1.     Mi trovi su: Homepage #3405499
    Mi rivolgo a tutti coloro che sono cresciuti a pane e videogame, perché non credo che altri possano capire questo mio lungo sfogo. O almeno non molti altri.
    Tra una interessante discussione sull’arte nei vg e le puerili lotte per la beatificazione ovvero demonizzazione della propria macchina da gioco, colgo, con molta amarezza, negli interventi di tanti appassionati (questo non può essere messo in discussione da una visione quanto si voglia discutibile del mondo videoludico), i segni di un’inevitabile collasso di tutto il sistema del divertimento elettronico casalingo.
    Io rivedo negli animi dei videogiocatori, nelle politiche delle SoftCo e delle case produttrici di hadware gli stessi preoccupanti atteggiamenti che si manifestarono all’alba del grande collasso del mercato degli anni ’80.
    Cominciamo dalla fine.
    Ogni compagnia vuole farsi la propria console: se il mercato non collassa prima non credo che dovremmo aspettare molto per vedere il lancio della nuova console Namco, Konami o addirittura Bandai. Il sistema di lavorare su una console non di proprietà sembra essere divenuto obsoleto. Dal produttore al consumatore (utente): del resto perché continuare a pagare le royalties? Mio Dio!
    Il prezzo del software non accenna a calare, benché da più parti si notino accenni in tal senso, non esiste ancora una SoftCo che abbia abbracciato seriamente la politica dei bassi prezzi dimostrando di credere in tale soluzione. Si preferisce spendere milioni (di dollari, che rientreranno con le royalties pagate dai produttori che scaricano tale costo sugli utenti finali) in campagne pubblicitarie che persuadano il videogiocatore (medio) a portarsi a casa il nuovo pezzo di ingegneria elettronica, il quale sarà in grado di guidarci verso “The third place” e farci vivere con i propri “contenuti” esperienze che allarghino i nostri confini mentali.
    Ma considerato che tali problemi, sebbene accentuati in questo periodo storico, sono comunque sempre esistiti, ciò che mi lascia poche speranze di una ripresa è il comportamento dei videogiocatori.
    Il senso critico è sparito, si spreca tempo e inchiostro (soprattutto in Kb) per riempire i forum della rete di amenità che farebbero storcere il naso anche se uscissero dalla bocca di un bambino, o si usa un’oretta del proprio tempo per scrivere alle varie redazioni delle riviste cartacee “pensieri il liberta” sui quali francamente, tranne in rare ipotesi, la cosa più saggia sarebbe sorvolare.
    Dov’è finita la competenza e il senso del bello che indiscutibilmente noi tutti avevamo quando giudicavamo belli quei pochi sprite che si muovevano lentamente a video? Volete saperlo?
    Me lo sono chiesto spesso leggendo tra le righe di chi spara a zero su questa o quella console o su un titolo in particolare. La risposta è che non esistono più. Sono stati subdolamente sostituiti dalle nuove mode e modi di pensare, per i quali il numero di mesi di sviluppo, il numero di poligoni impiegati, il numero delle persone che compongono il team di sviluppo, il numero di dollari investiti, il numero di copie “piazzate” (notate cosa si cela dietro questo usatissimo verbo?), sono elementi che vengono puntualmente presi in considerazione da colui il quale si avvicina al prodotto finito. Sebbene in misura meno evidente del comune videogiocatore, nemmeno la critica specializzate è immune alle sirene che i reparti marketing puntualmente lanciano con l’approssimarsi del nuovo “capolavoro”, che viene definito tale prima ancora di essere finito.
    La tristezza mi assale.
    Il mio stato d’animo non dipende dall’evidente constatazione che tale situazione è generata dai moltissimi ragazzini recentemente attratti dal boom dell’intrattenimento domestico, i quali hanno saltato in toto il periodo della ghettizzazione di chi videogiocava e che oggi usano la loro superiorità numerica (a cui le SoftCo sono estremamente interessate), acquisita con la diffusione del vg alla massa, come strumento per imporre il loro “spensierato” modo di valutare il prodotto videogioco. Sono triste per il fatto che le loro idee “giovanili”, fatte di numeri, si stiano affermando irreversibilmente senza che nessuno possa fare nulla. Questo non perché tale nuovo modo di rapportarsi al videogame mi provochi un senso di frustrazione per ever perso il mio mondo esclusivo che in tempi passati quasi sfociava in una sorta di carboneria, ma perché secondo me è sbagliato.
    Un conflitto generazionale? Perché escluderlo!
