Genere
Picchiaduro
Lingua
Testi in italiano
PEGI
12+
Prezzo
ND
Data di uscita
23/2/2016

Foul Play

Foul Play Vai al forum Aggiungi alla collezione

Datasheet

Produttore
Devolver Digital
Genere
Picchiaduro
PEGI
12+
Data di uscita
23/2/2016
Lingua
Testi in italiano
Giocatori
1-2

Lati Positivi

  • Interessanti soluzioni artistiche

Lati Negativi

  • Meccaniche di gioco eccessivamente semplici
  • Livello di difficoltà molto basso

Hardware

Foul Play è disponibile su PS4 e PS Vita.

Multiplayer

Foul Play dispone di una modalità multiplayer per due giocatori.

Modus Operandi

Abbiamo ricevuto dal distributore un codice per scaricare Foul Play.
Recensione

Il picchiaduro di nuovo in scena, con antiche debolezze

Torna il manesco barone Dashfort, questa volta su PS4 e PS Vita

di Dario Ronzoni, pubblicato il

Dopo ben due anni e mezzo dal debutto su PC e Xbox 360, Mediatonic porta Foul Play anche su PS4 e PS Vita, in una conversione che lascia il gioco sostanzialmente immutato rispetto all’originale. Proposto a un prezzo decisamente invitante sullo store Sony (10 euro) e giocabile anche in cross play, il titolo in questione è un semplice picchiaduro a scorrimento, che recupera di peso le meccaniche di grandi nomi del passato, da Double Dragon a Golden Axe, passando per Streets of Rage, Altered Beast e tanti altri, usciti in prevalenza tra anni Ottanta e primi Novanta.

Al massimo del gradimento gli attacchi di Dashfort diventeranno devastanti - Foul Play
Al massimo del gradimento gli attacchi di Dashfort diventeranno devastanti

Silenzio in sala

Il protagonista di Foul Play è il barone Dashfort, ricco aristocratico con la passione per la demonologia e le avventure in giro per il mondo, sempre accompagnato dal fedele aiutante Scampwick. La particolarità del gioco, e senza dubbio il suo aspetto più originale, è la struttura “teatrale” della narrazione: le avventure di Dashfort vengono messe in scena su un palco, con tanto di pubblico che, come vedremo, non riveste solo un ruolo meramente coreografico. Avvalendosi di una scenografia da quattro soldi e di comparse agghindate con costumi di fortuna, il barone impersona da consumato attore le proprie mirabolanti imprese, tra tesori, mostri e terribili nemici da sconfiggere. La cornice dà così un’impronta complessivamente gradevole all’insieme, a partire dal comparto grafico, tutto incentrato sulle meccaniche teatrali (carrucole, fondali, quinte, perfino imprevisti tecnici), che pur nella semplicità della realizzazione lascia nello spettatore/giocatore un retrogusto piacevolmente cartoonoso.

La monotonia del gameplay non cambia neppure in presenza dei boss di fine livello - Foul Play
La monotonia del gameplay non cambia neppure in presenza dei boss di fine livello

Il pubblico ha sempre ragione

Come già accennato, il pubblico non si limita a rappresentare il collegamento tra la finzione della narrazione e la “realtà” della messa in scena teatrale, ma ricopre un ruolo attivo nel corso della partita. La barra della salute del personaggio viene sostituita dall’indice di gradimento: più colpi subiamo, più il pubblico resterà deluso, più combo e acrobazie mettiamo a segno, più l’entusiasmo crescerà. Inutile dirlo, in caso di gradimento minimo, il sipario calerà decretando l’inevitabile game over. In caso di gradimento al massimo, invece, Dashfort potrà scatenare colpi speciali che manderanno ancor più in visibilio il pubblico. Sempre dalla platea giungeranno di tanto in tanto suggerimenti per sfide secondarie, capaci di inserire qualche elemento di varietà nello svolgimento principale.

Il comparto grafico è a conti fatti l’unico aspetto realmente positivo del gioco - Foul Play
Il comparto grafico è a conti fatti l’unico aspetto realmente positivo del gioco

La messa in scena non scalda la platea

Già, la varietà. Se, come abbiamo visto, l’impianto generale e la realizzazione tecnica sono gli aspetti più intriganti di Foul Play, il titolo Mediatonic impiega davvero pochi minuti per mostrare drammaticamente tutti i suoi limiti, purtroppo concentrati alla voce gameplay, quella di fatto più importante. In un picchiaduro a scorrimento la varietà delle mosse, dei nemici e delle situazioni è fondamentale, ma Foul Play appare immediatamente monotono e ripetitivo. Sulla carta le combo e le varie mosse a disposizione sono molte, ma alla resa dei conti basterà un forsennato pigiar di tasti per avere la meglio su tutti gli avversari. Il livello di difficoltà sempre mediamente basso non contribuisce a migliorare le cose: anche le situazioni più ingarbugliate finiscono per risultare oltremodo agevoli, a causa in primis della possibilità di schivare o parare pressoché tutti i colpi. Per non parlare delle tattiche di attacco dei nemici, sempre uguali e quindi facilmente prevedibili. In tal modo, anche un giocatore a digiuno di picchiaduro potrà cavarsela in scioltezza, rendendo problematico anche il capitolo longevità. Un vero peccato, perché le idee alla base di Foul Play non sono assolutamente malvagie e avrebbero meritato uno spessore di gioco all’altezza. Così, tutto ciò che resta è un giochino innocuo che, certo, costa poco, ma non offre un reale motivo di acquisto. Sipario.

Voto 2 stelle su 5
Voto dei lettori
Foul Play parte bene, ma già sulla breve distanza entra in crisi e arriva a stento al traguardo in grave debito d’ossigeno. Il picchiaduro di Mediatonic, riproposto su PS4 e PS Vita pressoché immutato rispetto alle versioni per PC e Xbox 360 del 2013, si riconferma un prodotto dalla bella confezione ma dagli scarsi contenuti. La cornice teatrale dona con gusto un po’ di originalità e ironia alle storie narrate, ma l’estrema monotonia dei combattimenti, per giunta dal livello di difficoltà troppo basso, fa crollare l’appeal del titolo in pochi minuti.

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