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Cartoons on the Bay 2010

Speciale

Quarta giornata

Don Bluth celebrato per la sua carriera.

di Andrea Maderna, pubblicato il

La giornata conclusiva di Cartoons on the Bay 2010 ha rappresentato un impegno molto più snello delle prime tre, con pochi appuntamenti da seguire e un lavoro tutto sommato ridotto. Questo non significa che siano mancati gli spunti d'interesse. Anzi, la conferenza per la presentazione del premio alla carriera a Don Bluth ha illuminato la mattinata, a cominciare da un emozionante applauso iniziale che sembrava non finire mai, tributato in maniera spontanea , convinta, sentita, da tutti i presenti. Bluth, del resto, è un autore che ha un posto riservato nel cuore di tutti gli appassionati d'animazione e non solo, ed è anche una persona estremamente affabile, piacevole, che si alza in piedi per osservare negli occhi i suoi interlocutori magari nascosti in fondo alla sala e che ama raccontare il suo lavoro e la sua vita.

chi è don bluth?

La conferenza si è aperta con un omaggio filmato, che ha proposto immagini e trailer dalle principali opere dell'autore statunitense, presente sul palco insieme al compagno di sempre Gary Goldman. Nel raccontare la propria carriera, Bluth si definisce fortunato, perché ha sempre incontrato le persone giuste, necessarie per poter produrre tutto ciò che ha realizzato. E ritiene fondamentale, insostituibile, l'apporto di Goldman, ispirazione continua e maestro nel design e nella creazione di quel look così caratteristico dei lungometraggi di Don Bluth. Guardando indietro, ripercorrendo i dodici film che ha realizzato al di fuori dei Disney Studios, Bluth vede un grosso filo conduttore, che è quello dell'attenzione per il suo pubblico, per i bambini. Spettatori a cui bisogna parlare con rispetto, senza guardarli dall'alto in basso, raccontando anzi secondo termini a loro comprensibili di argomenti seri e capaci di stimolare la riflessione. D'altra parte, dice Bluth, l'animazione è in qualche modo come la musica, e non a caso ad essa è indissolubilmente legata: entrambe vanno dritte al cuore, possono avvalersi delle parole ma non ne necessitano e sono in grado di comunicare emozioni autonomamente.
E un film d'animazione ben fatto non è solo una serie di immagini in movimento, è un qualcosa che può comunicare un messaggio, generare una riflessione, far crescere lo spettatore. Per questo è giusto trattare argomenti anche difficili, come la morte, che in un film come Bambi può colpire duramente un bambino, ma anche fargli conoscere un tema importante e per il quale è giusto che sia preparato. A queste riflessioni Goldman ha aggiunto che in generale è importante saper comunicare a un pubblico di ogni età, a tutta la famiglia, con messaggi universali. E del resto uno fra i motivi per cui i due decisero di andarsene dalla Disney fu proprio la convinzione che si fosse persa questa capacità che Walt Disney aveva di comunicare messaggi forti in ogni sua opera. Ma soprattutto la volontà di farlo.

i fuggitivi

Don Bluth racconta di essere sostanzialmente nato con le opere di Walt Disney, che amava e ammirava per la capacità di insegnare e raccontare. Per questo aspirava tantissimo a lavorare per lui e si ritrovò a vivere un sogno nel momento in cui ci riuscì. Ma ci arrivò nel momento sbagliato, nel momento in cui quello che lui identificava come il vero spirito Disney si stava perdendo, con un Walt ormai almeno in parte disinteressato all'animazione, impegnato in progetti collaterali, nella creazione per esempio di Disneyland. La produzione animata stava cambiando, spostandosi su temi più leggeri e anche su una realizzazione maggiormente improntata al risparmio e al profitto, con una minor cura per il risultato artistico. E come esempio Bluth cita Le avventure di Bianca e Bernie, in cui gli occhi dei topini erano privi del bianco e i personaggi non avevano le ombre, perché realizzare questi "dettagli" costava troppo. Ai dirigenti questi aspetti non interessavano e si stava anche perdendo la memoria storica delle tecniche, delle trovate, delle soluzioni innovative che abbondavano in capolavori come Fantasia. Fu anche questo il motivo della "fuga" di Don Bluth: tornare a sperimentare, a creare nuove tecniche, a percorrere vie diverse. Don Bluth amava Walt, l'uomo. Ma i Disney Studios non erano più Walt, erano una corporation.
E fu così che i due si trovarono a realizzare Brisby e il segreto di Nimh, un film realmente nuovo e fuori dagli schemi, con il quale portarono avanti le loro idee, provando a esprimere ingenuamente - dice Goldman - un messaggio per la stessa Disney: volevano mettere in luce i loro errori e spingerli a ritrovare lo spirito di un tempo. Quello che ancora non sapevano è che in Disney venivano visti come il fumo negli occhi, come i ribelli, i nemici. Pare addirittura che la grande corporation fece tutto quanto in suo potere per osteggiare la distribuzione e il successo del primo lungometraggio indipendente di Bluth, e che dopo il relativo insuccesso fossero convinti di essersi liberati del problema. Ma poi arrivò Dragon's Lair.

