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Un'altro oceano da saltare!

di Simone Soletta, pubblicato il

Sembra ieri, eppure le valigie sono di nuovo lì, sul pavimento, pronte ad accogliere il "delirio-minimo-necessario" per la copertura dell'Electronic Entertainment Expo. Una fiera che, a dispetto della crisi economica, tenta di tornare ai fasti del passato, proponendosi quest'anno nuovamente nel formato "Tunz-tunz-standiste-tunz-megastand-tunz" che aveva abbandonato da un paio di anni a questa parte.

Una scelta, questa, che da un lato dà un po' di ottimismo, visto che le notizie sulla salute economica generale continuano a non essere spettacolari: se la ESA decide di tornare a questo genere di manifestazione, certamente più costosa per i publisher rispetto a quanto organizzato nei due anni passati, beh, c'è da tirare un sospiro di sollievo. Dall'altro lato, però, continuo a ribadire quanto apprezzassi l'E3 in configurazione "minimal": meno divertente, forse, ma certamente più rispettosa per chi va al di là dell'oceano per farsi un mazzo tanto, rincorrendo appuntamenti, sviluppatori, sessioni giocate e non.

Invece il Convention Centre ci riaccoglierà su tutta la sua devastante superficie, con le camminate incessanti tra le Hall, con il rumore degli stand fracassoni che, passati i 10 minuti di meraviglia iniziali e le prime occhiate alle standiste, avresti voglia di radere al suolo.

Ma si diceva delle valigie: ebbene, chi non è mai stato a una fiera del genere, o più propriamente non l'ha "organizzata", magari non può capire quanta roba è necessario "camallarsi" (mi si perdoni il genovese) da un lato all'altro del pianeta. Specialmente se insieme a te vengono in totale nove altri poveracci.

Un trolley intero, praticamente, se ne va per cavi, cavetti, adattatori, alimentatori, treppiedi, ciabatte, caricabatterie, cavi dati, lettori di card e altre amenità del genere. E per quanto da casa tu tenti di riporre le cose ammodino, in modo da non dovere impazzire poi (la tecnica del Sole è ormai sviluppatissima: elastici a go-go per tenere in posizione ogni singola matassa di cavo), all'arrivo l'apertura del suddetto trolley è sempre pericolosissima. I cavi ordinatamente riposti, si scopre, si sono dati alla pazza gioia durante il volo, lanciandosi in amplessi al sapore di rame e caucciù, testimoniando il fatto che:

1) L'inviato alla fiera deve soffrire;
2) La tecnica del Sole, al solito, non è servita a una bega.

Al trolley "tecnologico" si affianca quello "della sopravvivenza". Mai partire per un E3 senza un congruo quantitativo di mutande e magliette al seguito. E, soprattutto, non appena giunti in hotel informarsi sul piano in cui è possibile accedere a lavatrici e asciugatrici. È fondamentale quasi quanto l'aglio nel pesto.

E poi c'è lo zainetto-borsa-whatever delle "cose preziose". Fotocamere digitali e reflex digitali, telecamere (solo io ne porto due), portatile (ehm, due), flash, filtri, alimentatori e accoppiata di mutanda-maglietta di emergenza (altrimenti il bagaglio te lo perdono fisso). Un bene prezioso da difendere a costo della vita e che ti causerà n-mila ritardi ai controlli di sicurezza, perché nessuno che non sia un terrorista - è ovvio - può viaggiare con due fotocamere, due telecamere, due portatili e una serie impressionante di ammennicoli simili. Ci deve essere, per forza, qualcosa sotto.

E poi c'è da trovare il modo di passare il tempo, perché il viaggio è lungo. Questa volta siamo divisi in due, almeno per parte del viaggio. Metà di noi parte da Milano, metà da Roma. Ci incontreremo ad Amsterdam (niente battute) per fare insieme il salto verso L.A.
Come mi piace di tanto in tanto ricordare, ci vuole più di un giorno intero a fare tutto il percorso, da casa all'hotel, tempo che di solito all'andata passa abbastanza in fretta perché c'è voglia ed energia, ma è bene essere comunque preparati.

Non possono mancare, nella mia dotazione, due o tre libri. Il fatto è che non riesco quasi mai a dormire in aereo, quindi devo essere certo di avere "qualcosa" da leggere. Poi, ci vuole qualcosa da "vedere". Normalmente, pesco una decina di DVD dalla libreria apposita, perché non amo in condizioni di scomodità vedere film "nuovi", che non ho ancora visto. Meglio riguardarsi qualche classico, o film che so che mi fanno passare il tempo in fretta. O porcate tipo Ghost Rider, o i cartoni-digital-farlocchi della Dreamworks.

Videogiochi, invece, niente. Fino a qualche tempo fa partivo con PSP-DS-GBA-SCUMMVM sul cellulare e altre amenità simili, salvo poi scoprire che in volo non mi viene quasi mai voglia di giocare. E allora che se ne stiano a casa le console portatili.

Infine, la speranza è di avere a disposizione un "media center" decente sul volo intercontinentale: capita ancora, nel 2009, di doversi fare 11 ore con la programmazione fissa e un televisorino 14 pollici messo nel corridoio ogni 50 metri, fidatevi. Questa è la tipica configurazione "da schifo", altrimenti ribattezzata "Alitalia". Poi c'è la situazione di mezzo: display LCD personale, un buon numero di film e programmi che però non è possibile controllare direttamente. Basta fare attenzione un minimo per beccare il film o il programma dall'inizio, e sperare che la vescica per quelle due orette ti lasci in pace. Quello che manda in bestia di questa configurazione "né carne né pesce", in verità, è che ti piazzano nel roster delle scelte disponibili tipo UNA puntata dei Simpson, UNA di Friends, UNA di Lost presa a caso in una stagione di mezzo. Una roba senza senso.
Poi c'è la configurazione "Lusso", che sperimentai per la prima volta due anni fa su un volo Air New Zealand. Un vero e proprio "media center on demand", con un fraccaio di film e di serie TV (stagioni complete!) da far partire quando vuoi, mettere in pausa, far ripartire etc.
In sostanza, la vittoria del bene.

Ma adesso basta, è ora di riempirle, le valigie!


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