Genere
Gioco di Ruolo
Lingua
Testi
PEGI
18+
Prezzo
€ 71,99
Data di uscita
6/11/2009

Dragon Age: Origins

Dragon Age: Origins Vai al forum Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Electronic Arts
Sviluppatore
BioWare
Genere
Gioco di Ruolo
PEGI
18+
Distributore Italiano
Electronic Arts Italia
Data di uscita
6/11/2009
Data di uscita americana
3/11/2009
Lingua
Testi
Giocatori
1
Prezzo
€ 71,99
Formato Video
HDTV

Lati Positivi

  • Grande profondità del sistema di combattimento
  • Concept, personaggi e ambientazioni affascinanti
  • Molto longevo
  • Sei diversi inizi
  • Impegnativo anche a livello normale
  • Graficamente offre buoni spunti...

Lati Negativi

  • ...ma anche qualche incertezza
  • Frame-rate instabile nella versione per PlayStation 3
  • I meno esperti nel genere potranno trovarlo troppo difficile
  • Giocato su console, risulta più scomodo e limitato

Hardware

Per godersi il gioco a risoluzioni medie e senza sacrificare troppo i dettagli, consigliamo almeno un processore Dual Core a 2.4 GHz, 2 GB di RAM e una scheda video con 512 MB di RAM (ATI Radeon 3850 o NVIDIA GeForce 8800). Il gioco è disponibile anche per Xbox 360 e PlayStation 3; in questo caso servono unicamente una confezione originale del gioco, una console e un joypad.

Multiplayer

Dragon Age: Origins è incentrato esclusivamente sul gioco in singolo.

Link

Recensione

Dragon Age: Origins tra PC e console

Differenze e somiglianze tra le tre versioni del gioco.

di Francesco Destri, pubblicato il

Se c’è una cosa che in Dragon Age: Origins non manca è la longevità. Per completare le quest principali a livello normale mettete in conto almeno quaranta ore, ma queste tempistiche possono crescere in modo significativo se si sceglie una difficoltà maggiore, se si affrontano anche le quest secondarie e se si decide di provare tutte e sei le origini iniziali del gioco.
BioWare non ha insomma tradito la sua fama di sviluppatore sulla "lunghissima distanza" e, volendo, la durata del gioco può essere estesa ulteriormente sbloccando circa novanta obbiettivi e affidandosi al primo e vero DLC in uscita a breve (Return to Ostagar), senza contare che il rilascio del toolset ufficiale promette di rendere Dragon Age: Origins un GdR dalle infinite possibilità future, sulla scia di Neverwinter Nights e della sua attivissima community di fan.

nuovo motore 3d, nuove emozioni

Una delle principali curiosità attorno al gioco, oltre alla sua durata, gravava attorno al comparto grafico; dopo Neverwinter Nights con Aurora, Star Wars: Knights of the Old Republic con Odyssey e Mass Effect con Unreal Engine 3, BioWare ha sviluppato un nuovo engine proprietario chiamato Eclipse e i risultati sul versante grafico si sono rivelati positivi anche se non eccezionali.
Il mondo di Ferelden può contare su una notevole varietà di location e di paesaggi ricreati con buona dovizia di particolari e lo stesso dicasi per gli interni di dungeon, palazzi e abitazioni, ricchi di oggetti e di elementi di arredamento sempre vari e realistici. Si viene invece a perdere qualcosa a livello di texture negli ambienti esterni e anche come espressioni facciali abbiamo visto certamente di meglio; i dettagli dei personaggi, delle armi e delle armature sono invece notevoli e anche le animazioni, seppur non fluidissime, non deludono così come i filmati di intermezzo, sempre spettacolari e ben coreografati.
Il tutto, anche con certi dettagli al massimo e a risoluzioni impegnative, non è risultato particolarmente gravoso per il nostro hardware e in generale il design del mondo di gioco ci è parso sempre ispirato ed evocativo.
Purtroppo alcuni elementi di contorno piacevoli (anche se non fondamentali) come il ciclo giorno-notte e la poca vivacità dei PNG all’interno dei villaggi e delle città non hanno trovato posto nel gioco, ma per il resto non ci si può affatto lamentare del risultato finale. Ottime impressioni anche per l’audio, forte di musiche davvero evocative composte da Inon Zur (Fallout 3, Prince of Persia) e di dialoghi in inglese doppiati senza particolari limiti, mentre non manca qualche sbavatura nella traduzione italiana dei testi che non tocca comunque mai i pessimi livelli di The Elder Scrolls IV: Oblivion.

