1. The Bot
    The Bot  
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    Dopo essere diventato un fenomeno di costume, una serie a fumetti, la mascotte della rockband degli U2, un film, una bambola giocattolo, un deodorante e una tazza per il caffè, Lara Croft riprende i panni a lei più consoni del videogioco con un nuovo capitolo (il sesto) della serie “Tomb Raider” che, fino a pochi mesi fa, era stato rinominato “The Next Generation”. Ciò vuol dire che i programmatori della Core Design optarono fin dall’inizio per un’evoluzione dello stile del gioco, dell’aspetto estetico e della protagonista, dopo essersi un po’ riposati sugli allori con ben quattro titoli praticamente uguali, nell’essenza, al capostipite. La gestazione, dopo numerosi rinvii, è durata in tutto circa due anni e mezzo.

    In “Tomb Raider The Last Revelation”, il quarto episodio, Lara veniva data per morta a seguito del crollo di un antico tempio egizio, proprio sotto gli occhi del suo vecchio mentore Werner Von Croy, in competizione con la bella avventuriera riguardo il ritrovamento di un prezioso manufatto. Quella che viene presentata nel filmato iniziale del nuovo “The Angel of Darkness” è una Lara decisamente mutata dal punto di vista fisico, dai contorni provati e dall’aspetto più dark e, nel complesso, finalmente attraente. Una scelta giustificata sia dal voler avvicinare il più possibile la saga videoludica con quella cinematografica (è in uscita il secondo film, regia di Jan De Bont: “The Cradle of Life”), facendo somigliare esteticamente la nostra poligonale Croft con la sua controparte filmica, la brava Angelina Jolie (in realtà anche il logo “Tomb Raider” è stato adattato al film, decisione un po’ discutibile); sia per rivitalizzare il genere che, con il quinto, stanco, capitolo, aveva già detto tutto il possibile. Questo si traduce in un cambiamento piuttosto netto di rotta, con grafica migliorata, controlli modificati, interfaccia ed enigmi più complessi e, soprattutto, maggior cura nella trama.
    Ciò che vediamo nella sequenza introduttiva del gioco è una Lara Croft rediviva (non è chiaro il modo in cui abbia sopravvissuto e cosa ha provocato la sua mutazione estetica), al colloquio proprio col suo vecchio amico/nemico Von Croy, che le implora aiuto riguardo la consegna di alcuni ignoti dipinti chiamati Obscura, per conto di un cliente di nome Eckhardt. Un flash, delle urla, una pistola che cade sul pavimento… Von Croy è stato ucciso e Lara è svenuta: le sua mani si sporcano di sangue e la memoria si annebbia, non escludendo la possibilità di essere l’autrice del delitto.

    Cominceremo il gioco proprio durante la fuga dalla polizia: Lara è una ricercata, ora. Un bel cambiamento, rispetto ai soliti prologhi nella giungla o nei templi!
    Il primo impatto col nuovo sistema di controllo non è dei migliori: il personaggio sembra perennemente impedito nei movimenti, con un evidente ritardo negli effetti, e molte delle vecchie azioni sono state sacrificate a favore di altre che rendono il gioco più vario, come ad esempio l’utile abilità ‘stealth’ (sarà possibile stendere le guardie se Lara arriverà di soppiatto alle loro spalle), il combattimento corpo a corpo (questa volta le munizioni non saranno infinite), la possibilità di rovistare in armadi e cassetti e, soprattutto, la facoltà di dialogare con altri personaggi non giocanti: ciò ci metterà nelle condizioni di poter scegliere cosa dire e di poter modificare, se pur di poco, l’andamento della storia. Questa abilità, unita alla possibilità di ‘potenziare’ Lara nel corso del gioco, facendole compiere balzi più lunghi, spostare massi più pesanti e correre più veloce, renderà questo nuovo capitolo della Predatrice di Tombe un po’ più vicino a classici come “Deus Ex” o “Splinter’s Cell”, specialmente nella prima parte parigina dove sarà possibile intraprendere anche delle ‘quest’ extra. I programmatori, però, non hanno dimenticato di avere fra le mani un “Tomb Raider” e dalla seconda parte in poi troveremo molti dei cliché classici, senza però fermarsi a questo: infatti, verso il finale, sarà possibile controllare anche un secondo, enigmatico, personaggio (Kurtis).

