Genere
Avventura
Lingua
Tutto in Italiano
PEGI
ND
Prezzo
59,90 Euro
Data di uscita
13/9/2005

Fahrenheit

Fahrenheit Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Atari
Genere
Avventura
Distributore Italiano
ATARI Italia
Data di uscita
13/9/2005
Lingua
Tutto in Italiano
Giocatori
1
Prezzo
59,90 Euro

Lati Positivi

  • Finalmente un approccio innovativo alle avventure grafiche
  • Atmosfera intrigante
  • Gameplay estremamente variegato
  • Musiche di grande livello
  • Diversi finali a disposizione

Lati Negativi

  • Graficamente non al passo con i tempi
  • Troppi mini-giochi spesso frustranti
  • Esperienza di gioco alquanto passiva
  • Alcune trovate sono inutili riempitivi
  • Pochissima interazione con l'ambiente

Hardware

Per giocare a Fahrenheit saranno necessari una confezione originale del gioco, una PlayStation 2 PAL, un joypad e una Memory Card dove salvare i progressi fatti. Il gioco supporta la codifica audio in Dolby Pro Logic II ed è presente il selettore 50/60 Hz.

Multiplayer

Non sono presenti modalità di gioco in multiplayer.

Link

Recensione

Fahrenheit

Fahrenheit è finalmente tra noi. Ci sono voluti quasi quattro anni e due diversi publisher, ma alla fine David Cage e i ragazzi di Quantic Dream hanno portato a termine uno dei progetti videoludici più complessi e ambiziosi di sempre. Un'avventura grafica che promette di regalare ore e ore di divertimento "alternativo" e senza confini. Ci sarà riuscita? Scopriamolo insieme!

di Francesco Destri, pubblicato il

FINALI A VOLONTA'

Quando non siamo impegnati in simili frangenti, che comunque rappresentano la parte più corposa del gameplay, dovremo parlare con altri personaggi non giocanti (la scelta delle domande e delle risposte avviene sempre tramite lo stick destro) e risolvere piccoli enigmi che vanno dalla composizione di un identikit ad altre azioni davvero banali come riempire un bicchiere di gin, trovare delle scatole nel nostro appartamento o, nel caso di Lucas, sfuggire alle forze dell'ordine nascondendo eventuali prove accusatorie.
I salvataggi tra una sezione e l'altra del gioco sono automatici e il loro numero è decisamente abbondante, non facendo così rischiare di dover ripetere un intero livello (se di livelli si può parlare) per un banale errore. Anche da questo punto di vista non bisogna però pensare a Fahrenheit come a un gioco "normale". La possibilità di scegliere, in alcune circostanze, il personaggio da comandare e di affrontare le situazioni in più di una maniera ha come diretta conseguenza uno svolgimento molto "libero" e mai lineare.
Non stiamo parlando di libertà di azione, di location talmente vaste da permettere percorsi alternativi o di assenza di script (che anzi sono decisamente numerosi), bensì della possibilità di giungere a diversi finali a seconda del nostro approccio alle varie situazioni. Tornando sempre all'esempio dell'omicidio al bar, possiamo decidere di nascondere le prove oppure di uscire subito dai bagni sperando che nessuno si accorga di nulla; ciò non ha conseguenze tanto sul risultato finale (scappare dal bar) quanto più sul successivo "capitolo" del gioco, dove Tyler e Carla si troveranno di fronte a una scena del delitto con molte o poche prove a seconda delle nostre azioni precedenti.
In questo modo diventa molto difficile stilare un resoconto univoco sullo svolgimento del gioco, anche se più si va avanti e più queste situazioni "aperte" tendono purtroppo a diminuire e a lasciare posto a percorsi molto più obbligati.

