Genere
Sparatutto
Lingua
Inglese
PEGI
ND
Prezzo
99.900 lire
Data di uscita
15/3/2001

Clive Barker's Undying

Clive Barker's Undying Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Electronic Arts
Genere
Sparatutto
Distributore Italiano
C.T.O
Data di uscita
15/3/2001
Lingua
Inglese
Giocatori
1
Prezzo
99.900 lire

Lati Positivi

  • Grandissima atmosfera
  • Ottimo spessore narrativo
  • Accompagnamento sonoro straordinario

Lati Negativi

  • Impostazione di gioco troppo convenzionale
  • Fluidità talvolta compromessa
  • Richiede una buona conoscenza dell'inglese scritto e parlato

Hardware

Pur sfruttando il motore di Unreal Tournament, Undying si dimostra abbastanza esoso in termini di requisiti di sistema, viste le aggiunte apportate da Dreamworks all'engine, che pesano ovviamente sull nostra configurazione hardware. Un Pentium II a 450 MHz, 64 MB di RAM e un scheda video 3D con 16 MB di memoria sono veramente il minimo per giocare decentemente: se volete ottenere buoni risultati è necessario "raddoppiare" sia la velocità del processore che la dotazione di memoria e affidarsi a una scheda video piuttosto buona.

Multiplayer

Allo stato attuale, non è presente alcuna opzione multiplayer in Undying, anche se il team di sviluppo sta già lavorando su un'apposita patch che sarà scaricabile liberamente dal sito ufficiale nei prossimi mesi. La patch dovrebbe rendere disponibili modalità ormai classiche come il deathmatch, capture the flag e il gioco a squadre.

Link

Recensione

Clive Barker's Undying

"Tutto quello che non ti uccide ti farà sperare di averlo fatto". Lo slogan del primo videogioco horror creato da Clive Barker suona come una sfida all'impero della Capcom nei videogiochi per adulti. Basterà una indiscutibile carriera letteraria a far primeggiare l'autore inglese nel mercato dell'intrattenimento interattivo?

di Alessandro Martini, pubblicato il

L'effetto dura soltanto pochi secondi, ma rappresenta senza ombra di dubbio un vero colpo di genio dell'autore nell'amplificare oltre ogni previsione il senso di immersività e coinvolgimento presente in Undying.
Come accennato precedentemente, questo incantesimo non rappresenta l'unico mezzo di interazione di Galloway nei confronti dell'occulto o, più ingenerale, di ciò che lo circonda. In suo aiuto giunge un pratico diario, richiamabile in qualsiasi momento, che tiene nota delle conversazioni avvenute e degli indizi (moltissimi dei quali scritti) raccolti lungo il percorso. Molto più importante, ai fini della sopravvivenza dell'eroe, è l'abilità con le armi da fuoco e con gli incantesimi, che dovrà essere appresa nei dettagli dall'utente per garantire al coraggioso Patrick anche un minimo spiraglio di sopravvivenza.
I combattimenti, in controtendenza con lo stile degli sparatutto moderni, sono molto realistici e impegnativi, richiedendo un'ottima coordinazione sul lato controlli e una profonda conoscenza delle risorse a nostra disposizione. Anche la più infima delle creature, una specie di lupo mannaro chiamato Howler, rappresenta una sfida più che dignitosa per il nostro Patrick che, lo ricordiamo, non è un veterano della guerra di Stroggos (Quake 2), ma un semplice borghese di inizio ventesimo secolo. Il coinvolgimento e la frenesia degli scontri è amplificato dalle ottime qualità tecniche messe in mostra dall'engine: ci troviamo infatti a livelli molto alti sia sul lato effetti speciali sia su quello dei tocchi di classe e delle idee di design. L'aggiunta più evidente in termini di impatto visivo è l'uso di una illuminazione in simil-tempo reale per ambienti e modelli 3D, che dona volume ai personaggi e crea spettacolari effetti visivi nei settori della mappa più scarsamente illuminati, dove le ombre si dipingono letteralmente sul pavimento e sulle mura circostanti.

