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    APPIANO GENTILE (Co), 11 aprile 2005 - Almeno un’ora di buon Adriano. Di Adriano vicino al massimo. Tutto per una notte. Quella notte. Il penultimo giorno della rincorsa del brasiliano verso un recupero che — stante la diagnosi dello scorso 21 marzo — ha del prodigioso (lasciamo stare i miracoli) dà ancora più peso alle parole già piuttosto nette pronunciate sabato sera a Bologna da Roberto Mancini: "Ci sono molte possibilità che Adriano possa giocare contro il Milan, e anche dal primo minuto".
    A questo punto, è una decisione che spetta soltanto a lui: una scelta puramente tecnica, come si dice. L’okay dello staff medico, tecnico e del giocatore, soprattutto del giocatore, c’è: fisicamente e atleticamente è in grado di farlo. E alla luce di questo, pare obiettivamente difficile che il tecnico abbia voluto — con le dichiarazioni ottimistiche dell’altro ieri — soltanto confondere le acque.
    Sapere di poter contare su Adriano almeno per un’ora, non solo per 45’ o meno, significa per Mancini potersi permettere di buttarlo dentro dall’inizio aspettando di vedere quando realmente non ne avrà più. Quando avrà dato tutto: non spremendosi come un limone dal punto di vista tattico, ma distillando fino all’ultima goccia di energia. Fisica e anche mentale. Importante almeno quanto quella data da gambe e ginocchio di nuovo a posto: la feroce motivazione di Adriano, parso giorno dopo giorno sempre più caricato, è stata la spinta determinante. Per concretizzare la speranza di questo recupero record. Per affrontare con la testa giusta i sacrifici e il grande lavoro che alla fine lo hanno consentito. E gli hanno consentito di stupire tutti per la rapidità della ripresa.
    Adriano ha lavorato circa tre ore anche ieri: la razione standard (ma a volte è stata anche più consistente) degli ultimi dieci giorni, spesso caratterizzati da doppi allenamenti. Come oggi, quando prima di raggiungere i compagni a San Siro per la rifinitura, si dedicherà al solito lavoro specifico alla Pinetina. Ieri, si diceva: il brasiliano ha fatto tutto con i giocatori che a Bologna non erano stati titolari e tutto a buon ritmo: esercizi sulla rapidità, possesso palla, partitine a campo ridotto. Ha segnato anche ieri, e pure quello male non fa. E’ stato in campo dall’inizio alla fine senza paura, senza incertezze: anche negli spazi stretti, anche quando l’azione o l’esercizio prevedevano stop e ripartenza, anche quando è stato necessario affrontare contrasti.
    Del resto i timori, se mai ne ha avuti, Adriano li aveva messi alle spalle già da un po’. Giorno dopo giorni. Da giorni. La chiave probabilmente decisiva per capire che il ginocchio era ormai guarito, dunque che ce l’avrebbe fatta a rientrare, è stata quando dalla corsa in linea è passato a quella con dei cambi di direzione e si è accorto che il passaggio era stato indolore.
    Ma la vera svolta, ancora più importante, è stata un’altra, ed è quella che probabilmente consentirà a Adriano di essere a disposizione almeno per un’ora, domani sera. Il brasiliano ha ricominciato a correre più o meno con due giorni d’anticipo rispetto alle previsioni e ha corso tanto, nei giorni scorsi. In proporzione, quasi più di quanto accade con un normale regime di allenamenti. Questo è successo perché il suo stop non è stato lunghissimo, visto che completamente fermo — dunque con il tutore — è stato soltanto per una settimana. E perché, per ovvie cause di forza maggiore, ha potuto rispettare un programma basato anzitutto su un importante lavoro organico: quello a cui è impossibile dedicarsi in settimane che prevedono pochi allenamenti atletici, vista la frequenza delle partite.
    Già al terzo giorno, la corsa di Adriano non era semplicemente riabilitativa, ma già di condizionamento organico: la fotografia migliore di un’operazione-recupero basata sulla dovuta gradualità, ma anche su accelerazioni alla distanza decisive. E’ stato Adriano il primo a volere che fosse così: come venerdì scorso, quando lui più di tutti ha insistito per giocare la partitella, in anticipo rispetto ai tempi previsti. Come sarà probabilmente domani sera, quando non cercherà sconti sul suo minutaggio, che comunque dipenderà da tanti fattori. Perché è vero che per un derby così si fa di tutto. Ma è vero anche che si tratta appunto di una partita dura e difficile come un derby, e dunque, rientrando il brasiliano dopo tre settimane, andranno fatte varie valutazioni: l’andamento della partita, quanto Adriano spenderà, quante pause riuscirà a prendersi.
    Con sicurezza, si può già dire che il centravanti ha voluto così perché da subito si è imposto la missione di non mancare; perché ha buone sensazioni, e non sono solo quelle che gli ha trasmesso il ginocchio nei giorni scorsi; perché crede nella rimonta, ha sempre creduto che la Champions League fosse la sua frontiera e adesso lo è, lo deve essere per forza anche per l’Inter. Per giocare questa Champions, l’anno scorso Adriano andò in campo su una gamba sola a Empoli e la scorsa estate (andata del preliminare, a Basilea) si accontentò, per salutare suo padre che era appena morto, di un viaggio-lampo in Brasile. Per giocare ancora questa Champions, con l’aiuto dello staff medico e tecnico, Adriano ha domato un legamento del ginocchio destro in due settimane. Ha detto che ci sarebbe stato, ci sarà: il resto proverà a farlo domani sera.