    Molti fan hanno lamentato bug grafici e di programmazione nella versione PC: io ne ho riscontrati solo alcuni, a dire il vero non troppo gravi, ma sicuramente saranno del tutto eliminati in una delle prossime patch della Eidos, che ha già provveduto, a distanza di tre giorni dall’uscita ufficiale, a rilasciare la prima. Molti dei difetti imputabili a questo gioco sono dovuti, comunque, proprio alle succitate innovazioni: pur essendo interessanti, sono state implementate in fretta e con poca convinzione, a scapito di ciò che rendeva la serie di “Tomb Raider” il top della giocabilità: l’elasticità del sistema di controllo. Dopo un po’, comunque, ci si fa l’abitudine e si cominciano ad apprezzare gli sforzi, un po’ autolesionisti, di cambiare la gallina dalle uova d’oro, con tutti i rischi che comporta.

    Ritornando alla trama, si può dire che è di gran lunga più coinvolgente di qualsiasi altro episodio della serie: anche se talvolta i dialoghi (specie le frasi da gran dura di Lara) lasciano un po’ a desiderare, altre volte sono davvero affascinanti, complici anche le splendide sequenze di intermezzo che a tratti ricordano “Metal Gear Solid” per complessità e gusto cinematografico. Anche i filmati in Full Motion Video sono ben fatti e molto atmosferici, anche se hanno una risoluzione abbastanza bassa che li rende non troppo appetibili.
    Migliore è anche l’antagonista di Lara che si discosta un po’ dalla nemesi classica, risultando, anche se un po’ macchiettistico, sicuramente più carismatico e pericoloso dei suoi predecessori. Lascia però un po’ perplessi proprio la bella Lara che, a parte il suo radicale cambiamento fisico, abbonda, come suo solito, di cinismo, ed è fin troppo simile alla donna degli altri episodi.
    La buona sceneggiatura, comunque, non mancherà di sorprenderci, soprattutto nel finale: sembra che finalmente alla Core abbiano capito che le attenzioni intorno al fin troppo sopravvalutato personaggio di Lara Croft meritino uno stile narrativo più solido e avvincente, rispetto a un mero pretesto per la solita caterva di salti e combattimenti.
    Il doppiaggio, completamente in italiano, è idoneo: ottima la voce di Eckhardt, buona quella di Kurtis, appena sufficiente quella (solita) di Lara. Anche gli effetti sonori sono stati modificati e avremo, nel complesso, un sonoro migliore del solito. La colonna sonora, d’altro canto, eseguita dall’orchestra sinfonica di Londra, raggiunge picchi davvero esemplari, che culminano, durante il menù principale, in uno dei temi musicali migliori che abbia mai ascoltato in un videogioco. Menù in cui sarà possibile personalizzare i comandi e il livello di dettaglio grafico (che non dovrebbe dare nessun problema di rallentamento sulle macchine di base, con scheda Nvidia), nonché caricare una partita giocata in precedenza. A tal proposito è bene dire che i salvataggi possono essere effettuati in qualsiasi momento nel gioco (per fortuna!), anche se questo limita leggermente la longevità del prodotto, che è caratterizzato da una lunghezza complessiva e una difficoltà minore rispetto ad altri titoli della serie.

    Se i numerosi difetti fossero stati smussati in tempo, e se le nuove implementazioni fossero state più convincenti, questo nuovo “Tomb Raider: The Angel of Darkness” sarebbe stato un nuovo metro di paragone per gli action-adventure (come, a suo tempo, fu il primo capitolo): così com’è ora, abbiamo di fronte ‘solo’ un titolo molto valido, ma sicuramente migliorabile. C’è anche da dire che il finale lascia volontariamente diversi buchi e molte domande, presagendo grandi cose per il futuro. Non ci resta che incrociare le dita e sperare in qualcosa di meglio. Nonostante ciò, resta un buon gioco: 7-.

  Recensione "Tomb Raider Angel of Darkness"

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