Genere
Azione
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
18+
Prezzo
ND
Data di uscita
24/3/2006

Driver Parallel Lines

Driver Parallel Lines Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Atari
Sviluppatore
Reflections Interactive
Genere
Azione
PEGI
18+
Distributore Italiano
ATARI Italia
Data di uscita
24/3/2006
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1

Lati Positivi

  • Felice ritorno alle origini motoristiche della serie
  • Trama coinvolgente e ricca di colpi di scena
  • Colonna sonora sempre all'altezza

Lati Negativi

  • Difetti grafici imputabili all'hardware
  • Gameplay che non apporta innovazioni al genere

Hardware

Per entrare nel mondo di Driver Parallel Lines non occorre altro che una PlayStation 2 europea, un joypad, una confezione originale del gioco e una Memory Card per salvare i progressi conseguiti.

Multiplayer

Driver Parallel Lines non prevede alcuna modalità multigiocatore.

Link

Recensione

Driver Parallel Lines

1978: il giovane TK entra in contatto con un gruppo di amici con un piano infallibile. Niente può andare storto... 2006: TK, più adulto e consapevole, torna per riscattare un torto sepolto da 28 anni nel suo cuore. Il suo unico obiettivo è la vendetta... Morale della favola: non è mai troppo tardi per riscattare un torto subito. Driver è tornato, Tanner è morto e va bene così.

di Lorenzo Antonelli, pubblicato il

Il duro processo di abnegazione richiesto per il completamento del titolo Rockstar, con il giocatore costantemente conteso tra un paese dei balocchi digitale e una trama da sfogliare sino all'epilogo finale, è fortemente ridotto e ridimensionato in Driver Parallel Lines. Il risultato, sebbene essenziale (perché incentrato esclusivamente sull'universo motoristico) dinanzi alle mefistofeliche potenzialità del titolo Rockstar, diverte l'utente, richiedendo una dedizione spensierata e mai fanatica, con dinamiche funzionali al dipanamento della trama e una scorrevole progressione degli eventi per mezzo di un tessuto narrativo ricco di colpi di scena.

PAURA E DELIRIO A LOS SANTOS

Il tuning a tutti i costi non demorde e, complice il garage/rifugio in cui conservare sottovuoto le vetture rubate per goderne una volta fuori dalle sbarre, consente intuitive operazioni di modifica al motore o alla carrozzeria, oltre che alla personalizzazione di accessori irrinunciabili per un corriere della malavita (vetri oscurati e gomme antiproiettile) e alla riparazione dei danni riportati in seguito agli incidenti subiti. Il controllo dei veicoli, votato alla spettacolarità cinematografica, tra derapate impossibili e salti che neanche il Generale Lee, mostra dei sensibili accorgimenti in fatto di manovrabilità e prestazioni a seconda della vettura selezionata, mantenendosi comunque ancorato su uno standard di intuitività generalizzata. Le sporadiche missioni a piedi, che costituiscono circa il 20% dell'esperienza di gioco, beneficiano ora di un sistema di controllo più razionale e amichevole rispetto all'infausto passato della serie. Con la semplicità di un buon action game in terza persona si corre in strada alla ricerca di vetture che stuzzichino la nostra brama di possesso o, nel peggiore dei casi, si spara agli obiettivi previsti dalla missione o ai passanti, giusto per vedere l'effetto che fa (polizia alle calcagna in un batter d'occhio, indicatori di criminalità che schizzano alle stelle e folla che si disperde nel panico totale). Attraverso un comodo sistema di lock-on si individua il bersaglio da freddare o, nel caso ci volesse prodigare in un remake di un classico western, si può optare per il sistema di puntamento libero (sconsigliato).

Le animazioni di TK, sempre fluide e realistiche, appaiono permeate da un sottile strato di fotorealismo, che ammicca e sottende a una qualità grafica più che soddisfacente. Ma, laddove il comparto estetico del gioco in movimento si adegua alle capacità del vetusto monolite Sony, attraverso un motore grafico versatile e ben cosciente dei limiti hardware (pop up e bad clipping inclusi), le scene in full motion video rasentano una qualità visiva che stropiccia le "pupille gustative", inneggiando a una prematura next generation. L'alternarsi dell'alba con il tramonto, delle sudice luci che illuminano la New York di James Brown o dei folgoranti neon che abbagliano l'andirivieni dei broker di Time Square, convivono in una sorta di regia alla Quentin Tarantino, attraverso stop motion degne del miglior Guy Ritchie in The Snatch e stacchetti sonori con squillo di trombe e note funky.
I tempi di caricamento, mai invasivi e, anzi, mascherati con somma maestria all'interno delle sequenze non interattive, la dicono lunga sulle indubbie capacità di programmazione profuse dagli sviluppatori del gioco.