    per continuare a SOGNARE :)
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    Originally posted by ivolalas
    APPIANO GENTILE (Co), 11 aprile 2005 - Almeno un’ora di buon Adriano. Di Adriano vicino al massimo. Tutto per una notte. Quella notte. Il penultimo giorno della rincorsa del brasiliano verso un recupero che — stante la diagnosi dello scorso 21 marzo — ha del prodigioso (lasciamo stare i miracoli) dà ancora più peso alle parole già piuttosto nette pronunciate sabato sera a Bologna da Roberto Mancini: "Ci sono molte possibilità che Adriano possa giocare contro il Milan, e anche dal primo minuto".
    A questo punto, è una decisione che spetta soltanto a lui: una scelta puramente tecnica, come si dice. L’okay dello staff medico, tecnico e del giocatore, soprattutto del giocatore, c’è: fisicamente e atleticamente è in grado di farlo. E alla luce di questo, pare obiettivamente difficile che il tecnico abbia voluto — con le dichiarazioni ottimistiche dell’altro ieri — soltanto confondere le acque.
    Sapere di poter contare su Adriano almeno per un’ora, non solo per 45’ o meno, significa per Mancini potersi permettere di buttarlo dentro dall’inizio aspettando di vedere quando realmente non ne avrà più. Quando avrà dato tutto: non spremendosi come un limone dal punto di vista tattico, ma distillando fino all’ultima goccia di energia. Fisica e anche mentale. Importante almeno quanto quella data da gambe e ginocchio di nuovo a posto: la feroce motivazione di Adriano, parso giorno dopo giorno sempre più caricato, è stata la spinta determinante. Per concretizzare la speranza di questo recupero record. Per affrontare con la testa giusta i sacrifici e il grande lavoro che alla fine lo hanno consentito. E gli hanno consentito di stupire tutti per la rapidità della ripresa.
    Adriano ha lavorato circa tre ore anche ieri: la razione standard (ma a volte è stata anche più consistente) degli ultimi dieci giorni, spesso caratterizzati da doppi allenamenti. Come oggi, quando prima di raggiungere i compagni a San Siro per la rifinitura, si dedicherà al solito lavoro specifico alla Pinetina. Ieri, si diceva: il brasiliano ha fatto tutto con i giocatori che a Bologna non erano stati titolari e tutto a buon ritmo: esercizi sulla rapidità, possesso palla, partitine a campo ridotto. Ha segnato anche ieri, e pure quello male non fa. E’ stato in campo dall’inizio alla fine senza paura, senza incertezze: anche negli spazi stretti, anche quando l’azione o l’esercizio prevedevano stop e ripartenza, anche quando è stato necessario affrontare contrasti.
    Del resto i timori, se mai ne ha avuti, Adriano li aveva messi alle spalle già da un po’. Giorno dopo giorni. Da giorni. La chiave probabilmente decisiva per capire che il ginocchio era ormai guarito, dunque che ce l’avrebbe fatta a rientrare, è stata quando dalla corsa in linea è passato a quella con dei cambi di direzione e si è accorto che il passaggio era stato indolore.
