Genere
Azione
Lingua
ND
PEGI
16+
Prezzo
ND
Data di uscita
ND

Dynasty Warriors 7: Empires

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Datasheet

Produttore
KOEI
Sviluppatore
Omega Force
Genere
Azione
PEGI
16+
Data di uscita giapponese
8/11/2012

Lati Positivi

  • Molti personaggi a disposizione.
  • Editor personaggi facile da usare.
  • Componenti strategiche che rendono particolare l’esperienza ludica.

Lati Negativi

  • Non si sente una reale differenza tra un personaggio e l’altro.
  • Componente strategica piuttosto semplicistica.
  • Ambientazione misconosciuta, qui da noi.

Hardware

Dynasty Warriors 7: Empires è disponibile solo su PS3.

Multiplayer

Il gioco permette di giocare in cooperazione sia con una sola console che online, su più console.

Modus Operandi

Abbiamo potuto provare il gioco completo, gentilmente offerta da Koei.
Recensione

Koei invade gli scaffali con Dynasty Warriors 7: Empires.

Di certo, questo è il miglior capitolo della saga Empires.

di Massimiliano Braile, pubblicato il

IL MIO STILE È LA TIGRE PIGRA CHE TERRORIZZA IL DRAGO LUNGIMIRANTE… CREDO
Scesi sul campo di battaglia, Dynasty Warriors 7: Empires non si discosta molto dai suoi cugini: tutti i personaggi hanno un attacco rapido, uno lento (con varie combinazioni dei due tasti si possono ottenere diverse combo), un tasto per i Musou (gli attacchi speciali), una parata, un tasto per cambiare arma, uno per chiamare la cavalcatura, uno per scegliere gli strategemmi e uno per cambiare lo zoom della mappa. Combattendo, si scopre che le varie combo sono più che sufficienti non soltanto per le orde di soldati che affronterete (e che si distingueranno in guerrieri da mischia, arcieri e cavalieri, senza considerare le varie classi speciali come i guerrieri d’elite o i comandanti, che dispongono di più energia e sono più aggressivi), ma anche per i boss. Una caratteristica che accomuna tuttavia i vari giochi di questo tipo (compresi i Ken’s Rage e One Piece) è il fatto che i Musou sono eccellenti per interrompere le combo dei boss nemici, annullandone gli effetti e ribaltando del tutto la situazione.

L’editor di DW7: Empires è molto semplice da usare e permette di creare personaggi molto più belli e carismatici della media - Dynasty Warriors 7: Empires
L’editor di DW7: Empires è molto semplice da usare e permette di creare personaggi molto più belli e carismatici della media

In altre parole, vale la pena di conservare i Musou e usarli solo per difendersi, dato che a lungo andare tutti i boss cadranno sotto la violenza delle diverse combo. Sebbene suoni come un difetto, è pur vero che, all’atto pratico, i combattimenti non sono affatto noiosi o facili (selezionando una difficoltà media o elevata, ovviamente) ed è addirittura piacevole vedere come, buttandosi a capofitto e sottovalutando i propri nemici, si può venire sopraffatti. Ma DW7: Empires non si limita solamente a questo: il gioco offre una componente strategica la quale, sebbene non paragonabile a quella di un vero gioco strategico, permette di godere dei frutti delle giuste scelte (o di subire le conseguenze di quelle sbagliate). Il numero di uomini (che rappresenta in definitiva una percentuale su quelli che effettivamente troverete sul campo nelle varie basi), gli ufficiali che ci si porta dietro in battaglia, la necessità di mantenere una linea di rifornimento tra le basi conquistate al fine di poter affrontare il leader della fazione nemica e altro ancora rendono i combattimenti più che una semplice avanzata fatta falciando ogni cosa si muova. Dover tornare indietro per ripristinare la linea di rifornimento in un punto nel quale è stata spezzata o per salvare un ufficiale nei guai al fine di non perderlo definitivamente offre un maggiore spessore al titolo e permette al giocatore di sentirsi realmente partecipe di una battaglia che segue un proprio corso, ma che vede nell’intervento del giocatore una chiave di volta. Inoltre, ci sono i sopra menzionati stratagemmi: questi sono effetti speciali che possono essere usati una sola volta per battaglia (con un limite di quattro stratagemmi, più eventuali bonus speciali): si va da un danno continuato su tutti i nemici nei paraggi del protagonista per una trentina di secondi a effetti meno diretti ma più strategici, come il bloccare un passaggio o chiudere le porte di una fortezza. Nel complesso, quindi, le battaglie di DW7: Empires sono intriganti e dotate di un certo spessore strategico e narrativo.

