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    Posto questa recensione, che sottoscrivo. Guardate questo film, è splendido! :)

    “PAZ!” è dedicato al fumettista Andrea Pazienza, scomparso negli anni Ottanta e rappresentativo artista degli anni Settanta. Il regista Renato De Maria ha mappato storie e personaggi di Pazienza per comporre una storia corale, intenzionalmente altmaniana: Pentothal, Zanardi e Fiabeschi vivono nella stessa casa, ma non si incontrano mai. Il film racconta 24 ore dei tre personaggi emblematici di Andrea Pazienza, sullo sfondo di una Bologna datata 1977. La trama delle loro storie è stata in realtà composta accorpando diverse sceneggiature di diversi fumetti, ma il risultato è molto coerente ed efficacemente rappresentativo. Chiunque dovrebbe vedere questo film, anche chi non conosce Andrea Pazienza, almeno per l’esauriente catalogazione dei dati più rappresentativi dell’aria che si respirava in quegli anni, dieci anni dopo il ’68 e pochi anni prima degli anonimi anni Ottanta e Novanta. La ribellione, la resistenza, l’alternativismo, lo “sloganismo”, la culturalizzazione, l’incipiente massificazione soprattutto universitaria, la liberalizzazione ufficiosa di droghe e rapporti di coppia sono la parete su cui le storie sono proiettate come ombre cinesi, invero giungendo ad un risultato non troppo “fiction”: si sente cioè il progetto, dietro l’opera, di citare tante cose, soprattutto atmosfere, sensazioni. C’è un vero e proprio collettivo culturale dietro e dentro il film: Roberto Freak Antoni, Giovanni Lindo Ferretti, Franco Bifo Berardi (e tanti altri) compaiono in piccoli ruoli, ma è sufficiente perchè sono vere e proprie icone del tempo trasportate nell’opera. La musica poi è davvero fondamentale al funzionamento del film ed una selezione di brani dell’epoca e di brani contemporanei è stata perfettamente strutturata da un’altra icona vivente, Gino Castaldo: su tutti spicca “Settanta”, composta e cantata per l’occasione da un ufficioso Consorzio dei Suonatori Indipendenti. Tutto sommato questa struttura filmica “non filmica” non disturba, tutte e tre le storie scorrono su trame che oltretutto si intersecano bene. Ciò che viene offerta è un’idea, una sensazione anche su Andrea Pazienza, al quale il film conduce indirettamente non essendo una sua biografia e storicizzando piuttosto che lui i suoi personaggi. Solo Pentothal ad un certo punto si sfoga in un monologo davvero suggestivo, commovente e rabbioso insieme, eppure “vero”, umano, voce probabilmente dello stesso Paz.
    Gli attori sono un altro merito del film: tanti giovani e “vecchi” talenti contribuiscono alla fine a realizzare un film collettivo più che corale e culturale più che politico. Pentothal è interpretato da un bravissimo Claudio Santamaria, del quale ritengo che si possa dire ormai a ragione che è lui l’attore più rappresentativo della nostra generazione, più di Stefano Accorsi, per la poliedricità che lo caratterizza e la capacità di non inflazionarsi ed imborghesirsi, artisticamente, nella scelta dei film via via che acquista una fama sempre maggiore. Zanardi è abilmente interpretato da Flavio Pistilli, anche lui non alla prima prova cinematografica. Fiabeschi è invece il buffissimo Max Mazzotta
    (BRAVISSIMO, Ndr), con una fisionomia e una mimica facciale da sembrare davvero un fumetto. Tre personaggi che sono tre aspetti degli anni Settanta e forse dello stesso Paz. Altri attori o personaggi culturali importanti qui in veste di attori sono Iaia Forte, severa e sadica preside del liceo frequentato da Zanardi, Rosita Celentano androginissima, Cristiano Callegaro altro attore in ascesa e molto presente in film italiani “altri”, Ricky Memphis, emblematico studente lavoratore; tra i “non attori” Roberto Freak Antoni il bidello del liceo, Giovanni Lindo Ferretti l’“uomo ombra”, Nanni Moretti, di cui si sente solo la voce parlare da una radio in qualità di speaker giornalistico. (C'è anche Frankie HI-NRG, Ndr)
    Complimenti a Renato De Maria: è riuscito nell’intento di raccontare, in modo alternativo e con tutti i mezzi a disposizione, l’atmosfera di essere negli anni Settanta a Bologna in un fumetto del grande Andrea Pazienza.
    Rock in Progress. !PeacePeacePeace!

  PAZ!

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