primo pc, seconda xbox 360, terza playstation 3

Tutto quanto scritto fino ad ora si riferisce alla versione per PC, ma BioWare ha sviluppato il gioco anche per Xbox 360 e, per la prima volta nella sua storia, anche per PlayStation 3. Abbiamo potuto giocare a entrambe le versioni per console e, nonostante il gioco rimanga lo stesso nei suoi elementi strutturali (trama, quest, personaggi, armi, nemici), le differenze non mancano. Tanto per cominciare manca la visuale dall’alto e anche affidarsi al joypad per navigare nei menù di gioco, soprattutto quelli della gestione del party o della scelta degli attacchi speciali, non è il massimo della comodità; il livello di difficoltà media ci è inoltre sembrato più abbordabile sia per il minor numero di nemici, sia per la loro minor resistenza, ma ciò può rappresentare un pregio o un difetto a seconda dei gusti del giocatore.
Nel complesso giocare a Dragon Age: Origins su console risulta un po’ più scomodo e limitato in fase di controllo, ma anche graficamente la versione per PC rimane consigliabile per evidenti motivi. Tra l’altro il paragone diretto tra Xbox 360 e PlayStation 3 ha messo in luce una leggera preferenza per la prima, non solo nella resa di particolari elementi (l’acqua ad esempio) ma anche per un frame-rate decisamente più stabile.
Gli scatti e i rallentamenti visti sulla console di Sony sono infatti numerosi e a tratti piuttosto pesanti e fastidiosi, il tutto senza che ci siano a prima vista dettagli o raffinatezze tali da giustificarli. Se quindi volete godervi l’esperienza di gioco migliore, più comoda e visivamente appagante, la versione per PC è quella giusta, ma anche il difficile e rischioso passaggio di un GdR di questo tipo alle console non ha portato con sè particolari traumi, soprattutto nel caso di Xbox 360.

Voto 4 stelle su 5
Voto dei lettori
Che Dragon Age: Origins non avrebbe deluso gli appassionati di GdR fantasy era quasi un dato di fatto, ma BioWare è davvero riuscita a dare un valido discendente a due serie storiche come Baldur's Gate e Neverwinter Nights azzeccando un titolo di ottimo livello. Le avventure nel mondo cupo e travagliato di Ferelden sono quanto di meglio ci si potesse aspettare in questo ambito, grazie a un sistema di combattimento solido e profondo, a personaggi ben delineati e a tutta una serie di elementi ruolistici che, così affrontati, mancavano da un po' di tempo. Non che manchino i difetti (soprattutto su console e in modo particolare nella versione per PlayStation 3 a causa del frame-rate instabile), ma di fronte a un simile sfoggio di classe e di esperienza in questo campo non possiamo che premiare gli sforzi di BioWare e lasciarci traportare per decine di ore in questo suo nuovo e magico mondo fantasy.

Commenti

  1. Woland

     
    #1
    "la scelta di un concept fantasy piuttosto adulto e lontano dalla tradizione tolkeniana del genere"

    Ma davvero secondo te la tradizione Tolkeniana è poco "adulta"?

    "e anche un briciolo di sesso"

    Beh questo si che rende un gioco veramente "adulto".

