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    Scelte sbagliate, giocatori fuori ruolo, i soliti errori: dall'assenza di Materazzi e Davids alla mancanza di rabbia. Il tecnico dell'Inter sul banco degli imputati.

    MILANO, 8 aprile 2005 - Peccare davanti al Diavolo può costare l’inferno. O quasi. Roberto Mancini lo ha fatto nel derby. Gli imputano 7 peccati capitali.
    MATERAZZI FUORI - Il difensore è in forma, il c.t. Lippi ne ha fiducia cieca. Nel campionato inglese raffinò il fondamentale migliore: il colpo di testa. A centro-area contro i giganti di Ancelotti avrebbe fatto la sua figura, scalando magari in soccorso di Cordoba come non è riuscito a Mihajlovic. Sheva sarebbe stato molto meno sereno. Uno che sacrificherebbe un organo per un derby non consente cali di tensione alla truppa. Mai.
    STANKOVIC COMUNQUE - Dejan soffre da tempo per una punta d’ernia, non è al top. Metterlo dietro le punte, per sfruttarne tiro e penetrazioni senza chiedergli troppa corsa, è stata un’idea studiata in settimana. Poi col Milan, invece, è rimasto a soffrire in fascia, senza spunti. Sostituibile per tutti (anche per il bene del ragazzo) ma non per Mancini, che pure ha in panca esterni veri. Stankovic è uno degli ex laziali con cui Mancini ha un rapporto privilegiato. Fiducia cieca. Con loro ovunque: paradiso o inferno.
    PIRLO LIBERO - L’idea di Stankovic dietro le punte e quella dei 5 centrocampisti prevedeva un primo pressing su Pirlo, fonte del gioco. In alternativa poteva pensarci Cruz, alle spalle di Martins. Con le due punte in linea e il canonico 4-4-2, Pirlo ha avuto invece libertà di impostazione e si sa quanto male possano fare le sue idee e i suoi piedi.
    VERON SPRECATO - L’equivoco affonda nel mancato arrivo di Cesar e nel fallito decollo degli esterni di casa. In fascia sono finiti così i più creativi del gruppo anche perché, dopo i troppi gol presi a inizio stagione, Mancini si è convinto dell’indispensabilità della diga centrale Zanettino-Cambiasso. Veron ha continuato a fare l’ideologo, ma creare accentrandosi da destra, per poi tornarci a tamponare, toglie lucidità. Quando Mancini ha rinunciato a un mediano riportando Veron al centro (con Lecce e Fiorentina, ad esempio) è stata un’altra vita per l’argentino. Voti della Gazzetta: 7 e 8. In un derby in cui sarebbe stato importantissimo fare gol, Mancini avrebbe potuto riprovarci, anche a partita in corso. Una notte Lippi schierò Pirlo in fascia contro l'Helsingborg e gli interisti se lo ricordano ancora.
    ANIMA SGONFIA - Un tempo, all’Inter di Mancini bastava prendere uno sberlone per svegliarsi rabbiosamente: proverbiale la rimonta sulla Sampdoria. La depressione nella ripresa del derby è un inedito sconcertante. A Madrid e a Liverpool, Capello è riuscito a ribaltare l’anima della Juventus a suon di urla, dopo primi tempi soporiferi. Mancini, all’intervallo, doveva semplicemente convincere i suoi che il gol di Stam non era affatto un dramma: un 1-1 in "trasferta" sarebbe stato oro. Buono perfino l’1-2. Non si trattava di rimontare 2 gol in 5 minuti. O Mancini non è riuscito ad essere convincente o la truppa ormai fatica a credergli.
    GOL DA FERMO - Alla prima di campionato, l’Inter subì gol di testa dal Chievo su calcio piazzato: la prima goccia di un’emorragia mai arrestata. Mancini ha provato a cambiare uomini e soluzioni. L’ultima, da un paio di mesi: difendere a zona sui calci da fermo. Soluzione esposta al rischio di scarichi di responsabilità e di attaccanti che segnano al confine delle rispettive zone di competenza. Moratti definì "grottesca" la situazione di certi gol subìti. Tale è rimasta.
    DAVIDS SERVIVA - Ufficialmente in Olanda per curarsi, Davids in realtà ha rotto con Mancini. Ieri è toccato a Emre tuonare contro il tecnico, che ha avuto problemi di relazione con Recoba, Materazzi, Ze Maria, Adriano... Quando Mancini dice "Vorrei giocare il derby", rivela una verità: in testa è ancora molto giocatore. Gli ex laziali restano per lui compagni di squadra. I "bordocampisti" ci informano che Mancini si infuria per errori tecnici, come faceva alla Samp con i Salsano di turno. La gavetta in panchina non è una forma di nonnismo, ma una preziosa camera di decantazione che trasforma l’ex giocatore in allenatore. Lì si impara l’arte della pazienza e della mediazione per tenere "vivi" giocatori che al momento non servono. Oggi un Davids motivato (con Emre rotto) servirebbe come il pane. Il contrappasso del predestinato Mancini è ritrovarsi nelle mani di Adriano, cui, con scarsa psicologia (s’impara negli anni) negò un derby. Quasi come il Lippi nerazzurro, salvato dall’odiato Baggio. "Mancini sta facendo esperienza", spiega Moratti. Questo è il punto: quanto costa all’Inter l’attesa di Mancini?
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    non escludo che un giorno possa diventarlo, ma MAncini, in realtà, non è mai stato un allenatore. Semplicemente qualcuno ha deciso che MAncini doveva esserlo e lo è diventato.

    Poi, a giudicare dal numero di giocatori che rendono male o che non vengono fatti giocare, mi viene veramente il dubbio che ci siano seri conflitti di spogliatoio che Mancini stà gestendo nel peggiore dei modi.

    Se getti via un fuoriclasse come Davids sostituendolo con uno mediocre come C.Zanetti, se fai giocare gente infortunata o fuori ruolo lasciando in panchina Emre, e se becchi gol di testa perchè hai lasciato in panchina uno come MAterazzi .. forse stai facendo solo danni
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    Indifendibile. Mancini, intendo. L'uomo mi piace, ma sono davvero perplesso per la piega che ha preso la stagione dell'Inter.
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    seee, mo scaturisce che tutto avviene perchè la squadra è scarsa ..
    io credo che il problema l'abbia focalizzato Moratti: Mancini è solo inesperto.

    La cosa grave è che è ancora lì che fà esperimenti, e contro il Milan, nella partita più importante della stagione, ne ha fatti parecchi, sbagliandoli tutti.

  Mancini paga caro sette peccati

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