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    Alla base del doppio successo col Manchester ci sono la forza della compattezza e il grande senso tattico di Ancelotti, che ha vinto la sfida con Ferguson

    MILANO, 9 marzo 2005 – Adesso c’è una “emme” in meno. Fatto fuori il Manchester, con quella lettera come iniziale, in lizza per la vittoria finale sono rimasti Milan, Madrid e Monaco. Carlo Ancelotti lo dichiarò a chiare lettere prima del derby: “So che inizia con la M ma me lo tengo per me”. Di certo a esserne convinto è Sir Alex Ferguson, secondo il quale il Milan si riporterà a casa la Champions League. Non si è risparmiato il tecnico dei Red Devils, che ha esaltato chi l’ha cacciato senza complimenti dall’Europa: “Squadra fantastica che non concede nulla, forte difesa e grande organizzazione di gioco”. Come dire, di più non potevo.

    Ma adesso massima concentrazione. Ora non si deve cadere nel tragico errore di un anno fa, quando le semifinali sembravano cosa fatta e in una notte scellerata La Coruna cancellò tutto. Eliminato il temutissimo Manchester United, in realtà lontano parente della micidiale macchina da gol che scorrazzava in Europa, il Milan si è concesso il lusso di gestire due sfide all’insegna di un tatticismo che non ha dato scampo ai britannici, proponendo in entrambi i casi il modulo a una punta, addirittura azzerato con la sostituzione di Crespo perché il divario era diventato quasi imbarazzante al punto da permetterselo. Rossoneri fortissimi o Manchester da rifondare? Guai a dirlo a Manuel Rui Costa, senza dubbio uno dei migliori in campo: “Il Manchester non è stato piccolo, l'abbiamo rimpicciolito noi”. Prova di forza, quindi, per il portoghese.

    Al di là della sfida di ieri sera e dei risultati delle ultime partite conquistati senza mai convincere, resta però il fatto che il Milan li ha ottenuti dovendo fare a meno di Shevchenko e Inzaghi. Domanda lecita: cosa accadrà quanto i due bomber rientreranno a pieno regime? Domanda ancora più lecita: come risolverà Ancelotti la questione delle punte con un Crespo sempre così decisivo? Ipotizzare il tridente è fantascienza, snaturerebbe il gioco della squadra; insomma, per il tecnico si prospetta un futuro di scelte. Ma averne problemi di questo tipo.

    A sentire i rossoneri giocare o meno rientra nella normalità. Al Milan funziona così; questione di gruppo. Lo ha sottolineato proprio Rui Costa, uno che il posto se lo suda: “Segnare è una mia ossessione? Ciò che conta è aiutare la squadra; ora ho fatto 48 assist spero presto di
    farne 50...”. Quasi come fossero reti.

    Gruppo. Per Andriy Shevchenko, grande assente ma pronto all'atteso ritorno, è il gruppo la vera forza del Milan. Giocare per la causa significa anche accettare la panchina. L’ucraino ha ringraziato la squadra definendola da “dieci”. Senza di lui non ha smesso di vincere; fra due settimane, contro la Roma, si ripromette di lanciare definitivamente il diavolo in paradiso. Ha fiducia, non riesce a immaginare orizzonti oscuri. Come Carlo Ancelotti, convinto che in Champions andrà fino in fondo. Con due, una o zero punte. Magari con due portieri in porta, come ha ironizzato Silvio Berlusconi. “In certi momenti bisogna badare al sodo”, ha replicato il tecnico. Impossibile dargli torto.
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    Alla base del doppio successo col Manchester ci sono la forza della compattezza e il grande senso tattico di Ancelotti, che ha vinto la sfida con Ferguson

    MILANO, 9 marzo 2005 – Adesso c’è una “emme” in meno. Fatto fuori il Manchester, con quella lettera come iniziale, in lizza per la vittoria finale sono rimasti Milan, Madrid e Monaco. Carlo Ancelotti lo dichiarò a chiare lettere prima del derby: “So che inizia con la M ma me lo tengo per me”. Di certo a esserne convinto è Sir Alex Ferguson, secondo il quale il Milan si riporterà a casa la Champions League. Non si è risparmiato il tecnico dei Red Devils, che ha esaltato chi l’ha cacciato senza complimenti dall’Europa: “Squadra fantastica che non concede nulla, forte difesa e grande organizzazione di gioco”. Come dire, di più non potevo.

    Ma adesso massima concentrazione. Ora non si deve cadere nel tragico errore di un anno fa, quando le semifinali sembravano cosa fatta e in una notte scellerata La Coruna cancellò tutto. Eliminato il temutissimo Manchester United, in realtà lontano parente della micidiale macchina da gol che scorrazzava in Europa, il Milan si è concesso il lusso di gestire due sfide all’insegna di un tatticismo che non ha dato scampo ai britannici, proponendo in entrambi i casi il modulo a una punta, addirittura azzerato con la sostituzione di Crespo perché il divario era diventato quasi imbarazzante al punto da permetterselo. Rossoneri fortissimi o Manchester da rifondare? Guai a dirlo a Manuel Rui Costa, senza dubbio uno dei migliori in campo: “Il Manchester non è stato piccolo, l'abbiamo rimpicciolito noi”. Prova di forza, quindi, per il portoghese.

    Al di là della sfida di ieri sera e dei risultati delle ultime partite conquistati senza mai convincere, resta però il fatto che il Milan li ha ottenuti dovendo fare a meno di Shevchenko e Inzaghi. Domanda lecita: cosa accadrà quanto i due bomber rientreranno a pieno regime? Domanda ancora più lecita: come risolverà Ancelotti la questione delle punte con un Crespo sempre così decisivo? Ipotizzare il tridente è fantascienza, snaturerebbe il gioco della squadra; insomma, per il tecnico si prospetta un futuro di scelte. Ma averne problemi di questo tipo.

    A sentire i rossoneri giocare o meno rientra nella normalità. Al Milan funziona così; questione di gruppo. Lo ha sottolineato proprio Rui Costa, uno che il posto se lo suda: “Segnare è una mia ossessione? Ciò che conta è aiutare la squadra; ora ho fatto 48 assist spero presto di
    farne 50...”. Quasi come fossero reti.

    Gruppo. Per Andriy Shevchenko, grande assente ma pronto all'atteso ritorno, è il gruppo la vera forza del Milan. Giocare per la causa significa anche accettare la panchina. L’ucraino ha ringraziato la squadra definendola da “dieci”. Senza di lui non ha smesso di vincere; fra due settimane, contro la Roma, si ripromette di lanciare definitivamente il diavolo in paradiso. Ha fiducia, non riesce a immaginare orizzonti oscuri. Come Carlo Ancelotti, convinto che in Champions andrà fino in fondo. Con due, una o zero punte. Magari con due portieri in porta, come ha ironizzato Silvio Berlusconi. “In certi momenti bisogna badare al sodo”, ha replicato il tecnico. Impossibile dargli torto.


    Complimenti al Milan , si è fatta valere come grande squadra:asd:
    DALL'ULTIMA VOLTA IL CALCIO E' CAMBIATO , MA ESSER ULTRAS E' ANCORA REATO.

    Memento Audere Semper

  Milan, la vittoria del gruppo

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