Genere
Sparatutto
Lingua
Italiano
PEGI
18+
Prezzo
ND
Data di uscita
26/8/2011

Deus Ex: Human Revolution

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Datasheet

Produttore
Square Enix
Sviluppatore
Eidos Montreal
Genere
Sparatutto
PEGI
18+
Distributore Italiano
Halifax
Data di uscita
26/8/2011
Data di uscita americana
23/8/2011
Lingua
Italiano
Giocatori
1

Hardware

Deus Ex: Human Revolution è atteso nei negozi il 26 agosto, nei formati PC, PlayStation 3 e Xbox 360.

Multiplayer

Non saranno presenti modalità multigiocatore.

Modus Operandi

Abbiamo giocato Deus Ex: Human Revolution per circa una decina d’ore su un codice ancora work in progress dell’edizione Xbox 360, fornitoci dal distributore italiano del gioco.

Link

Hands On

L’evoluzione della specie

Che gusto ha Deus Ex nel 2011?

di Stefano F. Brocchieri, pubblicato il

Human Revolution introduce chiaramente anche diverse novità alla formula originaria, nel tentativo di farne un gioco più al passo coi tempi. Oltre alla scomparsa di un complesso di statistiche dettagliato, di stampo prettamente ruolistico, e la formulazione delle proprietà di alcuni poteri in maniera da sposarsi con un menu di “scelta rapida”, gli interventi più grandi si ravvisano nel sistema di combattimento e in quello di hacking.

L’Adam Jensen arrabbiato, quello furbo e quello intelligente

Come tutti i Deus Ex, anche questo spesso è un vero e proprio FPS. Sebbene si possa agire per evitarlo il più possibile, il confronto a fuoco con gli avversari è una meccanica di primaria importanza. Com’è noto, nel cercare di rinfrescarla, Eidos Montreal ha inserito un sistema che passa alla terza persona nel momento in cui si va in copertura. Va dato atto a questa soluzione, che inizialmente appariva come un’ispirazione tardiva a un modello che ha conosciuto l’apice della sua gloria tre o quattro anni fa, di avere effettivamente un senso nella pratica: la maggior ampiezza di visuale ottenibile nel momento in cui Adam si adagia dietro un riparo torna piuttosto utile per studiarsi l’ambiente, tanto durante una sparatoria quanto se il fine è quello di sgattaiolare via senza essere visti. L’implementazione è buona: il sistema consente di passare in scioltezza da un riparo a un altro, anche tuffandosi, qualora le distanze si allunghino, di sparare alla cieca, senza esporsi, e di cambiare il lato di un oggetto da percorrere. Ancora un po’ di lavoro va fatto invece per quanto riguarda la transizione tra inquadratura in soggettiva e alle spalle del protagonista, dato che il ritorno alla prima avviene in maniera troppo “brutale”, creando in certe occasioni disorientamento. Sostanzialmente fini a sé stesse, al contrario, le cosiddette “esecuzioni”, mosse corpo a corpo con cui Adam stende o uccide un avversario, riprese in terza persona e attivabili con la semplice pressione di un tasto, che nelle occasioni più “vivaci” finiscono per risultare come una noiosa interruzione del continuum dell’azione.

Lo switch in copertura alla terza persona risulta gradito - Deus Ex: Human Revolution
Lo switch in copertura alla terza persona risulta gradito
Delude constatare che gli scontri difettino della plasticità e del dinamismo che era lecito aspettarsi da una rivisitazione in chiave moderna di Deus Ex. Tutto è piuttosto rigido e statico: le armi risultano poco appaganti, tanto sul piano della modellazione, della meccanica di funzionamento e dei relativi effetti sonori, tanto su quello degli effetti sull’ambiente (sostanzialmente non pervenuti, a parte qualche elemento risicato) e sui nemici, con routine di rilevazione dei colpi decisamente sciape (buono invece il radgoll dei corpi a terra). Nonostante questo, gli scontri sanno rivelarsi gratificanti: giocandolo già a Normal Human Revolution tende a perdonare poco e molte situazioni vanno affrontate con un certo impegno, anche qualora si tenti un approccio defilato, cercando di evitare qualsiasi tensione con gli avversari. Il merito, in questo senso, va attribuito principalmente al volume di fuoco nemico, in grado di compensare le sviste di un’IA che si caratterizza tendenzialmente per buoni movimenti sul campo (quantomeno quelli individuali, meno buoni appaiono quelli di squadra), ma suscettibile di perdersi in qualche ingenuità di troppo. Stesso tenore per quanto riguarda le reazioni a eventuali tentativi di infiltrazione del giocatore: i nemici sono apparsi in grado di notare puntualmente i rumori e movimenti veloci tra una copertura e l’altra e di mettersi in allarme assoluto qualora si arcogessero di Adam, ma hanno mostrato più di una titubanza quando si trattava di andare a scovarlo. Il loro limite più grosso, tuttavia, è che sembrano programmati platealmente “a stanze”: si poteva far scattare un allarme, trasformare un magazzino in un covo di feroci criminali, poi uscirsene da una porta, lasciandola aperta e rimanere lì a godersi lo spettacolo di questi brutti ceffi che ci guardavano in cagnesco, che ci sparavano anche e che dicevano frasi di coordinazione o di minaccia altisonanti, senza mai osare varcarne l’uscio. Anche in questo caso, una limata durante gli ultimi stadi di sviluppo sarebbe decisamente gradita.
Buone, invece, le impressioni offerte dal sistema di hacking, ora incentrato su un mini-gioco di carattere strategico che nelle fasi giocate aveva un tiro alquanto morbido, ma che a medio e lungo termine sembra poter tirar fuori una certa profondità, grazie alla diversa natura dei nodi “intermedi” da conquistare prima di arrivare a quello a cui si mira e dei differenti tipi di attacchi informatici (rallentamento dei sistemi di sicurezza, virus e altro ancora) lanciabili ai loro danni.

