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- Nuovo
€39,90€ 35,72
Datasheet
- Produttore
- Square Enix
- Sviluppatore
- Square Enix
- Genere
- Rhythm Game
- PEGI
- 12+
- Distributore Italiano
- Halifax
- Data di uscita
- 6/7/2012
- Lingua
- inglese
- Giocatori
- 1-4
Lati Positivi
- È un Final Fantasy!
- Struttura di gioco accessibile e allo stesso tempo complessa
- Effetto "amarcord"
Lati Negativi
- Presentazione scialba
- Contemporaneamente troppo facile e troppo difficile
- Le musiche non sempre si prestano ad essere giocate
Hardware
Multiplayer
Modus Operandi
Link
Final Fantasy: Operazione Nostalgia
Una compilation sonora tutta da giocare.
La saga di Final Fantasy ha smesso da tempo di essere solo una serie di videogiochi di ruolo per assurgere allo status più elevato di brand. Qualsiasi produzione esca con questo nome automaticamente desta il desiderio dei fan, che ancora indugiano nel ricordo di un’infanzia cullati dalle melodie del VII episodio. Il ricordo, nella maggior parte dei casi, è molto meglio della realtà, come uno scatto ritoccato con Photoshop. Volendo rimanere sul tema dei ricordi, Theatrhythm Final Fantasy (più difficile da scrivere che da pronunciare), è come quei DVD che raccolgono i vecchi filmini di famiglia, accompagnati dalle canzoni di Elton John. Una roba quasi ripugnante se non siete/conoscete parte del cast. La prima testimonianza deriva dalla scialba presentazione: tante schermate testuali prima di arrivare al fulcro del gioco, ovvero una serie di sfide ritmiche, raggruppate tre a tre, ciascuna dedicata ad uno dei tredici capitoli principali della saga (restano fuori gli spin-off XII-2 e XIII-2 e il XIV episodio).
Carta, sasso, forbice
Le tre “diverse” modalità di gioco prevedono, in ordine sparso a seconda dei capitoli: una fase esplorativa, una fase di combattimento e un montaggio di scene in CG. A livello di gameplay (almeno superficialmente), cambia solo l’interfaccia grafica, dato che i comandi, da impartire con lo stilo, sono sempre di tre tipi: tocco rapido, scorrimento e pressione prolungata. Niente di male, anzi! Ciò che si richiede ad un rhythm game è l’accessibilità. Inizialmente è possibile giocare solo ai brani della modalità “series” tuttavia, eseguendo con successo un brano, sarà possibile rigiocarlo in modalità “challenge”. Superando a livello esperto i brani nella “challenge” questi potranno essere rigiocati in modalità più difficile nelle “series”. Completando le sfide proposte si ottengono i punti Rhythmia, che permettono, tra le altre cose, di ottenere le “dark notes” e affrontare così le tostissime sfide del “Chaos Shrine”. Questi brani più concitati consentono di ottenere i cristalli per avere l’accesso ai personaggi sbloccabili, e così via, lungo un eterno ciclo di performance ripetute per accumulare punti e sbloccare cose, tra cui, ovviamente, proprio i beniamini della serie.

Volti noti
L’elemento che più di tutti contraddistingue TFF da qualsiasi altro rhythm game è la presenza dei personaggi. Come in un qualsiasi capitolo della saga principale, occorre comporre il proprio party di quattro elementi per potersi cimentare nelle varie sfide musicali. Ogni personaggio, pescato a scelta tra un paio di rappresentati per ogni episodio, ha determinati parametri che possono agevolare la performance ritmica del giocatore, skill uniche che possono essere potenziate salendo di livello. La scelta dei personaggi e la loro disposizione all’interno del party si rivelano elementi strategici fondamentali nelle sfide battaglia, se si vogliono eliminare i boss finali e accumulare un punteggio più elevato, e addirittura cruciali nell’affrontare i brani indiavolati del Chaos Shrine. Di fatto, quindi, ci si ritrova a grindare come in un qualsiasi altro Final Fantasy, affrontando con assiduità le melodie più semplici (i brani delle "series") per accumulare i punti necessari e ottenere le abilità del proprio personaggio che tornano più utili (per vincere nel Chaos Shrine).
Effetto fanboy
Può piacere, non lo mettiamo in dubbio, ma avremmo preferito una maggiore varietà nelle sfide musicali piuttosto che tanta complessità a livello di gestione dei progressi. E sempre molto personale è l’impatto dello stile grafico. Il livello di stilizzazione muta da “piacevolmente naive” a “sbrigativo” in maniera abbastanza psicotica. Più dannoso che inutile, invece, l’effetto 3D, anche perché, dovendo seguire le note sullo schermo, tutti gli altri elementi sono fondamentalmente di disturbo. La differenza, in tutta questa operazione, è fatta dalla musica. Se siete tra quelli che trattengono a stento le lacrime sentendo uno dei temi più famosi di Nobuo Uematsu (tipo quello di Aerith - sentimentaloni!), siete il target perfetto per questo gioco. Anche in questo caso, infatti, prevale l’effetto nostalgia. Non si tratta di appositi arrangiamenti, ma delle musiche prese pari pari, e il mix finale, tra archi, brani elettronici e chiptunes è significativo solo per chi è cresciuto con queste melodie nella testa. Melodie che, tra le altre cose, non sempre si prestano alla gamification: ottime come commento per un JRPG, a volte sembrano fuori luogo per tocchi e pennate in punta di stilo.

Lo spartito nuovo dell’Imperatore
Non ce ne vogliano gli immarcescibili di Final Fantasy, ma ogni tanto occorre aprire gli occhi: come rhythm game su 3DS, Rhythm Thief di Sega è decisamente migliore, e surclassa il tentativo di Square Enix in lungo e in largo, sia in termini di esecuzione sia come colonna sonora. Se però siete in fase malinconico nostalgica, allora concedetevi pure questo capriccio, ma non convincetevi a farvelo piacere a tutti i costi solo perché sulla confezione c’è riportata la scritta Final Fantasy…

