel far saltare in aria con esplosivi un certo obiettivo e nel recuperare un oggetto per poi riportarlo al punto di partenza (qualcosa di molto simile a quanto già visto in Return To Castle Wolfenstein).

LE POVERE ORECCHIE DEL SOLDATO RYAN

Concludiamo l'analisi del gioco con il reparto grafico e sonoro, che fin dalla prima presentazione del gioco all'ultimo E3 losangelino ha fatto intravedere spunti davvero ottimi. Il motore 3D utilizzato da Infinity Ward è ancora quello di Quake III Team Arena e di Return To Castle Wolfenstein, anche se con modifiche tali da farlo sembrare, più che un semplice upgrade, un vero e proprio engine proprietario. Aspettatevi dunque centinaia di migliaia di poligoni "sul campo", animazioni realistiche, modelli mai legnosi o troppo squadrati, texture di altissima qualità, una palette cromatica che più estesa non si potrebbe (si passa dalle verdi campagne francesi al grigiore mortale di Stalingrado), armi e mezzi perfettamente ricostruiti, esplosioni dettagliatissime e un design dei livelli che pur abbastanza ripetitivo nei primi livelli di gioco si dimostra in seguito all'altezza della situazione.
A fare la differenza è però la sezione sonora. Se giocato con un impianto multicanale (possibilmente con tanto di sub-woofer), Call of Duty rischia davvero di diventare l'esperienza videoludica più cinematografica e spettacolare di tutti i tempi. Ritrovarsi nel bel mezzo di uno scontro armato con mitragliatrici pesanti, raffiche di tank, bombe sganciate dai caccia nemici, urla dei soldati e proiettili che fischiano in ogni direzione è un'esperienza paragonabile solo alla sequenza dello sbarco ad Omaha di Salvate il Soldato Ryan, che tutti i possessori del relativo DVD conosceranno ormai alla perfezione. Non ci sono davvero parole per descrivere la quantità di effetti presenti, la potenza delle esplosioni, l'urlo di un compagno caduto su una mina antiuomo, l'infernale rumore di un Tiger che gira la torretta per fare fuoco sulla nostra postazione, gli ordini votati al suicidio impartiti dagli ufficiali sovietici mentre le imbarcazioni sul Volga vengono fatte a pezzi dai bombardieri tedeschi. Si potrebbe continuare all'infinito con esempi simili, ma avrete già capito quanto sia elevato il grado di realismo (e la relativa "immersione" nel gioco) che una sezione sonora di questo tipo è in grado di trasmettere. E ora, in attesa dell'attacco finale, trasferiamoci il più presto possibile alla sezione di briefing e ricordate che quando il dovere chiama solo i codardi non rispondono!

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Avrete già capito leggendo la recensione o guardando gli screenshots che Call of Duty può essere considerato in tutto e per tutto un sequel di Medal of Honor: Allied Assault, tecnicamente potenziato e forte di alcune innovazioni a livello di gameplay che erano mancate al quasi capolavoro di Electronic Arts. Con questo non vogliamo assolutamente dire che l'ultima fatica bellica di Activision sia una pura e semplice operazione di plagio, ma solo che chi si aspettava un campione di originalità rimarrà da questo punto di vista un po' deluso dal lavoro svolto da Infinity Ward, il cui modesto fattore innovazione rimane però l'unico vero limite di un titolo altrimenti eccellente. Call of Duty è infatti l'esperienza bellica più affascinante e spettacolare che ci si possa aspettare in ambito videoludico e questo non solo per l'ottimo livello realizzativo (grafica e sonoro hanno subito un trattamento a dir poco sontuoso), ma anche per l'insieme di strategia cooperativa, azione e realismo che si respira nella maggior parte delle missioni e soprattutto in tutta la parte ambientata a Stalingrado, che per epicità e spettacolarità delle location e verosimiglianza storica raggiunge (e forse supera) lo sbarco alleato in Normandia di Medal of Honor: Allied Assault, fino ad oggi una delle esperienze videoludiche più immersive mai apparse sui nostri schermi. L'ottima (ma non perfetta) intelligenza artificiale, il perfetto equilibrio tra azione e attesa, il livello di difficoltà ottimamente calibrato e, non ultimi, alcuni tocchi geniali a livello di ricostruzione scenografiche e di fisica degli oggetti non fanno altro che aggiungere ulteriori frecce all'arco di questo splendido e appassionante resoconto bellico a cui mancano ancora alcuni fattori (frangenti di gioco a dir poco frustranti, location a tratti ripetitive) per raggiungere la perfezione. Una cosa però è certa: chi pensava di aver raggiunto il massimo livello di realismo bellico con Medal of Honor: Allied Assault e le sue numerose espansioni dovrà ricredersi di fronte a Call of Duty e al suo imponente impianto spettacolare... E se non possiamo ancora parlare di capolavoro, poco ci manca.