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    MILANO, 12 maggio 2005 - Gli immancabili occhialini trendy nascondono la stanchezza, ma non la felicità. Ciccio Graziani arriva in Gazzetta dopo la promozione in serie D conquistata con il Cervia, la prima squadra protagonista di un reality-show, e sembra ancora sotto l’effetto delle telecamere. Chiacchiera, gesticola, s’infervora. Un fiume in piena. Dal Mondiale ’82 ai suoi ragazzi, dall’amicizia con Carletto Ancelotti al futuro. Tutto da decifrare, ma con una certezza: l’esperienza del Cervia la porterà sempre nel cuore.
    — Cosa l’ha spinta ad allenare la squadra del reality?
    «Quando ho accettato sapevo quanto mi avrebbe dato il ritorno d’immagine e mi intrigava dare visibilità a un mondo per molti sconosciuto come il calcio dilettantistico. Subito, però, mi sono preoccupato di capire quanto il format del programma di Italia 1 mi permettesse davvero di allenare. Farlo davanti alle telecamere non è stato un problema».
    — Che obiettivi si è posto?
    «Cercare valori positivi e fare capire ai ragazzi quanti sacrifici ci vogliono per diventare professionisti».
    — Anche il pubblico ha scelto la formazione: lei come l’ha presa?
    «Una formula che ho condiviso perché ha contribuito ad avvicinare la gente alla squadra. Mi è invece dispiaciuto che le scelte non siano mai cadute sui più bravi, ma sui più televisivi».
    — Le è mancato qualcosa del calcio professionistico?
    «No, perché ho fatto tutto come se stessi allenando una squadra di serie A. E come visibilità il Cervia è stato molto considerato. Io dico, scherzando, come la ventunesima squadra di A».
    — A gennaio, l’arrivo di Maradona junior, ha catalizzato l’attenzione.
    «Diego ha buone doti tecniche, ma deve crescere dal punto di vista fisico. Gracilino? No, direi grassottello. Deve migliorare l'aspetto atletico, perché a calcio non si gioca più con la palla, ma facendo leva sulla velocità».
    — Essere il figlio di un campione non è facile. Lei ne sa qualcosa...
    «Mio figlio Gabriele ha trent’anni, a Mantova ha fatto un buon campionato e sono contento. Per Diego la situazione è diversa: è ancora giovane e non ha mai potuto contare sulla presenza del padre, un talento puro».
    — Il calcio è molto cambiato?
    «Una volta c’era più aggregazione. Mondiale ’82. Eravamo un bel gruppo, senza prime donne, né gregari. Bearzot era un fratello maggiore e un padre oltre che un allenatore. Si giocava tutti insieme a briscola e a tressette, mentre oggi i giocatori si chiudono in camera con la play-station e si mandano messaggini da una stanza all’altra. E pure vicine, eh. Non solo: ognuno ha lo sponsor, il massaggiatore, eccetera eccetera. E’ più difficile creare un gruppo».
    — Il suo amico Ancelotti come sta dopo Milan-Juve?
    «Siamo stati a cena insieme a Milano Marittima e per ridargli morale ho impiegato fino all’1.30 di notte. Come ho fatto? Cercando il lato positivo di una situazione negativa e con il mio motto preferito».
    — Quale?
    «Il passato è un ladro: nulla può darti indietro, ma può rubarti l’avvenire».
    — Lei ormai, con le sue massime buffe, del tipo, «e che è? T’hanno ammazzato la maestra da piccolo?», può farci un libro.
    «Quando sei in panchina se ne dicono tante... so che qualcuno le sta raccogliendo. Comunque, ci tengo a sottolineare che non ho mai istigato nessuno a tuffarsi in area, però se uno veniva spinto, subiva fallo e stava per cadere non vedo perché doveva rimanere in piedi. Questo è il calcio, eh».
    — Cosa l’ha stupita di questa esperienza?
    «Il fatto che nelle amichevoli con le squadre di A chiedevano gli autografi ai nostri giocatori. Col Chievo è stato imbarazzante: la polizia proteggeva i miei dall’assalto dei tifosi mentre quelli del Chievo uscivano tranquilli».
