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Passport???

di Jacopo Mauri, pubblicato il

Ho saputo che nel settore c’è chi è riuscito a fare di meglio (molto meglio), ma anche io ho tentato di dare spettacolo in questa cosa.

A inizio Maggio arriva la mail di Sole: avete compilato la carta verde? E no, dico, mica l’ho compilata. Allora, tac: due click, arrivo sulla pagina, assicuro agli U.S.A. di non aver deportato nessuno durante la Seconda Guerra Mondiale e poi mi trovo a dover inserire il numero di passaporto.

Ok. Passaporto.

Momento.

Passaporto?

“Sole, non ho il passaporto”.

Simone riesce a veicolare tutto l’intreccio di imprecazioni, voglia di farmi a pezzi e infierire sui resti in un “!”.
Mi vorrei rotolare dal ridere per questo lapidario commento, ma la realtà è che con la burocrazia non ho buoni rapporti e quindi inizia a venirmi da piangere.

Il giorno dopo vado alla questura di Monza. Anzi, prima passo a rifare pure la carta di identità, che ormai è messa peggio dell’economia americana. Preparo le fototessere, da cui emerge il mio sguardo da funerale, quindi mi reco all’ufficio di pubblica sicurezza di Monza, con tanto di stampa dell’e-ticket che testimonia la situazione di urgenza. I tempi prevedono infatti 35 giorni lavorativi, con gente che riporta testimonianze di odissee durate circa 60 giorni lavorativi.

Ma ovviamente no, non basta. Ci vuole la lettera del datore di lavoro. Che, meno male, posso mandare a parte, nel pomeriggio e via fax, comodamente. Così comodamente che, scoprirò di lì a una settimana, non è mai sopraggiunta. Ma lo sapevo, già me lo vedevo quel povero fax spuntare in uno stanzino buio, dove il giorno dopo qualcuno sarebbe passato solo per farsi un caffè.

Torno la settimana seguente, solo per sapere se hanno accettato l’urgenza. Ma è troppo presto. Mi lasciano un numero di telefono, e dentro di me penso di aver fatto centro: li avrei stressati a tutte le ore del giorno e della notte, pur di ottenere preziose informazioni. Già, peccato che quel numero fosse finto. FINTO!

Torno allora qualche giorno dopo: è stata accettata la mia urgenza? L’addetto sparisce nello stanzino limitrofo salvo tornare dicendomi “PRRRRRRRRRRRR”.

Panico.

E io come faccio? Devo partire! Ho portato le carte il 5, devo partire il 30, perché non è urgenza? Il signore mi rassicura dicendo che entro il 30 senza dubbio sarà tutto pronto. Sembra tranquillo. Io faccio ancora fatica a respirare serenamente.

Esco, torno a casa e scandaglio la Rete alla ricerca di un numero da chiamare. Eccolo: il centro per i rapporti con il cliente. Chiamo e chiedo conferme circa la possibilità di ottenere, normalmente e senza urgenza, i documenti entro il 30. La signorina ride dall’altra parte della cornetta. Bonariamente, certo, è la prima persona gentile che trovo dall’inizio della faccenda. Ma ride.

Mi consiglia di andare in via Cordusio, direttamente, a richiedere l’urgenza, perché è lì che tutti i commissariati e uffici mandano i documenti. Ma di andare presto. E in effetti leggo su Internet che lì, magari a patto di mettersi in coda alle 6.30 del mattino, in giornata torni a casa con il passaporto.

Ok, forza e coraggio. Mi presento alla questura alle 8.10. Apre alle 8.30. In fila, chiacchierando, emergono per ognuno casi disperati, che sinceramente non mi tranquillizzano molto. Si sa, al proprio turno c’è sempre qualcosa che non va. Hai sempre paura che ti interrompano per dire: “eh no! Doveva andare di là, a 150 chilometri da qui, e comunque le mancano ancora 4 documenti e 3 bollettini da pagare!”.

Arriva il mio turno. Salve, senta io ho consegnato i documenti per la richiesta del passaporto a Monza e...

“eh no!”

Panico, panico, panico!!! Cosa c’è che non va? Ancora??? Cosa??? C’è che Monza è l’unico ufficio a sé, del tutto indipendente da Milano. Ecco che l’unica persona cordiale da me incontrata era pure la meno informata! Vatti a fidare delle buone maniere...

Mi chiede la ricevuta della richiesta. Non ce l’ho, colpa mia.
Allora un documento. Questo ce l’ho, evvai!
Smanetta nel database giga-universale, e poi pronuncia tali dolci, delicate parole: “Il suo documento risulta già pronto. È stato stampato il 19 maggio”

Sobbalzo.

Ormai per quel giorno è tardi, per cui butto giù dal letto Giopep e andiamo insieme all’evento di Punch Out!!.

Ma il giorno dopo sì, eccomi lì di nuovo a Monza. Sbircio nei cesti alla ricerca di Seregno, lo vedo, pare ci siano tanti documenti pronti, forse è fatta, forse c'è anche il mio.

E in effetti: sono venuto per ritirare il passaporto. E la signorina, o forse signora ma in quel momento tanto carina, mi porge questo dannato e sudicio libretto. 32 pagine di sudore e morte.

Ci hanno messo 14 giorni in tutto. Di cui 2 sabati, 2 domeniche e 2 mercoledì (giorno di chiusura dell’ufficio). Ovvero, 7 giorni lavorativi. Senza urgenza. Credo sia un record universale.

Felicissimo di averlo stabilito io.


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