Genere
Sparatutto
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
59,90 Euro
Data di uscita
27/5/2005

Close Combat: First To Fight

Close Combat: First To Fight Aggiungi alla collezione

Datasheet

Sviluppatore
Destineer Studios
Genere
Sparatutto
Distributore Italiano
Take2
Data di uscita
27/5/2005
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
8
Prezzo
59,90 Euro

Lati Positivi

  • Realistico
  • Adrenalinico
  • Impressionante l'intelligenza artificiale
  • Ottima modalità on line

Lati Negativi

  • Alcuni bug
  • Tecnicamente non avanzatissimo
  • GLi sporadici buchi di IA stonano

Hardware

Per giocare a Close Combat: First to Fight avrete bisogno di una confezione originale del gioco, una Xbox PAL e un controller. Caldamente consigliato l'abbonamento al servizio Xbox Live di Microsoft per poter godere dell'esperienza multiplayer offerta da questo gioco.

Multiplayer

Close Combat: First to Fight supporta il multiplayer sia su una sola console (in split screen in un massimo di quattro giocatori), sia in System Link (quattro console collegate con uno switch/hub ethernet) sia su Xbox Live di Microsoft. E' possibile competere in quattro contro l'Xbox (modalità cooperativa) o in Deathmatch quattro contro quattro.

Link

Recensione

Close Combat: First To Fight

L'aviazione può radere al suolo intere città, la marina può sgombrare interi oceani dai nemici, ma è con il lavoro "sporco" della fanteria, sul campo che si vincono le guerre. E il reparto di fanteria più pregiato che il mondo abbia mai conosciuto è quello dei Marines degli Stati Uniti d'America. Benvenuti figlioli, andiamo a dare una mano a zio Sam nella tormentata Beirut.

di Alessandro Billeri, pubblicato il

Oltre agli obiettivi dichiarati della missione avremo l'ordine di non far morire nessuno dei nostri compagni, di non uccidere civili né avversari che si siano arresi. Per evitare che i nostri compagni feriti cadano sotto i colpi dei nemici possiamo usare alcuni kit di pronto soccorso che troveremo per strada; se nonostante il nostro impegno un nostro compagno dovesse rimanere sul terreno a causa di gravissime ferite (la proverbiale "barra della salute a zero") dovremo tenerlo in vita e proteggerlo fino all'arrivo dell'infermiere che lo trasporterà di nuovo al quartier generale. Se a cadere in questo modo sarà il nostro personaggio o un secondo marines la missione terminerà con un insuccesso e dovrà essere rigiocata. I nostri compagni sono caratterizzati anche da parametri emotivi: meglio ci comporteremo come comandanti (badando alla loro incolumità, curandoli quando sono feriti, dimostrando di avere le idee chiare) e più saranno fedeli e pronti a obbedire ciecamente ai nostri ordini... Sostanzialmente non è difficile ottenere una fiducia assolutamente incondizionata dai nostri compagni, se abbiamo l'accortezza di curarli regolarmente e di non mandarli allo sbaraglio in campo aperto.

HIC SUNT MAGAGNAE

Peccato che l'unico aspetto dove Close Combat riesca a svettare chiaramente sul panorama dei giochi di questo tipo sia la sontuosa intelligenza artificiale dei compagni, veramente impressionante. Un po' meno svegli, ma comunque credibili, sono gli avversari. Capita che il gioco consideri fondamentale il controllo di una mitragliatrice fissa in quel momento sguarnita, e continui a mandare i soldati nemici verso di essa incurante del fatto che vengono abbattuti ripetutamente dal nostro comandante-cecchino; in generale comunque si può essere soddisfatti anche dell'intelligenza artificiale degli avversari che, in effetti, reagiscono dinamicamente anche alle situazioni di gioco e ai rumori. Purtroppo tale discorso vale per gli spazi aperti: negli spazi chiusi sembra di trovarsi di fronte a un gioco diverso.
All'interno di tunnel, gallerie, ma anche di una stanza piccola compagni e nemici sono in grado di passarsi fianco a fianco ignorandosi finchè non hanno concluso il movimento che gli è stato ordinato, magari inginocchiandosi faccia a faccia e trovandosi troppo vicini per spararsi. Di fronte alla smagliante intelligenza artificiale delle situazioni in campo aperto, tali evenienze impreviste, presenti solo in spazi chiusi, risaltano come un pugno in un occhio. Nello stesso contesto ci si rende conto che i nemici, credibili in campo aperto, qui sanno a priori dove ci troviamo anche senza vederci. E' probabilmente per questo motivo che, quando siamo appiattiti a terra, quindi esponendo teoricamente una superficie corporea minima, non ne ricaviamo alcun vantaggio quando siamo al chiuso, dato che veniamo visti e colpiti con una facilità disarmante.