LA DETROIT DI DOMANI

Un gioco di questo tipo non può prescindere da aspetti come la qualità delle missioni, quella della trama e della costruzione del mondo in cui immerge il giocatore. Sul primo fronte Human Revolution sembra veramente promettente: rimandandovi al precedente hands on se volete conoscere maggiori dettagli su quelle relative alle fasi iniziali, le cinque/sei missioni principali e il paio di missioni secondarie affrontate una volta a spasso per la città si sono rivelate in linea di principio corpose e articolate, offrendo varietà e prevedendo ramificazioni e di più di uno sviluppo inaspettato.
Le vicende, che come si sa precedono quelle del primo Deus Ex di un ventennio, e trasportano in un 2027 piuttosto teso a causa della progressiva affermazione dell’industria cibernetica, accolta in maniera a dir poco controversa dai cittadini, proiettano il giocatore nel pieno di queste tensioni, per merito anche alla storia del protagonista. Adam era infatti un comunissimo agente di sorveglianza che a seguito di una tragedia viene praticamente resuscitato grazie a una serie di innesti ipertecnologici. In un certo senso è lo specchio dei cambiamenti della società, che vengono dunque vissuti dal giocatore sulla propria pelle. Il tutto è immerso in un clima altamente cospirazionista, in puro stile cyberpunk, dove le cose spesso non sono come sembrano e tutti potrebbero nascondere qualcosa. Una premessa interessante, che relativamente alle fasi giocate appare tuttavia sviluppata con fortune alterne, a causa di una scrittura dei dialoghi di qualità piuttosto incostante.

Ma il dubbio più forte lo nutriamo circa l’universo di gioco, la cui rappresentazione sembra rimasta fin troppo fedele all’originale. In altre parole, muovendosi per Detroit si ha l’impressione di essere in un luogo popolato più che altro da comparse, dato che i personaggi non sembrano avere alcuna routine deputata alla simulazione di "una vita", ma stanno lì “dove servono” e che le interazioni con loro, fatta eccezione per chi ha una funzione all’interno di una missione o vende cose, è limitata sostanzialmente all’attivazione di poche linee di dialogo, ripetute ad libitum, e che l’unica variazione sul tema offerta è cominciare ad aggredire gente e vederla cercare di scappare via o tentare di aggredirci a sua volta, peraltro in maniera meccanica e sgraziata. Un po’ poco, per un titolo del 2011.
Quanto questo, così come gli altri elementi che ci hanno colpito in positivo e in negativo, possa influenzare il bilancio generale su Deus Ex: Human Revolution lo si potrà dire solo una volta messe le mani sulla versione definitiva del gioco e aver vissuto appieno le avventure di Adam Jensen. La bontà di esperienze di gioco così complesse e caleidoscopiche è difatti un amalgama delicato, che spesso non si riconosce nella semplice somma algebrica dei suoi elementi fondanti.


Commenti

  1. Marcymaru

     
    #1
    Bell'analisi... conferma che secondo me questo gioco sarà una delle più grosse delusioni del 2011, per non dire... una cagata pazzesca! Meno male che avevo sentito la "puzza" fin dall'inizio e non l'ho prenotato!
  2. fool

     
    #2
    Mi sa che nonostante le note negative esplicate con cura sarà cmq mio al day one!!!
  3. fortieTHief

     
    #3
    la formula alla fine del trailer che significa?
  4. Magallo

     
    #4
    Marcymaru, direi che la tua conclusione mi pare piuttosto affrettata e superficiale. Dall'ottimao hand on di teo qui e anche dalle precedenti preview di Giò si intuisce che il gioco è potenzialmente molto interessante. Un gioco cosi' complesso e 'generoso' non puo' essere ridotto con una defiizone cosi' ingenerosa e pressapochista. Personalmente lo attendo con molta ansia e curiosita'.
  5. fortieTHief

     
    #5
    anche a me garba parecchio,tecnicamente non ci trovo nulla di male,e comunque è anche una scelta stilistica.
  6. Shendue

     
    #6
    In parole povere i fan del primo gioco saranno contentissimi e i consolari della domenica saranno delusi.
    Esattamente il contrario di quanto si temeva inizialmente.
  7. Meno D Zero

     
    #7
    ma no teo, mi hai smontato le fighissime finisher stealth con le lame!?!
    pecchè!!! io prenderei il gioco solo per quello!
  8. Stefano Castelli

     
    #8
    MarcymaruBell'analisi... conferma che secondo me questo gioco sarà una delle più grosse delusioni del 2011, per non dire... una cagata pazzesca! Meno male che avevo sentito la "puzza" fin dall'inizio e non l'ho prenotato!
    Boh. Sarà, ma la descrizione fatta da Teo, pur mettendo in conto i difetti che cita, mi ha fatto aumentare la voglia di comprarlo...
  9. Stefano Castelli

     
    #9
    "Esatto, avevamo investito il nostro primo, prezioso Punto Praxis nel potenziamento Braccio Cibernetico (che vi lasciamo indovinare cosa permette di fare)."

    E qui mi sono davvero immaginato Teo di fronte alla scelta, col povero tizio di Eidos che gli illustrava tutte le possibilità e lui a dire "Quale serve per MENARE? Eh? Dove sta quello per menare?? AH! IL PUGNO CIBERNETICO!!!" (click click click click).
  10. DualShockato

     
    #10
    La versione UK è multilingua?
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