Genere
Action RPG
Lingua
Sottotitoli in Italiano
PEGI
16+
Prezzo
ND
Data di uscita
20/12/2003

Fallout: Brotherhood of Steel

Fallout: Brotherhood of Steel Aggiungi alla collezione

Datasheet

Genere
Action RPG
PEGI
16+
Distributore Italiano
Halifax
Data di uscita
20/12/2003
Lingua
Sottotitoli in Italiano
Giocatori
2

Lati Positivi

  • Varietà di armi
  • Controlli semplici e intuitivi
  • Buona varietà di ambientazioni

Lati Negativi

  • Puntamento automatico impreciso
  • Combattimenti sbilanciati in favore dei corpo a corpo
  • Ben presto ripetitivo
  • Realizzazione tecnica datata

Hardware

Il gioco supporta la modalità a 60 Hz. Segnaliamo la presenza del Dolby Digital sul versante della riproduzione sonora.

Multiplayer

Non è presente alcun supporto per il network di Xbox Live, anche se è possibile affrontare le missioni in cooperazione con un altro utente.

Link

Recensione

Fallout: Brotherhood of Steel

Mad Max e Mel Gibson, grazie al loro successo cinematografico, hanno inaugurato un importante filone narrativo che, ancora adesso, continua a rimanere sulla cresta dell'onda e riscuote consensi: un mondo in rovina, ambientazioni post-olocausto, la razza umana che tenta di sopravvivere fra predoni e mostri mutanti... No, non si parla di Ken il Guerriero, ma della saga di Fallout.

di Andrea Focacci, pubblicato il

Giorni duri, questi, per la storica saga di Fallout. E' ancora fresca la notizia della chiusura di Black Isle Studios che, tra i numerosi motivi di rammarico per una produzione sempre brillante e originale, ha comportato anche la congelazione di Fallout 3, progetto mai ufficialmente annunciato ma già in lavorazione da tempo negli studi dello sviluppatore. Identificabile come una classica serie RPG, interessata da un affascinante scenario post-atomico, la produzione di Fallout ha visto anche un paio di interessanti varianti sul tema, ultima delle quali il discreto Fallout Tactics: Brotherhood of Steel che ha introdotto la strategia a turni nella visione dell'olocausto di Interplay, sfruttando l'ottimo sistema di gestione dei combattimenti di cui la serie era provvista. E' tempo ora di seguire il nuovo trend del mercato e abbracciare il più proficuo mercato console: si mettano l'animo in pace i seguaci della serie.

IL POST-ATOMICO SU CONSOLE

Una volta presa la decisione, l'unico cruccio di Interplay era quello di decidere i tempi e le modalità con cui il franchise avrebbe calcato le lande delle console a 128 bit. La scelta più naturale è sembrata essere quella dell'imitazione, seguendo il percorso tracciato da un titolo piuttosto apprezzato come Baldur's Gate: Dark Alliance: un ristretto gruppo di avventurieri, una visuale in terza persona dall'alto - a volo d'uccello - e un'impronta di gioco che trascura intenzionalmente la solita strategia presente nei combattimenti del genere RPG, avvicinandosi a un ritmo più immediato e maggiormente arcade.
Sulle prime, Fallout: Brotherhood of Steel sembra adattarsi davvero bene ai punti fermi di questo sotto-genere, soprattutto grazie a un sistema di sviluppo del personaggio particolareggiato e a una vasta scelta nella selezione delle armi. Per quanto riguarda il primo aspetto, il tutto viene governato da un'apposita barra indicatrice presente su schermo, appena al di sotto del nostro misuratore di salute: seguendo un rapporto che vede relazionarsi il numero di nemici uccisi con i colpi subiti durante l'arrembaggio, si guadagnano diversi punti esperienza, in grado di impinguare il sopra citato indicatore.
Al termine del percorso, si verrà ricompensati con una piccola manciata di monete da distribuire in modo parsimonioso fra le numerose caratteristiche che compongono il nostro personaggio, ognuna delle quali distinta per un costo e un peso specifico differente ai fini dell'utilità di gioco: per intenderci, sarà sicuramente meno dispendioso aumentare il nostro campo visivo piuttosto che acquisire nuove capacità di attacco o schivata nel corpo a corpo ravvicinato. L'ultimo esempio ci conduce direttamente al tipo di arsenale presente nel gioco che - vista la sua ambientazione promiscua fra un mondo in declino, ma che conserva ancora tracce del suo passato, e futuro - oltre alle solite armi contundenti presenta anche un nutrito campionario di pistole, lanciafiamme, fucili artigianali, bombe e quant'altro possa dare una certa varietà al solito contatto stretto. Oltre al numero di oggetti e protezioni, potremo portarci appresso solo un ristretto numero di oggetti, che dovranno essere attentamente calibrati al momento di definire il nostro menù di selezione rapida: aspetto particolarmente apprezzato del titolo Interplay, infatti, è quella di poter velocemente navigare all'interno dell'arsenale a disposizione attraverso l'utilizzo di un unico tasto, rendendo meno macchinoso il procedere dell'azione e permettendo di variare i propri attacchi. Ogni utensile ha i propri pregi e i propri difetti, che andranno soppesati attentamente in fase d'acquisto visto che, come sempre, non è detto che ad un articolo costoso debba per forza di cose corrispondere anche un oggetto realmente utile o efficace.

