Genere
Azione
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
18+
Prezzo
54,90 Euro
Data di uscita
12/5/2005

Cold Fear

Cold Fear Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Ubisoft Entertainment
Sviluppatore
Darkworks
Genere
Azione
PEGI
18+
Distributore Italiano
Ubisoft Italia
Data di uscita
12/5/2005
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
54,90 Euro

Lati Positivi

  • Ambientazione inquietante
  • Grafica molto dettagliata
  • Combattimenti ben gestiti

Lati Negativi

  • Poco spaventoso
  • Molto lineare
  • Mancano la mappa e l'inventario
  • Poco longevo

Hardware

Abbiamo testato Cold Fear con un Pentium 4 a 3,6 GHZ, 1 GB di RAM e una GeForce 6600 GT equipaggiata con 128 MB di RAM senza incontrare nessun rallentamento a 1600x1200 pixel. Per giocare con una buona fluidità, magari rinunciando a qualche dettaglio, saranno comunque sufficienti un processore a 1,5 GHz, 512 MB di RAM e una scheda 3D con almeno 64 MB di RAM. Il gioco risiede su tra CD-ROM e necessita di circa 2 GB di spazio libero su Hard Disk.

Multiplayer

Non sono presenti modalità di gioco in multiplayer.

Link

Recensione

Cold Fear

Una baleniera russa dispersa nell'oceano in balia delle onde. Una richiesta di soccorso. Rumori sinistri, grida strazianti e poi silenzio assoluto. Una versione acquatica di Alien? Non proprio, ma gli ingredienti per un buon cocktail di thrilling e horror claustrofobico ci sono tutti, mostri e sangue inclusi. E poi cos'altro aspettarsi da un titolo come "paura fredda"?

di Francesco Destri, pubblicato il

L'UOMO CON POCHE TASCHE

I limiti di Cold Fear non si fermano però qui. Basti pensare che non è presente una mappa di gioco e, anche se il manuale ne riporta una della nave, dovremo per forza disegnarne una nostra per tenere conto delle porte chiuse che dovremo aprire, delle location già visitate e via dicendo. Sinceramente pensavamo che un elemento così importante per un qualsiasi survival-horror fosse ormai dato per scontato, ma evidentemente non è così e le cose si complicano ulteriormente nella parte del gioco ambientata sulla piattaforma petrolifera, di cui il manuale non riporta nessuna indicazione utile. I salvataggi non si possono eseguire a piacimento ma solo in corrispondenza di alcuni punti fermi della trama e, cosa forse più imprevista di tutte, non è presente nessun inventario. Decisione discutibile non tanto per le armi (che potremo scegliere più comodamente con la rotellina del mouse) o per gli oggetti raccolti (che useremo automaticamente quando serviranno), quanto più per i medikit, utilizzabili solo al momento ma non come scorta da usare quando più ne avremo bisogno. Può così succedere di dover rinunciare a curarci, perché la barra della salute è già al massimo o, cosa ancor più fastidiosa, di non poter "ricaricarci" durante uno scontro se non tornando nell'infermeria o nel luogo dove avevamo notato in precedenza un medikit.
Si capisce insomma come gli sviluppatori abbiano voluto puntare su un'interfaccia quanto mai essenziale e priva di fronzoli, ma non è detto che la presenza di un inventario significhi per forza un impaccio o un richiamo al passato da evitare assolutamente. A difettare maggiormente in Cold Fear è però quel misto di spavento, tensione e orrore (e perchè no ribrezzo) capace di far venire la pelle d'oca anche al giocatore più coraggioso e insensibile.
Emozioni che titoli come Resident Evil 4, Silent Hill 3 e La Cosa spargevano a piene mani ma che qui latitano in modo preoccupante. Non ci riferiamo tanto all'atmosfera e alla trama, entrambe ricostruite con la dovuta ricchezza di particolari e piuttosto inquietanti, ma a quei brividi di paura che si richiedono a un titolo di questo genere. La colpa di ciò va ricercata in due direzioni. Da un lato le creature, ormai già viste e straviste, non spaventano più di tanto, fungendo se mai da nemici pericolosi ma non proprio terrorizzanti.
Dall'altro invece si ha spesso la sensazione di ritrovarsi in un gioco d'azione narrato con qualche colpo di scena ad effetto ma alla fine piuttosto prevedibile, dove le pur cupissime location non riescono a incutere quel panico misto a esaltazione inscindibile da qualsiasi survival-horror che si rispetti. Non è poi detto che chi si avvicina al genere per la prima volta possa trovare Cold Fear un capolavoro di brividi e spaventi, ma chi ha già una certa domestichezza con Silent Hill, Resident Evil e compagnia bella dovrà accontentarsi di un tasso adrenalinico piuttosto basso.

