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Datasheet
- Produttore
- Codemasters
- Sviluppatore
- Codemasters
- Genere
- Avventura
- Distributore Italiano
- Android Market
- Data di uscita
- 9/12/2011
- Data di uscita americana
- 9/12/2011
- Lingua
- Inglese
- Giocatori
- 1
- Prezzo
- € 1,75
Lati Positivi
- Ottimo riarrangiamento grafico e musicale
- Fedelissimo al gioco originale
- Lievi aggiunte strutturali che rendono l'esperienza più moderna e gradevole
Lati Negativi
- I controlli touch potevano osare di più
- Complessivamente è un gioco semplice e un po' breve
Hardware
Multiplayer
Modus Operandi
Link
Ovosodo
L'ovetto antropomorfo si rimette in gioco.
L'esplosione del mercato mobile ha fornito un'accessibile valvola di sfogo a tutta una serie di sviluppatori poco a proprio agio nell'ambito delle grosse produzioni. Del gruppo, inevitabilmente, fanno parte anche quegli esponenti della vecchia scuola che non hanno saputo o non hanno voluto riciclarsi in un mercato così diverso da quello che un tempo li ospitava. È per esempio il caso di Jeff Minter e delle assurde produzioni della sua Lamasoft. Ed è considerabile analoga la situazione di questo Dizzy: Prince of the Yolkfolk.
arcade adventure come una volta
Un personaggio che fu piuttosto famoso a cavallo fra anni Ottanta e Novanta prova insomma a tornare in scena, chiaramente rivolgendosi soprattutto a un pubblico di nostalgici, con la messa a nuovo di uno fra gli episodi meglio riusciti della serie. In Dizzy: Prince of the Yolkfolk ci si ritrova a guidare l'uovo antropomorfo Dizzy, impegnato a salvare la sua "bella" da un sonno incantato. Per farlo, bisogna esplorare un'ambientazione che rappresenta una parodia all'acqua di rose del fantasy generico e mette in campo una serie di situazioni statiche da risolvere utilizzando l'oggetto giusto nel luogo giusto. Enigmi molto semplici, insomma, che richiedono sostanzialmente di recuperare un dato elemento e portarlo pazientemente alla sua destinazione.
Al di là di questo, in Dizzy: Prince of the Yolkfolk si trova anche un lieve elemento platform, assolutamente poco più che abbozzato. Non ci sono quasi per nulla nemici da eliminare, e i pochi presenti vanno comunque affrontati attraverso enigmi da risolvere (proprio il confronto con il gemello malvagio di Dizzy propone forse il puzzle più azzeccato del gioco). Si tratta insomma di un remake molto fedele all'originale, non a caso curato dallo stesso Paul Ranson che se ne occupò all'epoca: l'impianto grafico rilegge molto bene lo stile dei tempi, dandogli una rinfrescata senza stravolgere, e il tema musicale è riarrangiato benissimo, anche se a furia di ascoltarlo in loop si finisce in fretta a sfruttare l'opzione per disattivare le musiche.

minimo indispensabile
Dal punto di vista dell'impianto di gioco, rispetto all'originale si notano alcune differenze, minori ma di un certo impatto. Per esempio si è passati da una struttura a schermate fisse all'introduzione di un gradevole scrolling multidirezionale, che migliora la visibilità in più di una situazione, e Dizzy ha conquistato la capacità di mettersi a correre dopo qualche secondo di camminata, snellendo parecchio il peso del dover continuamente andare avanti e indietro per eseguire i vari compiti. Al di là di questo, di qualche piattaforma leggermente spostata e altri dettagli del genere, il gioco è rimasto sostanzialmente lo stesso. Chiaramente ora lo si controlla tramite touch pad, quindi con le canoniche icone da pad virtuale e i loro limiti di precisione e feedback fisico. Non che l'assenza di un pad si senta particolarmente, trattandosi di un gioco che punta poco o nulla sull'azione, ma certo un lavoro di adattamento più profondo, magari con la possibilità di toccare direttamente interlocutori e oggetti da raccogliere col polpastrello, senza dover premere il tasto virtuale, non sarebbe dispiaciuta.
A conti fatti, comunque, Dizzy: Prince of the Yolkfolk offre esattamente quel che promette, vale a dire un remake fedele all'originale e molto ben realizzato di uno fra i migliori episodi di una serie a modo suo storica. Il problema è che questo lo rende un gioco perfetto per i nostalgici, ma molto semplice e piuttosto breve, anche paragonandolo ad altri titoli venduti allo stesso prezzo in ambito mobile.