    Cos’è, se non una fase di conflitto tra culture videoludiche diverse, il periodo in cui c’è chi critica la migliore rivista italiana dedicata ai vg minacciando non comperarne più una copia, e la redazione (di Super Console, contrariamente al suo stile) corre a buttare acqua sul fuoco; c’è chi denuncia la Sony alla CodaCons, per pubblicità ingannevole; chi assimila, senza batter ciglio, fino a farle diventare luoghi comuni affermazioni del tipo: “PS2 è un flop”, “DC è la macchina del momento”, “GC e Xbox rulleranno di brutto”. Mio Dio!
    Devo essere pazzo ad aver pensato di acquistare la nuova console Sony.
    E chi la ha già acquistata? “Ben gli sta, cosi impara a fidarsi di quei menzogneri! Poteva spendere la meta e portarsi a casa una console con giochi più belli, perché è più facile da programmare”.
    Mio Dio!
    La tristezza aumenta.
    Dopo ever letto ciò, mi disconnetto ed esco a comprarmi un RPG per la mia fedele PSOne…
    Tranquilli non vado dal marocco…
    "Verrà un giorno in cui tutti saranno pazzi. Essi chiameranno pazzi noi che non siamo come loro"
    Sir. Foxtrone Lowell
    Holy year 1972 A.D.
  2.     Mi trovi su: Homepage #3405500
    Non so perchè, ma le virgolette e gli apostrofi sono stai sostutiti da dei codici. per vostra comodità riposto tutto:

    Mi rivolgo a tutti coloro che sono cresciuti a pane e videogame, perché non credo che altri possano capire questo mio lungo sfogo. O almeno non molti altri.
    Tra una interessante discussione sull’arte nei vg e le puerili lotte per la beatificazione ovvero demonizzazione della propria macchina da gioco, colgo, con molta amarezza, negli interventi di tanti appassionati (questo non può essere messo in discussione da una visione quanto si voglia discutibile del mondo videoludico), i segni di un’inevitabile collasso di tutto il sistema del divertimento elettronico casalingo.
    Io rivedo negli animi dei videogiocatori, nelle politiche delle SoftCo e delle case produttrici di hadware gli stessi preoccupanti atteggiamenti che si manifestarono all’alba del grande collasso del mercato degli anni ’80.
    Cominciamo dalla fine.
    Ogni compagnia vuole farsi la propria console: se il mercato non collassa prima non credo che dovremmo aspettare molto per vedere il lancio della nuova console Namco, Konami o addirittura Bandai. Il sistema di lavorare su una console non di proprietà sembra essere divenuto obsoleto. Dal produttore al consumatore (utente): del resto perché continuare a pagare le royalties? Mio Dio!
    Il prezzo del software non accenna a calare, benché da più parti si notino accenni in tal senso, non esiste ancora una SoftCo che abbia abbracciato seriamente la politica dei bassi prezzi dimostrando di credere in tale soluzione. Si preferisce spendere milioni (di dollari, che rientreranno con le royalties pagate dai produttori che scaricano tale costo sugli utenti finali) in campagne pubblicitarie che persuadano il videogiocatore (medio) a portarsi a casa il nuovo pezzo di ingegneria elettronica, il quale sarà in grado di guidarci verso “The third place” e farci vivere con i propri “contenuti” esperienze che allarghino i nostri confini mentali.
    Ma considerato che tali problemi, sebbene accentuati in questo periodo storico, sono comunque sempre esistiti, ciò che mi lascia poche speranze di una ripresa è il comportamento dei videogiocatori.
    Il senso critico è sparito, si spreca tempo e inchiostro (soprattutto in Kb) per riempire i forum della rete di amenità che farebbero storcere il naso anche se uscissero dalla bocca di un bambino, o si usa un’oretta del proprio tempo per scrivere alle varie redazioni delle riviste cartacee “pensieri il liberta” sui quali francamente, tranne in rare ipotesi, la cosa più saggia sarebbe sorvolare.
    Dov’è finita la competenza e il senso del bello che indiscutibilmente noi tutti avevamo quando giudicavamo belli quei pochi sprite che si muovevano lentamente a video? Volete saperlo?
    Me lo sono chiesto spesso leggendo tra le righe di chi spara a zero su questa o quella console o su un titolo in particolare. La risposta è che non esistono più. Sono stati subdolamente sostituiti dalle nuove mode e modi di pensare, per i quali il numero di mesi di sviluppo, il numero di poligoni impiegati, il numero delle persone che compongono il team di sviluppo, il numero di dollari investiti, il numero di copie “piazzate” (notate cosa si cela dietro questo usatissimo verbo?), sono elementi che vengono puntualmente presi in considerazione da colui il quale si avvicina al prodotto finito. Sebbene in misura meno evidente del comune videogiocatore, nemmeno la critica specializzate è immune alle sirene che i reparti marketing puntualmente lanciano con l’approssimarsi del nuovo “capolavoro”, che viene definito tale prima ancora di essere finito.