Le fasi strategiche sono poco più che graziose, ma offrono alla giocabilità uno spessore molto maggiore di quanto visto negli altri capitoli della serie DW. - Dynasty Warriors 7: Empires
Le fasi strategiche sono poco più che graziose, ma offrono alla giocabilità uno spessore molto maggiore di quanto visto negli altri capitoli della serie DW.

NON È L’ARTE DELLA GUERRA DI SUN TZU, PERÒ…
Veniamo quindi alla parte che realmente discosta la serie parallela di Empires da quella principale: le sessioni a corte. Già partendo dalla scelta del personaggio si decide come cominciare: i personaggi ufficiali della saga permettono di partire dai rispettivi ruoli coperti nella storia. Chi invece decide di iniziare il gioco con un personaggio creato da zero, partirà da zero anche a livello politico. Molto brevemente, ogni fazione del gioco ha un leader e vari ufficiali che possono ricoprire a loro volta differenti compiti (prefetto di una provincia, con il compito conseguente di difenderla da eventuali attacchi, strateghi, che sono più vicini al regnante per quanto riguarda le linee politiche adottate e così via): scegliendo uno dei protagonisti della saga, si ricoprirà uno di tali ruoli. Alcuni personaggi o i quelli che invece sono stati creati da zero, partono senza un rango politico. La differenza tra i vari ruoli politici sta nel fatto che se il giocatore guida un leader, può decidere chi conquistare e chi no (decidendo anche quali ufficiali mandare in battaglia di volta in volta), ottenendo eventualmente consigli da parte dei propri sottoposti, ma avendo sempre e comunque l’ultima parola. Nel ruolo di ufficiale si potrà consigliare il sovrano, ma senza avere facoltà di scelta sulle province da conquistare o sui personaggi da usare in battaglia. Infine, partendo da zero, bisognerà prima fare una serie di battaglie allo scopo di acquisire una certa fama, requisito necessario per poter reclamare come propria una provincia e, a quel punto, iniziare veramente il gioco come sovrano nascente o come seguace di un regnante già presente. Le fasi di corte sono gestite in turni (che narrativamente durano un mese), durante i quali si può fare solo una mossa tra quelle disponibili (e che dipendono dal rango posseduto). DW7: Empires non offre solo mosse di attacco o difesa dei territori: la gestione delle risorse e del morale dei propri ufficiali, sebbene molto semplicistica, rende molto bene l’atmosfera e i compiti dei quali si è responsabili. Essere regnanti permette di decidere la condotta da seguire e i nemici da attaccare, ma da ufficiali si può evitare di perdere turni e turni in incontri tesi a rialzare il morale dei propri uomini e quindi ci si può concentrare su se stessi. Da regnanti, inevitabilmente, bisogna pensare a mantenere unito il regno e i propri sudditi. Addestrare le proprie truppe può fare la differenza, sul campo di battaglia, se ci si ricorda anche di rinfoltire le fila dopo gli scontri, ma non bisogna dimenticare l’addestramento personale, che permette di utilizzare armi sempre più potenti, acquistabili durante il gioco a caro prezzo. Perfino l’aspetto romantico non è stato dimenticato (e come avrebbe potuto, visto i toni del romanzo?): continuando ad alimentare il rapporto con un dato ufficiale di sesso opposto, anche solo allo scopo di impedire che se ne vada, si finirà per dover prendere decisioni sulla natura del rapporto stesso (matrimonio, amicizia…). Tutte le azioni compiute offriranno punti esperienza, che andranno a ripartirsi tra i sei aspetti di tutti i personaggi (una sorta di allineamento morale): coraggio, saggezza, compassione, ricchezza, disciplina e malvagità. Le varie azioni compiute e le battaglie scelte daranno punti esperienza in uno di questi aspetti: a crescere di livello in ognuno di essi si otterranno diversi stratagemmi, sempre più potenti man mano che si sale di livello e differenti a seconda dell’aspetto in questione (potenziamenti personali per il coraggio, effetti che aiutano le truppe per la compassione o bonus personali a scapito delle proprie truppe per la malvagità, per esempio).

Anche l’aspetto romantico non viene trascurato, in DW7: Empires, sebbene non sia nulla di così esaltante o importante. - Dynasty Warriors 7: Empires
Anche l’aspetto romantico non viene trascurato, in DW7: Empires, sebbene non sia nulla di così esaltante o importante.

