Vai al forum
Aggiungi alla collezione
Datasheet
- Data di uscita
- Estate 2012
Lati Positivi
- Atmosfera suggestiva
- Ottime musiche
- Un paio di colpi di scena interessanti
Lati Negativi
- Gameplay piatto e monotono
- Longevità ai minimi sindacali
Un platform d'atmosfera
Una pestilenza, un solo uomo.
Tequila Works è una software house spagnola fondata nel 2009 da ex dipendenti Blizzard, Mercury Steam, Pyro Studios, Sony e Weta Digital. Il primo agosto ha raggiunto gli scaffali digitali di Xbox Live l'opera prima del team, Deadlight, un survival horror con struttura di gioco platform dalle premesse piuttosto interessanti.
IL PUNTO SICURO NO...NON LO AVEVO CONSIDERATO!
Deadlight è ambientato nella città di Seattle, in Canada, durante una pestilenza su scala mondiale che ha decimato la popolazione lasciando pochissimi sopravvissuti. Il virus dell'epidemia, oltre a causare un'ecatombe umana di proporzioni apocalittiche, ha reso tutti i contagiati degli zombie voraci di carne umana. In questa infelice cornice, il protagonista, Randall Wayne, una guardia forestale di mezza età, si dirige verso il “Punto Sicuro”, un luogo costantemente annunciato alla radio - unico mezzo di comunicazione rimasto funzionante - in cui i superstiti sperano di trovare la tanto agognata salvezza, e dove si dovrebbero già trovare anche la moglie e la figlia di Randall, scomparse all'inizio dell'avventura.

A dettare i tempi della narrazione sono delle cut-scene a fumetto inserite fra un capitolo e l'altro, ma se il giocatore volesse approfondire il background del protagonista o il contesto più in generale, dovrà andare a consultare il diario presente nel menù, le cui pagine si trovano sparse per i livelli di gioco. Una lettura davvero interessante. Pur non avendo alle spalle un gameplay particolarmente cinematografico e scenografico, il canovaccio di Deadlight convince grazie alla ricreazione di atmosfere post-apocalittiche molto ispirate, un protagonista a tutto tondo e un paio di colpi di scena azzeccatissimi.
IO NON HO PAURA DEGLI ZOMBIE
Deadlight è un platform pseudo 2.5 D, dotato cioè di una grafica tridimensionale con un'interazione bidimensionale. L'obiettivo del gioco è, come da tradizione, quello di superare indenne i vari livelli saltando, arrampicando e scalando tutto ciò che il protagonista si trova di fronte, a volte con l'ausilio di alcuni cassoni che possono essere spostati o azionando un paio di leve qua e là. Ad aggiungere un po' di sale all'esperienza ci pensa la presenza degli infetti, i quali avrebbero l'infausto compito di trasmettere un po' di ansia al giocatore, visto che il buon Randall, nonostante possa brandire un'ascia e maneggiare pistola e fucile a pompa, non è in grado di eliminarne più di un paio alla volta, ma deve limitarsi a fuggire, come nel più classico dei survival horror.

A differenza della maggior parte dei platform moderni i quali hanno soprattutto negli enigmi ambientali la loro ragion d'essere, Deadlight propone alcuni banali rompicapo solo durante la fase nelle fogne, in cui Randall se la deve vedere con delle trappole, che comunque si superano con molta, anche troppa facilità. In definitiva, il gameplay di Deadlight risulta veramente troppo blando e piatto, limitandosi ad accompagnare il giocatore su e giù per i fatiscenti palazzi di quella che un tempo era la città di Seattle. Non si combatte mai veramente, non si ragiona per superare enigmi, l'unica azione che il giocatore deve compiere è scappare e, tra l'altro, la presenza degli zombie non riesce mai a trasmettere quel senso di ansietà che gli sviluppatori avrebbero probabilmente voluto.
Brutte notizie per quanto riguarda la longevità: in poco più di un paio d'ore, infatti, si raggiungono i titoli di coda. Niente di eclatante se consideriamo che si tratta di un titolo arcade a prezzo budget, ma qualche ora di gioco in più non avrebbe di certo fatto male, anzi.

LA LUCE C'È, MA NON LA VEDETE
Alla luce di un gameplay tanto banale e piatto, è chiaro sin da subito dove gli sviluppatori avessero intenzione di andare a parare. L'elemento chiave e principe dell'intera esperienza di gioco è infatti rappresentato quasi esclusivamente dall'atmosfera horror post-apocalittica, dalle riflessioni del protagonista circa i motivi che spingono le persone a compiere determinate scelte anziché altre o dalla bellissima lettura del diario, che consigliamo vivamente per godere appieno della bontà narrativa di questo titolo. Anche per quanto riguarda il comparto tecnico, i ragazzi di Tequila Works hanno puntato più sulle atmosfere e la direzione artistica che sulla mera forza bruta, imbastendo e disegnando un mondo dilaniato dalla sofferenza molto suggestivo e a tratti persino realisticamente inquietante, accompagnato inoltre da musiche veramente eccellenti.
