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    King Arthur di Antoine Fuqua


    Poveri noi.
    Il lento , inesorabile e sistematico processo di abbattimento di tutte le conoscenze legate ai nostri ricordi di studenti delle scuole medie e superiori, continua imperterrito da parte di una Hollywood che, ormai senza ritegno, non solo saccheggia storie già trattate in maniera superba (nel caso di Artù, il riferimento è ovviamente ad Exacalibur di John Boorman) , ma risulta incapace di introdurre genuini elementi di originalità a compensare la pochezza drammaturgico/stilistica esibita in pellicole che non dovrebbero nemmeno uscire dalle menti dei produttori.
    Nuova produzione e primo reale flop di Bruckheimer, King Arthur si basa sulla sceneggiatura di David Franzoni (Il Gladiatore, il prossimo Hannibal) che ignora completamente i miti conosciuti da tutti e ambienta la storia del 460 d.c proponendo un Artù sarmata al servizio di Roma, una Ginevra guerriera ed un Merlino stregone da due sterline.

    A confronto con King Arthur, persino Troy appare una fedele riproduzione del mito. Ma, se il film fosse valido, si potrebbe tranquillamente chiudere un occhio sulle licenze prese: il problema è che, a prescindere dallo stupro operato ai danni della storia originale, mito certo, ma oramai radicata negli animi di chiunque abbia letto le storie dei cavalieri della tavola rotonda, King Arthur dimostra di avere poca personalità e pochissime frecce al suo arco per esaltare ed emozionare lo spettatore.

    Fuqua, che ha evidentemente bruciato ogni traccia del talento dimostrato in Training Day, dirige mollemente la pellicola, riservando allo spettatore solo una scena di grande impatto (la battaglia sul ghiaccio) e molte inquadrature, rallenty e campi lunghi inutili . I dialoghi, affogati in un mare di retorica e melassa, ripropongono triti e ritriti luoghi comuni sull’eroismo, l’amicizia ecc. ecc. e allungano il brodo alla durata killer di due ore, alla fine delle quali, persino alzarsi dalla poltrona del cinema appare impresa più ardua di quella sostenuta dallo sparuto gruppetto di cavalieri sullo schermo. Ovviamente restano senza risposta numerose domande: E Parsifal? E la ricerca del santo Graal? Ed il tradimento di Ginevra con Lancillotto? Tutto sparito. Anche la dimensione “umana” dei personaggi , risulta poco convincente. Troppi stereotipi, zero idee, zero colpi di scena.

    A livello recitativo siamo prossimi allo zero assoluto: Owen, dopo l’atroce Beyond Borders, prende un’altra sola clamorosa e passa due ore ingrugnito a farsi irridere un po’ da tutti i personaggi, la Knightley (che, come una volgare critica ha “cavallerescamente” notato, avrà pure poco seno ma è di una bellezza devastante), è assurdamente truccata da amazzone combattente , mentre Merlino è ridotto a stregone dal carisma nullo se confrontato con la versione Boormaniana.
    Nota di colore per il simpatico Marescotti (come sia finito lì è un mistero) che dona un ameno accento bolognese al suo personaggio di vescovo ed emissario papale e sembra pronto da un momento all’altro a sfornare tigelle e crescentine fresche di giornata.

    Nel contesto generale, spicca in negativo la atonale colonna sonora del diabolico Zimmer che fotocopia , peggiorandola, quella del Gladiatore: a questo punto pare che per i compositori americani, basti la vista di una spada o di una uniforme da centurione, per scatenare un’orda di gemiti e lamenti che si impastano a casaccio con toni maldestramente epici. Insomma , per dirla in breve, un disastro su tutta la linea….
    THE BOYS ARE BACK IN TOWN!!! http://www.thefirstplace.it/
  2. !"£$£%&££$!£  
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    fulgenzio:
    ...Nota di colore per il simpatico Marescotti (come sia finito lì è un mistero) che dona un ameno accento bolognese al suo personaggio di vescovo ed emissario papale e sembra pronto da un momento all’altro a sfornare tigelle e crescentine fresche di giornata...