    — Le telecamere negli spogliatoi potranno entrarci anche nelle massime categorie?
    «Sì, perché incidono positivamente sul comportamento dei giocatori, che sanno di essere visti e devono gestirsi».
    — Ne è sicuro?
    «Sì. Noi siamo stati delle cavie e penso sia aumentata la voglia di sapere come si comportano nello spogliatoio anche gli allenatori di serie A».
    — Nel Cervia c’è qualcuno in grado di emergere?
    «Tre-quattro giocatori possono avere chances in C1 o C2: Arrieta, Borriello, Spagnoli e Giuffrida».
    — E Gullo?
    «Lui è il personaggio più televisivo, quello che più degli altri ha capito l’importanza della televisione. Prima guardava la telecamera e poi attaccava a parlare. Chissà, potrebbe fare l’inviato a Striscia... Ma anche Alfieri, che calcisticamente non è una cima, è già stato contattato per una piccola parte del nuovo film di Jerry Calà. L’importante, comunque, è che tutti capiscano che le luci della tv si possono spegnere un po’ alla volta e non deve essere un trauma»
    — Si sente più tecnico o educatore?
    «Tutt’e due. Se ho i capelli bianchi qualcosa vorrà dire, eh».
    — Scusi?
    «Be’, li ho bianchi e li taglio. Le stupidaggini da giovane le ho fatte anch’io. Se uno mi rientrava dalla discoteca alle 5 di mattina, pensavo "io che facevo a diciott’anni? Uguale". Però glielo dicevo e cercavo di fargli capire che doveva cambiare registro se voleva vincere qualcosa. L’ho aiutato a crescere».
    — I giovani cosa penseranno del video di Cannavaro?
    «Si è iniettato un prodotto lecito, se non l’avesse fatto davanti alle telecamere sarebbe stato meglio. Ha commesso una leggerezza. Oggi i calciatori, anche quelli medi, hanno contratti talmente alti che possono mantenersi per tre generazioni: per quale motivo dovrebbero doparsi e mettere a rischio tutto quello che si sono conquistati?».
    — Cosa le hanno insegnato i suoi ragazzi?
    «Mi hanno arricchito. Sempre disponibili».
    — Le domande più curiose che le hanno rivolto?
    «Cosa mangiavo quando giocavo, le scarpe che usavo, i metodi di allenamento, la velocità del gioco...».
    — E lei cosa rispondeva?
    «Oggi il calcio è molto più veloce, più povero tecnicamente. Antognoni era uno spettacolo. Gente come Platini, Maradona, Causio, Conti ti faceva impazzire. Ora non c’è tanto tempo per allenarsi, si lavora poco anche a livello giovanile».
    — Il suo sogno?
    «Farei carte false pur di allenare la Roma. Stanno cercando un allenatore-tifoso? Io ho la tessera da tifoso. Il mio più grande rammarico è esserci arrivato troppo tardi, alla Roma. Mi dispiace per Bruno, ha accettato di stare sulla panchina giallorossa per affetto. L’ho sentito una settimana fa, era giù. Però sta valorizzando parecchi giovani».
    — Juve e Milan?
    «La tesi più probabile è campionato ai bianconeri e Champions ai rossoneri se giocano come sanno. Il Milan ha speso molto, ha sempre rincorso la Juve. Domenica sarà decisiva per le strategie. Se vincono entrambe ci sono ancora due partite, e a volte in due partite può succedere quello che non è successo in dieci».
    — Stadi, tolleranza zero?
    «Sì, chi sgarra paga. Ci vuole una legge dura, che si applichi. Stadi senza barriere: responsabilizziamo i tifosi, ma al minimo sgarbo in galera».
    — La più grande difficoltà al Cervia?
    «All’inizio. Assemblare 40 ragazzi non è stato facile. Ognuno guardava le telecamere, cercava lo striscioncino col suo nome, il messaggino personale e questo intaccava il gruppo. Poi il pallone ha preso il sopravvento sullo spettacolo ed è tornato l’equilibrio».
    — Cosa si aspetta ora?
    «Il futuro non mi preoccupa, basta la salute. Mi auguro che questa esperienza importante induca qualcuno a ricordarsi di me nel calcio professionistico».
  2.     Mi trovi su: Homepage #4010548
    ivo scusami ma leggere tutto stò papiello è troppo

