Genere
Piattaforme
Lingua
Sottotitoli in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
ND
Data di uscita
30/10/2001

Evil Twin: Cyprien's Chronicles

Evil Twin: Cyprien's Chronicles Aggiungi alla collezione

Datasheet

Genere
Piattaforme
Data di uscita
30/10/2001
Lingua
Sottotitoli in Italiano
Giocatori
1

Lati Positivi

  • Design (quasi) originale
  • Grande atmosfera
  • Ottima longevità

Lati Negativi

  • Controlli imprecisi
  • Inquadrature fuorvianti
  • Qualche indecisione tecnica

Hardware

I requisiti minimi di Evil Twin: Cyprien's Chronicles indicano una CPU Intel o AMD a 400 MHz, 64 MB di RAM, una scheda 3D con almeno 16 MB on-board, 650 MB liberi su HD, un lettore CD-ROM 8x, una scheda audio e le librerie DirectX 8 installate. Provato su un Athlon a 650 MHz con GeForce 2MX (32MB) e 256 MB di RAM, il gioco si è mantenuto sempre godibile alla risoluzione di 800x600 e 16 bit di profondità di colore. Due annotazioni finali: la prima riguarda le strane instabilità del gioco alle alte risoluzioni (se andate oltre 800x600 rischiate improvvisi ritorni al desktop) e la seconda l'altrettanto strana installazione: optando per quella minima sarà necessario swappare i due CD di gioco a ogni avvio nel più classico stile Amiga.

Multiplayer

Evil Twin: Cyprien's Chronicles non prevede alcuna opzione di gioco in multiplayer.

Link

Recensione

Evil Twin: Cyprien's Chronicles

Ubi Soft "abbandona" momentaneamente Rayman per entrare nel nuovo settore dei platform game "oscuri". Dopo mesi se non addirittura anni di lavorazione ecco Evil Twin, la risposta francese al padre-fondatore di questo genere: Alice. Riuscirà il talento dello sviluppatore In Utero a superare l'antagonista creato da American McGee?

di Alessandro Martini, pubblicato il

Questi dettagli accrescono senza dubbio l'interesse di un appassionato del genere, visto che distanziano nettamente Cyprien's Chronicles dalla concorrenza (se si esclude Alice, un altro riuscito esperimento nel campo dei platform dark). Una volta passato l'impatto iniziale vengono però a galla i difetti insiti nella struttura di gioco e nel sistema di controllo, due settori-chiave di qualsiasi produzione legata a questo filone. Sin dai primi minuti è evidente che in casa In Utero si sia puntato a ripescare le migliori idee presentate finora in altri giochi di piattaforme cercando di apportare alcune piccole modifiche qua e là.
Lo svolgimento di un livello segue in massima parte la celebrata struttura "a missioni" presentata più di un lustro fa dall'idraulico Nintendo (ovviamente ci riferiamo ancora una volta a Mario 64). Nel suo cammino attraverso Undabed, organizzato per comodità in alcune grandi isole, Cyprien incontrerà tutta una serie di stranissimi personaggi amici e nemici, con cui sarà in ogni caso necessario interagire. In alcuni casi l'interazione si limita al semplice combattimento, in altri nell'aiuto verso chi si trova in pasticci peggiori dei nostri. Nulla di radicalmente innovativo quindi, che se da un lato garantisce l'attenzione dei fan del genere, dall'altro rischia di annoiare dopo poche ore chi incontra tale struttura ormai da quasi un decennio.
Il discorso relativo ai problemi di Evil Twin: Cyprien's Chronicles acquista maggiore serietà passando ai controlli e alla telecamera. Guidare il piccolo Cyprien è pressoché impossibile tramite la tastiera, per via della connotazione "analogica" di cui è dotato il movimento del protagonista. Il gioco è infatti pensato per un tipo di controllo proporzionale, che garantisce la massima precisione durante gli spostamenti e una stima più accurata nel compiere i numerosi salti. Dotarsi di un buon joypad è quindi un imperativo, ma anche così gli anatemi verso lo schermo non sono una possibilità troppo remota.
La poca intuitività che contraddistingue l'intero sistema di controllo è imputabile in massima parte al sistema di telecamere: indecisi tra una gestione automatica e quella manuale, In Utero ha puntato a quella semiautomatica, giocandosi in un sol colpo tutte le possibilità di successo. Le inquadrature passano infatti dai campi lunghi ai primi piani senza soluzione di continuità, stravolgendo in diversi casi anche la struttura di gioco con bruschi salti dal sistema classico dei platform 3D (telecamera da dietro il protagonista) a quello laterale in stile Pandemonium (per chi non se lo ricorda: telecamera bloccata a lato dell'azione).