    Spettacolo!!! :DD
  3. Utente non attivo.  
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    Ho letto veramente di tutto su questo film e dopo averlo visionato, dico, umilmente, la mia...

    La prendo alla larga, ci sono un paio di considerazioni che mi preme fare, anzi più che considerazioni possono essere stimoli verso una discussione molto più vasta

    La sensazione è che a volte tutto il corpus cinematografico venga giudicato attraverso gli stessi canoni critici. Ossia, tutte le regie vengono confrontate con tutte le regie, tutti i dialoghi con tutti i dialoghi, tutti i generi con tutti i generi. Anzi a volte questo modo di fare porta alcuni amanti del cinema e addetti ai lavori alla tacita enunciazione (ossimoro ma in effetti è così) di precisi modelli di recitazione, regia, sceneggiatura cui tutte le pellicole vengono misurate. Questo genere di fenomeno nasce dall'esigenza (giornalistica, imprenditoriale, amor proprio ecc.) di dover per forza giudicare, produrre un opinione, confrontarsi ma sinceramente a me sembra solo generare una superficialità ed una confusione senza pari. Per fare un parallelo con i vg sembra naturale che un' amante di simulazioni di guida possa non avere la medesima preparazione in picchiaduro ad incontri. Quando parlo con Satana XXX di SC so che la sua parola ed il suo giudizio pesano molto più di molti altri per via del fatto che ha dedicato grande parte del suo hobby a questa categoria. Oppure Tifa per i GDR. E' normale, ognuno di noi possiede delle inclinazione che lo portano a specializzarsi in qualcosa che per forza di cosa si finisce per conoscere meglio.
    Ma come funziona per il cinema? Da quando quest'arte è divenuta. (dagli anni 70 in poi principalmente) anche oggetto di economia, marketing e quant'altro, sembra che gli amanti, gli esperti, i cultori del Cinema siano cresciuti in modo esponenziale si discetta di questo e di quello, ognuno seguendo le proprie ideologie. Esiste un 'oggettività della critica, del gusto, di cosa debbe essere giusto o sbagliato e soprattutto dell'ottica con cui alcune cose debbano essere giudicate? Ieri leggevo su "Storia della Letteratura Italiana" di Petronio la reciproca antipatia fra Manzoni e Leopardi. Antipatia che portava l'uno a dare dell'illetterato all'altro e viceversa. Bizzarro. Ed allora?