il prode dirk

È quasi paradossale, ma quello che fu un prodotto estremamente d'avanguardia, avanti nei tempi e nell'interpretazione dell'attuale moda del crossmedia nacque quasi per caso. "Perché non avevamo altro da fare", dice Bluth, " e fra l'altro non avevamo la minima idea di che razza di successo avrebbe finito per riscuotere e per certi versi ancora non ce lo spieghiamo". E in effetti, a vent'anni di distanza, Dragon's Lair non solo è ancora adorato da chi lo apprezzò all'epoca e ne conserva un caro ricordo, ma viene scoperto sui formati moderni dalle nuove generazioni, magari istigate dai genitori nostalgici, con un successo che oltretutto è fortissimo proprio in Italia, terzo paese al mondo dopo USA e Canada per le vendite del gioco di Don Bluth. Il successo delle avventure di Dirk The Daring, secondo Bluth, derivò dal fatto che gli adolescenti sono bambini cresciuti, che ancora subiscono il fascino dei film Disney, ma non vogliono sentirsi bambini e non si sognerebbero mai di andare a vedere un film d'animazione tradizionale. La sala giochi, però, era un luogo adatto alla loro età, in cui potevano "guardare" il cartone animato senza sentirsi minacciati. E così, per colpa del successo di Dragon's Lair, Bluth e Goldman si trovarono invischiati nel seguito e in un altro progetto simile come fu Space Ace. Loro volevano realizzare film d'animazione tradizionali, ma non trovavano finanziamenti e proseguirono sulla strada del multimediale fino a quando, per la saturazione causata dalla miriade di imitazioni, il genere non collassò su stesso. E a quel punto arrivò Steven Spielberg.

la salvezza nella forma di un topino

L'incontro con Steven Spielberg avvenne in realtà due anni prima dell'effettiva collaborazione. Il musicista Jerry Goldsmith si era letteralmente innamorato di Brisby e il segreto di Nimh e voleva a tutti i costi che Bluth e Goldsman incontrassero Spielberg. Il trio si conobbe negli uffici della Warner, all'interno dei quali Spielberg espresse grande ammirazione per il lavoro dei due, sostenendo che voleva collaborare con loro per realizzare un qualcosa che riportasse in vita il vero spirito Disney, morto dal termine degli anni sessanta. Lasciatisi con la promessa di lavorare assieme solo quando fosse giunta l'idea adatta, i tre avviarono la collaborazione solo due anni dopo, quando Spielberg salvò Bluth e Goldman da un possibile oblio offrendo loro Fievel sbarca in America.


Commenti

  1. mauriziorpg75

     
    #1
    Don Bluth ... un genio .... mi ricordero' tutta la vita quando avevo 8 anni e vidi per la prima volta in sala giochi dragon's lair.... fu' amore a prima vista
  2. Zatoichi

     
    #2
    Grande Don Bluth, non solo per Dragon's Lair, ma anche per i primi due Broken Sword
  3. Ziska

     
    #3
    Birsby e il sergreto del Nimh è da sempre uno dei miei cartoni animati preferiti.
    Anche se non sono daccordo sul discorso di Bianca e Bernie. Il film è di una dolcezza estrema, con personaggi veramente deliziosi, e una bella storia alle spalle. Anche l'animazione era ben fatta.
  4. Magallo

     
    #4
    Onore e merito al creatore di Dragon's Lair.
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