QUESTA SCACCHIERA PERMETTE ENNEMILAMILIONI DI POSSIBILITÀ!
La panoramica di Dynasty Warriors 7: Empires è notevole, non si discute. A livello di personaggi, caratteristiche, opzioni, il gioco ha così tanto da offrire che per descrivere il tutto ci vorrebbe un romanzo voluminoso quanto quello dal quale trae ispirazione. Ma per valutare un gioco non ci vuole mai così tanto e per descrivere tale valutazione ci vuole ancor meno. DW7: Empires si discosta certamente dal resto della serie grazie alla sua componente strategica (come e più dei precedenti capitoli Empires), ma questo può non bastare a lenire la monotonia del genere. Inoltre, la storia non viene narrata quasi per niente: è ovvio che in un titolo dove le decisione sono lasciate in mano al giocatore, l’aspetto narrativo sia stato omesso, narrando gli eventi con meno partecipazione di quanto accade in un Dynansty Warrios o Dynasty Warriors Xtreme Legends. Chi vuole conoscere la storia e i personaggi del gioco deve comprare un capitolo “normale” della serie. Ma questo era ovvio. Ora precisiamo una cosa: tutti lamentano la monotonia della serie, domandandosi come faccia ad avere tanto successo. Il punto è che Dynasty Warriors, di qualunque incarnazione si parli, è un beat’em up. In questo genere i giocatori, fin dai tempi di Double Dragon e Renegade, non fanno altro che picchiare, picchiare e, dopo una pausa di riflessione dovuta al fatto che si è appena sterminata la prima ondata, picchiare di nuovo e ancora. L’ambientazione può piacere o non piacere, ma il genere tira fin dagli anni 80 e non ha mai perso colpi. L’elemento monotonia, quindi, si basa su tre fattori: amore per il genere, amore per l’ambientazione e comparto tecnico del gioco. Eliminando i primi due, che sono soggettivi, passiamo al terzo elemento. Purtroppo, scava scava, c’è ben poca differenza tra un personaggio e l’altro, tralasciando l’ovvia differenza tra un personaggio armato per la mischia e uno per la distanza… quindi, che si brandisca un leggerissimo stocco o una mazza lunga tre metri e del peso approssimativo di mezza tonnellata, cambia ben poco, se non nelle tempistiche d’attacco. Basta dunque fare un paio di prove per capire come impostare l’attacco e, se si venisse sopraffatti, attivare un Musou e uscire dai pasticci. Ed ecco quindi il secondo punto dolente. Un attacco Musou non è particolarmente devastante e, come già detto più volte in precedenza, trova la sua massima applicazione come tecnica difensiva definitiva, dato che è in grado di bloccare qualunque tecnica dei boss nemici. La parte strategica del gioco è molto intrigante ed è veramente bello poter vedere il proprio personaggio creato da zero (e con molto più carisma e fascino della media dei personaggi creati, grazie alle scelte fatte da Koei per l’editor personaggi) assurgere al rango di re, comandare prima da uno scantinato e poi da un castello ornato di giada, passare da una normale cavalcatura a una specie di destriero simile a un incubo, con tanto si criniera e coda di fuoco e avere storie simil-romantiche con i propri sottoposti. Ancor di più intrigano i sei aspetti morali del personaggio, che garantiscono differenti vantaggi e, soprattutto, differenti stratagemmi da usare in battaglia. Sembra tutto un idillio… fino a quando non si comprende, con un paio d’orette di gioco, che il sistema strategico è basato su meccaniche piuttosto banali, che permettono un potenziamento del personaggio molto ripido e che quindi si limita al saper menar le mani sul campo di battaglia (pur tenendo in parte conto degli aspetti strategici della battaglia). Sarebbe stato più saggio pretendere una progressione meno ripida della forza del personaggio.

Voto 3 stelle su 5
Voto dei lettori
Dynasty Warriors 7: Empires è un ottimo titolo della serie DW. Questo lo rende un gioco buono o cattivo? Nonostante tutti gli elementi strategici aggiuntivi, per giochi così monotoni, molto dipende dal gusto per il genere e per l’ambientazione. Il genere deve piacere, altrimenti si perderà il gusto dopo nemmeno due o tre ore di gioco. Detto questo, bisogna avere interesse per l’ambientazione, così estranea qui in occidente, altrimenti meglio buttarsi su qualcosa di più noto, come Ken’s Rage (caldamente consigliato il primo capitolo, non il secondo) o One Piece. Se conoscete la storia e vi piace il genere, allora il gioco è stato fatto praticamente per voi e potrete godere delle componenti strategiche della collana Empires, ma l’ideale sarebbe aver giocato almeno un Dynasty Warriors o un Dynasty Warriors Xtreme Legends, in modo da aver sviluppato affezione e conoscenza dei personaggi della “saga ludica”. Per concludere, Dynasty Warriors, che sia classico, Xtreme Legends o Empires, continua a essere un titolo pensato per l’oriente: qui in occidente, o addirittura in Italia, è adatto solo a patiti della genere E (non “oppure”) della saga. La valutazione che segue è dunque fatta con un occhio occidentale e merita di più, per chi apprezza l’ambientazione.

Commenti

  1. Rory Swann

    #1
    Ottima recensione scritta in maniera molto competente.
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