    Per tornare a noi e riassumere questo preambolo, King Arthur è un film di maniera. Come Spiderman 2. Per il mio giudizio Spiderman 2 è un film discreto perchè deve essere messo nel posto che gli compete, ossia la riduzione cinematografica di un fumetto. Ma se dovessi metterlo al pari giudizio di tutti gli altri film (CON TUTTI GLI ALTRI FILM dal muto, b/n, in poi) , cosa rimane? Un scherzo? Un connubio telecamera (poca), workstation (molta) recitazione (Molina, dov'era che l'ho letto? A già, Filmtv..."Una splendida maschera freak shakespeariana"...Boh, se lo dicono loro...). Quindi, ammesso (e non concesso per chi mi legge) che questo discorso fili, "King Arthur" è l'ennesimo peplum di quest'epoca dopo che gli anni '80, gli anni dell'action che non doveva durare oltre 120 minuti, avevano relegato la struttura del kolossal in soffitta e che il "Gladiatore" ha ritirato fuori. Cosa caratterizza questo tipo di film? Lo spettacolo, l'emotività, i grandi sentimenti, gli scenari maestosi, scenografie costruite ad hoc per stordire gli spettatori, le grandi personalità, come attori e come personaggi. A scapito di cosa? Beh, solitamente la profondità della vicenda e dell'intreccio, (solo pretesti), i dialoghi che DEVONO ESSERE SEMPRE CONTESTUALI. Apro parentesi sulla questione. Uno dei più grandi errori degli autori (soprattutto letterari) è quello di dare uno spessore psicologico ed uno fraseggio contemporanei (ad esempio "Troy" dove Agamemennone/Cox parla con un gergo ed una platealità troppo attuali da risultare credibili). Nel nostro caso gente del 4' secolo D.C., guerrieri, abituati a discorrere di questioni basilari come la sopravvivenza, l'utilizzo delle armi, con l'alfabetizzazione tipica di quel periodo (prossima allo zero). Come si pretende che parlino? Ci si aspettano mirabolanti concetti, splendide allocuzioni, consecutio temporum da applauso? Oppure, come è più verosimile, testi semplici, stringati, semplici nel loro svolgimento e quasi ingenui nei contenuti. E non mi si prenda il teatro greco di Soflocle, Euripide ecc. ecc. poichè in quelle tragedie la psicologia è dedotta da studi successivi, non palese o chiara ai personaggi stessi. . Noi contemporanei abbiamo molte rivoluzioni culturali alle spalle, che giustificano il nostro complicato sistema nozionistico,culturale e mentale. Questo però non può essere applicato in maniera indiscriminata indietro nel tempo (oppure orizzontalmente verso altre culture, vero Bush?). Ne "La tigre e il Dragone" vi sono dialoghi al limite del silenzio e quasi del nonsense se non si ha l'intelligenza di capirne l'origine, la genesi e i destini culturali del paese di origine, la struttura docente-discente tipica delle dottrine orientali (ove in quelle occidentali prevale la forza dirompente del logos), la particolare cinematografia dei paesi asiatici. Quindi non ha senso, a volte, lamentarsi per queste cose. DISTINGUERE, insomma e capire.