QUESTIONI TECNICO-CONCETTUALI

E' usanza ormai comune affermare che, se le console detengono lo scettro per la complessità poligonale all'interno di un videogame (Shenmue, Gran Turismo 3 A-spec) i PC dominano un altro settore abbastanza critico, quello delle texture. Evil Twin: Cyprien's Chronicles, come prima di lui il recente Max Payne, dà ulteriore sostegno a questa tesi mostrando texture di risoluzione elevatissima, dotate di una ricercatezza e un dettaglio tali da far apparire in certi casi l'immagine come un enorme quadro astratto.
Giusto per fare un esempio, citiamo per prima cosa la simpatica uniforme di Cyprien nella sua veste umana: una salopette di jeans disegnata su schermo con tanto di pieghe del tessuto, parti scolorite e altre chicche che arricchiscono la sensazione di "usura" di un capo vestito per chissà quanto tempo. Passando ai fondali, il discorso resta ugualmente positivo per merito dell'engine tridimensionale che sorregge Evil Twin, in grado di gestire un'ottima distanza visiva e strutture poligonali imponenti, arricchendo il tutto con un catalogo di effetti speciali di tutto rispetto.
L'altro lato della bilancia, in questo spettacolo visivo è rappresentato da due leggeri difetti: il primo riguarda un frame rate incostante (non si parla di scatti, ma di fluidità non sempre elevatissima) e il secondo una quantità di "spigoli" superiori alla media. Personaggi e strutture si presentano infatti molto squadrati, magari non a un'occhiata fuggitiva ma certo mostrano tale mancanza dopo alcune partite e un'osservazione più attenta. Se tecnicamente Evil Twin: Cyprien's Chronicles raggiunge vette del tutto rispettabili, sul lato giocabilità restiamo invece diversi scalini indietro ai migliori del genere, che su PC non esulano comunque da una mediocrità largamente diffusa (per trovare un gioco di piattaforme davvero degno di nota dobbiamo tornare ai tempi di Rayman 2).
Controllare Cyprien, nonostante la simpatica idea del suo "doppio" è troppo frustrante per un giocatore comune, com'è allo stesso modo frustrante correggere di continuo l'inquadratura perché improvvisamente le telecamere sono cadute in preda a qualche forza maligna. Da segnalare comunque la grande estensione del gioco e l'ottima varietà di situazioni, per quanto non del tutto originali o davvero innovative. Per concludere in leggero anticipo sul commento, chi è un vero appassionato del genere troverà in Evil Twin: Cyprien's Chronicles pane per i suoi denti, gli altri possono tranquillamente aspettare un gioco forse meno spettacolare, ma più rifinito sotto l'aspetto del gameplay.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Evil Twin: Cyprien's Chronicles tiene fede al suo nome presentandosi davvero "cattivo" nei confronti del giocatore. Non è raro, infatti, avere l'impressione che Cyprien si rifiuti di eseguire un dato comando (anche dei più semplici, come il salto) nonostante l'imput assegnato sia perfettamente corretto. Questo accade per via del sistema di controllo evidentemente impreciso, che aumenta la sfida presente nel gioco non per ragioni legate al livello di difficoltà, ma per l'attenzione aggiuntiva che l'utente deve indirizzare ai comandi. La gestione delle telecamere, tutto fuorché intuitiva o anche lontanamente utile, non aiuta a risollevare la situazione malgrado sia offerta la possibilità di gestire le inquadrature manualmente. Per fortuna, altri aspetti salvano il piccolo Cyprien dalla bocciatura (battuta inevitabile) a partire dall'ottima grafica (eccezionali alcune texture), dalla grande atmosfera che permea tutta l'avventura per arrivare alla vastità del mondo esplorabile, in grado di offrire davvero tantissime ore di divertimento a un appassionato del genere. E il problema di fondo è proprio questo: Evil Twin è davvero consigliabile solo ai veri fan perché la sua "difficoltà di utilizzo" potrebbe deludere, o addirittura innervosire, un pubblico meno abituato a problemi di questa natura.