    Non vorrei fare polemiche, dal punto di vista giornalistico è un'ottima recensione, davvero esaustiva, ma credere che l'epica di Tolkien sia poco "adulta" e che un po' di sesso faccia aumentare lo spessore di un titolo, dal mio punto di vista, è ben poco condivisibile. Comunque forse ho interpretato male io, in tal caso chiedo scusa.
  2. checco

     
    #2
    Ciao....allora se leggi bene il contesto in cui ho accennato all'elemento sessuale leggerai "intrighi, lotte, potere, passioni amorose,
    scontri politici, ricatti e tradimenti “shakespeariani” (e anche un
    briciolo di sesso) che richiamano subito, più che la tradizione
    classica di Baldur’s Gate, l’epopea di George R.R. Martin".
    Questo per dire che rispetto alla tradizione tolkeniana (soprattutto come riportata nei videogiochi ispirati alla trilogia dell'anello) Dragon Age preferisce il modello più sanguinario, crudo, realistico e "tosto" di Martin. E poi dal tuo commento sembra che sia solo l'elemento sessuale a determinare la concezione fantasy del gioco, quando invece gli elementi "adulti" sono molti altri (appunto quelli del testo riportato sopra).
    Considera poi che Dragon Age, a differenza di tutti gli altri videogiochi tratti da tolkien, è "vietato" ai minori di 18 anni come anche The Witcher (altro titolo che ho citato nel testo proprio per far capire il tono generale del gioco). Non che il PEGI sia la bibbia, ma un fondo di verità secondo me c'è.
  3. Woland

     
    #3
    Si, è vero, il contesto in cui hai inserito quell'allusione all'elemento sessuale prende in considerazione anche altri aspetti. Non ho finito Dragon Age, quindi non esprimo nessun giudizio. Ma, tanto per capirci, per me un rpg "adulto" è Planescape: Torment, dove tematiche come colpa, redenzione e scavo nella memoria sono affrontate con una profondità ed una coscienza davvero (questa si) "adulta". Giochi come the witcher, invece, usano allusioni sessuali e violenza solo per darsi un tono maturo, ma, in realtà (a mio parere), navigano, nell'assoluta banalità.
    In ogni caso, grazie per aver trovato il tempo di rispondere in maniera precisa al mio post.
  4. giopep

     
    #4
    Oh, ecco, diciamocolo che The Witcher è un gioco maturo più o meno come un qualsiasi manga per ragazzi in cui si vedono tette, culi e scene di sesso.
    Quelli non sono contenuti adulti, sono contenuti per adulti, e c'è una bella differenza. Del resto, le trading card dopo ogni conquista, via... :D
    Che poi sia divertente e comunque ben scritto in altri suoi aspetti, ci mancherebbe, sono il primo a sostenerlo.
    Su Dragon Age non mi esprimo, non ci ho ancora giocato.
  5. Da Hammer

     
    #5
    checco ha scritto:
    Ciao....allora se leggi bene il contesto in cui ho accennato all'elemento sessuale leggerai "intrighi, lotte, potere, passioni amorose,
    scontri politici, ricatti e tradimenti “shakespeariani” (e anche un
    briciolo di sesso) che richiamano subito, più che la tradizione
    classica di Baldur’s Gate, l’epopea di George R.R. Martin".
    Questo per dire che rispetto alla tradizione tolkeniana (soprattutto come riportata nei videogiochi ispirati alla trilogia dell'anello) Dragon Age preferisce il modello più sanguinario, crudo, realistico e "tosto" di Martin. E poi dal tuo commento sembra che sia solo l'elemento sessuale a determinare la concezione fantasy del gioco, quando invece gli elementi "adulti" sono molti altri (appunto quelli del testo riportato sopra).
    Considera poi che Dragon Age, a differenza di tutti gli altri videogiochi tratti da tolkien, è "vietato" ai minori di 18 anni come anche The Witcher (altro titolo che ho citato nel testo proprio per far capire il tono generale del gioco). Non che il PEGI sia la bibbia, ma un fondo di verità secondo me c'è.

    Devo ancora leggere la recensione, ma non sono d'accordo su quanto scrivi in questo messaggio: ci vedo veramente poco di Martin in DA. sì, ok, c'è qualche tradimento, tanto sangue, il sesso, ma per il resto è quanto di più classico ci sia: i cattivi da una parte e i buoni dall'altra.