KOOL AND THE GANGSTER

Il comparto sonoro, in perfetta empatia temporale con l'ambientazione giocata, fonde insieme quanto di meglio si possa ascoltare nella filmografia pulp del grande schermo con il soul e l'hip hop dell'attuale generazione MTV. Il risultato, sebbene inferiore numericamente alla playlist del concorrente marchiato Rockstar Games, offre un repertorio di brani musicali che si lascia ascoltare con gusto e invita, in maniera subliminale, a portare il tempo con il piede. Al primo stacco funky proveniente dallo stereo dell'auto, la vena cinematografica del gioco si gonfia e trascina con sé il giocatore in un dedalo di richiami simbolici, sublimando l'esperienza in-game con un doppiaggio appropriato e accurato. E così qualsiasi irrisoria sparatoria, qualsiasi fuga dalla polizia, qualsiasi tentativo di far perdere le proprie tracce per riportare a zero gli indicatori di criminalità trovano un'adeguata dimensione video-sonora, capace di sfornare adrenalina e pathos necessari. A conti fatti si sta assistendo alla miracolosa resurrezione del brand Driver.

Parallel Lines, con le dovute differenze in quanto a pretese ludiche (onnicomprensive per Rockstar e settoriali per Reflections), può lottare a testa alta con il mastodontico Gran Theft Auto: San Andreas. Per carità, i difetti ci sono e non si sta cercando qui di insabbiarli: misteriose apparizioni di strutture poligonali, frame rate che risente delle alte velocità nel traffico di punta, nebbiolina che cela le magagne più evidenti e saltuarie imprecisioni del sistema di mira. Che sia colpa dei programmatori o dell'hardware spremuto fino al midollo è questione di poco conto. Quel che importa è che Driver Parallel Lines non è Driv3r. Quel che importa, ancora, è che Driver Parallel Lines è un prodotto in grado di divertire ed intrattenere in maniera longeva, con un gameplay che non stanca e invoglia alla dedizione trasognata, tra una sparatoria e una fuga in auto, con la polizia alle calcagna e un ladro di liquori che invita a spingere sull'acceleratore. E dallo specchietto retrovisore si intravede la sagoma di Tanner che saluta con il fazzoletto bianco e viene travolto da uno scuolabus. Ci mancherai, vecchio amico. Anzi, no, per niente.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Per usare un'espressione tratta dal vocabolario di Guido Meda, Driver Parallel Lines c'è, o, se preferite, è francobollato agli scarichi del concorrente di casa Rockstar. La resurrezione di un brand dato per spacciato viaggia su due linee parallele. Al giocatore la possibilità di creare e cercare le giuste intersezioni, all'interno di una trama coinvolgente e densa di stacchi narrativi ad alto tasso emozionale. Driver Parallel Lines è il (fresco e disincantato) ritorno dell'action game motoristico apparso per la prima volta su PlayStation nel 1999, adeguato agli attuali standard del free roaming temerario. Un'intera città (doppia) caricata in tempo reale, tra edifici fatiscenti e quartieri borghesi, con 260 chilometri di strade percorribili e la sicurezza che il deja-vù poligonale possa tornare utile solo per per non perdersi nel dedalo urbano di svincoli e incroci disegnati da Minosse. Una trama coinvolgente e un gameplay che va al sodo, capace di non temporeggiare in attività feticiste o inutili per il dipanamento del tessuto narrativo, sono gli ingredienti basilari per un sicuro e, questa volta, meritato successo commerciale. Aggiungere a piacere la possibilità di vandalizzare le barriere architettoniche presenti in strada, la necessità di seminare gli sbirri e "ripulire" l'auto incriminata, gare clandestine e furti su commissione, una colonna sonora degna di un'omonima compilation e una regia dinamica e intrigante: il risultato è Driver Parallel Lines e va benissimo così. In sostanza un titolo in grado di fare ciao con la manina al vecchio Tanner, capace di lavare via lo scetticismo innescato dal disarmante terzo capitolo della serie e fiero nel gratificare, joypad alla mano, l'acquirente timoroso e dubbioso, giustamente memore del passato.