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    SE QUESTO E' UN UOMO

    Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case;
    Voi che trovate tornando la sera
    Il cibo caldo e visi amici:

    Considerate se questo è un uomo
    Che lavora nel fango
    Che non conosce la pace
    Che lotta per mezzo pane
    Che muore per un sì e per un no

    Considerate se questa è una donna,
    Senza capelli e senza nome
    Senza più forza di ricordare
    Vuoti gli occhi e freddo il grembo
    Come una rana d'inverno:

    Meditate che questo è stato:
    Vi comando queste parole:
    Scolpitele nel vostro cuore
    Stando in casa andando per via,

    Coricandovi alzandovi;
    Ripetetele ai vostri figli:
    O vi si sfaccia la casa,
    La malattia vi impedisca,
    I vostri cari torcano il viso da voi.


    Primo Levi

    Amos Luzzatto
    presidente dell’Unione
    delle Comunità Ebraiche Italiane


    Decorrono quest’anno, nel Giorno della memoria, i 60 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, data simbolica, che è stata appunto decisa per ricordare che cosa è stato, prima ancora del momento indimenticabile della sua liberazione, che cosa ha rappresentato quel campo per quei terribili tre anni della sua esistenza. Come sempre, queste ricorrenze ci sollecitano a un esame di quanto abbiamo fatto in questi anni, di che cosa ci proponiamo di fare man mano che i superstiti, i pochi reduci tornati vivi da quell’inferno, vanno scomparendo.
    “Perché non succeda mai più”. Questa è la vera e propria parola d’ordine che ricorre in questa circostanza. E’ giusta? E’ sufficiente?
    Non abbiamo dubbi sul fatto che sia giusta e che ripeterla ogni anno in questa giornata, lungi dal banalizzarla, dovrebbe rafforzarla e soprattutto farla diventare un patrimonio stabile della coscienza individuale e collettiva.
    Forse però dobbiamo riconoscere che non è sufficiente. Il problema è non tanto che cosa affermiamo, ma che cosa abbiamo fatto e che cosa intendiamo fare, sul piano educativo, sul piano dell’informazione, persino sul piano della sicurezza.
    L’antisemitismo, a sessant’anni da allora, non è certamente scomparso e riaffiora, alimentando e insistendo su vecchi pregiudizi antiebraici, sia su quelli teologici che speravamo essere in via di estinzione dopo il Concilio Vaticano II, sia su quelli genericamente o specificamente razzistici che circolano insidiosi soprattutto fra molti giovani, sia su quelli politici che possono diventare fonte di violenza, se non si provvede con adeguati strumenti di chiarificazione.
    Dobbiamo dunque adeguare il nostro auspicio, la nostra volontà, il nostro senso di solidarietà e la stessa nostra speranza per un futuro di fratellanza umana, ai problemi del presente e alle sue persistenti minacce. Senza fare di questa sacrosanta battaglia un compito di ristrette schiere di specialisti, ma facendone un patrimonio di tutti, un patrimonio da conservare e da sviluppare; appunto, “perché non succeda mai più”.
    La Speranza ha due figli, lo sdegno e il coraggio. Il primo serve a raccontare le ingiustizie del mondo e il secondo a cambiarle...

  Giorno della memoria - 27 gennaio 1945

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