BRIVIDI DI BREVE DURATA

Bisogna comunque riconoscere a Darkworks anche qualche merito. Dei combattimenti abbiamo già parlato, ma anche l'intreccio di esplorazione, avventura (non mancheranno enigmi seppur piuttosto elementari) e azione riesce a convincere, scorrendo piacevolmente per la pur breve durata del gioco (circa dieci ore a livello di difficoltà medio) e regalando qualche frangente narrativo gustoso, come le sparatorie sul ponte della nave, la scoperta di nuove creature e gli immancabili spaventi a effetto.
Grande attenzione è poi stata riposta nel comparto grafico, che pur risentendo del contemporaneo sviluppo per Xbox e PlayStation 2, non si limita a un semplice porting da console. Se giocato alla massima risoluzione, Cold Fear si comporta egregiamente nel proporre piccoli ma fondamentali particolari. Le gocce di pioggia sulla "telecamera" all'esterno, le ondate d'acqua che colpiscono la nave, le texture particolarmente curate, i giochi di luci e ombre e le animazioni del nostro alter-ego sono tutti pregi di indubbio fascino che si scontrano però con un character-design non molto ispirato e con scelte cromatiche alquanto ripetitive, dettate forse da esigenze sceniche (dopotutto non si tratta di ambienti particolarmente allegri) ma fin troppo virate al grigio-blu.
Meno convincente l'audio, che pecca soprattutto in un doppiaggio italiano alquanto incolore e in musiche poco originali seppur efficaci nel sottolineare i momenti di massima tensione. Alla fine è proprio questa specie di limbo (nè bello nè brutto) la cifra distintiva di Cold Fear, survival-horror old-style da una parte ma molto più vicino a stilemi action dall'altra, quasi come se il team di Darkworks abbia voluto dare vita a un ibrido tra nuovo e vecchio senza però eccellere in nessuno dei due estremi, accontentandosi se mai di prendere il meglio dei capolavori del passato per innestarvi qualche trovata più al passo con i tempi. Un titolo sicuramente superiore alla sufficienza, ma ancora troppo di routine per riuscire a impensierire i campioni del genere, anche se vista la penuria di titoli simili per PC l'acquisto rimane consigliato, soprattutto per chi nella propria carriera videoludica non ha mai incrociato zombi, porte sbarrate e corridoi pullulanti di mostri.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
La ricetta di Darkworks per questo suo secondo survival-horror dopo Alone In The Dark: The New Nightmare è piuttosto semplice. Una manciata di zombi, un'ambientazione claustrofobica, molte sparatorie, una trama che più classica non si potrebbe (contagi, segreti governativi) e qualche enigma a condire il tutto. Nulla di travolgente, insomma, ma se non altro ci si diverte (seppur per poco) e si può ammirare un comparto grafico di indubbio fascino, per non parlare di tutti quegli ingredienti che hanno fatto la fortuna del genere (la dose di splatter è indubbiamente elevata) e qui puntualmente proposti. Il problema però è proprio questo. Cold Fear rimane infatti il classico titolo derivativo che nel tentativo di slegarsi il più possibile dalla tradizione passata ha fatto il passo più lungo della gamba. Ecco allora che per ridurre al minimo l'interfaccia di gioco si è optato per l'eliminazione dell'inventario e della mappa, mentre le forti dosi di action, che annacquano non poco la componente orrorifica del gioco, dovrebbero rappresentare il nuovo che avanza, contribuendo invece solo a uno spostamento dell'asse del gameplay verso territori poco avvezzi alla tradizione del survival-horror. Scelta non deprecabile a priori, ma che lo diventa quando non si capisce bene se si stia giocando a un clone di Resident Evil ambientato su una nave o a una variante più action de La Cosa. In entrambi i casi non si va oltre una piena sufficienza anche a causa di dosi di tensione piuttosto blande per un titolo che fin dalla copertina pare improntato all'horror più spinto. Vista però la penuria di titoli simili per PC, un pensierino lo si può anche fare.