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    Tragedia in Portogallo: il giovane Feher muore in campo

    Il ventitreenne ungherese del Benfica stroncato da un arresto cardiaco. Un muretto ostacola i soccorsi



    Il calcio piange un altro suo figlio: Miklos Feher, attaccante ungherese, si è accasciato al suolo, colto da un attacco cardiaco, nei minuti di recupero della partita V. Guimaraes-Benfica. Aveva appena ricevuto un cartellino giallo per perdita di tempo. All'improvviso, si è piegato sulle gambe, mani sulle ginocchia, si è lasciato cadere di spalle sul terreno, senza nessun tentativo di resistenza. Braccia e gambe distese, la testa volta su un lato, il sorriso che aveva accompagnato l'accettazione della decisone arbitrale, spento di colpo. La corsa dei compagni, i tredicimila tifosi presenti allo stadio, di colpo ammutoliti.
    Poi la disperazione, il dramma acuito dal fatto che l'ambulanza non riesce ad entrare sul manto erboso, perché un muretto impedisce l'accesso. La confusione, con i vigili del fuoco che si mischiano ai medici, l'organizzazione che prova ad abbattere l'ostacolo, che non permette l'entrata del veicolo, che trasporterebbe il giocatore all'ospedale, sito a pochi minuti dallo stadio. Si tenta la rianimazione, i medici provano l'impossibile: comincia la lotta drammatica contro il tempo e contro la morte. C'è un momento dove sembra che il miracolo sia avvenuto: l'ungherese riprende conoscenza, ma è un attimo, un istante dove Feher riapre gli occhi. Ma sono solo pochi secondi, i suoi occhi si richiudono di nuovo.
    Arriva finalmente l'ambulanza ed inizia la corsa verso l'ospedale Nossa Senhora de Oliveira. Corsa inutile, la sua vita si spegne alle 23:33 di domenica sera, quando il responsabile della comunicazione del Benfica, annuncia la morte del giovane calciatore di 24 anni per arresto cardiaco. Sgomento, rabbia, un senso di smarrimento, accompagna le parole del medico sociale della squadra di Lisbona João Paulo Almeida: «È orribile, non doveva accadere. Ho fatto di tutto, ve lo giuro. Non ce la faccio a parlare, lasciatemi solo».
    E subito i ricordi sono tornati al 26 giugno dello scorso anno, quando durante la partita di Confederations Cup, Camerun-Colombia, Marc Vivien Foè, centrocampista dei "Leoni d'Africa", aveva perso la vita in circostanze simili. Due ragazzi che avevano in comune il loro amore per il gioco del calcio e che ora purtroppo sono accomunati da un destino perverso, che ha messo fine alle loro giovani vite.

    ... frown

    <small>[ 27.01.2004, 14:20: Message edited by: Arichan ]</small>
  2. The Bot
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    E se certe società non stanno attente e non danno più certi intrugli ai loro giocatori ...la lista potrebbe non fermarsi qui , purtroppo dopo il ciclismo e il nuoto dei paesi dell'est e oriente..quasi nulla è stato impedito ..anzi si sono ulteriormente specializzati .

  Il calcio piange un altro suo figlio

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