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Cartoons on the Bay 2010

Speciale

Seconda giornata

"Diversity day", ma anche interessanti progetti su carta.

di Andrea Maderna, pubblicato il

Se il filo conduttore della prima giornata di Cartoons on the Bay 2010 è stato rappresentato dalla partecipazione del paese ospite, venerdì è stato incentrato sul tema della diversità, affrontato in vari modi e secondo le ottiche più disparate. Ma prima di tuffarci nel dedalo di conferenze ed eventi abbiamo preferito entrare di soppiatto nell'Auditorium delle Clarisse per dare almeno un'occhiata alla rassegna delle opere in concorso.

prescolastici, ma non troppo

Totalmente ignari di quale fosse la programmazione prevista, ci siamo ritrovati davanti a una selezione di episodi tratti dai serial televisivi dal target più giovane. Si trattava infatti di prodotti per un pubblico in età prescolastica, che però ci hanno sorpresi per inventiva, idee visive e capacità di divertire anche un pubblico un po' più smaliziato. In particolare ci sono piaciuti il delizioso Pipì, Pupù & Rosmary, come del resto era lecito attendersi per i nomi coinvolti (Enzo D'Alò e Vincenzo Cerami), il simpaticissimo Angelo Rules, che mescola animazione 3D con un uso dei colori più tradizionale e un senso dell'umorismo moderno e accattivante, e l'esilarante Fanboy & Chum Chum. Proprio quest'ultimo, poi, era presente con un episodio che guarda caso riguardava proprio il mondo dei videogiochi.
In Digital Pet Cemetery, puntata introdotta da una grafica realizzata in stile 8 bit, i due protagonisti si trovano a curare una specie di micetto virtuale formato Tamagotchi, ma commettono l'errore di dargli troppe cupcake e ammazzarlo di cibo. Provano a resuscitarlo seppellendolo in un cimitero maledetto e si ritrovano quindi ad affrontare una sorta di console portatile indemoniata. Ne viene fuori una simpaticissima serie di gag, che divertono per ritmo e trovate e che strizzano pesantemente l'occhio anche a un pubblico teoricamente fuori target, con riferimenti al cinema horror degli anni ottanta (ma anche a The Ring), citazioni da cultura pop adolescenziale e azzeccati giochi di parole.
Insomma, l'impressione è che si tratti dell'ennesima serie pensata per un pubblico di giovanissimi ma in realtà adatta anche ai più grandicelli.

il supereroe piace perché è uno sfigato

Eddy Jamous di Kids International si è esibito in un'interessante discorso su quali siano le caratteristiche che affascinano i bambini nei supereroi. Un tratto fondamentale sta nel loro essere personaggi particolari, mai del tutto solari o positivi, spesso poco avvezzi alla compagnia e alle relazioni interpersonali. Batman non sorride mai, anche quando si fa chiamare Bruce Wayne, e nei rari casi in cui si lascia coinvolgere in una storia d'amore finisce sempre per doverla abbandonare. Peter Parker è un ragazzo carico di responsabilità, costretto a rinunciare alle sue storie d'amore per non rischiare di mettere in pericolo le persone che ama. Mosè - secondo Jamous il primo vero supereroe - aveva ottenuto dei superpoteri, lottava contro forze più grandi di lui e difficoltà incredibili, al punto di non ottenere neanche l'appagamento di giungere a destinazione.
Insomma, per usare le parole dello stesso Jamous, degli sfigati colossali, che hanno per nemici al contrario personaggi spesso caratterizzati come uomini folli, vibranti, colorati, pieni di personalità. Basta pensare al Joker, e in generale ai vari avversari di Batman, per rendersene conto. E i bambini tendono a identificarsi con questi eroi cupi, ne apprezzano la capacità di vincere andando a superare le grandi difficoltà - un eroe che vince facile sarebbe noioso - e ne sfruttano i lati più oscuri per sentirsi importanti, adulti, per esorcizzare le loro paure. Del resto, la presenza di elementi quasi horror è un classico delle fiabe, dalla strega che chiede il cuore di Biancaneve alla moglie di Barbablu che scopre i cadaveri sgozzati di chi l'ha preceduta. E per questo Jamous fatica a capire chi si lamenta dei tratti violenti di alcuni cartoni animati. Allo stesso tempo, però, nota una certa tendenza dell'animazione televisiva recente, che sta portando al successo personaggi allegri, vivaci, multiformi, capaci di mostrare debolezze umane e di sconfiggere i nemici in storie dai toni tutt'altro che deprimenti. È per esempio il caso di Ben 10, grande successo degli ultimi anni, che sembra in grado di portare a tendenza anche nell'ambito dei cartoni animati per la TV stilemi narrativi dal grande successo in altri contesti.

sguardi differenti sulla diversità

Altri modi di raccontare la diversità nel mondo dell'animazione vengono da direzioni molto diverse fra loro e con interpretazioni distanti del tema. Daniela Di Maio di Nickelodeon Italia ha per esempio raccontato l'esperienza del suo network, che ha ottenuto il successo grazie a serial innovativi nello stile della narrazione come nelle soluzioni grafiche.
Doug e i Rugrats, per esempio, hanno raccontato la gioventù in maniere nuove, mentre Ren & Stimpy hanno mostrato una via totalmente schizoide alla comicità disegnata. Così è nato lo stile Nickelodeon, fatto di serie autoprodotte, nuove, diverse dal solito e immediatamente riconoscibili. E si arriva poi al grande successo, di critica e di pubblico, riscosso da Avatar: La leggenda di Aang, la serie animata che M. Night Shyamalan sta tramutando in un film "live action". Un serial che racconta temi e situazioni tipicamente orientali ma filtrati dal gusto, dallo stile, dalle tecniche dell'animazione occidentale.
D'altro tipo la diversità raccontata da Ghassan Ayoubi, Executive Director dello studio Gulf Rubicon Group di Dubai. Ayoubi ha parlato di un'azienda impegnata sul fronte dell'animazione per la TV, dei prodotti educativi multimediali e dei parchi a tema, che punta tutta la sua attività artistica e produttiva sull'integrazione fra identità, realtà, umanità diverse. Nel lavoro quotidiano, costituito dalle persone che lavorano in Rubicon e provengono da oltre ventidue paesi diversi, ma anche nella direzione artistica di una serie come Ben & Izzy, che racconta dell'amicizia fra un ragazzo americano e un giovane arabo, delle difficoltà iniziali figlie della diffidenza, della capacità di integrarsi e maturare rapporti solidi senza dover necessariamente mirare all'uniformazione promossa da film come Shrek. Un'opera pensata per avere un respiro universale, che sfrutta figure storiche famose (per esempio Mark Twain) per veicolare i suoi temi e che si appoggia su importanti collaborazioni internazionali, per esempio con la partecipazione degli americani Lucy Liu e Mark Hamill per il doppiaggio.


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