    Ma la vera svolta, ancora più importante, è stata un’altra, ed è quella che probabilmente consentirà a Adriano di essere a disposizione almeno per un’ora, domani sera. Il brasiliano ha ricominciato a correre più o meno con due giorni d’anticipo rispetto alle previsioni e ha corso tanto, nei giorni scorsi. In proporzione, quasi più di quanto accade con un normale regime di allenamenti. Questo è successo perché il suo stop non è stato lunghissimo, visto che completamente fermo — dunque con il tutore — è stato soltanto per una settimana. E perché, per ovvie cause di forza maggiore, ha potuto rispettare un programma basato anzitutto su un importante lavoro organico: quello a cui è impossibile dedicarsi in settimane che prevedono pochi allenamenti atletici, vista la frequenza delle partite.
    Già al terzo giorno, la corsa di Adriano non era semplicemente riabilitativa, ma già di condizionamento organico: la fotografia migliore di un’operazione-recupero basata sulla dovuta gradualità, ma anche su accelerazioni alla distanza decisive. E’ stato Adriano il primo a volere che fosse così: come venerdì scorso, quando lui più di tutti ha insistito per giocare la partitella, in anticipo rispetto ai tempi previsti. Come sarà probabilmente domani sera, quando non cercherà sconti sul suo minutaggio, che comunque dipenderà da tanti fattori. Perché è vero che per un derby così si fa di tutto. Ma è vero anche che si tratta appunto di una partita dura e difficile come un derby, e dunque, rientrando il brasiliano dopo tre settimane, andranno fatte varie valutazioni: l’andamento della partita, quanto Adriano spenderà, quante pause riuscirà a prendersi.
    Con sicurezza, si può già dire che il centravanti ha voluto così perché da subito si è imposto la missione di non mancare; perché ha buone sensazioni, e non sono solo quelle che gli ha trasmesso il ginocchio nei giorni scorsi; perché crede nella rimonta, ha sempre creduto che la Champions League fosse la sua frontiera e adesso lo è, lo deve essere per forza anche per l’Inter. Per giocare questa Champions, l’anno scorso Adriano andò in campo su una gamba sola a Empoli e la scorsa estate (andata del preliminare, a Basilea) si accontentò, per salutare suo padre che era appena morto, di un viaggio-lampo in Brasile. Per giocare ancora questa Champions, con l’aiuto dello staff medico e tecnico, Adriano ha domato un legamento del ginocchio destro in due settimane. Ha detto che ci sarebbe stato, ci sarà: il resto proverà a farlo domani sera.

    per continuare a SOGNARE :)
    Ammiro Adriano, ma spero che gli interisti continuino solo a sognare!
    Se avete problemi con il vostro computer, andate qui www.infovobis.it

  3.     Mi trovi su: Homepage #3985005
    Originally posted by Zanetti_Capitano
    io penso che dobbiamo segnare subito, come a Bologna per poi dare tutto. E se non segnamo subito la vedo dura. Dico che bisogna fare la gara perfetta e su ciò dubito....
    io non mi preoccupo troppo per il fatto di dover segnare 3 gol (anche se visti i precedenti di quest'anno ci si dovrebbe preoccupare), bensì di non prenderne nemmeno uno.
    Purtroppo abbiamo un portiere che in area piccola, sui traVERSONI è un disastro......:(

  Adriano ha buone sensazioni

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