IL CORAGGIO A VOLTE NON BASTA

E' a questo punto che Fahrenheit mostra i suoi limiti più evidenti. Preso come avventura, non ha abbastanza spessore logico per interessare gli amanti di enigmi e puzzle, ma nemmeno come titolo alternativo e fuori dagli schemi può definirsi del tutto riuscito. Innanzitutto si ha l'impressione che i mini-giochi siano troppo spesso avulsi dal contesto, quasi una sorta di riempitivo il più delle volte inutile (ma c'è davvero bisogno di alzare pesi per dieci volte consecutive o perdere quasi cinque minuti per suonare una chitarra?) che, oltre a spezzare la tensione della vicenda, possono diventare troppo lunghi e frustranti (la fuga dei mostri nell'ufficio ne è un esempio lampante).
Ciò non vuol dire che l'idea della barra dell'umore sia sbagliata a priori, ma francamente ci è sfuggito il nesso che lega lo stato d'animo dei nostri alter-ego allo svolgimento delle indagini vere e proprie. Il secondo grande difetto consiste nella meccanicità del gameplay, che in più di un'occasione ricorda quei "film interattivi" di una decina d'anni fa (Phantasmagoria: A Puzzle of Flesh, Harvester, Urban Runner e compagnia pseudo-interattiva), dove, più che seguire la trama e risolvere qualche enigma, non c'era molto altro da fare se non guardare i filmati e la grafica sbalorditiva.
E' insomma una sensazione di passività ad aleggiare su Fahrenheit, che se nella prima ora di gioco può anche appassionare per il suo approccio così trasversale ed eclettico alla materia avventurosa, più va avanti e più ci lascia con un pugno di mosche in mano, comprese una trama che non riesce a mantenere del tutto le belle premesse iniziali e una longevità piuttosto bassa (otto-dieci ore) a cui però vanno aggiunti i vari finali, sempre che si abbia voglia di riniziare tutto da capo per una seconda volta.
Lo stesso comparto grafico convince a metà. Abbiamo apprezzato lo sforzo nel rendere le espressioni facciali, i movimenti dei personaggi e gli ambienti di gioco il più realistici possibili, ma a parte alcuni filmati notevoli il tutto risulta fin troppo spartano e poco curato, con tanto di aliasing imperante e clipping "inverso" (spesso sembra di camminare a venti centimetri da terra) a rendere il quadro grafico poco allettante.
Lo studio delle inquadrature è invece molto accurato e, come detto in precedenza, estremamente cinematografico, caratteristica che piacerà sicuramente agli amanti di concept grafici dinamici e spettacolari.

GENIO E SREGOLATEZZA

Eppure, nonostante questi e altri difetti (la sensazione di essere guidati è a tratti davvero forte), Fahrenheit possiede un pregio che ben pochi altri videogiochi possono vantare. E' un titolo a suo modo unico e sperimentale, un coraggioso inizio di un percorso ancora immaturo ma molto promettente anche per l'immediato futuro.
Nessuno infatti prima d'ora aveva coniugato avventura, realtà virtuale, simulatore di vita e rhythm-game (forse solo Shenmue si è avvicinato a tanto) e, da questo punto di vista, lo sforzo di Quantic Dream è da lodare e da apprezzare, anche se rispetto a Omikron: The Nomad Soul Fahrenheit non riesce a trovare altrettanta coesione nell'unire sotto un unico tetto adventure e azione, realismo ai massimi livelli e mini-giochi, vastità delle location e libertà di azione.
E' però innegabile come, a patto di appassionarsi alla trama, l'empatia tra noi e i tre personaggi giocanti sia qualcosa di davvero speciale e unico anche se di breve durata e non sempre sostenuto da una grande coerenza. Difficile quindi pronosticare un sicuro successo o un flop, ma una cosa è certa; titoli del genere sono merce rara nel panorama videoludico di oggi e, nonostante i molti limiti da cui è afflitto, Fahrenheit viene finalmente incontro alle richieste di chi invoca da anni originalità, commistione di generi e coraggio. Il risultato non può dirsi del tutto riuscito, ma la strada è certamente quella giusta!

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
Fahrenheit è un titolo estremamente difficile da recensire secondo i classici canoni avventurosi. Il concept è certamente intrigante così come l'innovativa interfaccia di gioco, il sistema di controllo e il gameplay estremamente variegato, in cui alle tipiche sezioni di indagine e agli enigmi si affiancano prove di abilità "fisiche" dove i nostri riflessi vengono messi a dura prova ed elementi che non sfigurerebbero in un ipotetico incrocio tra Omikron: The Nomad Soul (la precedente avventura di Quantic Dream), Shenmue e The Sims. Se le premesse sono perciò molto allettanti (da quanto tempo gli appassionati di avventure sono alla ricerca di qualcosa di veramente nuovo?), il risultato finale non convince del tutto. La longevità è piuttosto bassa (ma attenzione al non trascurabile fattore-rigiocabilità), la trama non mantiene fino alla fine le ottime premesse iniziali e, cosa più importante, si ha troppo spesso la sensazione di osservare un film interattivo dove, più che al ragionamento e all'intuizione, bisogna aggrapparsi ai riflessi e alla resistenza dei polpastrelli senza riuscire quasi mai a intervenire attivamente nello svolgimento del gioco. Si arriva così alla fine con la duplice sensazione di essere di fronte a un titolo coraggioso e innovativo, ma ancora acerbo nella ricerca di una terza via avventurosa dopo quella "lucasiana" e quella "mystiana". Dopo quattro anni trascorsi a fantasticare sul ritorno in scena di Quantic Dream ci saremmo aspettati un capolavoro che si è invece realizzato solo a metà.