    dico solo che Ciccio è un semplce scemo ... uno che fà dei cazziatoni tremendi ai suoi giocatori o li insulta quando non stoppano un pallone o quando sbagliano un tiro è un perfetto imbecille e non dovrebbe allenare nemmeno alla parrocchia.

    Un allenatore normale dovrebbe rimproverare il giocatore quando commette un errore tattico (chi ricorda Sacchi con Benarrivo?), ma l'errore tecnico è sempre possibilissimo, per chiunque, e Graziani, che non era certo un mostro di tecnica, queste cose dovrebbe saperle più di tanti altri.
  3.     Mi trovi su: Homepage #4010553
    Originally posted by ivolalas
    MILANO, 12 maggio 2005 - Gli immancabili occhialini trendy nascondono la stanchezza, ma non la felicità. Ciccio Graziani arriva in Gazzetta dopo la promozione in serie D conquistata con il Cervia, la prima squadra protagonista di un reality-show, e sembra ancora sotto l’effetto delle telecamere. Chiacchiera, gesticola, s’infervora. Un fiume in piena. Dal Mondiale ’82 ai suoi ragazzi, dall’amicizia con Carletto Ancelotti al futuro. Tutto da decifrare, ma con una certezza: l’esperienza del Cervia la porterà sempre nel cuore.
    — Cosa l’ha spinta ad allenare la squadra del reality?
    «Quando ho accettato sapevo quanto mi avrebbe dato il ritorno d’immagine e mi intrigava dare visibilità a un mondo per molti sconosciuto come il calcio dilettantistico. Subito, però, mi sono preoccupato di capire quanto il format del programma di Italia 1 mi permettesse davvero di allenare. Farlo davanti alle telecamere non è stato un problema».
    — Che obiettivi si è posto?
    «Cercare valori positivi e fare capire ai ragazzi quanti sacrifici ci vogliono per diventare professionisti».
    — Anche il pubblico ha scelto la formazione: lei come l’ha presa?
    «Una formula che ho condiviso perché ha contribuito ad avvicinare la gente alla squadra. Mi è invece dispiaciuto che le scelte non siano mai cadute sui più bravi, ma sui più televisivi».
    — Le è mancato qualcosa del calcio professionistico?
    «No, perché ho fatto tutto come se stessi allenando una squadra di serie A. E come visibilità il Cervia è stato molto considerato. Io dico, scherzando, come la ventunesima squadra di A».
    — A gennaio, l’arrivo di Maradona junior, ha catalizzato l’attenzione.
    «Diego ha buone doti tecniche, ma deve crescere dal punto di vista fisico. Gracilino? No, direi grassottello. Deve migliorare l'aspetto atletico, perché a calcio non si gioca più con la palla, ma facendo leva sulla velocità».
    — Essere il figlio di un campione non è facile. Lei ne sa qualcosa...
    «Mio figlio Gabriele ha trent’anni, a Mantova ha fatto un buon campionato e sono contento. Per Diego la situazione è diversa: è ancora giovane e non ha mai potuto contare sulla presenza del padre, un talento puro».
    — Il calcio è molto cambiato?
    «Una volta c’era più aggregazione. Mondiale ’82. Eravamo un bel gruppo, senza prime donne, né gregari. Bearzot era un fratello maggiore e un padre oltre che un allenatore. Si giocava tutti insieme a briscola e a tressette, mentre oggi i giocatori si chiudono in camera con la play-station e si mandano messaggini da una stanza all’altra. E pure vicine, eh. Non solo: ognuno ha lo sponsor, il massaggiatore, eccetera eccetera. E’ più difficile creare un gruppo».
    — Il suo amico Ancelotti come sta dopo Milan-Juve?
    «Siamo stati a cena insieme a Milano Marittima e per ridargli morale ho impiegato fino all’1.30 di notte. Come ho fatto? Cercando il lato positivo di una situazione negativa e con il mio motto preferito».
    — Quale?
    «Il passato è un ladro: nulla può darti indietro, ma può rubarti l’avvenire».
    — Lei ormai, con le sue massime buffe, del tipo, «e che è? T’hanno ammazzato la maestra da piccolo?», può farci un libro.
    «Quando sei in panchina se ne dicono tante... so che qualcuno le sta raccogliendo. Comunque, ci tengo a sottolineare che non ho mai istigato nessuno a tuffarsi in area, però se uno veniva spinto, subiva fallo e stava per cadere non vedo perché doveva rimanere in piedi. Questo è il calcio, eh».
    — Cosa l’ha stupita di questa esperienza?
    «Il fatto che nelle amichevoli con le squadre di A chiedevano gli autografi ai nostri giocatori. Col Chievo è stato imbarazzante: la polizia proteggeva i miei dall’assalto dei tifosi mentre quelli del Chievo uscivano tranquilli».
    — Le telecamere negli spogliatoi potranno entrarci anche nelle massime categorie?