  6. Tambok

     
    #6
    Da Hammer ha scritto:
    Devo ancora leggere la recensione, ma non sono d'accordo su quanto scrivi in questo messaggio: ci vedo veramente poco di Martin in DA. sì, ok, c'è qualche tradimento, tanto sangue, il sesso, ma per il resto è quanto di più classico ci sia: i cattivi da una parte e i buoni dall'altra.
     mah..prole oscura a parte ci sono moltissime sfumature,non c'è una linea di demarcazione così netta
  7. Da Hammer

     
    #7
    Tambok ha scritto:
    mah..prole oscura a parte ci sono moltissime sfumature,non c'è una linea di demarcazione così netta

    E ok, ma al centro della vicenda ci siamo noi e il Blight e con i Darkspawn. Buoni e cattivi, come nella più classica epopea fantasy.
  8. giopep

     
    #8
    Da Hammer ha scritto:
    Devo ancora leggere la recensione, ma non sono d'accordo su quanto scrivi in questo messaggio: ci vedo veramente poco di Martin in DA. sì, ok, c'è qualche tradimento, tanto sangue, il sesso, ma per il resto è quanto di più classico ci sia: i cattivi da una parte e i buoni dall'altra.
     Eh, vabbuò, Martin che avrà mai aggiunto, le corna?
    :P
  9. Da Hammer

     
    #9
    giopep ha scritto:
    Eh, vabbuò, Martin che avrà mai aggiunto, le corna?
    :P

    Beh no, ha eliminato la chiara suddivisione tra buoni e cattivi. Tutte le fazioni hanno le loro motivazioni e, anche se alcuni possono essere considerati più malvagi di altri, non sono il Male incarnato che mette a rischio tutta l'umanità.
  10. Andrea_23

     
    #10
    giopep ha scritto:
    Oh, ecco, diciamocolo che The Witcher è un gioco maturo più o meno come un qualsiasi manga per ragazzi in cui si vedono tette, culi e scene di sesso.
    Quelli non sono contenuti adulti, sono contenuti per adulti, e c'è una bella differenza. Del resto, le trading card dopo ogni conquista, via... :D
    Che poi sia divertente e comunque ben scritto in altri suoi aspetti, ci mancherebbe, sono il primo a sostenerlo.
    Su Dragon Age non mi esprimo, non ci ho ancora giocato.
       
    Sul sesso in particolare nulla da eccepire, ma questo direi che è un tarlo del videogioco in generale e non di CD Project. Personalmente l'unico episodio memorabile che mi sovviene in materia è l'intrigante viaggio di fantasia e piacere fornito dalle
    senzienti? Si chiamavano così? Boh chi si ricorda :__D
      
    in Planescape Torment. Per il resto siamo sul pretestuoso/stucchevole andante.
    E a dirla tutta meglio così, passerò per un bacchettone, ma dio ci scampi da uno scenario modello "televisione del ventunesimo secolo". Potremmo arrivare a rimpiangere in futuro questo periodo di "purezza ed alti ideali" ;___D. Forse che sia meglio addirittura rimanere in questo stadio di infantile immaturità? : 0

    Detto questo mi sembra ingiusto fare di tutta l'erba un fascio. The Witcher, avendo alle spalle una tradizione letteraria, tratta in modo egregio le altre tematiche serie di cui state parlando. Ad esempio su tradimento&vendetta come non ricordare

    il trio tormentato dei due neo-sposini e della sorella della donna talmente accecata dall'invidia da compiere una tragedia?
      
    Una vicenda che, tralaltro, si rifa direttamente alla narrativa folkloristica polacca  : o.
    Domando: questa è robba da manga-tette-culi? Ma anche su questi ultimi... parliamone, mi sembra una generalizzazione un po' troppo categorica ^^v.

    [Modificato da Andrea_23 il 22/11/2009 16:47]

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