    King Arthur, si diceva...Il problema del film è fondamentalmente un problema di identità. Si presenta come un kolossal ma di fatto non lo è, sia per mezzi che per durata. Manca una buona mezz'ora, quella mezz'ora che, dall'ultima battaglia fino alla sequenza finale accellera la pellicola verso i limiti insostenibili del telefilm. E, durante i titoli di coda lo spettatore declassa mentalmente ciò che ha visto del gruppo concettuale del "Gladiatore, Ultimo Samurai, Braveheart" fino al gruppo dei fratellini minori "Il 13' guerriero, "La Maledizione della prima luna" (c'è sempre il mitico Jerry. B. a fornire i dindi...), "La Maschera di Zorro", "La maschera di ferro". Tutti film belli e dignitosi ma accumunati da precise direttive e risorse ossia: durata non superiore ai 120 minutidi durata, belle scene d'azione ma nulla che coinvolga costi faraonici, la sostenibile leggerezza cui si accennava sopra, l'action anni '80 senza troppi fronzoli.
    Eppure il film possiede meriti propri, non ultimo un certo desiderio di verosimigliaza storica. Non c'è solo Boorman tra le fonti d'ispirazione, sicuramente c'è molto Jack White (il celebre ciclo delle Cronache di Camelot che prende le mosse da la "Pietra dal Cielo", ove la fondazione di una realistica Camelot viene attribuita all'incontro fra la morente cultura romana e gli indigeni della Britannia) e, per forza di cose, Valerio Massimo Manfredi. David Franzoni, già sceneggiatore del "Gladiatore" non aveva resistito alla tentazione di plasmare le fattezze ed il carattere di Massimo Decimo Meridio sui modelli di Publio Marzio e del suo centurione Giunio , i protagonisti del romanzo di Marco Buticchi "Le pietre della Luna", entrambi in Germania come generale e tribuno e poi coinvolti come gladiatori per riscattarsi. Appunto, al limite del plagio. Chiunque abbia letto "L'Ultima Legione" di Manfredi non può non aver riconosciuto la vicenda di Romolo Augustolo, il fanciullo, che dall'Italia deve essere scortato da un manipolo di formidabili guerrieri ed arrivare in Britannia per essere incoronato Imperatore. Qui abbiamo un ragazzo che dall'Inghilterra deve arrivare a Roma (sempre scortato da guerrieri) per una possibile investitura papale.Dal potere temporale a quello spirituale. Senza considerare la sequenza del combattimento sul lago ghiacciato (totalmente copiata) e della figura della Pitta Ginevra, trasformata in un'arciera sul modello di Livia, la cecchina arcomunita del romanzo di Manfredi. Può scattare la denuncia.
    Però Artonius è una figura storica attendibile (si ipotizza fosse il comandante della Legione del Drago, una delle legioni più periferiche dell'Impero stanziata in Britannia presso il Vallo di Adriano, una lunga fossa dotata di mura atta a respingere le popolazioni del Nord, come Sassoni e Pitti) cosi' come è pregnante il riferimento al pelagianesimo (un eresia condannata dalla Chiesa, che differiva dalla dottrina comune cattolica per il fatto che l'uomo è in grado di realizzare una vita senza peccato grazie alla forza morale cui Dio l'ha dotato. Non esisterebbe quindi il peccato originale. Più che altro è inesatto il periodo storico che in realtà è il 5' sec.) che molto ha pesato sul rapporto fra la Chiesa di Roma e le colonie d'oltremanica come Colcester e Londinium. Così come la decente ricostruzione dei Pitti, più selvaggi che guerrieri.
    Re Artù ed i suoi ridottisimi Cavalieri della Tavola Rotonda sono, in accordo con il genere di riferimento, ridotti a stock-characters monofacciali. Ognuno possiede la propria arma, uno è allegro, l'altro è taciturno, uno è raffinato e così via. Come una certa cultura fumettistica vuole. Per carità, niente di diverso dal Jack Sparrow di Depp, la differenza è nella bravura intrinseca. Nulla di particolarmente disdicevole anche per quanto riguarda la conduzione. La fotografia è bella livida (ricorda non poco i fratelli Scott), le scenografie naturali splendide (mare in burrasca, tempeste nevose, bruma), un pò fetecchie le costruzioni (L'incastellamento è quasi al livello Lego...), ma appunto, prima si parlava di soldi...La regia è discreta in luogo delle scene d'azione, parecchio mosse ma sempre piuttosto chiare, con realistici scambi di spada. Insomma, lo scontro multi-skill Achille-Ettore è scongiurato. Sarà che ho da poco visto "The Bourne Supremacy" che mi ha procurato non pochi problemi di motion sickness e quindi l'ho trovato accettabile.Un paio di ottimi momenti: la battaglia sul lago ghiacciaio che ha un bel pathos e la sequenza in cui Artù, in armatura e con l'insegna, sosta sulla collina per salutare i suoi compagni e per ammonire i nemici appena arrivati. La colonna sonora ha due anime: molto copiata dal "Gladiatore" durante i temi bellici ma senza seguirne la qualità. Migliore invece i temi "intimistici", con piacevoli incursioni celtiche. Pacifico però, che Zimmer poteva sprecarsi di più...La sindrome "Horner" è in agguato.

    Insomma, un film discreto per cui non esaltarsi ma neanche da affondare.Peccato per la parte finale tirata via con una battaglia finale davvero troppo piatta e scontata nelle dinamiche e negli esiti. Di film così ne è pieno il cinema e questo se non alzerà la qualità sicuramente non contribuisce ad abbassarla. Come Spiderman 2 appunto...

    [Modificato da Il Gladiatore il 4/10/2004 12:26]
  4.     Mi trovi su: Homepage Homepage #2282838
    lordnicola:
    effettivamente il giudizio di Fulgenzio è negativo...ma i gusti sono soggettivi....certe volte si trovano commenti su film sui quali non sempre si è d'accordo....

    Normalmente Fulgenzio ci prende eh :P
    > "Esiste qualcosa di più importante di te stesso o dei tuoi sogni"
    < Bring me to the dark side.
    > "Always two, there are. No more, no less. A master and an apprentice"
    < [u

  King Arthur

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