Genere
Azione
Lingua
Sottotitoli in Italiano
PEGI
16+
Prezzo
ND
Data di uscita
9/3/2007

Castlevania: Portrait of Ruin

Castlevania: Portrait of Ruin Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Konami of Europe
Genere
Azione
PEGI
16+
Distributore Italiano
Halifax
Data di uscita
9/3/2007
Lingua
Sottotitoli in Italiano
Giocatori
2

Lati Positivi

  • Interessante azione di squadra
  • Tantissime armi ed oggetti
  • Realizzazione tecnica di alto livello
  • Ottima colonna sonora
  • Più dungeon esterni al castello
  • Diversi segreti da sbloccare

Lati Negativi

  • Level design meno complesso del solito
  • Livello di difficoltà medio - basso alla prima partita
  • Doppio personaggio poco approfondito
  • Manca di solennità narrativa

Hardware

Per giocare a Castlevania: Portrait of Ruin è necessario possedere una console Nintendo DS e una confezione originale del gioco. Rispetto a Castlevania: Dawn of Sorrow il gioco fa un uso assai più limitato del touch screen, limitandosi a controlli di routine per il secondo personaggio controllato dalla CPU. Una volta terminato, il gioco permette di accedere a livello Hard e ad alcuni personaggi segreti.

Multiplayer

Oltre al poter allestire una sorta di negozio online, attraverso il quale vendere e acquistare oggetti da altri utenti, è possibile affrontare alcuni livelli in modalità cooperativa (sia wireless sia online), per quanto limitati in estensione.

Link

Recensione

Il nero abisso ha riaperto le sue porte

Il castello di Dracula fa ancora una volta la sua sinistra apparizione.

di Andrea Focacci, pubblicato il

Se nell'articolo d'apertura di questa recensione abbiamo focalizzato il nostro sguardo sull'inedita coabitazione di due protagonisti in contemporanea su schermo, è ora giunto il momento di dedicarci a un argomento forse meno suggestivo, ma che parimenti determina la bontà di un episodio della saga di Castlevania: il level design.

FUORI E DENTRO AL CASTELLO

Rispetto a titoli come Castlevania: Circle of the Moon o Castlevania: Symphony of the Night ci troviamo di fronte a un'estensione pura del castello di Dracula molto più contenuta rispetto al passato: attraverso lo stratagemma dei dipinti magici disegnati dal Conte Brauner - una sorta di usurpatore del maniero, del quale non vi raccontiamo oltre per non compromettere la fruizione della narrazione - molto spesso l'azione si sposta in luoghi fisicamente estranei ai soliti dungeon, pur proponendo costruzioni ugualmente contorte e ambientazioni piuttosto affascinanti.
Dal mero punto di vista numerico, della quantità, possiamo allora inquadrare Castlevania: Portrait of Ruin come uno degli episodi più vasti e corposi della serie, per quanto la costruzione architettonica dei labirinti non sia in grado di raggiungere le vette dei titoli citati in precedenza: molti corridoi lunghi, stanze piane e tunnel verticali, ma niente che ricordi la complessità di alcuni passaggi ai quali ci hanno abituato i capisaldi della saga di Castlevania.
Dal punto di vista tecnico, invece, nulla da ridire sul lavoro svolto da Konami: oltre a una palette di colori azzeccata e motivi di arredamento che si differenziano in modo soddisfacente, alcune ambientazioni esterne possono contare anche su elementi tridimensionali inseriti per abbellire lo sfondo; esso inoltre si arricchisce con vari strati di parallasse, che contribuiscono a donare grande profondità alla visuale, nonostante le due dimensioni effettive dello scenario.
Se sull'apprezzamento del charachter design in stile manga si sfocia nella sfera dei gusti personali, dal punto di vista degli effetti speciali non si può che essere soddisfatti: la grande quantità di incantesimi e magie presenti nel gioco vanno in scena in modo assai coreografico e spettacolare.

IL TOCCO DEL VAMPIRO

Di pari passo con tali fattori si muove, come consuetudine per un episodio di Castlevania, una colonna sonora realizzata ad arte e che si esibisce con alcuni motivi di grande suggestione, in grado di variare dinamicamente a seconda della situazione o della più o meno apparente tranquillità del paesaggio, che spesso si identifica nei corridoi o ponti di transizione fra un'area geografica e l'altra del castello, o nelle stanze adibite al teletrasporto.
Azzardando un confronto con Castlevania: Dawn of Sorrow, questo episodio risulta senza dubbio meno ostico e più in generale, vista la difficoltà medio-bassa, si configura come il titolo più adatto per chi si vuole avvicinare per la prima volta alla serie. Rispetto all'altro titolo presente su Nintendo DS, tuttavia, stupisce il ben più limitato ricorso al touch screen: niente incantesimi azionabili con il pennino, nessun enigma dedicato, ma solo un marginale (e alquanto inutile) controllo del secondo personaggio in tempo reale. Sotto questo aspetto, insomma, siamo dinanzi a un deciso passo indietro che non aspettavamo, per quanto i fan delle classiche meccaniche di Castlevania non potranno che essere contenti.
L'ottimo ritmo che contraddistingue la narrazione - peraltro ricca di colpi di scena - e il supporto del gioco multiplayer in cooperativa (anche online), per quanto limitato nell'estensione dei livelli, rappresentano altri punti a favore di un gioco che non raggiungerà forse vette di eccellenza, ma che si identifica senza dubbio come uno dei migliori episodi della serie.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Per chi conosce la serie Castlevania in modo abbastanza approfondito, diremo che Castlevania: Portrait of Ruin è il titolo che più si avvicina allo stile di Castlevania II: Simon's Quest. Pare quindi che Konami abbia voluto accontentare i <a href="/html/articolo.php?id=5201&pagina=1">nostri auspici</a> di un capitolo meno "incatenato" alla ricorrente esplorazione delle viscere del castello, concedendo qualche livello all'aria aperta e, più in generale, una maggiore diversificazione. Quello che ci ha deluso, tuttavia, è stata la decisione di abbandonare quasi totalmente l'utilizzo del touch screen, vanificando l'incoraggiante inizio registrato in occasione di Castlevania: Dawn of Sorrow. È pur vero che l'idea di un secondo personaggio giocante rende Castlevania: Portrait of Ruin come uno degli episodi più corposi e appaganti della serie, ma per raggiungere le vette dell'eccellenza manca forse di un tasso di sfida leggermente più elevato e di quella solennità che abbonda nei precedenti capolavori della serie.