LE PISTOLE NON PIANGONO

La possibilità di ruotare velocemente le armi a disposizione, tuttavia, porta velocemente all'attenzione uno degli aspetti forse più deludenti del gioco: un curioso sbilanciamento fra l'attacco a lunga gittata e la rissa, con quest'ultima in netto vantaggio sulla prima: gli ambienti chiusi e la velocità dei nemici, infatti, non permettono tranquilli appostamenti, tanto da far risultare il sistema di puntamento automatico ben presto impreciso e ininfluente. Il corpo a corpo, invece, permette di gestire al meglio le proprie tattiche e di risolvere in modo meno macchinoso e più appagante i vari duelli. Certo, la presenza di un buon cecchino risulta estremamente utile nel caso si venga affiancati da altri compagni o durante il gioco in cooperativa ma - vista la mancanza di un supporto Live e l'abbondanza delle sessioni solitarie - non si comprende il motivo di questa discutibile scelta di game design che, come diretta conseguenza, invischia lo stesso tasso di interesse in grado di essere sprigionato dalla modalità single player. Le ambientazioni dei vari dungeon appaiono piacevolmente varie, così come gli obbiettivi principali di ogni missione, tuttavia la monotonia che deriva dal premere ripetutamente la stessa sequenza di tasti finisce ben presto per prendere il sopravvento: è il limite degli action-RPG, un genere che ultimamente ha goduto di una lungo periodo di notorietà, ma che non può essere destinato ad un radioso futuro se le software house non riusciranno a comprendere che "meno profondità" non è sempre sinonimo di "maggior divertimento".
Dal punto di vista narrativo, fase particolarmente importante in un gioco di ruolo, Fallout: Brotherhood of Steel riprende i temi e le ambientazioni classiche della serie, offrendo una trama forse non troppo ispirata in quanto ad originalità ma comunque in grado di suscitare interesse, e non solo per i suoi contenuti maturi: la vera incognita, tuttavia, deriva dalla stessa gestione dei dialoghi - la cui traduzione non appare sempre azzeccata - le cui possibilità in fase di scelta della frase da proferire, a volte, peccano in quanto ad arguzia.

IN PRINCIPIO ERA FALLOUT...

Dal punto di vista tecnico, Fallout: Brotherhood of Steel paga le incertezze del suo motore grafico che, pur non contando su un dettaglio visivo elevatissimo, si produce in qualche incertezza di troppo. La stessa telecamera di gioco - ruotabile a piacimento ma la cui altezza dal suolo non è regolabile - non sempre risulta la scelta migliore, soprattutto quando è il momento di dare fiato a pistole e fucili. Della penuria di effetti speciali abbiamo già parlato, per un reparto tecnico che, deludendo in parte le aspettative, vede stranamente prendere parecchi punti anche da un titolo non proprio di primo pelo - e di cui utilizza una versione modificata dell'engine Snowblind - come Baldur's Gate: Dark Alliance. Stessa impressione anche sul versante del character design: apprezzabile quello dei tre protagonisti principali e di alcuni nemici ma, purtroppo, il resto naviga un po' nell'anonimato, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione grafica del "bestiario". Discreto l'accompagnamento sonoro, anche se un'ambientazione suggestiva - per quanto abusata - come quella post-atomica avrebbe meritato una maggior cura e selezione.

Voto None stelle su 5
Voto dei lettori
L'action-RPG sarà anche un genere in forte espansione nell'attuale mercato console ma, escludendo alcuni casi sporadici, i risultati non sono quasi mai all'altezza delle aspettative. Le software house continuano a spingere su un'eccessiva semplificazione dei combattimenti il cui risultato più evidente, oltre ad una maggiore immediatezza a favore dell'utente meno esperto, è la forte componente di ripetitività e monotonia che si viene ben presto a creare nel giocatore, solo parzialmente confortato dalla presenza di un eventuale amico con cui cooperare nel gioco. Semplicemente, Fallout: Brotherhood of Steel non fa eccezione: Interplay ha scomodato una serie in possesso di forti tratti distintivi, finendo per gettarla nell'anonimo calderone delle proposte gradevoli ma prive di personalità.