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    Pista, arriva la Superlobby

    di Mauro Scarpellini
    Nell’Italia televisiva il cerchio si è chiuso. Dopo Berlusconi con le reti Mediaset e Murdoch con Sky sono arrivati Tarak Ben Ammar e la francese Tf1. Ieri a Milano, l’uomo d’affari tunisino e Patrick Le Lay, presidente e direttore generale di Tf1 (il Confalonieri di Francia, tanto per capirci) hanno presentato le due nuove reti tv, Sport Italia (in chiaro) e D-Free (digitale terrestre). Se si guarda il cursus honorem dei personaggi implicati in questa nuova avventura è difficile concludere che si tratti di outsider, di signori mossi da un animalesco spirito di conquista, quell’animal spirit che secondo i liberali ha portato allo sviluppo del Capitalismo.

    Al contempo è difficile pensare che da oggi in Italia è aumentato il tasso di pluralismo. Piuttosto si evince che la tv è ormai diventata un affare di una ristretta cerchia di oligopolisti europei. Attenzione: non italiani, ma europei. E’ la globalizzazione baby, direbbe qualcuno.

    Si, è la globalizzazione che unisce in unica trama storie apparentemente diverse. Una trama fatta di piaceri reciproci, di interessi che si mischiano e si confondono. Murdoch è amico storico di B. ed entra in Italia grazie a lui. Salva la pay tv e si spera che salvi anche il calcio in odore di collasso. Tarak Ben Ammar è amico storico e consulente di B. e di Murdoch. A Berlusconi negli anni ’90 ha portato i soldi freschi del principe arabo Al Walid che hanno salvato una Mediaset, allora, piena di debiti. Non solo. Con la sua testimonianza Tarak ha salvato B. addirittura da un processo di Mani Pulite sui presunti fondi neri dei socialisti. Per Murdoch il tunisino ha fatto tanto lo scorso anno. Prima ha portato a termine l’operazione Sky, poi ha concluso l’ingresso nei Cinecittà Studios, il nuovo parco romano del cinema che dovrebbe trasformersi in una piccola Hollywood.

    A sua volta Murdoch, tre mesi fa, ha venduto le frequenze di Tele+ Nero e Tele+ Bianco a Tarak e Tf1, che a sua volta ha coinvolto nell’avventura Angelo Codignoni, direttore di Eurosport (canale del gruppo Tf1), ma soprattutto ex direttore de La Cinq in Francia (tentativo berlusconiano finito male negli anni ’80) e primo segretario di Forza Italia nel 1993. C’è da perderci la testa in questo intreccio e forse ci sono anche altre cose che non saltano all’occhio a prima vista.

    Questa Superlobby in Italia ha in mano il bene più prezioso della tv: le frequenze. E chissenefrega se D-Free entra in un mercato, il digitale terrestre, che non esiste e non si sa se esisterà mai. E che Sport Tv (parole di Codignoni) spenderà per i programmi 30 milioni di euro e con la pubblicità conta di recuperarne 20.

    La Superlobby non guarda agli spiccioli se la posta in gioco è il presidio di spazi strategici dei media a gittata continentale. Anche la lotta contro il duopolio cambia colore da oggi in avanti. Che senso ha attaccare B. (sempre B., solo B. sino a diventare ossessivi) se il campo di gioco diventa dieci volte più grande? Senza una rigorosa legge antitrust europea, senza un autorità che la faccia rispettare sempre, allora anche la legge sul conflitto di interessi in Italia (necessaria, sia chiaro) diventa un pannicello caldo.

    Il “Gobbo” della politica italiana diceva sempre che a pensare male si fa peccato, ma spesso si coglie nel segno. Non so se noi abbiamo colto nel segno, ma di sicuro se “L’amicizia è sacra”, come ha solennemente affermato Ben Ammar durante la conferenza stampa di ieri alla domanda, “Ma Lei, è amico di Berlusconi, come la mettiamo?”, allora siamo fregati.

    Inviato da Francesco Mollo, 12:47 PM Mercoledî 4 Febbraio 2004

    http://www.quintostato.it/archives/000596.html

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