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    L’ultimo gioco simula i gol dei campioni fuori campo
    La dolce vita dei calciatori in un videogame
    Una sfida da sogno tra veline, fuoriserie e case di lusso

    Meglio essere un impiegato (ma anche un giornalista, s’intende) oppure un calciatore? Meglio avere una moglie con dei begli occhi o potersi scegliere una Velina diversa ogni sera? Meglio girare su una Duna o sgommare in Ferrari? In un’epoca di Costantini e tronisti, queste sono domande retoriche con la risposta già incorporata, e siccome il creatore di desideri che si nasconde dietro un inventore di videogame lo sa, ecco il risultato. Si chiama «Soccer Life», sottotitolo «Money, celebrity and fun», cioè soldi, celebrità e divertimento, ed è il primo gioco di simulazione di calcio della storia virtuale.
    Una schermata di «Soccer Life»
    Ideale, e in qualchemodo ovvio figlio del celeberrimo «The Sims»—in cui il giocatore si cala nei panni di gente qualunque —, il nuovo gioco per Playstation 2 che uscirà ufficialmente il 15 aprile intercetta l’evidente sovvertimento di valori e alza la posta, muovendo da un interrogativo tanto semplice quanto esplosivo: perché simulare la vita se puoi simulare la dolce vita? La risposta sta negli slogan sul retro di copertina: «diventa un giocatore professionista e mira ai traguardi più ambiziosi»; «prendi il controllo del tuo alter ego e decidi i momenti cruciali della tua carriera»; «esci con la tua ragazza per migliorare la vostra relazione »; «anche tuo figlio potrà diventare un calciatore professionista»; «spendi i tuoi guadagni per una casa da sogno o l’auto che hai sempre desiderato ».
    Una schermata di «Soccer Life»
    Comesi vede, c’è tutto: l’ambizione, il cinismo, il successo con le donne, l’ipotesi di una dinastia agonistica, il denaro investito nel lusso. Con però una postilla che attiva quel politically correct sempre necessario al prodotto di largo consumo: il rapporto causa-effetto. Perché va bene voler diventare Vieri che esce con la Canalis, però flirta con la Lessa e non disdegna la Lima (infatti qui il giocatore può uscire con più ragazze contemporaneamente); d’accordo il Porsche Cayenne (non si sa se nel gioco c’è anche il finto parcheggiatore che lo ha rubato al Vieri medesimo), le vacanze ai Caraibi, le felpe firmate e tutto il resto; e va bene immaginare di diventare come i Maldini (il gioco nonha una fine individuata e teoricamente, di padre in figlio, si può arrivare a n-generazioni di Maldini virtuali e vincenti).
    Ma tutto questo, secondo l’etica mai morta del «mi comporto bene così vengo premiato», va guadagnato: «Il giocatore è responsabilizzato—spiegano i creatori del gioco —e se esagera viene punito. Deve fare le scelte giuste, perché nulla viene dato per niente. Se per esempio si antepongono agli allenamenti i bagordi notturni con gli amici e le spese folli per conquistare una ragazza, questo non passerà inosservato né alla squadra né ai giornalisti ». E, anziché un fenomeno, si suppone, resterà un triste mediano di serie B.
    L’idea, si capisce, non è male. E il gioco, si capisce anche questo, è destinato a spaccare. Anche perché non c’è solo l’orpello opulento di donne e lusso, ma pure — benché marginalmente, visto che le partite non sono il clou del progetto— il cosiddetto calcio giocato. Si parte giovani, a 17 anni, come giocatori di una squadra Primavera (avvertenza: qui ci sono i nomi dei giocatori veri ma, a differenza dei famosi «Fifa 2005» e «Pro evolution Soccer», non ci sono nomi di squadre vere, questioni di copyright, perciò la Juve è il Piemonte, l’Inter la Lombardia e il Milan la Milanese...), e poi si comincia a vivere.
    Nella logica propria del gioco di simulazione (in cui il giocatore non altera la realtà a proprio piacimento ma vi interagisce cercando via via le soluzioni più consone), c’è tutto: il procuratore, i dubbi sui contratti da firmare, la chance di andare all’estero a migliorare la tecnica e a imparare la lingua (nel budget è prevista anche la voce acquisto vocabolari e corsi), la necessità di arredare la casa (che all’inizio non è certo la villa di Beckham), e poi gli allenamenti, la gavetta, le dinamiche di spogliatoio, le uscite con i compagni con i quali, in una modalità che fa molto reality, («ma Campioni non c’entra niente», giurano i creatori), si creano alleanze o ai quali si cerca di fare le scarpe.
    E se poi le cose funzionano arrivano anche le partite, con la possibilità di giocare con Kakà oppure entrargli a piedi uniti, con lo sfizio di provare a togliere la maglia numero 10 a Totti, con le interviste, tv, giornali e, infine, era ora, le incommensurabili gioie mondane di cui sopra. Successo garantito, riproduzione quasi perfetta della realtà/non realtà del calciatore moderno (a domanda, i creatori ammettono di non aver previsto né i tatuaggi né la Gea, forse rimedieranno nel sequel), esemplare specchio virtuale di questi tempi un po’ così, il gioco ha solo un problema, il solito: prima o poi bisogna spegnere la Playstation e risalire sulla Duna.

    Alessandro Pasini
    03 aprile 2005
  2.     Mi trovi su: Homepage #3980779
    della serie(come dice il saggio giovanni)



    "Ho speso un sacco di soldi per l'alcol, le donne e macchine veloci"

    "Il resto l'ho sperperato"
    Canteremo fino alla morte
    innalzando il nostr tricolor
    xke ci viene dal fondo del cuor
    ale ale ale SILVIO ale
    ale ale ale

    28° scudetto!!!

  3.     Mi trovi su: Homepage #3980780
    Originally posted by marcuzzo
    della serie(come dice il saggio giovanni)



    "Ho speso un sacco di soldi per l'alcol, le donne e macchine veloci"

    "Il resto l'ho sperperato"



    veramente lo diceva George Best ...




    cmq, a proposito del videogioco ... NIENTE!! un'me frega gniente .. tanto la PS2 'un ce l'ho.

  Meglio esere impiegati o calciatori?

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