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    Crujiff fu costruito sulla terra, Best lo crearono gli angeli - 1a puntata

    27/03/2005 10.57.00

    Omaggio ai due giocatori più mitici e leggendari della storia del calcio. In questa puntata racconteremo la “follia del migliore”, vi racconteremo George Best.

    Il 22 Maggio del 1946, in un poverissimo quartiere nella fredda Belfast (Irlanda del Nord) , veniva alla luce il “Genio Dannato” del calcio, cioè il leggendario George Best. Quel George Best destinato ad infiammare le folle con le sue discese e con i suoi irresistibili dribbling, ma anche quel George Best amante della vita, delle belle donne e soprattutto dell’alcol.

    La stoffa del “Migliore”, si manifestò sin da piccolino, allorquando Harry Gregg , portiere della nazionale nord irlandese e del Man Utd, scrutò questo ragazzino esile e fragile esibirsi a livelli fuori dal comune nei campetti con i suoi amici. Così Harry Gregg, decise di portarlo in Inghilterra, nel suo Manchester United per concedergli una prova. L’esito? Matt Busby, storico allenatore del Man Utd, rimase affascinato da quel ragazzo dalla corsa veloce, dal dribbling secco ed imprevedibile, dal suo tocco felpato e dalle sue prodezze.

    Fu subito Manchester. Busby lo aggregò alla squadra giovanile fin quando nel 1963 decide di lanciare il ragazzo esile e fragile nella prima squadra. Così, di seguito, venne anche la chiamata nella sua nazionale e di lì a poco George Best divenne l’idolo assoluto del “Teatro dei Sogni”, dell’ Old Trafford.
    Maglia rossa, pantaloncini bianchi e calzettoni rossi, il tutto corredato dal numero 7. In una squadra che già annoverava gente del calibro di Bobby Charlton e Dennis Law, George Best diviene il simbolo della squadra inglese. I suoi cross dall’ ala destra fanno il giro del mondo, così come i dribbling ed i goal.

    L’uomo giusto al momento giusto. Best visse nei favolosi e rivoluzionari anni ’60. Capello lungo, barba incolta, arrogante, vanitoso e presuntuoso (disse: “Se fossi nato brutto avrei oscurato Pelè” ) insomma il personaggio più cool di quel calcio ( e non solo di quello). Ma George era anche maledettamente incompreso e depresso. Così lo si può immaginare nella swinging London, magari a Carnaby Strett con il sottofondo di Yesterday (malinconica come in fondo era lui) che passeggia solo, con una bottiglia di alcol su una mano, in mezzo a quella gente che la domenica lo adorava e venerava per poi abbandonarlo nelle sue crisi esistenziali e nelle sue frequenti depressioni.

    Venne soprannominato il “quinto Beatle”, all’ indomani della batosta inflitta nella semifinale di Coppa Campioni al fortissimo Benfica di Eusebio. Best fece ammattire tutti i lusitani, 5-1 il risultato finale, con doppietta di Best. Due anni dopo, 1968, fu Coppa dei Campioni sullo sfondo di Wembley. I Red Devils, trascinati dal 22enne Best e da Bobby Charlton, trionfano ancora sul Benfica nei tempi supplementari. In quello stesso anno il Man Utd festeggia anche il titolo inglese, mentre il nostro George sale da solo sul tetto d’Europa con il meritatissimo Pallone d’oro 1968.

    Gloria ed onore, ma tutto ciò distrugge George. Cade nell’oblio e nella perdizione, la bottiglia diviene inseparabile “nemica”, così nel 1973 a soli 26 anni dice addio al Man Utd e al calcio. Triste ed affranto conduce una vita irregolare basata su alcol e fughe in Spagna. Questa vita distrugge George Best, che prova a “salvarsi” tornando in campo prima con lo Stockport, solo tre partite, e poi negli Usa, ma ormai tutto era finito, e quel George Best che conoscevamo non si rivide più. Torna in Inghilterra, nel Fulham in cui gioca tra una sbronza ed un’altra, ma il talento è consumato, la ricchezza e la fama “uccisero” George Best.
    Non si trattò del giocatore più forte di tutti tempi, ma sicuramente del giocatore più mitico. E’ una favole triste, ma tutto ciò ha reso George Best una leggenda dannata, trasformando la storia in mito, ed ecco perché George Best è stato per me “Simply the Best”.

    George Best: Semplicemente il “MIGLIORE”..

  George Best il “Genio Dannato”

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