    «Sì, perché incidono positivamente sul comportamento dei giocatori, che sanno di essere visti e devono gestirsi».
    — Ne è sicuro?
    «Sì. Noi siamo stati delle cavie e penso sia aumentata la voglia di sapere come si comportano nello spogliatoio anche gli allenatori di serie A».
    — Nel Cervia c’è qualcuno in grado di emergere?
    «Tre-quattro giocatori possono avere chances in C1 o C2: Arrieta, Borriello, Spagnoli e Giuffrida».
    — E Gullo?
    «Lui è il personaggio più televisivo, quello che più degli altri ha capito l’importanza della televisione. Prima guardava la telecamera e poi attaccava a parlare. Chissà, potrebbe fare l’inviato a Striscia... Ma anche Alfieri, che calcisticamente non è una cima, è già stato contattato per una piccola parte del nuovo film di Jerry Calà. L’importante, comunque, è che tutti capiscano che le luci della tv si possono spegnere un po’ alla volta e non deve essere un trauma»
    — Si sente più tecnico o educatore?
    «Tutt’e due. Se ho i capelli bianchi qualcosa vorrà dire, eh».
    — Scusi?
    «Be’, li ho bianchi e li taglio. Le stupidaggini da giovane le ho fatte anch’io. Se uno mi rientrava dalla discoteca alle 5 di mattina, pensavo "io che facevo a diciott’anni? Uguale". Però glielo dicevo e cercavo di fargli capire che doveva cambiare registro se voleva vincere qualcosa. L’ho aiutato a crescere».
    — I giovani cosa penseranno del video di Cannavaro?
    «Si è iniettato un prodotto lecito, se non l’avesse fatto davanti alle telecamere sarebbe stato meglio. Ha commesso una leggerezza. Oggi i calciatori, anche quelli medi, hanno contratti talmente alti che possono mantenersi per tre generazioni: per quale motivo dovrebbero doparsi e mettere a rischio tutto quello che si sono conquistati?».
    — Cosa le hanno insegnato i suoi ragazzi?
    «Mi hanno arricchito. Sempre disponibili».
    — Le domande più curiose che le hanno rivolto?
    «Cosa mangiavo quando giocavo, le scarpe che usavo, i metodi di allenamento, la velocità del gioco...».
    — E lei cosa rispondeva?
    «Oggi il calcio è molto più veloce, più povero tecnicamente. Antognoni era uno spettacolo. Gente come Platini, Maradona, Causio, Conti ti faceva impazzire. Ora non c’è tanto tempo per allenarsi, si lavora poco anche a livello giovanile».
    — Il suo sogno?
    «Farei carte false pur di allenare la Roma. Stanno cercando un allenatore-tifoso? Io ho la tessera da tifoso. Il mio più grande rammarico è esserci arrivato troppo tardi, alla Roma. Mi dispiace per Bruno, ha accettato di stare sulla panchina giallorossa per affetto. L’ho sentito una settimana fa, era giù. Però sta valorizzando parecchi giovani».
    — Juve e Milan?
    «La tesi più probabile è campionato ai bianconeri e Champions ai rossoneri se giocano come sanno. Il Milan ha speso molto, ha sempre rincorso la Juve. Domenica sarà decisiva per le strategie. Se vincono entrambe ci sono ancora due partite, e a volte in due partite può succedere quello che non è successo in dieci».
    — Stadi, tolleranza zero?
    «Sì, chi sgarra paga. Ci vuole una legge dura, che si applichi. Stadi senza barriere: responsabilizziamo i tifosi, ma al minimo sgarbo in galera».
    — La più grande difficoltà al Cervia?
    «All’inizio. Assemblare 40 ragazzi non è stato facile. Ognuno guardava le telecamere, cercava lo striscioncino col suo nome, il messaggino personale e questo intaccava il gruppo. Poi il pallone ha preso il sopravvento sullo spettacolo ed è tornato l’equilibrio».
    — Cosa si aspetta ora?
    «Il futuro non mi preoccupa, basta la salute. Mi auguro che questa esperienza importante induca qualcuno a ricordarsi di me nel calcio professionistico».


    :asd: :asd:
  4.     Mi trovi su: Homepage #4010554
    Originally posted by MaestroZen
    Dopo totti - montella - cassano...................Giuffrida - Moschino - Maradona!!!

    :eek: :eek:


    ps se arriva Gullo x Ferrari mi sà ke ci guadagnate !!!! :approved:


    Zitto non se sa mai legge questo post rossella sensi :asd:
    DALL'ULTIMA VOLTA IL CALCIO E' CAMBIATO , MA ESSER ULTRAS E' ANCORA REATO.

    Memento Audere Semper
  5. In questo momento stai...  
        Mi trovi su: Homepage #4010558
    Originally posted by nico_giraldi
    se quel personaggio viene a roma me incateno davanti a trigoria e faccio lo sciopero della fame....


    Te faccio compagnia...:rolleyes:
    quando ho pensato di iniziare a capire le donne ho capito che non avevo capito un caxxo
    :azz:

  Superciccio: "Roma? Magari..."

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