    La tristezza mi assale.
    Il mio stato d’animo non dipende dall’evidente constatazione che tale situazione è generata dai moltissimi ragazzini recentemente attratti dal boom dell’intrattenimento domestico, i quali hanno saltato in toto il periodo della ghettizzazione di chi videogiocava e che oggi usano la loro superiorità numerica (a cui le SoftCo sono estremamente interessate), acquisita con la diffusione del vg alla massa, come strumento per imporre il loro “spensierato” modo di valutare il prodotto videogioco. Sono triste per il fatto che le loro idee “giovanili”, fatte di numeri, si stiano affermando irreversibilmente senza che nessuno possa fare nulla. Questo non perché tale nuovo modo di rapportarsi al videogame mi provochi un senso di frustrazione per ever perso il mio mondo esclusivo che in tempi passati quasi sfociava in una sorta di carboneria, ma perché secondo me è sbagliato.
    Un conflitto generazionale? Perché escluderlo!
    Cos’è, se non una fase di conflitto tra culture videoludiche diverse, il periodo in cui c’è chi critica la migliore rivista italiana dedicata ai vg minacciando non comperarne più una copia, e la redazione (di Super Console, contrariamente al suo stile) corre a buttare acqua sul fuoco; c’è chi denuncia la Sony alla CodaCons, per pubblicità ingannevole; chi assimila, senza batter ciglio, fino a farle diventare luoghi comuni affermazioni del tipo: “PS2 è un flop”, “DC è la macchina del momento”, “GC e Xbox rulleranno di brutto”. Mio Dio!
    Devo essere pazzo ad aver pensato di acquistare la nuova console Sony.
    E chi la ha già acquistata? “Ben gli sta, cosi impara a fidarsi di quei menzogneri! Poteva spendere la meta e portarsi a casa una console con giochi più belli, perché è più facile da programmare”.
    Mio Dio!
    La tristezza aumenta.
    Dopo ever letto ciò, mi disconnetto ed esco a comprarmi un RPG per la mia fedele PSOne…
    Tranquilli non vado dal marocco…
    "Verrà un giorno in cui tutti saranno pazzi. Essi chiameranno pazzi noi che non siamo come loro"
    Sir. Foxtrone Lowell
    Holy year 1972 A.D.
  3. Bandito  
        Mi trovi su: Homepage #3405503
    lain ha scritto:
    Non vorrei dire ma la Bandai l'ha lancoata davvero una sua console...ed era il Pippin, costruito insieme alla Bandai.
    Attualmente c'e'anche una piccola console portatile di Bandai SS
    fidati di uno che le ha provate tutte, amica chips è la migliore.
  4.     Mi trovi su: Homepage #3405507
    Piu' o meno come il BA FX (grande idea lanciare nell'era dei 32bit un 8bit che gira solo laser game ^^;;)e l'Iron Man FX che con Tony Stark non c'entra niente, ma altro non era che il successore del PC-Engine. A proposito di fallimenti, la GX 4000 se la ricorda nessuno? E pensare che l'Amstrad contava di battere il Megadrive in Europa nel 1991 con quella console...
  5.     Mi trovi su: Homepage Homepage #3405508
    Alessandro Casini ha scritto:
    A proposito di fallimenti, la GX 4000 se la ricorda nessuno? E pensare che l'Amstrad contava di battere il Megadrive in Europa nel 1991 con quella console...
    si, e perche' la commodore con il C64 GS prima ed il CD32 poi? ;)
    "You can dance, you can jive, having the time of your life
    See that girl, watch that scene, dig in the Dancing Queen"
    (Abba)
  6.     Mi trovi su: Homepage #3405509
    Cesco ha scritto:
    si, e perche' la commodore con il C64 GS prima ed il CD32 poi? ;)Certo che la Commodore di cretinate ne ha fatte davvero tante, a partire dal CDTV (suppongo che i pochi esemplari rimasti siano tuttora usati come orologio dagli speranzosi acquirenti...) per arrivare al C64 GS appunto. Prezzo altino, nessun gioco in bundle e reperibilità delle cartucce praticamente nulla. Forse dovevano spiegargli prima di fare la console che le cartucce per C64 se le filavano in pochi e che forse era il caso di pensare a sviluppare qualche giochetto nativo. :)
    Il CD 32 se non altro non era male come hardware, peccatto che nessuno lo abbia mai sfruttato, insomma, le solite cose. 8)

  E' la fine dei videogiochi?

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