Effettivamente in questo contesto sono solo dettagli, ma essendoci un lungo intermezzo completamente giocato in fognature e metropolitana è incredibile che tali problemi non siano stati affrontati. A questo si aggiungono problemi di ordine tecnico, il più grave di questi è che, a fronte di una sostanzialmente valida gestione delle ombre portate, spesso si intuiscono degli avversari nascosti dietro ad un muro di mattoni proprio perché la loro ombra attraversa il muro. Come nota di contorno aggiungiamo che la Beirut di Close Combat: First to Fight è una città credibile, con i civili che vivono il loro "tran-tran" quotidiano salvo correre a mettersi in salvo quando cominciano a fischiare le prime pallottole. C'è da notare che il motore grafico di questo titolo, sviluppato per l'occasione, si presta molto bene a ricreare, appunto, una città verosimile; probabilmente è meno adatto a dare una grafica spettacolare, ma in un gioco del genere la credibilità dell'ambientazione è, a dir poco, fondamentale.
A ben guardare un po' meno credibile è la qualità e la "legnosità" di alcune animazioni: si è visto di meglio su Xbox negli ultimi anni, ma non lo consideriamo un problema.
Altro appunto: la possibilità di fare un'irruzione di squadra (veramente spettacolare ed appagante... e poi al solito possiamo restare nelle retrovie a guardare quanto sono bravi i nostri sottoposti) si riscontra solo su un numero limitato di porte: altre possiamo solo limitarci ad aprirle di soppiatto e non abbiamo capito il motivo di tale scelta. Ultima nota riguarda la lunghezza del gioco, invero non eccessiva, data da sei missioni suddivise in un certo numero di sotto-missioni (tipicamente tre).

LIVE COMBAT

Close Combat: First To Fight è splendido in multiplayer su Xbox Live (anche se è giocabile anche in LAN o in split screen). Fluidissimo in tutte le situazioni, ci verrà chiesto, cooperando con altri giocatori umani, di svolgere le stesse missioni che abbiamo vissuto in Single Player avendo un numero limitato di "morti" disponibili per tutta la squadra. Da osservare che è possibile anche giocare con due squadre di Marines che si sfidano in DeathMatch, ma nelle nostre peregrinazioni su Xbox Live tale modalità era, stranamente, molto poco richiesta. Nel primo approccio con il Live, insieme a compagni molto più dotati di iniziativa, ma anche molto meno "educati" tatticamente dei loro alter ego elettronici, ci siamo resi conto di quanto sia veramente ben sviluppata l'Intelligenza Artificiale del gioco in singolo; ci siamo anche resi conto che l'eccessiva iniziativa in situazioni di battaglia non è un pregio in un soldato...
Sarà divertentissimo giocare cooperativamente contro il computer, ma ovviamente servirà molto tempo per imparare a coordinarsi e, almeno all'inizio, ci troveremo a rimpiangere amaramente i nostri obbedienti e affidabilissimi compagni elettronici. Se poi avremo la pazienza di imparare a sincronizzarci con i compagni e accetteremo gli ordini del comandante ci sentiremo veramente parte di una squadra e avremo delle soddisfazioni impagabili.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Close Combat: First To Fight è un buon gioco. L'Intelligenza Artificiale (almeno per quanto riguarda il combattimento in spazi aperti) è quanto di più avanzato ci sia mai capitato di vedere in un videogioco: dopo le fatiche della battaglia viene la voglia di offrire un caffè ai nostri compagni computerizzati, tanto sono credibili. Purtroppo negli spazi chiusi tale intelligenza artificiale mostra alcune falle che non ci si aspetterebbero da un titolo del genere. Se a questo aggiungiamo altre piccole pecche sparse qua e là, non ultimo un comparto grafico meno esaltante di altri titoli, ci rendiamo conto dei motivi per i quali stiamo parlando di un gioco "buono" e non "eccellente", nonostante la mai troppo decantata Intelligenza Artificiale. Il multiplayer è ottimo sotto qualunque punto di vista.