UN HORROR DA VIVERE IN PRIMA PERSONA

Per quanto possa apparire estraneo a un gioco di pesante ispirazione horror, il motore di Unreal Tournament si dimostra perfettamente adatto allo scopo, sia nello splendido utilizzo della luce (che rappresenta comunque un vero e proprio upgrade operato dagli sviluppatori Dreamworks) sia nella riproduzione di interni gotici ed eleganti. La dimora dei Covenant, riprodotta in real time con texture e poligoni dal motore Epic, appare realistica, misteriosa ed agghiacciante come solo la famosa magione del primo Resident Evil ci era apparsa in precedenza, grazie anche a un eccellente lavoro di design svolto nella progettazione delle singole stanze. Riduce leggermente l'impatto visivo il frame rate, discreto negli ambienti chiusi ma abbastanza compromesso nelle fasi più movimentate, durante la presenza contemporanea di più modelli. In questi ultimi (e per fortuna sporadici) casi, gli scatti mostrano purtroppo la loro devastante presenza, pregiudicando anche le già precarie capacità di combattimento in dotazione al protagonista.
Meglio del settore grafico è il comparto audio, che fa uso di una colonna sonora dinamica costituita da ottimi effetti speciali e da importanti spezzoni musicali che compaiono esclusivamente nei punti critici della trama. Il risultato pratico, dal punto di vista audio, è un'esplorazione immersa nei lunghi silenzi e spezzata solo da effetti naturali come il rumore del vento o dei nostri passi, interrotta spesso da spaventosi lamenti sovrannaturali che ci ricordano in modo encomiabile la precarietà della nostra condizione. Lo stretto legame di Patrick con il sovrannaturale è mantenuto anche sul lato sonoro ed è evidente nei numerosi e grotteschi sussurri che accompagnano le sue esplorazioni e la raccolta di indizi nella tenuta dei Covenant. Può infatti capitare di fare ingresso in una stanza apparentemente tranquilla e sentire improvvisamente le urla strazianti di una donna, accompagnate magari da una voce deformata che ci intima di osservare più attentamente ciò che si para davanti ai nostri occhi.
E' in questi casi che la componente fondamentale su cui è basato il titolo Dreamworks viene allo scoperto, diventando la vera ragione per un suo possibile acquisto. Stiamo parlando di atmosfera, intesa come coinvolgimento ai massimi livelli e sensazione di presenza assolutamente totale. Undying è infatti la quintessenza di ciò che potrebbe essere il vostro film horror preferito una volta trasformato in un videogioco: un viaggio tetro e pericoloso attraverso le più nascoste paure e gli orrori più incredibili che mente umana abbai mai concepito, attraverso una prospettiva in prima persona che ci fa "sentire" in ogni momento le sensazioni del protagonista. Nel settore innovazione e contenuti interattivi, intesi come caratteristiche di Undying-videogioco, le novità sono del tutto irrilevanti e si limitano alle migliorie estetiche e sonore apportate all'engine.
Nella sua radice più profonda, il titolo EA è infatti un semplice sparatutto 3D, attorno a cui è costruita una ricca impalcatura di atmosfera e narrazione che lo rende infine più simile a una novella horror che a un semplice mezzo di intrattenimento. Per quanto l'azione abbia un ruolo di primissimo piano, è la "cornice" pensata dal maestro Barker (ambientazione, personaggi e soprattutto trama) a costituire la principale attrattiva del gioco, e la spinta a proseguire verso l'inevitabile conclusione delle vicende narrate. Entrare nella dimora dei Covenant, come potrete constatare dalle prime battute del gioco, è infatti estremamente semplice. E' uscirne che rappresenta la vera impresa...

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Clive Barker's Undyng è stato più volte accomunato, anche dal sottoscritto, a Resident Evil. In realtà, le maggiori similitudini andrebbero fatte con un altro punto fermo della produzione "adulta" del mondo console: Silent Hill. Così come avveniva (e gli utenti PSone più impressionabili lo sanno bene...) nel gioco Konami, anche in Undying è l'atmosfera oppressiva e pesante che afferra il giocatore trascinandolo in un'esperienza di terrore e paura con pochi eguali. Al contrario della serie Capcom, non è quello che abbiamo davanti agli occhi che terrorizza, nel gioco Dreamworks, ma tutto ciò che si nasconde nelle ombre e che ci sussurra dalle pareti e dalle mura della tenebrosa dimora Covenant. L'aspetto tecnico, pur di ottimo livello (a parte i cali di fluidità) passa quindi in secondo piano mentre la parte narrativa e il coinvolgimento spingono l'utente a proseguire calandosi anima e corpo nei panni di Patrick Galloway. In questo senso, Clive Barker e la Dreamworks hanno raggiunto un ottimo traguardo, riuscendo a portare in un videogame il coinvolgimento e la grande carica emotiva di un mezzo di espressione artistica così distante dai videogiochi (qual è la letteratura). Sicuramente una delle migliori divagazioni esistenti nel genere survival horror, e un altro modo vincente di plasmare la natura degli sparatutto in prima persona.